L’allenamento funzionale risulta realmente efficace solo quando corpo e mente sono adeguatamente preparati e consapevoli

Credo che dovremmo fermarci tutti un attimo e riflettere sulle evoluzioni che in alcuni casi ognuno di noi sta “subendo” piuttosto che “gestendo”. Questa evoluzione ci tocca prima come esseri umani, poi come tecnici di settore. Agire e non “reagire” è la chiave di lettura di un percorso che ha portato il mondo del fitness verso questo fenomeno divenuto oramai incontrollabile che prende il nome di Functional Training.
Credo però che “Functional Training” abbia dei significati intrinseci molto più profondi rispetto al semplicismo che spesso ci troviamo ad evidenziare ed applicare: aspetto ludico, commerciale e di tendenza non sono certo meno importanti di quel principio sul quale tutto questo “gioco” però ruota.

Raggiungere la consapevolezza
Vien da sé che attività motoria e sviluppo delle capacità intellettuali ed emotive viaggiano necessariamente sulla stessa rotta per trasformare l’uomo in un complesso sistema capace di raggiungere la perfezione. Non è possibile continuare a proporre ai nostri allievi/clienti allenamenti ogni volta nuovi, diversi, spaziali solo per sorprendere, abbattere la noia, fidelizzare o dare dimostrazione di quante proposte allenanti siamo tecnicamente capaci. Sono certa che i nostri clienti ci apprezzerebbero molto di più se la smettessimo di propinargli ogni volta l’attrezzo di ultima generazione e focalizzassimo l’attenzione di più sui suoi bisogni, sulle esigenze, ma soprattutto, se fossimo in grado di suggerire una strada, quella che gli permetterebbe di correggere una volta per tutte i suoi vizi, i suoi errori posturali, accompagnandoli così verso una nuova riscoperta di se stesso. Acquisire sicurezza, amor proprio e forza vitale non è così lontano dal conquistare un equilibrio fisico. Sappiamo tutti che psiche e soma viaggiano molto più legati di quanto pensiamo e che il segreto che li tiene uniti risiede nella nostra capacità di lavorare su uno per correggere o migliorare l’altro. Il Functional Training possiede inevitabilmente, per i principi a cui si ispira, una doppia valenza positiva e negativa. Dipende dal nostro punto di osservazione e dalle nostre capacità di cogliere l’aspetto negativo e trasformarlo in una opportunità. Mi spiego meglio. Il F.T. comprende alcuni principi dai quali non è possibile prescindere. Tra questi, uno in particolare è la stimolazione delle capacità propriocettive attraverso la destabilizzazione. Se invitiamo il nostro cliente ad eseguire un qualunque movimento utilizzando uno dei nostri mille attrezzi destabilizzanti avremo una sola risposta: “la difesa”. Il nostro sistema nervoso centrale è pronto a “reagire” alla necessità di sostenersi, mantenere l’orizzontalità dello sguardo e la stazione eretta a tutti i costi. Questo vuol dire solo una cosa: se chiedo al mio cliente di eseguire quel gesto senza prendere coscienza dell’errore (per errore intendo una compensazione per reazione antalgica o risparmio energetico), questo continuerà inesorabilmente ad eseguire quell’esercizio portandosi dietro i suoi sbagli. Consapevolezza è un concetto che dovrebbe partire dagli operatori per divenire chiave di lettura ed aiutare i nostri allievi a migliorare.

“Agire” e non più “Reagire”!
Se non accetto di dover sfruttare la destabilizzazione come “opportunità” per far saltare fuori le magagne, osservarle, consapevolizzarle ed infine correggerle, il Functional Training resterà un’opera incompiuta perché presto bisognerà sostituirne il concept con uno più nuovo o semplicemente diverso. Il corpo parla, continuamente, ed esprime i propri disagi, ribellandosi a volte, sottomettendosi in altre ma solo per amore della comodità.
Agire o reagire? Questo è il dilemma. Credo che sia arrivato per ognuno di noi operatori il tempo di riflettere su questo importante quesito per consentire al nostro caro mondo, quello del Fitness, di avvicinarsi ad altri fino ad ora inesplorati e così arricchirsi, rilanciarsi, rinnovarsi.
Gli attrezzi sono utili strumenti per affinare le nostre conoscenze, ma il corpo, il nostro corpo, è lo strumento più raffinato e meno conosciuto che possediamo. Tornare ad usare correttamente questo prezioso strumento credo che sia la sfida più interessante che questo secolo ci stia offrendo.
Un vero peccato non coglierla.

Manuela Zingone

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