Come riconoscere e contrastare tutte quelle convinzioni limitanti che rappresentano un ostacolo alla soluzione dei problemi e al raggiungimento degli obiettivi

L’argomento che abbiamo deciso di trattare può sembrare strano o poco attinente ai temi della professionalità più vicini al nostro settore. Tuttavia riteniamo che rappresenti uno spunto di riflessione che può portare ad una svolta per le persone che lavorano all’interno di un centro fitness. Questo tema viene spesso solo sfiorato, se ne fa solo qualche cenno, ed aleggia come un’ombra su tutti i discorsi relativi alla mancanza di professionalità. Si tratta della tendenza, così universalmente diffusa, a vedere prevalentemente il lato problematico delle cose, a farsi influenzare con molta facilità dalla negatività e a precludersi le visioni che generano cambiamenti. Quello delle “convinzioni depotenzianti”, o limitanti, come le definiscono altre branche della formazione, è un tema cruciale in quell’atteggiamento mentale, in quella forma mentis con cui i collaboratori si affacciano e affrontano il mondo del lavoro. Sin dalle prime letture di questo affascinante argomento, abbiamo capito in che modo alcuni collaboratori sono riusciti ad ottenere risultati crescenti nel tempo, mentre altri rimanevano stanziali nelle loro posizioni. L’evidenza appare nitida in particolare in questi ultimi anni, in cui il mercato più aggressivo ed esigente ha fatto sì che le differenze emergessero anche all’occhio più inesperto di chi gestisce le risorse umane. Le “convinzioni depotenzianti” sono definite tali quando, semplicemente, a un pensiero viene tolto del potenziale, vengono limitate le possibilità di risoluzione di una problematica.
Immaginate di essere in un luogo circondato da muri alti 3 metri che non permettono di vedere lo straordinario mondo che si trova oltre. Questa potrebbe essere la rappresentazione di una “convinzione depotenziante”. Ora, allontanate questo muro e iniziate a vedere quello che prima, a pochi metri, non riuscivate a scorgere e, ancora, con il pensiero spingete sempre più avanti il muro. Notate che, in prospettiva, il muro diventa sempre più piccolo. E più si allontana, più appare chiaro ciò che vi circondava, fino a quando, in lontananza, il muro sparisce e vi appare magicamente lo straordinario mondo che prima era oscurato. Ora avete un mondo intero di opportunità da valutare, potete sceglierne la direzione, scrutare, camminare o soffermarvi perché la vostra percezione mentale si è allargata a tal punto da passare dal non avere possibilità ad averne infinite.

Questione di atteggiamento
Non si parla semplicemente di pensiero positivo – la new age è molto in voga in questi anni – quanto di un atteggiamento profondo, di convinzione appunto, che tende a estrarre le risorse interne ad ognuno di noi. Come cogliere una convinzione limitante? Il linguaggio delle persone è un incredibile ed esatto indice di ciò a cui si crede e di cui si è convinti. Processiamo le informazioni che recepiamo dal mondo attraverso i nostri sensi, che le rielaborano, con cancellazioni e generalizzazioni dalla nostra mente. È come se i nostri occhi, orecchie e sensazioni rappresentassero un gigantesco filtro con fori di forma, dimensione e colore ognuno differente da un altro. Il nostro eloquio non è altro che la sintesi della forma esperienziale vissuta e rielaborata. Solitamente, quando parla un collaboratore, dopo un “ma” o un “però” immediatamente salta fuori la convinzione limitante! Queste convinzioni sono lì e sono ovunque! Un caso eclatante, e abbastanza facile da carpire, è quando si ascolta una “generalizzazione”; un processo abbastanza semplice e istintivo per cui da una o poche esperienze il cervello codifica con “tutti”, “sempre” “ovunque”, “mai” etc. etc.
Ci capita spesso di parlare con consulenti che ci dicono, ad esempio, di aver contattato tutti, ma proprio tutti i loro clienti. A questo punto i software gestionali, e i loro numeri, aiutano ad uscire da una realtà percepita che crea la convinzione (in questo caso limitante) ad una realtà oggettiva, fotografata con il computer. Quando abbiamo a che fare con un collaboratore che non è riuscito in uno scopo, veniamo sommersi da alibi o “convinzioni depotenzianti”. La sottile, ma sostanziale differenza, sta nel fatto che l’alibi è una barriera per non essere contestabili o intaccabili, la “convinzione depotenziante”, invece, è un pensiero profondo che fa sì che ogni elemento in discussione venga preso come prova di ciò che si è detto e di cui si è convinti.

