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	<title>La Palestra</title>
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	<description>La rivista tecnica per essere sempre informati sulle tendenze del mercato</description>
	<lastBuildDate>Mon, 23 Jan 2012 14:22:02 +0000</lastBuildDate>
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		<title>Il Centro Olistico</title>
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		<pubDate>Tue, 17 Jan 2012 10:21:25 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Cesare</dc:creator>
				<category><![CDATA[Arredo]]></category>

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		<description><![CDATA[La progettazione di un moderno centro fitness deve tener conto di un insieme di aspetti fondamentali, che contribuiscono nella loro totalità al benessere dei fruitori Il centro fitness ha subito in questi ultimi decenni numerose trasformazioni, cercando di adattarsi alle esigenze dei frequentatori che si traducono alla fine in richieste dei possibili (e sperati) clienti. ... <a href="http://www.lapalestra.net/2012/01/17/il-centro-olistico/">Continua</a>]]></description>
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<h3><span style="color: #808000;">La progettazione di un moderno centro fitness deve tener conto di un insieme di aspetti fondamentali, che contribuiscono nella loro totalità al benessere dei fruitori</span></h3>
<p>Il centro fitness ha subito in questi ultimi decenni numerose trasformazioni, cercando di adattarsi alle esigenze dei frequentatori che si traducono alla fine in richieste dei possibili (e sperati) clienti. La trasformazione più recente è quella che riguarda l’evoluzione del centro (che già da “fitness” si è evoluto in “wellness”) in Centro Olistico. Digitando su Google la stringa “centro olistico” con le virgolette, in modo da restringere la ricerca a queste due sole parole in sequenza, compaiono ben 303.000 risultati, tutti relativi a veri centri, con indirizzo e sito internet. A questi vanno probabilmente aggiunte altre strutture più modeste, che ancora un sito internet non ce l’hanno ma che comunque operano con questa definizione. L’attività esercitata da questi centri è diversificata, ma sempre regolata dall’unione tra la parola “corpo” e la parola “mente”. Ecco quindi che i centri massaggi diventano centri olistici, così come i centri benessere, ma anche quelli dove si praticano arti marziali, o dove si studia la filosofia orientale e si pratica la meditazione.</p>
<p><strong><span style="color: #808000;">Significato e origine<br />
</span></strong>Ma che cosa significa olistico? Leggendo da Wikipedia: L’olismo (dal greco ólos ‘tutto, intero’) è una posizione filosofica basata sull’idea che le proprietà di un sistema non possano essere spiegate esclusivamente tramite le sue componenti. <strong>Relativamente a ciò che può essere chiamato “olistico”, per definizione, la sommatoria funzionale delle parti è sempre maggiore/differente della somma delle prestazioni delle parti prese singolarmente</strong>. Un tipico esempio di struttura olistica è l’organismo biologico, perché un essere vivente, in quanto tale, va considerato sempre come un’unità-totalità non esprimibile con l’insieme delle parti che lo costituiscono. Ma anche una macchina, in molti casi, non essendo esprimibile come una sommatoria funzionale delle sue parti, deve essere considerata olistica. Di un oggetto che vola, che resta e si muove per aria come un aeroplano, ad esempio, è difficile dire che funzioni come “somma dei suoi componenti”. Esso infatti, come sommatoria funzionale delle sue parti, non sarebbe identificabile con un “oggetto che vola”. La parola, insieme all’aggettivo olistico, è stata coniata negli anni venti da Jan Smuts (1870-1950), uomo politico, intellettuale e filosofo sudafricano, autore di Holism and Evolution (“Olismo ed evoluzione”) del 1926. Essendo Smuts un convinto evoluzionista, l’olismo è secondo lui anche esprimibile come il frutto strutturale di una “evoluzione emergente”, dove la complessità strutturale che ne deriva in un ente non è riducibile ai suoi aggregati. Secondo l’Oxford English Dictionary, Smuts ha definito l’olismo come «&#8230;la tendenza, in natura, a formare interi che sono più grandi della somma delle parti attraverso l’evoluzione creativa».<br />
L’aggettivo è stato usato moltissimo nel campo medico, per definire soprattutto la cosiddetta “medicina alternativa”, una tipologia di approccio alla cura difficilmente definibile altrimenti con un unico termine. In rari casi in passato è uscito dal contesto della salute in senso medico. Ma oggi il concetto di “benessere” inteso come armonia tra corpo e mente si sta sempre più diffondendo in ogni aspetto della nostra vita, uscendo dal ristretto contesto della medicina.</p>
<p><strong><span style="color: #808000;">Olismo e fitness<br />
</span></strong>Anche i centri fitness quindi si evolvono cercando di offrire ai propri frequentatori/clienti ciò che maggiormente viene richiesto. Ecco quindi il proliferare di attività nuove o rivisitate, le più disparate, molte delle quali hanno un fondamento estremamente serio ma che avulse dal naturale contesto assumono un aspetto puramente commerciale, a volte privato della necessaria professionalità, che lascia sempre il dubbio che si tratti solo di una mera operazione di marketing invece che la proposta di un nuovo modo di intendere il benessere psico-fisico.<br />
L’“attività olistica” non dovrebbe infatti essere considerata una particolare disciplina da proporre, quale ad esempio il massaggio con la campana tibetana piuttosto che con le pietre calde oppure discipline assolutamente serissime come lo yoga o le arti marziali. Un centro non si può definire olistico semplicemente perché, magari a fianco delle tradizionali attività di fitness, ne propone anche altre considerate più o meno “mistiche”. In sintesi, <strong>non basta un’atmosfera di luci soffuse e una candela profumata a trasformare una palestra in un centro che cura il benessere globale di una persona!</strong> Il concetto di benessere della persona inserito in un centro fitness è sicuramente molto complesso da sviluppare. Comprende molti e diversificati aspetti, che vanno tenuti tutti in considerazione e, soprattutto, fatti interagire armonicamente tra loro.</p>
<p><strong><span style="color: #808000;">Progettare un centro olistico<br />
</span></strong>Uno degli aspetti principali è quello della progettazione del centro, che deve essere compiuta a priori tenendo in considerazione il fine ultimo, cioè quello di riuscire a dare una sensazione piacevole, o anche annullare eventuali sensazioni spiacevoli, a chi lo vive, sia saltuariamente sia in modo continuativo. E qui torna l’applicazione del concetto relativo all’olismo, poiché la progettazione di un centro è la somma di più componenti che interagiscono tra loro non come singole parti assemblate ma come un tutt’uno. Viviamo in luoghi che molto spesso si riducono a contenitore di oggetti, materiali, attrezzature, componenti inquinanti/inquinati; ci muoviamo in un ambiente ove la matrice naturale-antropica-percettiva esprime quanto di più deleterio per il nostro benessere psicofisico.<br />
Pensiamo solamente alla quantità di flussi di energia elettrica, inteso come movimento di elettroni, presente nella sala cardio di un centro fitness tradizionale. È universalmente noto il fatto che un <strong>campo magnetico</strong> è formato da una corrente elettrica, cioè da un flusso di elettroni in movimento. Quanti gestori di un centro fitness hanno mai misurato e mappato il campo magnetico generato dalle macchine? O ancora, pensiamo alla <strong>qualità dell’aria</strong>: soprattutto in una situazione di costante iperventilazione, la qualità dell’aria introdotta nel corpo è importante tanto quanto, se non più, della qualità del cibo. Chi controlla la qualità dell’aria fornita dalla macchina termoventilante? Oppure, la luce. <strong>La luce </strong>è fondamentale per il benessere dell’organismo, la luce è vita, l’alternanza tra luce e buio sono fattori determinanti per il movimento e per il riposo. La luce artificiale è una forzatura necessaria, ma proprio in quanto forzatura deve essere valutata con la maggiore attenzione, affinché si avvicini il più possibile alla luce naturale o alla capacità di percezione della luce del nostro organismo.</p>
<p>La prima regola è l’agire per <strong>tutelare il paesaggio</strong>, ovvero curare l’interazione fra l’ambiente naturale e l’ambiente antropizzato. In particolare va valutata la qualità di ciò che è possibile osservare dal centro e decidere se la percezione visiva va enfatizzata o ridotta. Realizzando una nuova struttura dobbiamo innanzitutto prevedere di assolvere alle regole del <strong>risparmio energetico</strong>, realizzando un ottimo isolamento termico, posizionando le superfici vetrate a sud e dotandola di un sistema di ventilazione ad alto recupero energetico, arrivando se possibile all’azzeramento dell’utilizzo di caldaie, termosifoni ed impianto di aria condizionata. Costruire una struttura passiva prevede investimenti maggiorati del 25% ma con risparmi ammortizzati nel tempo. <strong>Utilizzare le risorse naturali</strong>, prevedendo ad esempio una struttura in legno e pietra, significa realizzare una struttura che ha limitata usura nel tempo, rispetto ad una realizzata con metodiche e materiali  tradizionali. Permette di ottenere benefici aggiuntivi in termini di salute, non obbligando all’uso esagerato di deumidificatori a causa dell’assenza di traspirabilità delle pareti, senza rincari sui materiali, evitando così emissione di gas tossici. I materiali utilizzati devono rispettare lo spirito del luogo, come recita lo spunto tratto da un testo di Norberg-Schulz “Genius Loci”: ogni bacino possiede peculiarità proprie che si identificano ad esempio dal dialetto e dove vengono messi in pratica comportamenti e applicazioni di metodiche legate alle caratteristiche morfologiche e ambientali di una porzione specifica di territorio. La tendenza a mantenere inalterata la tradizione del luogo viene definita “bioregionalismo”. L’utilizzo di materiali e tecniche tradizionali va preservato o in alcuni casi ricostruito, evitando di spazzarlo via con un’azione di appiattimento su di una metodica costruttiva generalista, ma evitando anche di affidarsi a tecniche lontane dalla tradizione locale, proposte dai “media” e da promozioni pubblicitarie. In Cina si applicò il feng-shui, in India il Vatsu. Esperienze importanti per la conoscenza, senza dubbio ricche di spunti, ma legate al clima, alle tradizioni di luoghi che genererebbero nell’applicazione riportata a priori forti contrasti con le abitudini nostre. Vanno inoltre evitate le <strong>emissioni nocive</strong>. Sole, vento e acqua sono finalmente utilizzabili a costi accettabili per generare calore ed energia, per incrementare l’autonomia e ridurre la dipendenza dai prodotti fossili inquinanti. Il luogo in cui si staziona e/o si transita costituisce la base che la persona utilizza per le sue azioni quotidiane, e deve essere in sintonia con la natura che ci ospita e con le energie che provengono dal cosmo (pensiamo per es. alla semplice influenza che offre la luna sulla vegetazione, ma anche sul nostro umore) per favorire il corretto svolgimento delle funzioni intellettuali e fisiche.</p>
