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È realmente consigliabile fare sport a piedi scalzi? Quali benefici derivano dal non indossare le tradizionali scarpe da ginnastica? Quando facciamo sport, i nostri piedi il più delle...

È realmente consigliabile fare sport a piedi scalzi?

Quali benefici derivano dal non indossare le tradizionali scarpe da ginnastica?
Quando facciamo sport, i nostri piedi il più delle volte li diamo per scontati. Al massimo ci preoccupiamo di fornirgli il giusto supporto e la migliore protezione possibile rinchiudendoli dentro scarpe performanti, ma raramente pensiamo a quanto siano fondamentali ai fini della nostra salute e della nostra prestazione. Da alcuni anni a questa parte, però, è nata una scuola di pensiero che intende restituire dignità sportiva ai piedi, e che è riuscita a dimostrare il loro ruolo decisivo nell’esercizio fisico, in palestra e fuori. Secondo questo approccio, allenarsi a piedi scalzi, o indossando delle calze progettate ad hoc, permette di ritornare alle origini, di controllare meglio i movimenti, di stimolare equilibrio, agilità, forza. Prima di intervistare due estimatori ed esperti dell’allenamento a piedi nudi, abbiamo chiesto un parere “esterno” sull’argomento a Claudio Gallozzi, medico sportivo e docente universitario: “Raramente si pensa che il piede è chiamato a sopportare notevoli sollecitazioni in funzione dello sport praticato, come brusche accelerazioni, arresti repentini, ripetuti slittamenti, violente ricadute e cambi di direzione. In queste situazioni il carico di lavoro può essere elevatissimo e le articolazioni sono costrette a sopportare forze pari a multipli del peso corporeo. Alcuni calcoli hanno mostrato, ad esempio, che per una distanza di 1.500 metri in un soggetto di 70 Kg, ogni piede sopporta più di 60 tonnellate durante la marcia normale, e 110 tonnellate durante la corsa a 12 Km/h!”. Da quanto spiega Gallozzi, l’azione biomeccanica del piede è essenziale: “Consiste nell’assorbire l’energia meccanica generata nell’impatto con il suolo, immagazzinarne parte sotto forma di energia elastica e nel trasmettere, nella fase di spinta, la forza generata dai muscoli: una sorta, insomma, di ammortizzatore biologico”. “Oltre a quello meccanico”, continua Gallozzi, “al piede spetta un altro fondamentale compito: quello di informare sulle sollecitazioni alle quali è sottoposto e sulla natura del terreno sul quale viene ad operare. Le terminazioni nervose stimolate durante la stazione eretta e il movimento fanno del piede un organo “posturale” ed uno straordinario informatore del cervello. Grazie a queste informazioni, associate a quelle provenienti da altre fonti quali occhi, labirinto, mandibola, il cervello formula una risposta motoria modulata, estremamente importante, in quanto rappresenta uno degli elementi principali di salvaguardia di tutto l’apparato locomotore. Il piede non sempre si comporta in maniera ideale poiché la sua funzionalità può essere inficiata da anomalie strutturali o da patologie intercorrenti. Tali quadri determinano o favoriscono una instabilità dell’appoggio che, a sua volta, può rappresentare causa o concausa di eventi patologici riguardanti il piede stesso o strutture diverse anche ad esso non collegate, come ginocchia, bacino e colonna vertebrale”. L’esigenza di preservare l’integrità del piede durante l’attività sportiva, al contrario di quanto si pensa comunemente, non è un’invenzione moderna: “Sembra impossibile, ma già diecimila anni fa gli uomini avevano intuito la necessità di proteggere i piedi, soprattutto durante le azioni di caccia”, osserva il Dott. Gallozzi. Si trattava di primordiali calzature fatte di corteccia. “Successivamente i materiali più utilizzati per la costruzione di calzature furono il cuoio e la pelle, oppure, materiali derivati dalla lavorazione di vegetali quali muschi o soffice lana. L’evoluzione della calzatura continuò lentamente con il passare