Il fattore ambientale incide sulla soddisfazione dei clienti e può favorire socializzazione, ordine, risultati mirati e privacy

Sempre più spesso alle convention e ai forum si sente parlare di fidelizzazione. Gestori e proprietari si lamentano per la difficoltà di mantenere i propri clienti o di acquisirne di nuovi. Sulla base del fatto che quando quello che si sta facendo non dà i risultati voluti bisogna cambiare strategia, molti centri fitness cercano di modificare quasi tutto, finendo spesso per lavorare su quello che andava bene e trascurando invece aspetti sostanziali del problema. Si cambiano i corsi, gli istruttori, le receptionist, l’attrezzatura ma si trascura un elemento fondamentale: l’ambiente. Per offrire qualità oggi non è più sufficiente disporre di ottime attrezzature e di personale qualificato, componenti che comunque restano imprescindibili.
Bisogna anche progettare lo spazio per far percepire all’utente la molteplicità e varietà di esperienze positive che il tempo trascorso in palestra può dare.
La maggior parte delle persone, infatti, non frequenta la palestra unicamente per svolgere attività fisica, ma anche per trovare un momento di svago, di divertimento e di socializzazione. La progettazione deve quindi rispondere a tutte queste esigenze.

I deficit dei layout tradizionali

Ancora troppo spesso purtroppo capita di entrare in palestre all’interno delle quali gli spazi per l’allenamento sono totalmente indifferenziati. O meglio, l’unica differenziazione in molti casi è limitata alla separazione fra l’area per l’allenamento cardio-vascolare e quella dedicata al training con i pesi. All’interno di questi spazi le attrezzature sono disposte secondo una maglia ortogonale più o meno regolare, senza alcuna distinzione che permetta all’utente di individuare facilmente la collocazione degli attrezzi che dovrebbe utilizzare, con un “effetto labirinto” che lo intimidisce e lo confonde.
I layout tradizionali, caratterizzati da una quasi totale assenza di differenziazione nell’organizzazione degli spazi e nella distribuzione dell’attrezzatura, non offrono all’utente alcun tipo di stimolo: lo spazio viene percepito solo come un contenitore anonimo riempito, spesso intasato, di macchine e attrezzi. L’allenamento all’interno di questo tipo di ambienti risulta ripetitivo e a volte alienante. La monotonia è una delle motivazioni principali, anche se certamente non l’unica, che tiene tante persone lontane dai centri fitness o che le fa abbandonare dopo pochi mesi. Il fatto che molti utenti migrino da una palestra all’altra deve far riflettere: forse non è l’attività in se stessa che non piace, altrimenti non frequenterebbero affatto la palestra, ma è la noia che subentra dopo qualche tempo, indipendentemente dal tipo di allenamento proposto, a spingere le persone a cercare esperienze nuove.

I pregi dei layout innovativi
Il desiderio degli utenti è dunque quello di un’esperienza coinvolgente che si modifichi ed evolva nel tempo. Quest’obiettivo può essere raggiunto suddividendo lo spazio in aree differenziate, sia per tipo di attività svolta che per caratteristiche ambientali. La diversificazione degli spazi non può essere limitata a 4 aree (cardio, macchine, pesi liberi, stretching) ma deve essere molto più articolata.
Il layout dovrebbe essere sviluppato prevedendo aree diverse, di dimensioni limitate, collegate da percorsi che permettano un uso diverso di spazi e attrezzature, in funzione del proprio livello di allenamento e delle proprie preferenze. Piuttosto che disporre gli attrezzi in un unico ambiente indifferenziato, è preferibile suddividerli in ambienti di dimensioni più contenute, diversificati per tipologia di allenamento o per parte del corpo allenabile.
Ad esempio, si possono creare più aree cardio (area treadmill, area stepper, area bike, ecc.), dislocate planimetricamente in punti diversi, così come si possono realizzare spazi differenziati per le macchine isotoniche e per l’allenamento coi pesi liberi, raggruppate per gruppi muscolari allenati. La suddivisione spaziale dovrebbe essere evidenziata da colori, grafiche e ambientazioni aeree, che rendano immediatamente riconoscibili le aree, facilitando gli utenti nel loro percorso di allenamento.

Tra privacy e socializzazione
Soluzioni distributive di questo tipo permettono all’utente di lavorare in un ambiente più “intimo”. Le separazioni spaziali dovrebbero infatti anche limitare la possibilità di essere “spiati” da chiunque in qualsiasi momento. La mancanza di un certo livello di privacy è un aspetto quasi sempre trascurato nella progettazione, ma che rappresenta per molte persone motivo di imbarazzo e quindi di abbandono.
Uno spazio limitato, in parte racchiuso da separazioni anche visive, permette di allenarsi in un clima più rilassato e con un gruppo ristretto di persone che condividono lo stesso tipo di allenamento. Questa condizione favorisce un livello di socializzazione qualitativamente migliore e interazioni molteplici perché, spostandosi ad un’area ad un’altra, è possibile interagire con gruppi diversi.

Annalisa Ghirotti

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