<p><strong><span style="color: #808000;">I punti fondamentali<br />
</span></strong>Riepilogando, dieci sono gli orientamenti per gestire al meglio la realizzazione di un edificio sano:<br />
<strong>1) Analisi del sito</strong>. Verifica delle fonti inquinanti in genere (chimiche, acustiche, elettromagnetiche).<br />
<strong>2) Indagine qualitativa</strong>. Applicazione delle metodiche geobiologiche, per la verifica sulla degenerazione del sito.<br />
<strong>3) Progettazione</strong>. Orientamento tecnico con visione olistica dell’intervento, non inteso come mero obiettivo ingegneristico, ma gestione armonica del paesaggio.<br />
<strong>4) Elementi strutturali</strong>. Permeabili alle energie naturali e non alteranti il campo magnetico naturale. Muratura e pareti divisorie: traspiranti e termocoibenti, igroscopiche e fonoassorbenti e con buona capacità termica.<br />
<strong>5) Tetto </strong>coibentato, ventilato, traspirante, ma soprattutto copertura verde.<br />
<strong>6) Intonaci</strong>. Malte a base di calce o terra cruda prive di additivi sintetici.<br />
<strong>7) Infissi</strong>. Legno, legno/plastica riciclata, trattamenti con olii lacche e cere naturali, evitare l’utilizzo di strutture in alluminio energivoro alla produzione.<br />
<strong> <img src='http://www.lapalestra.net/magazine/wp-includes/images/smilies/icon_cool.gif' alt='8)' class='wp-smiley' /> Impianti tecnici</strong>. Elettrico: realizzato in modo da ridurre o eliminare i campi elettromagnetici. Riscaldamento: sistemi ad irraggiamento laterale che mantengono inalterata l’umidità dell’aria Idrosanitario: tubature che non rilascino sostanze, utilizzare apparecchiature per vitalizzare e decalcificare l’acqua. Recupero e riutilizzo dell’acqua piovana. Autogestione delle acque di scarico attraverso sistemi di fitodepurazione (si consideri per strutture che abbiano anche spazi verdi o aree private a parcheggio).<br />
<strong>9) Finiture</strong>. Trattamento dei pavimenti, delle travi e tinteggiature delle pareti con soli prodotti naturali e traspiranti.<br />
<strong>10) Arredamento e accessori</strong>. Presenza di legno massello e tessuti naturali. In questa voce rientrano anche i temi del colore e quindi dell’armonia degli ambienti considerati colore-forma-atmosfera.</p>
<p>Riservandomi di approfondire ogni aspetto specifico in articoli successivi, vorrei chiudere esortando i gestori dei nuovi centri olistici a riflettere sul vero significato del termine, interiorizzando il fondamentale concetto che l’uomo non è solamente la somma delle parti di cui è composto ma è un organismo complesso costituito da un inscindibile insieme nel quale ogni componente deve mantenersi in equilibrio. E quindi non esistono “discipline olistiche”, ma esistono forse “situazioni olistiche” nelle quali è possibile praticare anche sollevamento pesi insieme ad esercizi di meditazione, a patto che ciò che si fa venga compiuto in armonia. E rendere concreta questa armonia è la vera sfida per chi voglia davvero proporre qualcosa di nuovo.</p>
<p><em>Arch. Mauro Mariotto</em></p>
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		<title>Palestre Low Cost</title>
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		<pubDate>Tue, 17 Jan 2012 10:03:58 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Cesare</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Come distribuire i costi per riuscire a ottenere guadagni soddisfacenti e una corretta gestione del personale La letteratura manageriale, oltreché la prosa giornalistica, si riempiono periodicamente di parole nuove che somigliano spesso a formule magiche, in grado di risolvere i problemi imprenditoriali. Una di queste è la locuzione “low cost”. Nata inizialmente come filosofia di abbattimento ... <a href="http://www.lapalestra.net/2012/01/17/palestre-low-cost/">Continua</a>]]></description>
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<h3><span style="color: #33cccc;">Come distribuire i costi per riuscire a ottenere guadagni soddisfacenti e una corretta gestione del personale</span></h3>
<p>La letteratura manageriale, oltreché la prosa giornalistica, si riempiono periodicamente di parole nuove che somigliano spesso a formule magiche, in grado di risolvere i problemi imprenditoriali. Una di queste è la locuzione “low cost”. Nata inizialmente come filosofia di abbattimento dei costi inutili nel trasporto aereo, si è poi trasferita per osmosi in ogni settore economico, diventando sinonimo di una gestione oculata e senza sprechi. E, fatalmente, è arrivata anche nel mondo del fitness; tipico esempio, la catena tedesca Mc Fit, che propone importanti flessibilità di orario a patto di sostituire l’istruttore con un computer, la receptionist con un modulo e il barista con una macchinetta. Forse in Italia, luogo relazionale per eccellenza, una simile formula non attecchirebbe. Resta il fatto che il controllo dei costi è la base di ogni teoria aziendale e diviene ancor più essenziale di questi tempi, dove la crisi e l’incertezza la fanno da padrone e i tour spontanei sono spesso più rari di un’oasi nel deserto.</p>
<p><strong><span style="color: #33cccc;">La corretta gestione dei costi<br />
</span></strong>Partiamo dall’idea di organizzazione aziendale: tutte le aziende devono avere un responsabile, un referente che sia responsabile dell’operato dei collaboratori e dipendenti, del fatturato che produce l’azienda e del funzionamento della struttura. Cosa non da poco! Egli quindi è punto di riferimento sia per tutto l’organico che per il titolare proprietario della struttura. In una grande azienda ricopre insomma il posto di direttore generale, al di sotto del quale ci sono tutti gli altri nelle diverse sezioni. <strong>Considerando perciò una struttura piramidale, il direttore è colui che sta sotto solamente alla proprietà, alla quale risponde per tutto</strong>.</p>
<p><strong><span style="color: #33cccc;">I compiti del direttore<br />
</span></strong>Ma quali sono i costi effettivamente gestibili dagli imprenditori? E come comportarsi quando si riorganizza un’azienda in situazioni di difficoltà o, meglio ancora, quando si decide uno start-up e bisogna elaborare un business plan realista e conseguibile?</p>
<p>Il primo concetto da tenere a mente è quello di <strong>modello di business</strong>. Nel nostro settore, piccoli centri di 350 mq con una microscopica sala attrezzi “<em>ancien regime</em>” (molti pesi liberi, pochissimo cardio) e una mini-sala corsi attiva solo nel tardo pomeriggio convivono con mega-strutture dotate di piscine olimpioniche, thermarium, zona spa, bar e ristorante, e con strutture meno faraoniche ma più orientate a discipline olistiche e meditative. L’estetica e l’architettura del centro, la sua organizzazione, anche la clientela che vi si avvicina e vi si fidelizza sono la diretta emanazione delle esperienze e dei valori stessi dell’imprenditore che li ha creati. La scelta di un modello piuttosto che di un altro comporta una struttura di costi differente; l’ansia di abbassarli in ogni modo non deve intaccare tale modello fino a snaturarlo: il centro diventerebbe incoerente con i valori aziendali e la clientela non vi si riconoscerebbe, allontanandosene gradualmente e andando ad ingrossare le fila delle aziende concorrenti, con un effetto paradossalmente opposto a quello auspicato al momento del taglio dei costi.<br />
Un altro concetto per poter maneggiare efficacemente i costi è quello di suddividerli in<strong> costi variabili</strong> e <strong>costi fissi</strong>: i primi sono collegati direttamente ai ricavi (si alzano quando questi aumentano, si abbassano quando questi decrescono), mentre i secondi non variano necessariamente al variare dei ricavi, ma per cause di altro tipo. Spesso la suddivisione dei costi in due entità così rigide appare vagamente manichea, per cui le teorie aziendali presentano una suddivisione più morbida con l’introduzione dei concetti di <strong>costi semi-fissi e semi-variabili</strong>, che hanno una rigidità minore pur orientandosi maggiormente verso l’una o l’altra modalità.<br />
Tipici costi fissi, oltre all’affitto, sono i costi del personale di reception, dei professionisti che collaborano con il centro (commercialisti, consulenti esterni, etc.), di alcune utenze quali l’elettricità, della pubblicità (se prevista a budget), delle manutenzioni ordinarie, dei rimborsi dei prestiti o mutui richiesti a istituzioni finanziarie. Tipici costi semi-fissi sono invece quelli delle pulizie, degli istruttori di sala, delle manutenzioni straordinarie, del materiale di consumo, di alcune utenze quali acqua e riscaldamento.</p>
<p>Come si può notare, i costi fissi o semi-fissi sono la stragrande maggioranza, arrivando a pesare spesso per più del 70% del totale dei costi. La preponderanza dei costi fissi è ciò che differenzia il mondo del fitness da altri settori industriali: questo, se da un lato è un bene poiché permette di effettuare previsioni più veritiere, dall’altro comporta una struttura spesso troppo rigida e difficilmente domabile. <strong>Il segreto è quello di trasformare, per quanto possibile, i costi fissi in costi variabili, trasformando i centri di costo in centri di ricavo</strong>. In questa sede parleremo dei due tipi di costi fissi o semi-fissi più facilmente controllabili da parte dei titolari: i costi dei collaboratori e quelli di pubblicità.</p>
<p><strong><span style="color: #33cccc;">I costi dei collaboratori<br />
</span></strong>Cominciando dai <strong>costi dei collaboratori</strong>, il passo più semplice da compiere è quello di <strong>collegare la retribuzione del personale commerciale all’incassato</strong>, mantenendo una quota fissa di entità medio-bassa e inserendo una percentuale provvigionale che poi, in maniera più raffinata, può essere variata a seconda del raggiungimento di obiettivi mensili. Collegando direttamente le remunerazioni ai ricavi, si ottiene il duplice obiettivo di far sì che le prime siano sotto controllo ed economicamente sostenibili, e che i secondi aumentino gradualmente in virtù del maggiore impegno dei collaboratori commerciali per raggiungere uno stipendio di alto livello.<br />
<strong>La decisione di inserire una quota variabile nella retribuzione può essere allargata anche al personale tecnico</strong>. I trainer di sala attrezzi, infatti, possono vedere una minima riduzione della quota fissa di compenso orario, con l’introduzione di un parametro percentuale collegato alla fidelizzazione della clientela: più è alto il tasso di rinnovo dei clienti, più si alza il compenso del trainer. Alla base di una simile decisione, peraltro, vi devono essere:<br />
<strong>a) un’organizzazione interna oliata e precisa</strong><br />
<strong>b) una cultura del servizio da parte dei tecnici</strong> che abbini attenzione personale verso i clienti con attività commerciale<br />
<strong>c) la fornitura dei parametri necessari per il controllo e la gestione della fidelizzazione</strong>, quali la suddivisione dei clienti in pacchetti controllabili da ogni singolo istruttore, un software apposito utilizzabile in sala giornalmente per verificare la frequenza e la possibilità di sollecitare per via telefonica i clienti che rimangono lontani troppo tempo dal centro (in genere, per almeno 15 giorni).</p>