dei secoli. Gli inglesi, nel 1850, furono i primi a costruire una calzatura sportiva così come la intendiamo noi oggi, con suola di gomma e tomaia in tela. Nel Novecento la calzatura sportiva ebbe un’evoluzione strabiliante. Con l’aumentare dei praticanti e dell’incremento dell’intensità e quantità degli allenamenti, si rese necessaria anche un’evoluzione “tecnica” della calzatura, con il duplice fine di migliorare la risposta meccanica e di offrire protezione al piede e, di conseguenza, all’intero sistema muscolo-tendineo ed osteo-articolare. Quest’ultimo aspetto si realizza, tra l’altro, attraverso l’utilizzazione di sistemi di ammortizzamento”. Chiediamo a Claudio Gallozzi che cosa ne pensa dell’allenamento odierno a piedi nudi: “La corsa a piedi nudi, in particolare, affascina molti runner dai tempi di Abebe Bikila. Esistono veri e propri sostenitori di tale tipo di corsa anche se i vantaggi o gli svantaggi di tale abitudine non sono ancora completamente chiariti. La ricerca scientifica ci viene in aiuto perché cominciano ad esser pubblicati lavori che dimostrano gli effetti fisiologici del muoversi senza calzature o con calzature minimaliste. La dottoressa Irene Davis dell’American College of Sports Medicine ha esposto i risultati del suo studio alla 2011 Australasian Podiatry Conference a Melbourne, così come riportato da ABC Science. Qui, insieme alla collega Catherine Worthingham della American Physical Therapy Association, ha mostrato come agiscono queste innovative calzature che restituiscono al piede l’intera gamma di movimenti naturali ma, al tempo stesso, proteggono la pianta dai sassi o dalle temperature di superfici estreme. Prima, e per arrivare a ideare questo genere di calzatura, le ricercatrici hanno studiato i corridori keniani, noti per essere eccellenti podisti a piedi nudi. L’analisi delle suole/guanto confrontate ai movimenti del piede di chi corre a piedi nudi ha permesso di notare come questi movimenti naturali non fossero impediti. La prima cosa che si è notata durante i test è che le persone che le indossavano lamentavano dolori ai muscoli del piede. Questo, secondo gli scienziati, è normale perché i tendini, i muscoli del piede, della caviglia, del polpaccio e della coscia iniziano per la prima volta a fare il lavoro per cui sono programmati. Utilizzando scarpe convenzionali, questi tendini e muscoli non lavorano come dovrebbero. Così, correndo a piedi nudi, ecco arrivare i dolori che, tuttavia, scompaiono dopo un po’ di tempo. Tra gli altri vantaggi offerti dal correre a piedi nudi – o con qualcosa che ne imiti la modalità – c’è l’aiuto che ricevono le persone con i piedi piatti nel rafforzare e aumentare l’ampiezza gli archi plantari, fanno notare le ricercatrici. Anche lo studio pubblicato dal mio gruppo di lavoro dimostra che, in soggetti adattati, la corsa senza scarpe migliora il rendimento biomeccanico del gesto migliorando, quindi, l’efficienza del corridore”. Sono quindi solo rose e fiori? “Certamente non sono tutti in accordo con questa visione. I detrattori dello sport a piedi nudi evidenziano una serie di problemi e rischi:
1) Fondo: la necessità di evitare ogni fondo variabile (come per esempio lo sterrato, l’erba ecc.) perché i vari possibili corpi offendenti (sassi più o meno aguzzi, lattine, vetri ecc.) non sono facilmente visibili. Solo su terreni molto compatti, a visibilità massima, per esempio l’asfalto o la sabbia. Quest’ultima deve essere scartata da qualsiasi runner che utilizzi anche le normali scarpe. Resta l’asfalto, proprio la superficie per la quale è consigliabile calzare scarpe ben ammortizzate.
2) Traumi – Il piede è soggetto a traumi occasionali anche nella parte non a contatto con il suolo: un ramo, un ostacolo, la caduta di un qualunque peso ecc. La scarpa svolge anche la funzione di proteggere il piede da qualunque contatto; in particolare le dita sono molto sensibili a urti occasionali con materiali resistenti.