Modificare la percezione depotenziante
Il punto cruciale è come fare a modificare una convinzione o, meglio, un sistema di convinzioni limitanti o depotenzianti. Purtroppo non è semplice e soprattutto neppure veloce. Di sicuro il cambiamento è possibile a patto che si abbia consapevolezza di cosa fare. Seneca scriveva: “Nessun vento è favorevole per chi non sa dove andare” o, per citare un guru degli ultimi decenni, Henry Ford, “Che tu creda di potere o non potere… hai ragione!”.
Sicuramente un primo approccio è essere consapevoli che le nostre convinzioni danno luogo ad un comportamento che a sua volta porterà ad un risultato che andrà ciclicamente ad influenzare la convinzione iniziale.
Si andrà quindi ad instaurare un circolo virtuoso o vizioso:
- Convinzione
- Comportamento
- Risultati
- Convinzione


Ovviamente non parliamo di convinzioni giuste o sbagliate, bensì valutiamo convinzioni utili ad uno scopo, e quindi potenzianti, oppure inutili e quindi limitanti.
Quando incontro una difficoltà, cerco di farmi la domanda giusta. Non vado tanto alla ricerca dei perché, quanto a capire cosa potrebbe o non potrebbe essere utile per il mio lavoro o la mia vita. Probabilmente un imprenditore, con la convinzione di fallire, difficilmente riuscirà a creare utile per la sua azienda; un manager, senza il giusto orientamento, a fatica sarebbe in grado di gestire persone; un venditore, convinto di proporre un prodotto o un servizio scadente, ridurrà a zero le possibilità di vendere quello stesso prodotto. Ovviamente ognuno di noi utilizza un proprio filtro per leggere la realtà ed ognuno di noi ha una visione soggettiva delle cose. Non si tratta della ricerca della verità assoluta, tema a noi di impossibile raggiungimento, ma di essere consapevoli della nostra visione soggettiva con lo scopo di essere più disponibili all’ascolto dell’altro e, successivamente, a comprendere che le visioni possono essere indirizzate.
Esistono due fondamentali percezioni depotenzianti:
1. Percezioni rivolte verso noi stessi
2. Percezioni rivolte verso gli altri.

Le prime tendono a limitare e sminuire le mie capacità riguardo a un compito o, addirittura, riguardo alle mie capacità in generale. Sono comportamenti che sottendono al pensiero: “non ci riesco”, “non è possibile”. Riguardano la tendenza che hanno molte persone a non credere al potenziale insito in ognuno di noi e che vivono i vari ostacoli a loro frapposti non come stimoli a trovare soluzioni ma come insormontabili problemi di impossibile soluzione. Il tutto confezionato con una serie di alibi atti a giustificare la propria posizione. Si chiamano le “profezie auto avveranti”: se penso di non riuscire a fare una cosa sicuramente non ci riuscirò e troverò decine di buoni motivi che prescindono da me a conferma dei miei insuccessi. Non è solo mancanza di stima nei confronti di noi stessi, è proprio un atteggiamento che porta a rimanere nella propria “zona di confort”, nella quale ci si sente più a proprio agio e che, attraverso una struttura razionale costruita ad hoc, permette di attribuire agli eventi non una libera scelta che potrebbe, con comportamenti diversi portare in altre direzioni, ma come l’unica strada possibile. Il dialogo interiore è lo strumento attraverso il quale noi diamo spazio ai nostri criteri di selezione delle esperienze, evidenziando quelle che confermano le nostre visioni e rimuovendo quelle che le contraddicono; sono i mattoni attraverso i quali costruiamo l’impalcatura dell’abitazione razionale nella quale ci rifugiamo per evitare di metterci in discussione senza renderci conto che il dialogo interiore è già il frutto della nostra visione delle cose e che veniamo guidati sapientemente dalla mente per confermarci ciò che vogliamo sia confermato. Siamo innanzitutto noi stessi i veri ostacoli alla realizzazione dei nostri propositi e per passare da un atteggiamento depotenziante ad uno potenziante è necessario mettersi in discussione. La diretta conseguenza di un approccio depotenziante nei confronti di se stessi è traslare questo stesso approccio nei confronti dell’altro. Sono le persone incapaci di riconoscere valori altrui, sempre pronte a delegittimare e sminuire, sempre pronte a diffondere il veleno della maldicenza. Se anche apparentemente queste persone sembrano molto piene di sé al punto che giudicano con tanta severità l’operato degli altri, in realtà è proprio la mancanza di stima di sé che li porta ad avere atteggiamenti così poco comprensivi e di apprezzamento, perché la frustrazione che si crea dalla sensazione di non sentirsi le persone degne che vorrebbero essere viene scaraventata con violenza sul mondo esterno, come se si volesse scaricarla sul prossimo. E così ci troviamo di fronte a persone che non riescono mai ad incoraggiare, apprezzare, comprendere. Lo scrittore motivazionale Og Mandino, nel suo bellissimo rotolo numero due contenuto nel libro “Il più grande venditore del mondo” (che è un incantevole inno a coltivare amore dentro di sé), esprime un concetto che all’epoca fu per noi una scoperta ed ha rappresentato da quel momento uno spartiacque sia nel giudicare i nostri pensieri sia nel giudicare l’approccio dispregiativo utilizzato dalle persone. Prestando attenzione a questo aspetto abbiamo scoperto che la tendenza a denigrare è assai più diffusa rispetto a quella di ammirare. Questa è la frase di Mandino che ci è rimasta impressa: “Saluterò questo giorno con l’amore nel cuore. E in che modo parlerò? Loderò i miei nemici ed essi mi diventeranno amici. Incoraggerò gli amici, ed essi mi diventeranno fratelli. Mi ingegnerò sempre a trovare ragioni per approvare; non andrò mai alla ricerca di pretesti per fare pettegolezzi. Quando sarò tentato di fare una critica mi morderò la lingua; quando avrò motivo di fare una lode la griderò al mondo”.

Franceso Iodice e Claudio De Padua

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