<p>Inoltre, si possono diminuire le ore dei trainer di sala in modo da liberare momenti di vendita ed erogazione di personal trainer. A differenza del caso precedente, questo intacca direttamente la capacità di servizio alla clientela, e quindi il modello di business scelto, se la riorganizzazione dell’orario di sala non viene fatta adeguatamente. Una volta stabilita, però, la quota massima di persone che un singolo istruttore può seguire all’interno della sala (grazie alla presenza di schede e programmi di allenamento completi ed esaustivi, a momenti istituzionali di revisione scheda e a macchinari ad uso largamente intuitivo da parte dell’utente), la presenza di istruttori deve essere la minima possibile per garantire l’entità di servizio scelto. In una situazione ottimale, un solo trainer di sala potrebbe seguire fino a 50 persone contemporaneamente, e non dovrebbe lavorare più di 20-25 ore alla settimana come responsabile di sala, per poter essere libero di erogare personal trainer senza intaccare la propria capacità di resistenza fisica. Se l’organizzazione del centro lo permette, grazie al mantenimento continuo di adeguate statistiche, anche il <strong>compenso dei trainer di sala corsi può essere variato</strong>, parametrando il livello del compenso base orario a una data presenza di clienti minima, costante e media, alla lezione in questione; al di sotto di tale media il compenso diminuisce, al di sopra può anche aumentare. I risultati sono l’ottimizzazione degli spazi, l’offerta di un servizio adeguato e l’elevazione dell’immagine del centro stesso con la proposizione di corsi sempre giustamente affollati.</p>
<p><strong><span style="color: #33cccc;">I costi pubblicitari<br />
</span></strong>Sempre nella stessa ottica va la corretta allocazione dei <strong>costi pubblicitari. Il modo migliore per tenerli sotto controllo, e farli diventare più collegabili ai ricavi, è di far sì che le campagne pubblicitarie utilizzino media che possano fornire un preciso feedback</strong>. Per esempio, un volantinaggio e un mailing indiscriminato, anche se semplici da strutturare e organizzare, hanno effetti non controllabili sul fatturato aziendale, mentre una campagna di distribuzione guest pass con raccolta di nominativi o un telemarketing mirato portano risultati più immediati e gestibili, e spesso costano anche molto meno. In questo modo, si possono visualizzare immediatamente gli effetti di una campagna, avendone chiare le componenti di costo e ricavo collegati, potendone fornire quindi una valutazione precisa ed effettuare scelte successive coerenti ai risultati. Alla base di queste decisioni vi sono una formazione completa e adeguata e un modello di business che preveda l’inserimento di figure commerciali all’interno dell’azienda. Crediamo però che tali investimenti, di qualsiasi entità essi siano, possano portare un valore aggiunto imprescindibile in tempi difficili come quelli che stiamo vivendo.</p>
<p><em>Davide Verazzani</em></p>
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		<title>Divertiti per tenerti in forma!</title>
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		<pubDate>Tue, 17 Jan 2012 09:51:00 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Cesare</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Questo il pay-off di ZUMBA® Fitness, il programma di allenamento che sta spopolando nel mondo e che ha il sapore di una vera festa danzante in cui i movimenti del corpo seguono la musica per creare una divertente combinazione di danza e fitness. Ed è proprio a ZUMBA® che abbiamo voluto dedicare la nostra copertina, ... <a href="http://www.lapalestra.net/2012/01/17/divertiti-per-tenerti-in-forma-n38/">Continua</a>]]></description>
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Questo il pay-off di ZUMBA® Fitness, il programma di allenamento che sta spopolando nel mondo e che ha il sapore di una vera festa danzante in cui i movimenti del corpo seguono la musica per creare una divertente combinazione di danza e fitness. Ed è proprio a ZUMBA® che abbiamo voluto dedicare la nostra copertina, un’immagine ricca di energia e di carica stimolante, ingredienti che ci auguriamo possano riempire di positività il nuovo anno. Riscoprire la gioia del movimento e liberare endorfine è certamente un primo passo importante per avvicinare le persone al fitness e farle sentire libere di esprimersi, in un clima di allegria e partecipazione. Ecco la formula vincente: ci si diverte e ci si tiene in forma! Il wellness di oggi non offre solo tute militari per cimentarsi in percorsi estremi, oppure armoniose routine posturali, ma anche danze di gruppo con musiche coinvolgenti che rendono la palestra un luogo in cui è possibile fare festa. Lo dimostra la bella storia personale di Vicky Zagarra, trainer ufficiale per l’Italia di ZUMBA®, che ci ha fornito tante curiosità e informazioni utili sulla “sua” disciplina. E lo abbiamo voluto ribadire, in questo stesso numero, affrontando il tema dello “sport come antidepressivo”, proprio a sottolineare come l’attività fisica agisca direttamente sul miglioramento generale dell’umore.</p>
<p>Questo primo numero del 2012 è ricco di spunti: abbiamo interrogato Marco Neri sulla migliore integrazione pre e post workout affinché si possa trarre il maggior beneficio dall’alimentazione, ottimizzando gli sforzi dell’allenamento, e abbiamo segnalato una bevanda al cocco dalle virtù benefiche. Preziose indicazioni vengono anche dall’articolo di Roberto Calcagno su come conciliare pausa pranzo e qualità del cibo, una sorta di decalogo del fast and good che sarà certamente benedetto nei post cenoni natalizi. E per rimanere al passo con i tempi, abbiamo esaminato il rapporto strategico e manageriale tra i social network e il centro fitness. Due mondi apparentemente lontani, uno legato al movimento e l’altro allo stare seduti dietro un monitor, eppure così complementari e che, se utilizzati nel modo giusto, possono realmente portare grandi benefici sia per il centro che per i clienti.<br />
Buona lettura a tutti</p>
<p><em>Veronica Telleschi</em></p>
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		<title>Il valore dell’attenzione al cliente: l’ascolto</title>
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		<pubDate>Tue, 17 Jan 2012 09:49:56 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Cesare</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Entrare in contatto con operatori preparati nella relazione che riconoscono, gratificano e appagano il bisogno di “coccole relazionali” è un plus fondamentale per i frequentatori di un centro fitness Vorrei strutturare la riflessione su tre fondamentali quesiti per articolare il tema centrale dell’articolo, ovvvero l’importanza dell’ascolto: 1. Perché è così importante dare attenzione autentica al ... <a href="http://www.lapalestra.net/2012/01/17/il-valore-dell%e2%80%99attenzione-al-cliente-l%e2%80%99ascolto/">Continua</a>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><!-- wp-jquery-lightbox, a WordPress plugin by ulfben --> </p>
<h3><span style="color: #33cccc;">Entrare in contatto con operatori preparati nella relazione che riconoscono, gratificano e appagano il bisogno di “coccole relazionali” è un plus fondamentale per i frequentatori di un centro fitness</span></h3>
<p>Vorrei strutturare la riflessione su tre fondamentali quesiti per articolare il tema centrale dell’articolo, ovvvero l’importanza dell’ascolto:</p>
<p><strong> 1. Perché è così importante dare attenzione autentica al cliente</strong></p>
<p><strong> 2. Perché questa attenzione si concretizza principalmente nella capacità di ascolto</strong></p>
<p><strong>3. Perché è così difficile essere buoni ascoltatori</strong></p>
<p><strong> 1)</strong> Il nostro settore è caratterizzato fortemente dal rapporto con le persone. In fondo tutto il servizio che eroghiamo passa inesorabilmente attraverso il filtro fondamentale delle persone che propongono tale servizio. L’attività fisica, che può tranquillamente essere svolta in giardino o a casa propria, trova nei centri fitness una concentrazione così ampia perché è legata alle persone: quelle che frequentano tali centri e quelli che li animano. Svuotato dall’elemento relazionale, un centro fitness perderebbe la sua ragion d’essere perché si perderebbe il senso di andare proprio lì a fare esercizio fisico. <strong>Ogni persona è profondamente affamata di relazioni e di attenzioni</strong>. È ciò che ci identifica e che fortifica il senso di identità. In una società sempre più alienata dove è sempre più difficile essere visibili e riconosciuti, le persone che spesso passano la maggior parte della propria giornata lavorativa quasi totalmente ignorati amplificano quella che è una naturale tensione verso le relazioni. Le strutture sociali tradizionali si sgretolano e vengono progressivamente sostituite da incontri virtuali nei quali ci si relaziona con gli altri in totale isolamento e nel silenzio, così l’esigenza delle frequentazioni reali cresce esponenzialmente. <strong>Attraverso la relazione le persone cercano una conferma e una legittimazione: io esisto e sono gradito</strong>. La relazione è uno specchio nel quale prende forma la personalità che viene distorta in presenza di relazioni non gratificanti. È per questo che un luogo, nel quale c’è la cultura dell’attenzione all’altro e alla sua riconoscibilità, crea ancoraggi così potenti nelle persone che lo frequentano, perché tocca le corde profonde dei bisogni primari. <strong>Nelle nostre palestre le persone passano il tempo svolgendo un’attività che può essere continuamente contagiata dalle relazioni ed è uno dei pochissimi spazi relazionali contemporanei dove questo è ancora possibile</strong>. Non si è totalmente concentrati su qualcosa (film, teatri ecc.) ci sono pause strutturate e le persone hanno il tempo e lo spazio per prendere consapevolezza di sé e i di ciò che c’è intorno. Entrare in contatto con operatori preparati nella relazione che riconoscono, gratificano e appagano il bisogno di “coccole relazionali” ci fa sentire bene, ci compensa delle solitudini del mondo moderno e soprattutto ci fa venire voglia di tornare spesso là dove tutto ciò è accaduto. Prima ci renderemo conto di ciò, e di conseguenza formeremo il nostro personale in tale direzione, e prima riusciremo e iniziare quell’opera di contrasto all’emorragia dell’abbandono così dilagante per il nostro settore.</p>