Entriamo nel vivo dell’allenamento a piedi scalzi (o quasi) e vediamo come le aziende hanno risposto a questa tendenza.

Il nostro primo intervistato è CORRADO GIAMBALVO,
Coordinatore Vibram Tester Team Vibram Fivefingers
e Istruttore di Atletica Leggera FIDAL.

Un utente fitness indossa per la prima volta le Vibram Fivefingers durante una lezione in sala corsi o durante un allenamento cardiofitness: che cosa ‘prova’ all’inizio?
“Le prime sensazioni di indossare le Vibram Fivefingers dipendono dall’uso specifico che se ne fa. Usare le Vibram Fivefingers è realmente del tutto simile a stare a piedi scalzi. E quindi fare una qualsiasi lezione in sala corsi o un allenamento cardiofitness senza averlo mai fatto scalzi, falserebbe il reale giudizio di questa calzatura rivoluzionaria. Ci sono cosiddetti utenti fitness che nonostante ore e ore di palestra e esercizi di ogni tipo hanno i muscoli dei piedi deboli che sembrano atrofizzati, e le Vibram Fivefingers, con le loro dita separate e il design fedelmente anatomico, neanche riescono a metterle! Quale potrà essere il loro primissimo impatto? Al contrario ci sono persone che le infilano come un guanto su misura e con i loro piedi forti, allenati e funzionali le adorano, si innamorano delle sensazioni  che provano, e ne apprezzano immediatamente prestazioni e vantaggi rispetto a stare completamente scalzi: protezione, grip, igiene. Dunque, a chi non è abituato a stare e ad allenarsi a piedi scalzi sconsiglierei la prima volta di allenarsi in Vibram Fivefingers, come nell’ipotesi di questa domanda. Però gli direi di provarle, di tenerle su indosso, di provare a camminarci, accennare qualche saltello per iniziare a capire come rispondono i piedi per poi progredire con movimenti e routine familiari”.

È possibile indossare le Vibram Fivefingers per svolgere qualsiasi esercizio? Ci sono limitazioni o controindicazioni?
“Chiedo scusa a La Palestra ma forse la domanda è eccessivamente generica. Così fate sembrare che i frequentatori delle palestre siano sostanzialmente abbandonati a loro stessi… Quali sono le limitazioni e controindicazioni nell’uso dei nostri piedi nudi? L’abrasione della pelle, la tenuta (grip) su superfici/pavimenti, le temperature estreme, la sudorazione, oggetti o sporgenze contundenti, sporcizia, convenzioni comportamentali. Le Vibram Fivefingers offrono una soluzione innovativa per stare come a piedi nudi solo un po’ più protetti e ‘vestiti’. Poi ci sono le limitazioni e controindicazioni della sana cultura sportiva e del buon senso. Tra direttori tecnici, personal trainer, presenter, istruttori e assistenti di sala, le palestre dovrebbero essere ben fornite di staff idoneo a dare i giusti consigli su attrezzi, calzature e abbigliamento in funzione del profilo specifico di ciascun utente e del contesto in cui opera. Le Vibram Fivefingers possono essere usate liberamente e con buon senso per fare Fitness, dopo un congruo periodo di rifamiliarizzazione, rieducazione e adattamento dei piedi di chi è non è abituato a stare e a fare attività motoria a piedi scalzi”.

