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Come dobbiamo giudicare gli alimenti “dedicati” agli anziani che stanno prendendo piede negli ultimi anni? In cosa consistono? E sono realmente utili?

La nostra società si sta sempre più spingendo verso un mercato globale ma, all’interno di questo mercato, ci sono settori specifici che offrono grandi prerogative di applicabilità. Uno di questi “mercati” è quello degli anziani o della terza età o dei “diversamente giovani” (per i più sportivi). È infatti indubbio che, soprattutto in Europa, l’età media tende ad alzarsi con sempre più necessità di affrontare tutte le problematiche di questa fascia di popolazione. Logicamente questa richiesta riguarda anche l’alimentazione, con una distinzione fra anziani non sportivi che hanno necessità di sopperire a delle carenze (dovute a varie condizioni intrinseche e patologiche) e anziani sportivi, che magari hanno le stesse problematiche del primo gruppo ma in più vorrebbero ottenere dagli alimenti maggiore lustro, salute ed energia. In questo contesto la normativa CE 258/97 fa riferimento a varie categorie di alimenti fra cui gli alimenti funzionali e gli alimenti fortificati.

Alimenti funzionali
Gli alimenti funzionali (functional food) sono alimenti (o parti di alimenti) che hanno un potenziale effetto positivo sul mantenimento della salute e/o prevenzione della salute. Questo dovrebbe avvenire mantenendo aspetto, odore e sapore simili rispetto ai cibi tradizionali. Le cosiddette “aggiunte positive” sono dovute alla presenza di componenti che interagiscono con le funzioni fisiologiche dell’organismo (isoflavoni, polifenoli, bioflavonoidi ecc.). Solitamente gli effetti definiti funzionali riguardano tutta la popolazione o una parte di essa (come per l’appunto gli anziani). Un alimento può divenire funzionale anche attraverso tecnologie produttive che ne aumentano la digeribilità o la biodisponibilità di uno o più componenti. Genericamente i cibi funzionali si possono classificare in base alla presenza di probiotici (micorganismi vivi e attivi), prebiotici (componenti alimentari non digeribili in grado di stimolare la crescita di alcune specie batteriche) o simbiotici (presenza contemporanea di prebiotici e probiotici).

Alimenti fortificati
Sempre per l’alimentazione della popolazione degli anziani un’altra prerogativa è rappresentata dagli alimenti fortificati, ovvero cibi dove sono stati aggiunti nutrienti senza alterarne il contenuto energetico. Questa addizione può essere fatta per vari motivi, sia per riequilibrare nutrienti persi durante la produzione, oppure per arricchire il cibo con ulteriori nutrienti (sia che siano più o meno presenti nel cibo originale).
È un settore relativamente nuovo e l’Unione Europea nel regolamento CE n. 258/97 e nel documento N 763 del 20/06/11 ha determinato delle linee guida su questa categoria di cibi.
Perché l’anziano dovrebbe aver bisogno di alimenti “dedicati”? Le motivazioni possono essere tante, fra queste ad esempio il fatto che una invalidità o una forma depressiva possa portare a perdita di appetito e ad una riduzione di uscite all’aria aperta (con minore esposizione al sole e quindi meno sintesi di vit. D). La perdita di appetito può anche essere legata alla diminuzione di efficacia dei sensi di gusto e olfatto, quindi con minore percezione della palatabilità e parallelamente una minore attrazione verso il cibo. A questo si associano problemi di digestione, oppure difficoltà all’apparato dentale che richiedono quindi forme di cibo estremamente digeribili e non impegnative (sia nella preparazione che per la masticazione).
Gli anziani sono anche spesso carenti di informazioni di cultura alimentare “moderna”, e ciò (anche ammettendo che il loro legame con le tradizioni li porti a conoscere il valore degli alimenti pregiati) li porta a confondere apporto proteico, apporto energetico e nutrizionale in genere.

Ce n’è veramente bisogno?
L’industria alimentare ha profuso notevoli sforzi nel produrre alimenti fortificati che siano adatti per tutti ma che abbiano un’eccellente valenza per le caratteristiche dell’anziano. Basti pensare al gelato arricchito di proteine e vitamine, al latte con vitamine e omega 3, ai cereali o fette con fibre e vitamine. Sono tutti esempi di alimenti ad indirizzo salutistico e che all’anziano danno valide risposte alle problematiche della sua età. All’anziano, anche dal punto di vista psicologico, non sempre è conveniente proporre gli integratori sotto forma di capsule o buste, perché vengono spesso recepiti come farmaci (ed in molti casi ne fanno già un abbondante uso). Cosa diversa è proporre un alimento arricchito che possa veramente integrare la dieta.
In molti si chiedono: ma c’è veramente bisogno di queste categorie di alimenti? La risposta è difficile ed articolata. Certamente un anziano in forma, attivo, senza problemi di appetito e di particolari carenze trova tutte le risposte alle sue esigenze nei “normali” cibi. Come abbiamo detto, la problematica si presenta in modo diverso su anziani con problemi di varia natura ed entità. Ancora una volta il messaggio chiave ritengo sia comunque nella prevenzione e nella cultura-conoscenza alimentare. Chi ha un retaggio sportivo facilmente avrà non solo una cultura del movimento e della forma, ma anche una formazione che ha portato ad acquisire i concetti dell’alimentazione sana e completa. Ci sono infatti diversi anziani che (consigliati da professionisti) assumono tranquillamente integratori di Omega 3, di magnesio o di aminoacidi. L’acquisto e l’uso di questi prodotti o degli alimenti fortificati non deve comunque essere un vezzo o una moda commerciale, ma una prerogativa salutistica motivata, consapevole e sempre allineata con i concetti di alimentazione varia e calibrata.

Ma cos’è la terza età?
Nei paesi occidentali, dove gli individui di 60 anni sono equiparabili, come livello di autonomia, agli adulti più giovani, viene mediamente considerata “terza età” l’over 70. Ma tutto è relativo alle condizioni reali della persona. Le problematiche, anche nutrizionali, insorgono soprattutto quando ci sono difficoltà socio-economiche. Da non sottovalutare come spesso le problematiche di malnutrizione possano essere determinate da una perdita di sensibilità negli organi di senso (presbifagia) o di deglutizione (disfagia), il tutto con minore attrazione verso il cibo. Occorre però valutare anche come nell’anziano si manifesti un calo del metabolismo: se dopo i 40 anni diminuisce di circa il 5-6% ogni 10 anni sino ai 60 anni d’età; dai 60 ai 70 anni il calo è del 10-12%, e un’altra riduzione del 10-12 % avviene dopo i 70 anni. Questo comporta una perdita di massa magra e un aumento della massa grassa con cambiamenti corporei anche significativi (tipico l’aumento del giro vita delle donne nella menopausa). Se si unisce il calo di metabolismo a un calo del movimento, è intuibile come, se si usano gli stessi quantitativi di cibo dei 40 anni, sia facile aumentare di peso.

Marco Neri


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