<p><strong>2)</strong> Il primo passo verso una formazione efficace nell’ambito della relazione è rappresentato senza dubbio dalle capacità di ascolto. Un interlocutore capace di dedicare ascolto riesce con molta più facilità a far sentire a proprio agio le persone. L’ascolto è riconoscimento dell’altro ed è la benzina su cui si basano gli elementi imprescindibili dell’attenzione di cui abbiamo trattato. Ovviamente non sto parlando di “sentire”, qualità di cui tutti siamo dotati, ma di “ascoltare” ed in un mondo caratterizzato dalla totale mancanza di ascolto reciproco trovare collaboratori che possiedono tale qualità è molto più raro di quanto sembri. Basterebbe partire da qui: creare aziende che sappiano ascoltare i loro clienti e che sappiano dare importanza a ciò che dicono, alle loro esigenze, ai loro bisogni. Aziende che sappiano coltivare questa capacità, che la sappiano trasferire, che sappiano selezionare e stimolare collaboratori empatici, che sappiano riconoscere il punto di vista dell’altro e che lo sappiano valorizzare. Tutto questo con lo scopo di creare ambienti lavorativi sereni e motivati nel trasmettere al cliente, con efficacia, il valore che noi attribuiamo alla sua presenza. Quando parlo con i miei collaboratori trovo sempre condivisione riguardo al tema di dedicare attenzione al cliente, tuttavia  questa consapevolezza non si traduce in capacità reale, così la loro sensazione è quella di erogare il servizio con i canoni di qualità a loro richiesti mentre il risultato è una performance scadente e superficiale. In tutte le fasi dell’iter del cliente in palestra, fornire un ascolto autentico fa lievitare immediatamente il valore di ciò che si sta facendo. Quando un potenziale cliente viene a chiedere informazioni, generalmente, o si trova davanti personale scarsamente formato alla vendita, che non avrà assolutamente strumenti per entrare in relazione con lui, o si troverà davanti un venditore totalmente orientato a vendere l’abbonamento e che utilizzerà le informazioni ottenute con il solo scopo di utilizzarle per chiudere la vendita ma senza trasferire un reale interesse verso ciò che la persona dice, lasciandogli in bocca l’amara sensazione di essere strumentalizzato. Questo perché, a qualsiasi livello professionale si appartiene, tendiamo a dare per scontata la capacità di ascolto e le sue complessità ma invece si interagisce con le persone senza questo fondamentale strumento, con tutte le carenze che ne derivano.</p>
<p><strong>3) </strong>Ma perché è così difficile essere dei buoni ascoltatori? E perché è così diffusa l’incomprensione tra le persone, la conflittualità, il contrasto? Quante volte ci è capitato di non riuscire a farci comprendere o di avere confronti che terminavano con la sensazione amara che l’altro non riuscisse assolutamente a sintonizzarsi con il nostro punto di vista? Oppure esperienze nelle quali eravamo noi i clienti e la percezione che, dietro un’apparenza di cordialità, ci fosse un totale disinteresse? La risposta a questa domanda è più complessa di quanto sembri. Non esiste cultura dell’ascolto. Fin da piccoli veniamo educati e poi formati ad esprimerci, a ripetere ciò che abbiamo appreso, ad argomentare il nostro punto di vista; ma nessuno ci insegna ad ascoltare quello dell’altro. Viviamo il momento dell’ascolto senza riuscire a sganciarci dal nostro vissuto emotivo, o utilizzando il tempo dedicato all’ascolto per organizzare la nostra risposta o perdendoci dietro le associazioni che il racconto dell’altro suggerisce. Per questo motivo si dice che la capacità di ascolto, acquisita senza una specifica formazione, ha queste tre caratteristiche: selettivo, intermittente e infedele.</p>
<p><strong>Selettivo: </strong>quando ascoltiamo il nostro interlocutore siamo istintivamente attratti solo da ciò che ci interessa personalmente e tendiamo a non prestare attenzione a ciò che non ci coinvolge. Questo ci porta a non prestare attenzione a ciò che interessa il nostro interlocutore, a non cogliere dal suo racconto ciò che per lui è importante ma solo ciò che abbiamo selezionato. La nostra risposta, di conseguenza, non essendo focalizzata sulle aree d’importanza dell’altro ma solo sulle nostre, non sarà sorretta da una basa di comprensione autentica e non potrà quindi essere empatica.</p>
<p><strong>Intermittente:</strong> l’attenzione, rispetto all’ascolto, subisce dei veri e propri black out dovuti all’incapacità di essere concentrati su un argomento, soprattutto se non è di forte interesse per noi, per cui, senza rendercene conto, perdiamo dei veri e propri “pezzi” della comunicazione, pezzi che potrebbero chiarire un concetto o approfondirne un altro. È necessario essere consapevoli che durante l’ascolto di qualcuno ci perdiamo inevitabilmente sempre qualcosa, quindi la nostra percezione su quello che ha detto sarà sempre difforme da ciò che effettivamente è stato detto.</p>
<p><strong>Infedele:</strong> questa caratteristica descrive un concetto fondamentale dell’ascolto e cioè che quasi mai comprendiamo realmente ciò che l’altro intende comunicarci. E questo per molti motivi. Prima di tutto perché, magari, il nostro interlocutore non ci dice ciò che realmente pensa. La timidezza, la cortesia sociale, l’educazione e l’istruzione ci portano molto spesso a filtrare ciò che pensiamo attraverso frasi socialmente accettabili e che rendono (secondo la nostra percezione) meno criticabile ciò che diciamo. In altri casi esperienze spiacevoli ci hanno resi più guardinghi, oppure forse non crediamo di essere realmente compresi; fatto sta che ciò che esprimiamo non sempre descrive perfettamente ciò che pensiamo. Ovviamente ci aspettiamo invece risposte attinenti a ciò che pensiamo realmente e non a ciò che effettivamente abbiamo detto e ciò porta alla sensazione di non essere compresi. Se poi aggiungiamo che anche l’interlocutore è influenzato da ciò che pensa di colui che parla, dai trascorsi del loro rapporto e dal suo modello culturale, ci rendiamo conto di come sia difficile la comprensione.</p>
<p>La meta comunicazione (termine ampolloso della psicologia) si occupa di indagare (detto in parole semplici) su ciò che non viene detto e su ciò che una persona pensa veramente quando parla. <strong>Si scopre così che tutte le sovrastrutture che caratterizzano la nostra percezione nei rapporti interpersonali influenzino profondamente il modo con cui ci esprimiamo</strong>, distorcendo molto spesso il contenuto delle nostre intenzioni. È per questo che è così difficile ascoltare e comprendere ed è per questo che è così diffusa l’incomprensione tra essere umani. Per ascoltare veramente io devo sintonizzarmi autenticamente sulla lunghezza d’onda dell’altro, gestendo e tacitando le voci interne per immergermi completamente nel suo tessuto comunicativo, decifrando il complesso codice che mi viene trasmesso. Percepire sentimenti e stati d’animo, interpretare il senso più autentico, cogliere i segnali impliciti, essere insomma interessato alla persona e a ciò che mi dice mettendo in primo piano il suo sistema di valori e le sue urgenze emozionali. Imparare ad ascoltare se stessi e poi le persone che ci circondano, distinguere i vissuti emotivi di entrambi e rispettarli, sospendere il giudizio che tanto ci ostacola nell’accogliere il punto di vista degli altri e farsi contagiare dalle altrui ricchezze per far sì che ogni comunicazione sia un momento di vera relazione. Farlo nei contesti personali e poi trasferirlo in quelli professionali per rendere autentico l’interesse per l’altro e trasformarlo in un valore aziendale.</p>
<p><em>Francesco Iodice</em></p>
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		<title>La prevenzione degli incendi</title>
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		<pubDate>Tue, 17 Jan 2012 09:42:47 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Cesare</dc:creator>
				<category><![CDATA[Gestione]]></category>
		<category><![CDATA[evidenza]]></category>

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		<description><![CDATA[È entrato in vigore il 7 ottobre 2011 il nuovo Regolamento di Prevenzione Incendi, il DPR n.151 del 1 agosto 2011, pubblicato in G.U. il 22 settembre 2011 Per quanto riguarda le palestre ed i centri sportivi, la novità più rilevante è nella parte terminale del documento, precisamente nell’Allegato 1 che riporta l’elenco delle attività ... <a href="http://www.lapalestra.net/2012/01/17/la-prevenzione-degli-incendi/">Continua</a>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><!-- wp-jquery-lightbox, a WordPress plugin by ulfben --> </p>
<h3><span style="color: #33cccc;">È entrato in vigore il 7 ottobre 2011 il nuovo Regolamento di Prevenzione Incendi, il DPR n.151 del 1 agosto 2011, pubblicato in G.U. il 22 settembre 2011</span></h3>
<p>Per quanto riguarda le palestre ed i centri sportivi, la novità più rilevante è nella parte terminale del documento, precisamente nell’Allegato 1 che riporta l’elenco delle attività soggette alle visite e ai controlli di prevenzione incendi.<br />
Alla riga n. 65 della tabella è inserita la voce:</p>
<p><a rel="attachment wp-att-5294" href="http://www.lapalestra.net/2012/01/17/la-prevenzione-degli-incendi/box_incendi/"><img class="aligncenter size-full wp-image-5294" title="box_incendi" src="http://www.lapalestra.net/magazine/wp-content/uploads/2012/01/box_incendi.jpg" alt="" width="509" height="193" /></a></p>
<p>Nella precedente normativa, il DM 16/02/1982, n.83, era previsto l’obbligo di richiesta del CPI (Certificato di Prevenzione Incendi) per “Locali di spettacolo e di trattenimento in genere con capienza superiore a 100 posti”. Il DM del 18 marzo 1996 sulla Sicurezza degli Impianti Sportivi precisava ulteriormente che i “posti” erano da ritenersi posti per gli spettatori e non utenti del centro sportivo. <strong>Fino ad oggi, quindi, la quasi totalità dei centri fitness non era soggetta agli adempimenti in merito alla prevenzione incendi</strong>.</p>
<p>Le attività elencate nell’Allegato 1 vengono distinte in tre categorie a rischio crescente: categoria A, B e C. Nel caso degli impianti sportivi, le categorie sono solamente due: la B, che comprende gli impianti fino a 200 persone, e la C, che comprende quelli oltre le 200 persone. La definizione di “persone” non viene riportata nel testo del Decreto, né nelle note. Nel caso in cui verrà successivamente chiarito se, nel caso specifico degli impianti sportivi, le “persone” siano i frequentatori dell’impianto sportivo ed i dipendenti presenti, così come parrebbe in linea con quanto richiesto per le altre tipologie di strutture citate del Regolamento, oppure gli spettatori, avremo un riferimento certo su come ci si dovrà comportare. Se questo chiarimento non arriverà, riprenderà l’eterno balletto su termini e definizioni che ha accompagnato fino ad oggi altri adempimenti tra i quali, ad esempio, l’obbligo o meno del sopralluogo della Commissione di Vigilanza per ottenere l’agibilità dei locali.</p>
<p>Nel caso abbastanza probabile in cui con il termine “persone” si intendano i frequentanti l’impianto, per i centri fitness e tutti gli altri impianti sportivi la richiesta di CPI sarebbe necessaria nel caso in cui il centro stesso possa ospitare più di 100 persone ovvero abbia una superficie lorda in pianta al chiuso superiore a 200 mq. In questo caso il centro stesso rientrerebbe nella categoria di rischio B se il massimo di frequentanti ammissibile sia di 200 persone, nella categoria di rischio C nel caso in cui il numero massimo di frequentanti il centro sia superiore. Resterebbero quindi esclusi dagli adempimenti antincendio solo i centri con capacità inferiore a 100 persone o con superficie coperta lorda in pianta inferiore a 200 mq.</p>
<p><strong><span style="color: #33cccc;">In cosa consiste il regolamento<br />
</span></strong>Entriamo nel merito di quanto prevede in sostanza il nuovo regolamento, precisando che il provvedimento rimanda per la definizione dei dettagli attuativi della nuova disciplina relativi alle modalità di presentazione e alla documentazione delle istanze di rilascio delle autorizzazioni, ad un futuro decreto del Ministero dell’interno, in attesa del quale è previsto che si applichino le disposizioni del D.M. 4 maggio 1988, attualmente in vigore.</p>
