Perché eseguire un approccio differente all’esercizio fisico e al movimento diventa quanto mai indispensabile


Che cos’è “la fascia” e cosa si intende per sistema fasciale (S.F.)? Si tratta di un sistema meccanico inglobato che comprende: aponeurosi, tendini, legamenti, lamine fibrose, capsule, tessuto connettivo addensato delle apofisi, tuberosità, creste ossee d’inserzione, sinoviali, setti intermuscolari e intramuscolari. La fascia è una membrana di tessuto connettivo fibroso di protezione per organi o complessi organici. Il sistema fasciale è un organo o sistema corporeo con funzioni di sostegno e connessione muscolare-intramuscolare così come viscerale-interviscerale. Tali funzioni vanno messe in relazione con la sincronizzazione dei movimenti tra muscoli, visceri, vasi sanguigni e nervi, per i quali il sistema fasciale forma un letto che è il centro di produzione della sostanza intercellulare, grazie alle sue cellule. Sorge spontaneo chiedersi: il ruolo della “fascia” influisce nel fitness e nelle attività sportive?
- Molti infortuni sono di origine connettivo-tissutale (fasciali), non muscolari, ed è interessante comprendere come allenarci al meglio per prevenire, riparare i danni e costruire elasticità;
- Ci sono terminali nervosi dieci volte più sensibili nella fascia che nei muscoli; quindi, come facciamo a mirare una stimolazione propriocettiva alla fascia e anche ai muscoli?

Coscientemente o incoscientemente, laddove è previsto movimento, lavorate con la fascia per la vostra intera vita. Recenti studi stanno rinforzando l’importanza della fascia e del tessuto connettivo nell’allenamento funzionale (Fascia Congress 2009). La comprensione di ciò può rivoluzionare le nostre idee di fitness. La ricerca sulla rete fasciale rovescia la nostra credenza tradizionale.

Isolamento muscolare e integrazione fasciale
Molti professionisti del fitness hanno studiato la funzione muscolare in isolamento. Essenzialmente, la chinesiologia occidentale chiede: “Quale sarebbe l’azione del bicipite brachiale se fosse l’unico muscolo sullo scheletro?”. Il bicipite è un supinatore radio-ulnare, un flessore del gomito e talvolta un flessore della spalla. Noi immaginiamo che capiamo il bicipite e che cosa fa. Questa è solo una parte della funzione che compie. L’unica cosa è che il bicipite non lavora mai in isolamento. L’isolamento muscolare per studiare la funzione muscolare è esattamente l’opposto di integrazione ed olismo. Qual è la differenza pratica? Studiando i muscoli in isolamento si omettono quattro fattori fasciali di vitale importanza nel loro funzionamento quotidiano.
1. L’effetto da e sui muscoli mediali o laterali vicini
Il bicipite ha collegamenti di trasmissione fasciale con il coraco-brachiale, il brachiale ed il supinatore e perfino con il tricipite. Questi collegamenti fasciali interessano il funzionamento del bicipite e dell’intero braccio.
2. L’effetto da e sui muscoli che sono connessi prossimalmente e distalmente
Il bicipite ha delle connessioni distali con la membrana interossea radio-ulnare e la fascia intorno al radio, e con l’aponeurosi bicipitale; prossimalmente con il piccolo pettorale, il sovraspinoso sia tramite il capo lungo e breve.
3. L’effetto che la contrazione muscolare ha sui legamenti
Contraendosi, il bicipite produce un’influenza stabilizzatrice sui legamenti della spalla e del gomito. Molti legamenti sono integrati dinamicamente nei muscoli e la contrazione muscolare li aiuta a stabilizzare le articolazioni a tutti i livelli (Van der Wal 2009).
4. Ogni muscolo deve essere raggiunto e fornito da nervi e vasi sanguigni
Spesso queste due componenti (vascolare e nervosa) arrivano in un “fodero fasciale”. Se questo è compresso, distorto o in posizione anomala, la funzione muscolare, così come l’intera postura, ne risentiranno (Shacklock 2005).


L’universo neuromiofasciale
La fascia è la Cenerentola dei tessuti del corpo – ignorati, dissecati fuori e gettati sistematicamente via (Schleip 2003). Tuttavia, la fascia forma il contenitore biologico e il mezzo di collegamento per ogni organo (muscoli compresi). In dissezione, la fascia è letteralmente una massa grassa ed è così variabile fra gli individui che la relativa architettura reale è dura da delineare. Per molti motivi la fascia non è conosciuta, quindi siamo stati per molto tempo ignari del suo ruolo in biomeccanica. La natura meccano – biologica di integrazione della fascia sta diventando più chiara. Risulta che realmente è tutta e una la rete fasciale senza separazione, dalla parte superiore a quella inferiore del corpo, dalla nascita alla morte. Ogni cellula del nostro corpo è agganciata e risponde alla tensione della fascia. Alterando la vostra meccanica, le cellule possono cambiare la loro funzione. Questa è una nuova via radicale di vedere il personal training, lo stretching, l’allenamento per la forza e per il tono muscolare. Il tendine di Achille, la fascia plantare vengono identificate all’interno di strutture diverse, così come la fascia iliotibiale, l’aponeurosi toraco – lombare, il legamento nucale, questi sono solo degli esempi. Potete parlare dell’Atlantico, del Pacifico e del Mediterraneo, ma esiste realmente soltanto un oceano collegato nel mondo. La fascia è la stessa. Questo concetto è importante perché siamo stati educati in maniera così forte per differenziare le diverse strutture e per pensare clinicamente: “Oh, avete strappato il vostro bicipite”, dimenticare quel “bicipite” è la nostra concezione. La nostra nomenclatura scientifica comune dà un’impressione falsa, mentre il corpo, e la rete fasciale in particolare, è una singola unità collegata in cui i muscoli e le ossa galleggiano.

