Come deve comportarsi il trainer di fronte ad una persona affetta da lombalgia? Quali azioni deve adottare e a quali altri specialisti deve indirizzare il cliente?

La lombalgia viene generalmente intesa come manifestazione dolorosa a carico lombare ad origine multifattoriale. Il dolore muscoloscheletrico tipico della lombalgia può essere dovuto ad alterazioni della fascia, dei muscoli, dei legamenti, del periostio, delle articolazioni, del disco o delle strutture epidurali. La casistica più frequente è rappresentata da uno stiramento lombare senza sofferenza radicolare, causato da una ecchimosi da sforzo dei muscoli lombosacrali o delle articolazioni intertrasversarie. Tale invalidante condizione, anche provocata dall’assenza o dalla scarsa attività fisica, cagiona dolori intollerabili finanche ai minimi movimenti (starnuti, tosse, ecc.). Non vi è alcun interessamento delle radici spinali.
Questa sindrome non va confusa con la lombosciatalgia, nella cui può degenerare qualora intervengano altri fattori
e che si manifesta nelle modalità seguenti: dolore con forte irradiazione alla gamba, con reale incapacità di movimento, l’arto inferiore può essere sede di formicolii e parestesie. Altrettanto spesso accade che tale sintomatologia sia cagionata da una disfunzione dell’articolazione sacroiliaca, e dei muscoli ad essa correlati, dei rotatori esterno del femore, piriforme in particolare, dei flessori dell’anca, psoas-iliaco principalmente, e dei visceri, intestino in primis. Sarà compito del trainer, in mancanza di un referto medico, capire l’origine di tale algia, ed intervenire ove possibile.
Compiti del trainer
Egli deve avere necessariamente le competenze tese a discernere quanto di patologico interessi il cliente. In tal caso dovrà indirizzarlo presso uno specialista, sulle cui indicazioni, dovrà poi sviluppare un programma adeguato. Nel caso in cui non risulti necessaria una indicazione medica, il trainer potrà eseguire dei semplici test valutativi. Ovviamente tali test vanno eseguiti da personale esperto, e con il benestare del cliente, cercando quanto di fisiologico risulti alterato e a seguito di uno screening personale, ove si ricercheranno informazioni precise inerenti:
• età
• professione
• attività ludiche
• abitudini in genere
• dieta
• sport praticati
• traumi regressi
• interventi chirurgici
• disfunzioni gastro-intestinali
• eventuali cause scatenanti
• stato emotivo
• regolarità mestruale (se donna).

TEST BASE
osservazione posturometrica
• appoggio podalico
• atteggiamento della coxofemorale
• atteggiamento del pube
• atteggiamento delle ali iliache
• verso del sacro
• eventuale andamento dismetrico della colonna lombare da antalgia
• atteggiamento bisacrominale cervicale e mandibolare
• propriocettività statico-dinamica.

IPOMOBILITA’ A SEGNALE ANTALGICO
• flessione
• estensione
• lateroflessione
• rotazione

TRIGGER POINT
TEST MUSCOLARI SU:

• quadrato dei lombi
• retto addominale
• obliqui interni\esterni
• flessori dell’anca
• rotatori\adduttori\abduttori del femore
• ischioperoneotibiali

Il trainer potrà sviluppare un programma di recupero funzionale teso a ristabilire un corretto equilibrio pelvicorachideo- lombare, a seguito del quale potranno essere inseriti anche programmi tendenti ad esaudire le richieste specifiche del cliente, come tono muscolare e diminuzione della FM.

Principali rotatori esterni del femore
Una eccessiva tensione a queste delicate strutture può ripercuotersi sul corretto posizionamento delle vertebre lombari, e, di conseguenza, sulla fisiologica biomeccanica, causando limitazioni di movimento e dolore. Particolare attenzione deve essere prestata al m. piriforme al di sotto del quale, e spesso all’interno, decorre il nervo sciatico.

La pratica
Gli esercizi da somministrare devono avere carattere funzionale, ovvero simulare movimenti direttamente riconducibili alla vita quotidiana. Il trainer dovrà insegnare la corretta tecnica di esecuzione. L’allenamento dovrà essere finalizzato allo sviluppo del movimento globale, non del singolo distretto muscolare. Lo stretching andrà eseguito nel rispetto dei limiti articolari fisiologici, mentre gli esercizi di tonificazione andranno sviluppati gradualmente.
In primis sarà l’allenamento a corpo libero, nel rispetto dei carichi naturali ed antigravitari. L’ausilio di elastici per un lavoro auxotonico è il secondo passo. Terzo step potrà essere l’utilizzo di piccoli sovraccarichi, eccetto per addominali ed erettori spinali. Importante sarà inoltre motivare il soggetto nell’eseguire esercizi e posture a volte monotone prospettandogli il lavoro che seguirà a problematica risolta.
Da precisare è che per alcuna ragione bisognerà allenarsi durante una fase acuta, o quando si è raffreddati, in quanto tali presupposti potrebbero incidere negativamente sull’evolversi della condizione lombalgica. Da eliminare saranno tutti gli esercizi a carico diretto sul rachide (da evidenziare è che lo stare seduti, e, quindi, lo svolgervi esercizi rappresenta un aumento del carico lombare, contrariamente a quanto generalmente si crede), le torsioni comportanti un compenso del bacino e le eccessive estensioni della colonna. Potrebbe essere necessario, in alcuni casi, un lavoro asimmetrico dovuto a particolari condizioni posturali, o a prolungati atteggiamenti antalgici. Utili saranno infine esercizi propriocettivi da destabilizzazione e training respiratori tesi alla mobilizzazione dei diaframmi.

MUSCOLI DA ALLUNGARE
flessori delle dita dei piedi e peronieri
bicipiti femorali, semitendinoso, semimembranoso
piccolo e medio (fibre anteriori e posteriori grande gluteo)
piriforme
flessori dell’anca
adduttori
tensore fascia lata
sartorio
quadrato dei lombi
erettori spinali
retto addominale ed obliqui

MUSCOLI DA RINFORZARE
grande gluteo
flessori dell’anca (ove necessario)
IPT
quadricipiti
retto addominale ed obliqui
erettori spinali

Un caso concreto
E. F. 41 anni, donna, parrucchiera. Soffre da mesi di una forma di lombalgia a tratti acuta, dovuta probabilmente all’attività professionale. Non presenta patologie neuro-muscolari ed ossee di rilievo.

Francesco Barbato

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