<p><strong>Le prescrizioni previste dal nuovo Regolamento sono:<br />
</strong>Art. 11<br />
4. Gli enti e i privati responsabili delle nuove attività introdotte all’Allegato I, esistenti alla data di pubblicazione del presente regolamento, devono espletare i prescritti adempimenti entro un anno dalla data di entrata in vigore del presente regolamento, cioè entro il 7 ottobre 2011;<br />
5. Gli enti e i privati responsabili delle attività di cui all’Allegato I, esistenti alla data di entrata in vigore del presente regolamento ed in possesso del Certificato di prevenzione incendi, alla scadenza del medesimo Certificato devono espletare gli adempimenti prescritti all’articolo 5 del presente regolamento (Attestazione di rinnovo periodico di conformità antincendio);<br />
6. Gli enti e i privati responsabili delle attività di cui al comma 2, dell’articolo 5 (attività di cui ai numeri 6, 7, 8, 64, 71, 72 e 77 dell’Allegato I, che non riguardano gli impianti sportivi), presentano la prima attestazione di rinnovo periodico, entro i seguenti termini:<br />
a) entro sei anni dalla data di entrata in vigore del presente regolamento per le attività con certificato di prevenzione incendi una tantum rilasciato antecedentemente al 1° gennaio 1988;<br />
b) entro otto anni dalla data di entrata in vigore del presente regolamento per le attività con certificato di prevenzione incendi una tantum rilasciato nel periodo compreso tra il 1° gennaio 1988 ed il 31 dicembre 1999;<br />
c) entro dieci anni dalla data di entrata in vigore del presente regolamento per le attività con certificato di prevenzione incendi una tantum rilasciato nel periodo compreso tra il 1° gennaio 2000 e la data di entrata in vigore del presente regolamento<br />
7. Gli enti e i privati responsabili delle attività di cui all’Allegato I, che alla data di entrata in vigore del presente regolamento hanno acquisito il parere di conformità di cui all’articolo 2 del d.P.R. 12 gennaio 1998, n. 37, devono espletare gli adempimenti di cui all’articolo 4 del presente regolamento.</p>
<p>Cambiano le modalità delle procedure per la richiesta del parere dei VVFF sui progetti e sugli impianti realizzati, al fine di agevolare le procedure di semplificazione dell’attività amministrativa. In pratica sarà possibile utilizzare la SCIA (Segnalazione Certificata di Inizio Attività) e le procedure telematiche, fermo restando che su quest’ultimo punto le amministrazioni locali del VVFF siano attrezzate per riceverle.<br />
Alcune novità riguardano la gestione dei centri. L’articolo 6, “Obblighi connessi con l’esercizio della attività”, recita:<br />
1. Gli enti e i privati responsabili di attività di cui all’Allegato I del presente regolamento, non soggette alla disciplina del decreto legislativo 9 aprile 2008, n. 81, e successive modificazioni, hanno l’obbligo di mantenere in stato di efficienza i sistemi, i dispositivi, le attrezzature e le altre misure di sicurezza antincendio adottate e di effettuare verifiche di controllo ed interventi di manutenzione secondo le cadenze temporali che sono indicate dal Comando nel certificato di prevenzione o all’atto del rilascio della ricevuta a seguito della presentazione della SCIA di cui all’articolo 4, comma 1, nonché di assicurare una adeguata informazione sui rischi di incendio connessi con la specifica attività, sulle misure di prevenzione e protezione adottate, sulle precauzioni da osservare per evitare l’insorgere di un incendio e sulle procedure da attuare in caso di incendio.<br />
2. I controlli, le verifiche, gli interventi di manutenzione e l’informazione di cui al comma 1, devono essere annotati in un apposito registro a cura dei responsabili dell’attività. Tale registro deve essere mantenuto aggiornato e reso disponibile ai fini dei controlli di competenza del Comando.</p>
<p>In pratica, sarà necessario tenere un registro sul quale annotare le verifiche periodiche di sistemi ed impianti e gli interventi di manutenzione, nonché mettere in atto azioni di informazione sui rischi di incendio e sulle procedure da adottare in caso di pericolo. Il fatto che molti dei centri sportivi precedentemente esenti dalla vigilanza in materia di prevenzione incendi ricada ora in questo obbligo certo complicherà ulteriormente l’iter di approvazione del progetto e l’ottenimento della agibilità dei centri, che dovranno adeguarsi alla normativa anche nel caso di ristrutturazione. Allo stesso tempo saranno necessarie nuove procedure di tipo gestionale per assicurare la sorveglianza e la prevenzione.</p>
<p><span style="color: #33cccc;"><strong>Sanzioni previste<br />
</strong></span>Anche perché le sanzioni previste per la mancata richiesta del CPI laddove necessaria sono piuttosto pesanti e sono quelle riportate dall’Art.20 del d.lgl. 139/2006 all’art.20, che recita:</p>
<p><strong>Art. 20. Sanzioni penali e sospensione dell’attività<br />
</strong>1. Chiunque, in qualità di titolare di una delle attività soggette al rilascio del certificato di prevenzione incendi, ometta di richiedere il rilascio o il rinnovo del certificato medesimo è punito con l’arresto sino ad un anno o con l’ammenda da 258 euro a 2.582 euro, quando si tratta di attività che comportano la detenzione e l’impiego di prodotti infiammabili, incendiabili o esplodenti, da cui derivano in caso di incendio gravi pericoli per l’incolumità della vita e dei beni, da individuare con il decreto del Presidente della Repubblica previsto dall’articolo 16, comma 1.<br />
2. Chiunque, nelle certificazioni e dichiarazioni rese ai fini del rilascio o del rinnovo del certificato di prevenzione incendi, attesti fatti non rispondenti al vero è punito con la reclusione da tre mesi a tre anni e con la multa da 103 euro a 516 euro. La stessa pena si applica a chi falsifica o altera le certificazioni e dichiarazioni medesime.<br />
3. Ferme restando le sanzioni penali previste dalle disposizioni vigenti, il prefetto può disporre la sospensione dell’attività nelle ipotesi in cui i soggetti responsabili omettano di richiedere: il rilascio ovvero il rinnovo del certificato di prevenzione incendi; i servizi di vigilanza nei locali di pubblico spettacolo ed intrattenimento e nelle strutture caratterizzate da notevole presenza di pubblico per i quali i servizi medesimi sono obbligatori. La sospensione è disposta fino all’adempimento dell’obbligo.</p>
<p>In attesa di chiarimenti, non certi, il consiglio è quello di iniziare ad informarsi presso il Comando dei vigili del fuoco competente per territorio e a produrre la documentazione necessaria per mettersi in regola.</p>
<p><em>Rossana Prola</em></p>
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		<title>Il Fitness ai tempi di FaceBook</title>
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		<pubDate>Mon, 16 Jan 2012 17:07:56 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Cesare</dc:creator>
				<category><![CDATA[Focus]]></category>
		<category><![CDATA[News]]></category>
		<category><![CDATA[evidenza]]></category>

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		<description><![CDATA[Come condividere i risultati dell’allenamento e monitorare gli obiettivi raggiunti attraverso uno smartphone e un’applicazione gratuita Cos’hanno in comune il fitness e i social network? Apparentemente molto poco: da una parte abbiamo il desiderio di muoversi, restare attivi, sudare, e dall’altra un’attività che più sedentaria è difficile da immaginare, seduti davanti a un PC a ... <a href="http://www.lapalestra.net/2012/01/16/il-fitness-ai-tempi-di-facebook/">Continua</a>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><!-- wp-jquery-lightbox, a WordPress plugin by ulfben --> </p>
<h3><span style="color: #ff0000;">Come condividere i risultati dell’allenamento e monitorare gli obiettivi raggiunti attraverso uno smartphone e un’applicazione gratuita</span></h3>
<p>Cos’hanno in comune il fitness e i social network? Apparentemente molto poco: da una parte abbiamo il desiderio di muoversi, restare attivi, sudare, e dall’altra un’attività che più sedentaria è difficile da immaginare, seduti davanti a un PC a muovere pochi muscoli di una mano. Sfruttando un semplice cellulare è però possibile unire due mondi che sembrano distanti. Stiamo parlando di quelle <strong>applicazioni gratuite per smartphone che permettono di registrare efficacemente i dettagli del proprio allenamento</strong>, per poi postarli rapidamente e in tempo reale su FaceBook, o altri social network, condividendoli con i nostri contatti.</p>
<p><strong><span style="color: #ff0000;">Esempi di applicazioni<br />
</span></strong>Vediamo meglio di cosa si tratta, come utilizzarli, e quali sono le loro funzioni. Innanzitutto occorre scaricare sul proprio cellulare un’<strong>applicazione</strong> specifica, che è gratuita e molto leggera. Le applicazioni maggiormente utilizzate per questo genere di utilizzo sono <strong>Runtastic</strong> e <strong>Sports Tracker</strong>. A dispetto dei loro nomi, chiaramente inglesi, entrambe le applicazioni esistono nella versione in italiano. Runtastic è disponibile sul sito <a href="http://www.runtastic.com" target="_blank">www.runtastic.com</a>, concepito per Iphone, cellulari basati su <strong>Android</strong>, <strong>BlackBerry</strong> e cellulari con sistema <strong>Windows Phone</strong>. Esiste attualmente in due versioni, una gratuita ed una PRO a pagamento (il costo è comunque esiguo e una tantum) con un numero di funzioni ovviamente maggiore. Sports Tracker è disponibile dal sito <a href="http://www.sports-tracker.com" target="_blank">www.sports-tracker.com</a> per <strong>iPhone</strong>, cellulari basati su <strong>Android</strong> e cellulari <strong>Nokia</strong>. Attualmente la versione è solo una ed è gratuita. Analizzeremo di seguito come scaricare, installare e iniziare ad utilizzare proprio questa seconda applicazione, ribadendo che per funzioni, semplicità d’uso e procedura di installazione, entrambi i prodotti citati hanno molti punti in comune e che sono entrambi ugualmente validi.</p>
<p><strong><span style="color: #ff0000;">Il funzionamento di Sports Tracker<br />
</span></strong>Per cominciare, occorre collegarsi al sito sports-tracker.com per effettuare la registrazione. Se già si possiede un account FaceBook è possibile snellire questa procedura cliccando sull’apposito pulsante riconoscibile dal logo. Occorrerà a questo punto scaricare la versione del software idonea al nostro modello di cellulare. È possibile scaricarla col PC e poi trasferirla nel cellulare o, molto più semplicemente, la si può scaricare direttamente con il nostro smartphone connesso in rete. Ricordate sempre di verificare la tariffa applicata dal proprio gestore per la connessione internet. In questo caso si può utilizzare l’App Store, l’Android Market o l’Ovi Store, accessibili rapidamente dal cellulare. Ribadiamo che l’applicazione è gratuita.<br />
Una volta scaricata nel proprio telefonino, non resta che lanciare l’installazione, anch’essa molto rapida, e il gioco è fatto. L’applicazione è subito disponibile mediante l’apposita icona. Avviando Sports Tracker il menù offre 3 opzioni:<br />