Come allenare l’universo neuromiofasciale
Come possiamo allenare questo sistema, per prevenire e riparare gli infortuni? Il modo migliore è quello di utilizzare un allenamento adeguato e dei trattamenti olistici specifici. La ricerca sta confermando quanto appena detto e queste pratiche si sono sviluppate e tradizionalmente si applicano. Ancora una volta il concetto di globalità del corpo umano rappresenta l’alfa e l’omega del benessere dell’individuo. L’allenamento specifico può aumentare l’elasticità fasciale. L’elasticità della fascia non era riconosciuta fino a poco tempo fa ed il meccanismo in questione è ancora oggetto di studio (Chino et al 2008). L’elasticità fasciale si ha quando il movimento è ciclico e ripetuto rapidamente, così nel camminare o nel correre. La costruzione di questa elasticità è un aspetto da richiedere ai tessuti, attraverso l’allenamento, per comportarsi in questo modo. Riuscire in ciò lentamente (rispetto all’allenamento muscolare) è una caratteristica propria dell’allenamento fasciale (possono essere necessari dai 6 ai 24 mesi per sviluppare l’elasticità fasciale).
Il sistema fasciale risponde meglio alla variazione che ad un programma ripetuto. La prova suggerisce che il sistema fasciale sia addestrato meglio da un’ampia varietà di vettori – nell’angolo, nel tempo e nel carico (Huijing 2007). L’isolamento dei muscoli (per esempio con una macchina isotonica) può essere utile per alcuni muscoli, ma lo è meno per tutti i tessuti circostanti. Le macchine che richiedono ai clienti di allenarsi sul medesimo piano di movimento non sviluppano molto bene la resilienza fasciale. I carichi variabili sviluppano differenti funzioni della fascia. Allenarsi con carichi molto importanti sicuramente rinforzerà alcuni legamenti ma ne indebolirà altri. La variazione del carico è la scelta migliore. Inoltre, variare il tempo del vostro addestramento permette che le differenti strutture fasciali sviluppino resistenza ed elasticità. Il sistema fasciale è molto più innervato rispetto al muscolo, in modo da avere una maggiore propriocezione. Questo è un concetto piuttosto forte, ma è un dato di fatto: vi è una quantità 10 volte superiore di recettori sensoriali nei vostri tessuti fasciali anziché nei vostri muscoli.

Struttura a tensegrità
Il corpo umano si presenta come versione animata di una tensegrità (“integrità di tensionamento”) come dice Thomas W. Myers. Il termine tensegrità è stato coniato dalla frase “integrità della tensione”. Si riferisce a strutture che mantengono la loro integrità grazie soprattutto a un equilibrio di forze di trazione continue attraverso la struttura, invece di appoggiarsi su forze di compressione continue. Sebbene ogni struttura sia alla fine tenuta insieme da un equilibrio tra tensione e compressione, le strutture a tensegrità sono caratterizzate da trazione continua e compressione locale. Un muro di mattoni fornisce un buon esempio della contrastante classe comune delle strutture basate sulla compressione continua. Il primo e il secondo mattone si appoggiano al terzo, i primi tre sul quarto ecc…, giù giù fino al mattone in fondo, che deve sopportare il peso di tutti i mattoni sopra di sé e trasmettere quel peso alla terra. Un modello a tensegrità invece dipinge un quadro totalmente differente. Una struttura a tensegrità combina parti di trazione e compressione, ma le parti di compressione sono isole fluttuanti in un mare di trazione continua. Le parti di compressione spingono in fuori contro le parti di trazione che spingono verso l’interno. Fino a quando i due gruppi di forze sono in equilibrio, la struttura è stabile. La stabilità delle strutture a tensegrità è tuttavia generalmente meno rigida ma più elastica rispetto a strutture a compressione continua. Bisogna soprattutto chiarire il fatto che non esiste la rappresentazione del “deltoide” all’interno dei movimenti previsti dal nostro cervello. Questo è solo un concetto, non presente nell’organizzazione biologica. Stimolare la superficie dei tessuti e della pelle per aumentare la propriocezione sono aspetti molto importanti per aumentare la propriocezione fasciale. È quindi fondamentale avere una comprensione più profonda del ruolo della fascia durante il movimento del nostro corpo, in quanto cambia la prospettiva, il modo di approcciarsi. La fascia non è solo un involucro aderente.

Andrea Bertino

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