Linee guida per una corretta profilassi e suggerimenti per sottoporsi ad allenamenti fisici con cautela e massima responsabilità

Asma, respiro affannoso, in passato veniva usato per indicare qualsiasi forma di dispnea. Nel 1992 il National Institute of Health ha definito l’asma bronchiale come una malattia caratterizzata da ostruzione delle vie aeree (fig. 1), e da infiammazione delle stesse (fig. 2), reversibile completamente, o in parte, sia spontaneamente che terapeuticamente.
Se ne distinguono varie forme in relazione all’eziologia:

• Estrinseca: dovuta all’esposizione a fattori ambientali esterni (allergeni, Approfondimento 1), determinata da un meccanismo patonogenico mediato da anticorpi IgE
• Intrinseco: di origine non allergica
• Professionale: dovuto all’esposizione continua a proteine specifiche, ed a sostanze di basso peso molecolare presenti nell’ambiente di lavoro. L’asma è, dunque, una malattia multifattoriale, in cui convergono fattori genetici, ed acquisiti. I primi sono di particolare rilevanza poiché la malattia si presenta con caratteri di familiarità. Quando entrambi i genitori sono allergici si osserva nel 60-80% dei figli, mentre quando risulta allergico un solo genitore è presente circa nel 20-40% dei figli.
Fisiopatologia
Molteplici meccanismi intervengono nel determinare l’asma bronchiale. Fra questi, particolare rilevanza assume l’iperattività bronchiale aspecifica (esagerata risposta broncocostrittiva ad agenti fisici, chimici, e farmacologici). Le crisi asmatiche sono caratterizzate da episodi di dispnea parossistica, con una fase espiratoria sibillare e prolungata. In questi casi il soggetto non tollera il decubito supino, e ricerca autonomamente la posizione più adatta a garantirgli una maggior quantità d’aria durante l’ispirazione. Dalle crisi gravi, ora descritte, si distinguono le forme di lieve entità, che si manifestano con tosse insistente e secca, senso di vellicchio alla gola, e modesta difficoltà respiratoria.

L’attività fisica
Per la maggior parte dei soggetti asmatici, l’attività fisica può costituire un rilevante fattore scatenante di riacutizzazioni sintomatiche. In alcuni casi l’attività fisica rappresenta l’unico stimolo asmogeno. L’ostruzione del flusso aereo che si sviluppa dopo uno sforzo, e che si risolve spontaneamente nell’arco dei 30’\45’ successivi, viene definita asma da sforzo (EIA). Alcuni tipi di lavoro, come la corsa, presentano stimoli asmogeni più potenti di altri, e l’EIA aumenta di intensità se il soggetto inala aria secca e fredda. L’EIA è una espressione di iperresponsività bronchiale, e non una forma particolare di asma.
In molti casi ciò significa che la malattia non è tenuta adeguatamente sotto controllo. Un appropriato trattamento antinfiammatorio comporta in genere la scomparsa dei sintomi da sforzo. Per i soggetti nei quali tale condizione permane nonostante la terapia, o nei quali questa è l’unica manifestazione d’asma, il più efficace trattamento preventivo consiste nella inalazione di beta2 agonisti a breve durata di azione (inalazione pressurizzata predosata) pochi minuti prima dello sforzo.

La metodica
Sostanzialmente il soggetto asmatico può praticare diverse attività, ovviamente nel rispetto della sua condizione e dell’ambiente che lo circonda. Il trainer dopo un accurato screening, ed in accordo con il medico, deve elaborare un programma adatto, tenendo presente alcuni concetti basilari:

• Riscaldamento: è essenziale che non sia particolarmente intenso (10 minuti circa). Medesima gradualità deve essere impiegata nell’interruzione della seduta.
• Attività intervallata: consiste nell’esecuzione di incrementi dinamici brevi, anche ad intensità crescente, della durata di 20’’-30’’, alternati ad equivalenti fasi di recupero, onde indurre refrattarietà all’EIB (ostruzione da esercizio fisico) senza provocare bronco ostruzione significativa.
• Esercizio con carichi di lavoro submassimali: il programma si prefigge di aumentare la massima capacità lavorativa, elevare la soglia anaerobica, ridimensionare il livello di ventilazione per un determinato sforzo:
- 2-3 volte per settimana,
- durata di 15’-45’
- intensità 70-80% max.

• Utilizzo del naso come filtro: respirazione attraverso il naso, finalizzata a filtrare, riscaldare ed umidificare l’aria, essenziale per prevenire il verificarsi di EIA. Da prendere in considerazione è l’utilizzo di una mascherina.
• Stima di patologie sovrapponenti: particolare prudenza dovrà essere usata in presenza di corruzioni respiratorie costituenti motivo di temporanea cessazione o riduzione dell’attività fisica. Altrettanto importante è la valutazione di eventuali anomalie dalla FC e della conduzione o semplicemente di un QTc lungo (Approfondimento 2), questo in considerazione del potenziale effetto di alcuni farmaci (beta adrenergici, antiistaminici, macrolidi) la cui somministrazione contempica si rende spesso occorrente nell’asmatico. Il sovrappeso costituisce un fattore limitante. Infatti è alquanto frequente che il soggetto asmatico, con eccedenza ponderale di rilievo, presenti una facile spossatezza, non per l’insorgenza di EIB, ma per una condizione minoritaria di soglia anaerobica. L’anemia, o comunque una carenza di ferro non patologica, può, anch’essa, dare origine ad eccessivo affaticamento.
• Valutazione dell’ambiente: un ambiente contaminato (saturo di allergeni), o caratterizzato da temperatura e umidità non adeguate, può inficiare e rendere controproducente anche un’attività notoriamente non asmogena, come ad esempio: – Nuoto e affini – Marcia – Tennis (non agonistico) Particolarmente importante è accertarsi che il cliente sia munito di un apposito inalatore per i casi di emergenza, ed evitare che pratichi esercizi a terra (dove polveri ed allergeni sono in agguato).

Il programma

Elaborare un valido percorso è cosa decisamente ostica, necessitante di adattamenti, stimoli, e sequenze diverse per ogni caso. Il programma 1, di seguito riportato, rappresenta indicativamente un buon inizio per l’utente medio (ovviamente asmatico).
Gli esercizi devono oltretutto mirare al tono, ed alla mobilità dei muscoli maggiormente coinvolti nella respirazione (come addominali e diaframmi), e sequenziati al fine di dare un parziale imput circolatorio. In ultimo, ma importante, vanno costantemente monitorata la FC e la temperatura corporea. Il soggetto deve poi reintegrare i liquidi persi durante l’attività.

Francesco Barbato

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