- Nuovo allenamento<br />
- Diario allenamento<br />
- Impostazioni</p>
<p>Partiamo dalle impostazioni per inserire i parametri iniziali, occorre farlo una sola volta. Inseriremo il punto di accesso per la connessione ad internet (utile per caricare i dettagli dell’allenamento sui social network), dove salvare i dati dell’allenamento man mano che lo eseguiamo (sulla memoria del cellulare o su un’eventuale memory card), l’unità di misura che preferiamo (ad esempio Km/h), il nome dell’utente, la sua età, il sesso ed il peso (utili a determinare il consumo calorico nel corso dell’allenamento), l’attività fisica che intendiamo monitorare (è possibile impiegarlo per la corsa, la camminata, il ciclismo, la mountain bike, il trekking, il pattinaggio a rotelle, lo sci, la canoa e numerosi altri, per un totale di 18 attività differenti, alcune delle quali personalizzabili dall’utente). Inutile dire che eseguire il settaggio iniziale richiede molto meno tempo di quello impiegato a leggere questo paragrafetto! È tutto molto semplice ed intuitivo. Se si possiede una fascia per monitorare la <strong>frequenza cardiaca</strong> sarà possibile collegarla via bluetooth con l’applicazione, che in questo modo potrà ricevere e registrare anche questo parametro. A questo punto siamo davvero pronti a partire, l’ideale sarebbe dotarsi di una fascia porta smartphone, di quelle che consentono di applicarlo al braccio, e che ne rendono comodissimo l’utilizzo durante l’attività fisica, lasciando le mani libere, e proteggendo il cellulare dal sudore o eventualmente da schizzi d’acqua. Si possono trovare quelle originali, commercializzate dalla stessa casa che produce gli smartphone, o delle fasce universali (sono reperibili presso le grandi catene di articoli per sportivi). Oltre che pratiche sembrano essere anche molto cool, il che non guasta mai. Attenti a non stringere troppo la fascia sul braccio per evitare problemi nella circolazione; il materiale di cui sono fatte è apposito per prevenire lo scivolamento anche senza stringere troppo. Inoltre è consigliabile fissarla nella parte alta del braccio, che è meno sottoposta alle oscillazioni tipiche della corsa e quindi riduce il rischio che si possa sfilare.</p>
<p>Non resta che far partire l’applicazione e iniziare il proprio allenamento con la naturalezza di sempre. Nessuno ci vieta di caricare la musica che eventualmente ci accompagna nel workout direttamente nello smartphone che, oltre a monitorare l’allenamento, potrà così riprodurre anche i brani musicali nelle nostre cuffiette. È ovvio che questa soluzione ridurrà drasticamente la durata della batteria. Per allenamenti che si svolgono su tempi di un’ora circa non ci saranno problemi. Per chi effettua attività maggiormente prolungate sarebbe opportuno dotarsi di un piccolo e leggero lettore mp3, in modo che il cellulare sia utilizzato solo per monitorare il lavoro. <strong>Al termine dell’allenamento la performance sarà stata registrata accuratamente</strong>. Sospendiamo quindi il funzionamento dell’applicazione e selezioniamo cosa vogliamo fare. È possibile limitarsi a<strong> leggere i dettagli del nostro allenamento</strong>, salvandoli nel cellulare con la possibilità di consultarli in qualsiasi momento, oppure, ed è ovviamente il lato più interessante, è possibile postare il tutto su <em>FaceBook</em>. L’invio dei dati è rapidissimo, e farà comparire nella nostra bacheca l’avviso che abbiamo appena concluso un nuovo allenamento, quanti km abbiamo percorso, in quanto tempo e quante calorie abbiamo bruciato. Come tutti i post in bacheca potrà essere commentato dai nostri contatti o contrassegnato con il classico “mi piace”. Non è finita! Cliccando il link che appare accanto alle informazioni base, si accede direttamente ad una pagina sul sito sport-tracker.com che <strong>contiene ulteriori dettagli ed informazioni</strong>, compresa la velocità media per Km, eventuali dettagli sulla frequenza cardiaca (se abbiamo usato l’apposita fascia cardio) e perfino la <strong>vista satellitare</strong> del luogo in cui abbiamo corso o abbiamo eseguito uno degli allenamenti sopra elencati. Ovviamente il tragitto apparirà evidenziato e sarà quindi facilmente individuabile. Ciascun allenamento avrà la sua pagina dedicata e immediatamente accessibile, conservando lo storico degli allenamenti e consentendo anche la visione dei progressi. In qualche modo lo stesso sito <a href="http://www.sports-tracker.com">sports-tracker.com</a> è una sorta di social network, consente che le informazioni sul nostro workout siano pubbliche o private (un po’ come la bacheca di FaceBook), permette di commentare i vari allenamenti ed ovviamente di trovare gli altri amici che utilizzano la stessa applicazione. Nella pagina principale del nostro profilo comparirà il<strong> riepilogo di tutti gli allenamenti svolti</strong>, il totale dei Km macinati e tante altre informazioni. C’è perfino la possibilità di scattare delle foto lungo il tragitto, che saranno inserite a corredo delle informazioni sul percorso. In qualche modo sarà possibile andare a correre da soli ma come se l’avessimo fatto anche con amici che si trovano all’altro capo del mondo.</p>
<p>Chi ha provato una di queste applicazioni si dice entusiasta, ed è anche un modo per incrementare il numero delle sedute di lavoro cercando di migliorarsi sempre, proprio perché l’allenamento non resta relegato a una questione privata, ma viene condiviso, e si ha quindi il desiderio di apparire sempre al meglio.</p>
<p><em>Pierluigi De Pascalis</em></p>
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		<title>Chiedilo all’avvocato N38</title>
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		<pubDate>Mon, 16 Jan 2012 16:57:50 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Cesare</dc:creator>
				<category><![CDATA[L'avvocato risponde]]></category>

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		<description><![CDATA[Potete rivolgergli le vostre domande scrivendo a avvocato@lapalestra.net Gentilissimo Avv. Muratori, le scrivo per avere delle delucidazioni. Ho acquistato un buono da utilizzare in una palestra della mia città. Il buono è molto conveniente, solo che fra i vari dettagli compare la scritta: valido solo per nuovi clienti. Il punto è proprio questo, la dicitura “nuovi clienti”. Io ho ... <a href="http://www.lapalestra.net/2012/01/16/chiedilo-all%e2%80%99avvocato-n38/">Continua</a>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><!-- wp-jquery-lightbox, a WordPress plugin by ulfben --> </p>
<h3><span style="color: #ffcc00;">Potete rivolgergli le vostre domande scrivendo a</span><br />
<a href="mailto:avvocato@lapalestra.net">avvocato@lapalestra.net</a></h3>
<p><strong><em>Gentilissimo Avv. Muratori, le scrivo per avere delle delucidazioni. Ho acquistato un buono da utilizzare in una palestra della mia città. Il buono è molto conveniente, solo che fra i vari dettagli compare la scritta: valido solo per nuovi clienti. Il punto è proprio questo, la dicitura “nuovi clienti”. Io ho chiamato la palestra per fissare la data d’inizio dell’abbonamento, ma loro mi hanno bloccata, dicendo che è riservata ai nuovi clienti. Ho chiesto dei chiarimenti visto che la mia definizione di “cliente” è di colui che ha dei rapporti abituali con un esercizio, e dal momento che il mio abbonamento è scaduto, non credo di potermi definire cliente di quella palestra. Mi è stato detto però che io non posso essere definita nuova cliente perché nel 2008 ho sottoscritto un abbonamento annuale e quindi risulto iscritta in archivio. Dunque il mio quesito è: dallo scadere di un abbonamento, per quanto tempo una persona può rimanere nell’archivio di una palestra? E ancora&#8230; la “memorizzazione” nell’archivio è conseguente all’acconsentimento dei dati personali (privacy)? Se sì, qualora provvedessi ad esercitare il diritto di cancellazione di tali dati, potrei non essere più definita “cliente”? Nell’attesa di una risposta, la ringrazio anticipatamente e porgo distinti saluti. Grazie.<br />
</em></strong>La lettrice attualmente non ha alcun rapporto di clientela con la palestra, a prescindere dall’iscrizione del proprio nominativo nei database dell’imprenditore. Sembra quindi che possa accedere alla promozione pubblicizzata. Per una risposta esaustiva sarebbe opportuno esaminare il contratto concluso, tuttavia appare improbabile l’esistenza di una valida clausola di esclusione per la fattispecie esposta. La memorizzazione delle proprie generalità nel database della palestra avviene per effetto dell’autorizzazione concessa, probabilmente, nel momento della sottoscrizione dell’abbonamento. L’assenso, tuttavia, può essere revocato in qualsiasi momento e chi detiene i dati deve cancellarli senza indugio. L’esercizio del diritto è attualmente disciplinato dal Dlgs. 196/2003, con particolare riferimento agli articoli 7 e 8. Relativamente al suddetto Dlgs. 196/2003 si segnala che, nel momento della redazione della risposta, è in corso di discussione parlamentare l’approvazione del D.L. 201/2011 del governo Monti per la modifica, tra l’altro, della normativa sulla Privacy. Nella sua formulazione attuale non apporta cambiamenti di interesse della lettrice ma potrebbe essere modificato in corso di approvazione.</p>
<p><strong><em>Le pongo questo quesito: da 5 anni sono iscritta ad un centro sportivo che prevede: palestra, piscina, centro benessere. L’abbonamento per i primi 3 anni è stato regolamentato da un contratto controfirmato dalle parti che elencava i corsi previsti per la tipologia di abbonamento. L’anno scorso ho rinnovato l’abbonamento ma non mi è stato consegnato il contratto, mi è stato consegnato solo lo scontrino del pagamento con scritta a mano la scadenza: ”Aprile 2013”; l’elenco dei corsi mi è stato comunicato con un foglio generico senza data e firme. Oggi mi è stato comunicato che uno dei corsi  non mi è più concesso e, quando ho fatto notare che era presente nell’elenco, la direzione ha messo in discussione la validità del foglio stesso. Come mi devo comportare?<br />
</em></strong><strong><em>Grazie<br />
</em></strong>Dalla narrazione dei fatti, l’unico contratto che regola i rapporti tra le parti è quello sottoscritto circa cinque anni fa ed a cui è stata data precisa esecuzione senza alcuna soluzione di continuità fino ad oggi. Soltanto oggi appare una contestazione che “ha messo in discussione la validità del foglio stesso”. Se per foglio si intende il “foglio generico senza data e firme” nulla quaestio, sebbene del detto foglio potrebbe essere certa la provenienza dalla palestra per averne l’intestazione e altrettanto certa la destinazione in quanto probabilmente contiene il nominativo della persona alla quale era diretto. Qualora queste condizioni fossero soddisfatte, il socio potrebbe utilizzarlo come contratto essendo irrilevante la presenza delle sottoscrizioni nel caso specifico. In ogni caso, in assenza di qualsiasi deroga accettata dal socio, il contratto appare ancora regolato dalle condizioni sottoscritte in origine, alle quali entrambe le parti hanno dato esecuzione anche dopo la scadenza. Per la modifica di tali condizioni è necessaria la volontà coincidente di entrambe le parti. In difetto alla palestra non rimarrà che non rinnovare il contratto alla naturale scadenza dell’aprile 2013, proponendo un diverso contratto ma ciò potrà avvenire solo a partire dal mese di maggio del 2013.</p>
