L’insorgenza spasmica appare legata a un insieme di fattori predisponenti. Tra questi, un ruolo determinante è ricoperto dall’attività fisica intensa praticata in ambienti caldo umidi oppure particolarmente freddi

In letteratura, il crampo muscolare è descritto come contrazione improvvisa ed involontaria a carico della muscolatura striata (volontaria), contraddistinta da un intenso dolore, che può sopravvenire sia a riposo che durante l’attività fisica, o in particolari condizioni metaboliche. Nel primo caso, i crampi interessano soggetti non necessariamente patologici e generalmente si presentano durante il sonno (crampo notturno).
Questi sono dovuti per lo più ad una diminuzione del volume circolatorio, con conseguente abbassamento della temperatura corporea o all’assunzione di posizioni scorrette. Inerenti al secondo caso sono riconducibili: stress muscolare da sforzo e disidratazione, mentre il ciclo mestruale può essere ricondotto alla terza casistica. Risulta, inoltre, esserci una corrispondenza con l’assunzione di particolari farmaci. Una prima classificazione può comunque essere sviluppata (vedi tab. 1). Consegue quindi la difficoltà ad inquadrare tale dinamica in una incidenza stagionale, dato il carattere multifattoriale, eccezione fatta per eventi legati a disidratazione, relativi in maggior misura alle stagioni calde.

Nello sport
Gli atleti risultano in maggior misura soggetti a crampi muscolari durante l’attività sportiva, soprattutto nei momenti di sforzo massimale. In queste persone i crampi sono imputabili nel 90% dei casi all’eccessivo affaticamento, nel 5% agli squilibri minerali determinati da una sudorazione eccessiva, per il restante 5% a cause organiche o ambientali.
La comparsa della fatica muscolare ed il manifestarsi di forti crampi è commisurata alle caratteristiche individuali. Ogni atleta ha una propria soglia di affaticamento, determinata da predisposizioni genetiche e dal livello di preparazione fisica. Studi approfonditi palesano che la variabilità individuale dipende dalla capacità di fornire quantitativi ottimali di ossigeno alle cellule muscolari (vedi riquadro 1).

La disidratazione
Se trascurata, può avere effetti molto nocivi, indubbiamente reca danno alla prestazione (vedi grafico 1) e quindi al fine benefico dell’allenamento, aumenta inoltre la probabilità di collasso organico. Questa condizione implica un ridotto apporto di volume sanguigno, tale da cagionare suscettibilità a ipotensione da stazione eretta e al relativo cedimento.
Il calo volumetrico di sangue si associa ad una diminuzione della gittata sistolica cardiaca che si traduce in un minor flusso ematico ai tessuti, tra cui la pelle che, al contrario, incide sulla dispersione di calore. Da sottolineare è il fatto che in circa un’ora di decisa attività, la dispersione di liquidi può superare il litro con un indice crescente direttamente proporzionale al tempo e all’intensità.

Sintomatologia
La carenza di liquidi genera un aumento della temperatura corporea con insorgenza di stanchezza e discernente spossatezza prima di giungere a un effettivo collasso (colpo di calore). Avvisaglie e sintomi di una seria disidratazione sono, in unione a condizioni organiche (vedi tab. 2) una nutrita sete, secchezza di bocca e gola e riduzione della salivazione.

Il primo soccorso
In caso di insorgenza occorrerebbe procedere con l’assunzione, in assenza di vomito e con perdita di peso < 5%, di soluzioni saline. Liquidi per via intravenosa possono essere utilizzati da personale sanitario (se presente) nel caso in cui il soggetto non tolleri soluzioni liquide oppure nel caso in cui il calo ponderale sia > 5% – 7%. In caso di lievi manifestazioni può risultare sufficiente allontanare i capi articolari su cui inserisce il muscolo in spasmo (stretching), in entrambi i casi è da sconsigliare il proseguire la sessione di allenamento, o comunque la pratica in atto. Dati di riferimento esibiscono una maggiore incidenza da disidratazione nelle donne tra i 15 ed i 35 anni in sovrappeso, o aventi disturbi di origine alimentare.

Prevenzione
Avere stima del proprio corpo in ossequio alle pertinenti capacità fisiche descrive un’ottima profilassi limitando l’insorgere di situazioni che, seppur lievi nella maggior parte dei casi, possono degenerare e creare problematiche recidive:

1. Principale responsabile dell’insorgenza dei crampi è la fatica, aumentare gradualmente l’intensità e la durata dell’esercizio è di rigore.

2. Praticare regolarmente stretching, prima e dopo la sessione; questo dovrà interessare soprattutto quei muscoli direttamente coinvolti nell’allenamento.

3. Mai cominciare la seduta in assenza di un adeguato riscaldamento mio-articolare.

4. Seguire una dieta equilibrata. Assumere cibi ricchi di sali minerali (in particolare potassio e magnesio), antiossidanti, calcio e vitamine del gruppo B.

5. Non additare a ludibrio il sale da cucina e le acque ricche di sodio; specie nei periodi caldi in cui la sudorazione è più copiosa.

6. Sottrarsi dall’assumere diuretici e alcolici prima dell’allenamento.

7. Non allenarsi prima che siano trascorse almeno 2h dall’ultimo pasto principale, o comunque evitare di farlo quando non ancora digerito correttamente.

8. Bere, possibilmente bibite non gasate, prima, durante e dopo la sessione (1 l circa x h) utilizzando indumenti traspiranti e di colore chiaro se ci si allena all’esterno con temperatura e/o umidità elevate.

9. Rispettare, per quanto possibile, i tempi di compensazione organica tra una seduta e l’altra. Questi variano significativamente: 3/5h per i substrati energetici, 6/12h per l’eliminazione dei cataboliti, 24/36h per la muscolatura superficiale, 24\60h per il ripristino delle capsule articolari. I tempi variano a seconda delle peculiarità soggettive, dal grado di preparazione, e dai tempi ed intensità dell’allenamento.

10. Non allenarsi costipati in “cinture dimagranti” o dopo aver applicato una “crema termo genica”. Questi prodotti oltre a limitare la dispersione di calore corporeo, facilitano la perdita di liquidi.

Pur essendo previdenti, nel caso di un improvviso crampo, risulta utile allungare prontamente il muscolo interessato. L’estensione contrasta infatti la contrazione involontaria e quando il crampo evince una lieve intensità può dare sollievo in pochi istanti. L’automassaggio della zona può essere utile unito alla contrazione del muscolo antagonista (inibizione reciproca).

Francesco Barbato

Condividi
  • Print
  • Facebook
  • Google Bookmarks
  • email
  • LinkedIn
  • MySpace
  • PDF
  • RSS
  • Twitter