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		<title>Il Functional Training: un’opportunità per evolverci?</title>
		<link>http://www.lapalestra.net/2012/01/16/il-functional-training-un%e2%80%99opportunita-per-evolverci/</link>
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		<pubDate>Mon, 16 Jan 2012 16:53:29 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Cesare</dc:creator>
				<category><![CDATA[Allenamento funzionale]]></category>

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		<description><![CDATA[L’allenamento funzionale risulta realmente efficace solo quando corpo e mente sono adeguatamente preparati e consapevoli Credo che dovremmo fermarci tutti un attimo e riflettere sulle evoluzioni che in alcuni casi ognuno di noi sta “subendo” piuttosto che “gestendo”. Questa evoluzione ci tocca prima come esseri umani, poi come tecnici di settore. Agire e non “reagire” ... <a href="http://www.lapalestra.net/2012/01/16/il-functional-training-un%e2%80%99opportunita-per-evolverci/">Continua</a>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><!-- wp-jquery-lightbox, a WordPress plugin by ulfben --> </p>
<h3><span style="color: #800080;">L’allenamento funzionale risulta realmente efficace solo quando corpo e mente sono adeguatamente preparati e consapevoli</span></h3>
<p>Credo che dovremmo fermarci tutti un attimo e riflettere sulle evoluzioni che in alcuni casi ognuno di noi sta “subendo” piuttosto che “gestendo”. Questa evoluzione ci tocca prima come esseri umani, poi come tecnici di settore. Agire e non “reagire” è la chiave di lettura di un percorso che ha portato il mondo del fitness verso questo fenomeno divenuto oramai incontrollabile che prende il nome di Functional Training.<br />
Credo però che “Functional Training” abbia dei significati intrinseci molto più profondi rispetto al semplicismo che spesso ci troviamo ad evidenziare ed applicare: aspetto ludico, commerciale e di tendenza non sono certo meno importanti di quel principio sul quale tutto questo “gioco” però ruota.</p>
<p><strong><span style="color: #800080;">Raggiungere la consapevolezza<br />
</span></strong>Vien da sé che attività motoria e sviluppo delle capacità intellettuali ed emotive viaggiano necessariamente sulla stessa rotta per trasformare l’uomo in un complesso sistema capace di raggiungere la perfezione. Non è possibile continuare a proporre ai nostri allievi/clienti allenamenti ogni volta nuovi, diversi, spaziali solo per sorprendere, abbattere la noia, fidelizzare o dare dimostrazione di quante proposte allenanti siamo tecnicamente capaci. Sono certa che i nostri clienti ci apprezzerebbero molto di più se la smettessimo di propinargli ogni volta l’attrezzo di ultima generazione e focalizzassimo l’attenzione di più sui suoi bisogni, sulle esigenze, ma soprattutto, se fossimo in grado di suggerire una strada, quella che gli permetterebbe di correggere una volta per tutte i suoi vizi, i suoi errori posturali, accompagnandoli così verso una nuova riscoperta di se stesso. Acquisire sicurezza, amor proprio e forza vitale non è così lontano dal conquistare un equilibrio fisico. Sappiamo tutti che psiche e soma viaggiano molto più legati di quanto pensiamo e che il segreto che li tiene uniti risiede nella nostra capacità di lavorare su uno per correggere o migliorare l’altro. Il Functional Training possiede inevitabilmente, per i principi a cui si ispira, una doppia valenza positiva e negativa. Dipende dal nostro punto di osservazione e dalle nostre capacità di cogliere l’aspetto negativo e trasformarlo in una opportunità. Mi spiego meglio. Il F.T. comprende alcuni principi dai quali non è possibile prescindere. Tra questi, uno in particolare è la stimolazione delle capacità propriocettive attraverso la destabilizzazione. Se invitiamo il nostro cliente ad eseguire un qualunque movimento utilizzando uno dei nostri mille attrezzi destabilizzanti avremo una sola risposta: “la difesa”. Il nostro sistema nervoso centrale è pronto a “reagire” alla necessità di sostenersi, mantenere l’orizzontalità dello sguardo e la stazione eretta a tutti i costi. Questo vuol dire solo una cosa: se chiedo al mio cliente di eseguire quel gesto senza prendere coscienza dell’errore (per errore intendo una compensazione per reazione antalgica o risparmio energetico), questo continuerà inesorabilmente ad eseguire quell’esercizio portandosi dietro i suoi sbagli. Consapevolezza è un concetto che dovrebbe partire dagli operatori per divenire chiave di lettura ed aiutare i nostri allievi a migliorare.</p>
<p><strong><span style="color: #800080;">“Agire” e non più “Reagire”!<br />
</span></strong>Se non accetto di dover sfruttare la destabilizzazione come “opportunità” per far saltare fuori le magagne, osservarle, consapevolizzarle ed infine correggerle, il Functional Training resterà un’opera incompiuta perché presto bisognerà sostituirne il concept con uno più nuovo o semplicemente diverso. Il corpo parla, continuamente, ed esprime i propri disagi, ribellandosi a volte, sottomettendosi in altre ma solo per amore della comodità.<br />
Agire o reagire? Questo è il dilemma. Credo che sia arrivato per ognuno di noi operatori il tempo di riflettere su questo importante quesito per consentire al nostro caro mondo, quello del Fitness, di avvicinarsi ad altri fino ad ora inesplorati e così arricchirsi, rilanciarsi, rinnovarsi.<br />
Gli attrezzi sono utili strumenti per affinare le nostre conoscenze, ma il corpo, il nostro corpo, è lo strumento più raffinato e meno conosciuto che possediamo. Tornare ad usare correttamente questo prezioso strumento credo che sia la sfida più interessante che questo secolo ci stia offrendo.<br />
Un vero peccato non coglierla.</p>
<p><em>Manuela Zingone</em></p>
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		<item>
		<title>Rope Training: allenarsi con le funi</title>
		<link>http://www.lapalestra.net/2012/01/16/rope-training-allenarsi-con-le-funi/</link>
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		<pubDate>Mon, 16 Jan 2012 16:44:05 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Cesare</dc:creator>
				<category><![CDATA[Allenamento funzionale]]></category>

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		<description><![CDATA[Un workout intenso e faticoso, ma che garantisce ottimi risultati e fa divertire Il Rope training, o allenamento con le funi, è uno dei tanti e meravigliosi tipi di allenamento facente parte dell’universo funzionale. Le ‘Battle rope’, o funi da combattimento, sviluppano esplosività e forza nel core, e rappresentano un allenamento molto utilizzato da chi ... <a href="http://www.lapalestra.net/2012/01/16/rope-training-allenarsi-con-le-funi/">Continua</a>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><!-- wp-jquery-lightbox, a WordPress plugin by ulfben --> </p>
<h3><span style="color: #800080;">Un workout intenso e faticoso, ma che garantisce ottimi risultati e fa divertire</span></h3>
<p>Il Rope training, o allenamento con le funi, è uno dei tanti e meravigliosi tipi di allenamento facente parte dell’universo funzionale. Le ‘Battle rope’, o funi da combattimento, sviluppano esplosività e forza nel core, e rappresentano un allenamento molto utilizzato da chi pratica sport da combattimento. Per allenarsi con le funi è necessario martellare le braccia, il tronco ed il core con una varietà di movimenti differenti dall’alto verso il basso o laterali, esprimendo forza e potenza al massimo in termini di allenamento globale. Si riesce a sviluppare forza nella presa, negli avambracci e nelle spalle. <strong>Chiunque può trarre beneficio dall’uso delle funi da allenamento</strong>: si brucia più grasso, si aumenta il tono muscolare e si ottiene un livello di condizionamento fisico migliore rispetto a quello che deriva dall’usare qualsiasi macchinario da palestra o esercizio di Pilates. Esercizi esplosivi sagittali, frontali e trasversali eseguiti con le funi risultano maledettamente faticosi, ma altrettanto efficaci e divertenti.</p>
<p><strong><span style="color: #800080;">Battle Rope<a rel="attachment wp-att-5281" href="http://www.lapalestra.net/2012/01/16/rope-training-allenarsi-con-le-funi/valentina_croce/"><img class="alignright size-full wp-image-5281" title="valentina_croce" src="http://www.lapalestra.net/magazine/wp-content/uploads/2012/01/valentina_croce.jpg" alt="" width="307" height="369" /></a><br />
</span></strong>Le funi da allenamento sono costruite in nylon intrecciato per usi marini. Le estremità sono protette da cappucci termosaldati di 15 cm per evitare lo sfibramento della treccia di nylon. Hanno solitamente una dimensione che varia dai 38 mm di spessore ai 50 mm, entrambe lunghe 15 mt, così da offrire la possibilità di adeguare la resistenza degli allenamenti alle proprie capacità. Hanno un peso di 1 kg per metro lineare, per un totale quindi di 15 kg. Con ogni fune da allenamento viene fornito anche uno speciale anello di ancoraggio a muro, indispensabile per fissare le funi ed effettuare gli esercizi di ondulazione. Alla fune di 38 mm può anche essere applicato un accessorio chiamato gancio per la fune, così da poterla ancorare ad una sola estremità ed avere un allenamento ancora più intenso. Con il gancio venduto separatamente la fune può anche essere trasformata in una pratica fune da arrampicata, per eseguire quello che nell’allenamento funzionale viene chiamato ‘Rope climb’, o semplicemente arrampicata/salita-discesa della corda.</p>
<p><strong><span style="color: #800080;">Rope Climb<br />
</span></strong>L’arrampicata, che è nata come un vero e proprio sport e disciplina competitiva, è uno degli esercizi più utilizzati nel Crossfit Training, e regolarmente viene praticato dalle forze speciali di polizia e dai vigili del fuoco americani, reparti che non a caso hanno sposato l’allenamento funzionale e il crossfit training per venire incontro alle proprie esigenze ed ottenere i migliori risultati.<br />
Si tratta di un ottimo esercizio per la difficoltà e l’impegno che richiede, ma al contempo trovo sia un’esercitazione molto divertente. <strong>Esistono tantissime tecniche per salire la corda ed arrivare in cima, l’unico limite è la propria immaginazione</strong>. Arrivare in cima con una tecnica personale rappresenta forse la parte più interessante e divertente del workout. La distanza e le ripetizioni delle salite/discese dipendono esclusivamente dai propri obiettivi. Sicuramente suggerirei di variare velocità e tecnica e, soprattutto per chi inizia con un livello base, di utilizzare quanto più possibile la tecnica della tensione: flettere addome e glutei ad ogni presa e tirata della corda. È necessario tuttavia essere molto concentrati e fare attenzione durante questa esercitazione, poiché l’arrampicata può anche essere molto pericolosa. Arrampicatevi lentamente finché non conoscete bene il vostro limite ed imparate a respirare e ‘recuperare’ sulla corda utilizzando le gambe. Ricordatevi che per determinare la distanza, o altezza raggiunta dalla corda, è necessario scendere completamente fino a terra.<br />
Consiglio di non arrampicarsi più di una/due volte a settimana dato che l’arrampicata può essere un esercizio stressante per gomiti e spalle, soprattutto nella fase di discesa.</p>
<p><strong><span style="color: #800080;">Utilizzo e allenamento<br />
</span></strong>Tornando all’allenamento con le funi, la forza d’inerzia ottenuta permette di allenare in modo incredibile la resistenza di tutti i muscoli della parte superiore del corpo, dai dorsali alle braccia, le spalle e gli addominali, fino alle gambe, che possono essere utilizzate con movimenti in semi o completa accosciata continua, fino a salti o piccoli balzi per accompagnare i movimenti superiori ed esprimere più forza ed esplosività, soprattutto nelle fasi più intense o faticose dell’esercizio o qualora si raggiunga un buon livello di stanchezza. Ogni qual volta si perde il ritmo, il movimento diventa più pesante a causa della riduzione della velocità inerziale, ed è allora che l’allenamento diventa anche altamente efficace per il potenziamento della massa muscolare e non solo per il miglioramento della resistenza.</p>
<p><strong><span style="color: #800080;">Esempio di workout<br />
</span></strong>Vi propongo un workout non convenzionale di allenamento funzionale, in cui è possibile utilizzare la fune per esercizi diversi:<br />
- 5 Round<br />
- 10 Thruster con bilanciere<br />
- 30” Rope Alternate Wave (esercizio di ondulazione a due mani)<br />
- 15 Box jump<br />
- 1 Rope climb.</p>
<p>Si tratta di un workout altamente metabolico che alterna un lavoro di forza e potenza con il sollevamento pesi nel Thruster (squat e press), a quello di potenza e resistenza nel box jump, per arrivare a quello di conditioning con la fune nel primo esercizio di ondulazione, e di forza-resistenza nell’arrampicata finale. Da eseguire per 5 round, nel minor tempo possibile. Buon divertimento!</p>
<p><em>Valentina Croce</em></p>
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		<item>
		<title>UOVO: alimento in o alimento out?</title>
		<link>http://www.lapalestra.net/2012/01/16/uovo-alimento-in-o-alimento-out/</link>
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		<pubDate>Mon, 16 Jan 2012 16:36:52 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Cesare</dc:creator>
				<category><![CDATA[Alimentazione]]></category>

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		<description><![CDATA[Al contrario di quanto si tende a pensare, l’uovo è un alimento ricco di proteine nobili, che non arreca problemi al colesterolo delle persone sane Spesso, quando una persona si reca dal proprio medico di condotta e magari vede qualche asterisco negli esami del sangue, si sente dire che deve tenere sotto controllo una determinata ... <a href="http://www.lapalestra.net/2012/01/16/uovo-alimento-in-o-alimento-out/">Continua</a>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><!-- wp-jquery-lightbox, a WordPress plugin by ulfben --> </p>
<h3><span style="color: #ff6600;">Al contrario di quanto si tende a pensare, l’uovo è un alimento ricco di proteine nobili, che non arreca problemi al colesterolo delle persone sane</span></h3>
<p>Spesso, quando una persona si reca dal proprio medico di condotta e magari vede qualche asterisco negli esami del sangue, si sente dire che deve tenere sotto controllo una determinata categoria di alimenti. In questa categoria molto spesso bistrattata, troviamo l’uovo. L’uovo, secondo le credenze popolari, è un alimento da usare con moderazione, soprattutto per via del suo alto contenuto di colesterolo. Infatti il tuorlo dell’uovo contiene molto colesterolo (1200/1300 mg ogni 100 g) paragonabile alle cervella di alcuni animali, mentre la parte molto utilizzata dai frequentatori di palestre è l’albume, che non contiene colesterolo. Detto questo, parrebbe un ragionamento ovvio, se l’asterisco negli esami del sangue fosse proprio in corrispondenza del valore del colesterolo, che il primo pensiero e il primo consiglio sia: NIENTE UOVA, così si riesce ad abbassare il valore demonizzato. In realtà, poi, pensando alla frequenza con la quale si mangiano le uova &#8211; la maggior parte delle persone consuma tale alimento saltuariamente &#8211; tale ragionamento non trova quasi mai riscontro.</p>
<p><strong><span style="color: #ff6600;">La verità sull’uovo<a rel="attachment wp-att-5275" href="http://www.lapalestra.net/2012/01/16/uovo-alimento-in-o-alimento-out/uovo_2/"><img class="alignright size-full wp-image-5275" title="uovo_2" src="http://www.lapalestra.net/magazine/wp-content/uploads/2012/01/uovo_2.jpg" alt="" width="307" height="226" /></a><br />
</span></strong>Andiamo a conoscere più da vicino questo alimento così dibattuto. L’uovo è la principale proteina in natura presa come riferimento per valutare il valore biologico (è un parametro di valutazione qualitativo e comparativo di una proteina in relazione al suo quantitativo di aminoacidi: la carenza di uno o più aminoacidi abbassa il valore proteico della proteina presa in analisi) di tutte le altre proteine, siano esse di origine animale, vegetale o di estrazione. Per questo viene molto utilizzato il bianco d’uovo dai body builder: <strong>per il basso tenore di grassi e il nullo contenuto di colesterolo insieme all’alto valore biologico</strong>. Il secondo pregiudizio legato all’uso dell’uovo riguarda la digeribilità, per cui secondo alcune credenze popolari il consumo di questo alimento porterebbe a un eccessivo appesantimento epatico e a un’aumentata difficoltà digestiva. A dire il vero, non mi è mai capitato di leggere studi che riportavano una difficoltà epatica-digestiva specificatamente legata al consumo delle uova, anzi la digestione delle uova si aggira tra l’ora e le tre ore al massimo, a seconda della quantità di grassi contenuti nel pasto stesso o del metodo di cottura. Si può affermare quindi che, contrariamente a quanto si crede, la digestione di questo alimento per l’alta concentrazione di proteine nobili sia più veloce rispetto alla carne che, tra l’altro, ha un valore biologico molto più basso (circa 69 vs 93 dell’uovo). <strong>La più grossa distorsione della realtà quando si parla di uova è, come detto, il legame con il colesterolo ematico</strong>.</p>
<p>I livelli di colesterolo ematico sono influenzati solamente per il 20% dal colesterolo esogeno e quindi, nella peggiore delle ipotesi, si potrà assistere ad un aumentato valore ematico di questa entità, ma niente di più o, come affermato da molte ricerche, l’assunzione di colesterolo alimentare non è in grado da sola di aumentare i valori ematici. Molti autori hanno pubblicato ricerche autorevoli indicando che la carenza parziale o totale di colesterolo esogeno, cioè quello assunto attraverso alimentazioni prive di colesterolo, non abbassavano i valori ematici del colesterolo come si era ipotizzato. Successivamente si è capito che la regolazione ematica del colesterolo (ma questo meccanismo si verifica per tanti altri processi fisiologici) veniva influenzata in maniera positiva proprio dal colesterolo alimentare. La produzione endogena che riveste l’80% del colesterolo totale è influenzata da quanto colesterolo si assume attraverso l’alimentazione. Infatti quando noi mangiamo alimenti contenenti colesterolo, in realtà pilotiamo il nostro corpo a produrne meno a livello endogeno e questo porta ad una riduzione del totale a livello ematico.</p>
<p>Questo meccanismo ha trovato spiegazione attraverso l’inibizione di un enzima (HMG-CoA-reduttasi) che, attraverso la sua attività, produce il colesterolo endogeno (il principale responsabile dell’ipercolesterolemia) ed è inibito dall’assunzione di colesterolo con gli alimenti. Attenzione però, questo tipo di enzima è stimolato anche da altri macronutrienti che poco o nulla hanno a che fare con le uova e con i grassi. L’enzima responsabile di tale meccanismo è anche il bersaglio dei farmaci utilizzati per diminuire il colesterolo ovvero le statine, e questo ci fa pensare al vecchio ma giusto principio che il cibo è un farmaco quotidiano.</p>
<p>Detto ciò, non mi spiego come mai possano ancora circolare voci demonizzanti legate a credenze popolari relative a questo alimento che ha ottime finalità plastiche e le cui numerose proprietà sono dimostrate da varie e talvolta bizzarre ricerche:</p>
<p>- Il “Journal American College of Nutrition” afferma che una colazione a base di uova aumenta la sazietà e riduce notevolmente l’assunzione di cibo durante la giornata.</p>
<p>- L’“International Journal of Obesity” in una ricerca afferma che la colazione a base di uova aumenta la perdita di peso.</p>
<p>- L’“European Journal of Clinical Nutrition” in una ricerca appositamente strutturata per correlare l’aumento del consumo di uova e il rischio di malattie cardiovascolari afferma: <em>Nessuna associazione tra consumo di uova e l’incidenza di malattia cardiovascolare è stato trovato</em>.</p>
<p>- Uno studio pubblicato su “Chimica degli alimenti” a novembre 2011 ha ipotizzato con una recente scoperta che all’interno dell’uovo siano contenute anche sostanze antiossidanti che possono combattere le malattie, abbassare la pressione arteriosa, le malattie cardiache e il cancro, e potrebbero quindi entrare nella categoria di alimenti che aiutano nel mantenimento della salute.</p>
<p>- Una ricerca dal Dipartimento dell’Agricoltura americano afferma che l’uso di un uovo al giorno non si traduce in un aumento dei livelli ematici di colesterolo, né in un aumentato rischio di malattie cardiovascolari nelle persone sane.</p>
<p>- Altro studio del Dipartimento dell’Agricoltura americano afferma che le uova di oggi hanno il 14% in meno di colesterolo rispetto alle uova del 2002 e il 64% in più di vitamina D, senza poi considerare che ora esistono anche le uova arricchite di omega 3.</p>
<p>- Uno studio della Harvard University che ha monitorato per 15 anni 120.000 persone ha dichiarato che non è stato accertato alcun aumento del rischio cardiovascolare tra quelli che avevano mangiato un uovo al giorno.</p>
<p>Un ulteriore aspetto da tenere in considerazione è il residuo azotato che questo tipo di alimento comporta, ovvero l’utilizzo netto di azoto per la sintesi proteica generale che si aggira per l’uovo intero intorno al 48%, per l’albume d’uovo intorno al 16%. Questo ci deve far riflettere sul reale beneficio dell’utilizzo dell’albume d’uovo anziché dell’uovo intero. Molti sportivi utilizzano, come accennavo prima, l’albume dell’uovo per le sue proprietà ipolipidiche e per l’assenza di colesterolo, ma se consideriamo l’utilizzo di azoto che corrisponde al netto utilizzo della fonte proteica, ai fini plastici dobbiamo coscientemente valutare che l’uovo intero apporta un utilizzo di azoto molto superiore e soprattutto per gli sportivi il colesterolo è determinante per l’anabolismo e la sintesi degli ormoni sessuali.</p>
<p>Quanto detto fino a questo momento conferma che per le persone sane e per gli sportivi l’uovo è un ottimo alimento, principalmente un’ottima fonte di proteine nobili ma chissà che alla luce di nuove ricerche per questo alimento che tanto terrorizza e alimenta erronei luoghi comuni non si scoprano ulteriori benefici che possano permetterci di rilanciarlo al meglio in futuro.</p>
<p><em>Iader Fabbri</em></p>
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