Quali sono i principali vantaggi di allenarsi con Vibram Fivefingers anziché indossando scarpe da ginnastica?
“Quando ci alleniamo facendo un qualsiasi esercizio sportivo, di Fitness se volete, concorrono almeno 4 caratteristiche principali dello stimolo allenante: l’intensità, la frequenza, la durata e la specificità. Sapete bene che misurare scientificamente i vantaggi o gli svantaggi condizionali di utilizzo di un prodotto durante l’allenamento è molto difficile perché potrebbe dipendere dalla minima alterazione di una di queste caratteristiche. Dunque, se speravate che vi raccontassi che le Vibram Fivefingers rassodano i glutei o che ingrandiscono i bicipiti, mi fa piacere deludervi. Al contrario, se prendiamo atto del perché di quanta ginnastica propriocettiva e posturale viene fatta a piedi scalzi, di quante discipline come la danza moderna, la ginnastica artistica, le arti marziali, così come il Pilates, lo Yoga prevedono di stare a piedi scalzi, e di quanto il mondo del Fitness abbia trasformato e rielaborato sulle fondamenta di questi schemi i suoi ‘prodotti motori’ dallo Step al Bosu, è molto semplice capire i vantaggi delle Vibram Fivefingers: guanti da piedi, flessibili, avvolgenti, leggeri. Quasi come a piedi nudi, solo un po’ più protetti e vestiti. Che stimolano le funzioni di equilibrio, agilità, mobilità articolare, forza. Per lo stretching così come per il potenziamento. Per attività ciclica così come isometrica, pliometrica. Inoltre, come detto precedentemente, i semplici fattori igienici e protettivi non sono poco. E, perché no, anche il gusto può essere un fattore motivante”.

Quanti modelli di Vibram Fivefingers esistono? E per quali scopi sono stati concepiti?
“Dopo la Classic, un copri-piede scollato con le dita in suola Vibram e gomma TC1, lanciata nel 2006, i modelli di base sono diventati tanti. Ecco dunque, sia per uomini che per donne: le Sprint un po’ più contenitive delle Classic, le KSO “calzinate” per proteggere il collo del piede dalla polvere e dai piccoli detriti, le KSO Trek in pelle di canguro con suola chiodata dal gusto Outdoor, e ancora in rapida evoluzione le Bikila, come da battesimo di un grande maratoneta e da un sottopiede di 3 mm di EVA, orientate alla corsa su strada, e le Komodo Sport. Sul fronte più femminile invece le Jaya, performanti in chiave olistica, le Moc completamente in cuoio, e ancora tanti nuovi modelli che si possono comodamente trovare sul nostro sito

www.vibramfivefingers.com con tutte le specifiche e indicazioni, tra cui novità entusiasmanti per il 2012. Ma la cosa che le accomuna, a prescindere dallo stile e dal design, è che tutte le Vibram Fivefingers ci ricordano l’importanza funzionale dei nostri piedi per un sano e attivo stile di vita”.

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Il nostro secondo intervistato è ENRICO GUERRA,
Responsabile Divisione Ricerca e Sviluppo ELAV,
Gruppo di Coordinamento Ricerca e Sviluppo Progetto R’Evolution Akkua.

Quali sono le primissime impressioni nell’indossare i calzari Akkua R’EVOLUTION per allenarsi in palestra?
“Di avere il piede completamente scalzo… Questo è il vantaggio ottenibile solo con un calzare e mai con una calzatura anche se minimalista. Il barefoot vero consiste in questo. La Divisione Ricerca e Sviluppo di AKKUA in collaborazione con quella di ELAV hanno realizzato R’Evolution, l’unico prodotto al mondo che parte dalla calza invece che dalla scarpa.
È un’innovazione che proietta questo settore 10 anni avanti quando sta ancora nascendo. Il processo di Ricerca e Sviluppo dei due laboratori ha comportato un lavoro pluriennale di studio biomeccanico e dei materiali per arrivare ad un prodotto che consentisse di far lavorare il piede come se fosse scalzo quando in realtà è ben protetto dal mondo esterno”.

È possibile indossare questi calzari per svolgere qualsiasi esercizio? Ci sono limitazioni o controindicazioni?
“Sì, è possibile, a patto che venga rispettata un’adeguata progressione di adattamento… in fin dei conti se è vero che il nostro piede è nato per lavorare scalzo e che si è ‘infilato’ dentro una calzatura talmente recentemente da essere ininfluente sotto l’aspetto evoluzionistico, è anche vero che non si possono cambiare da un giorno all’altro le abitudini di una vita”.

Quali sono i principali vantaggi di allenarsi con questi calzari anziché indossando scarpe da ginnastica?
“Che il nostro piede sia nato per lavorare scalzo non è solo un modo di dire ma investe una serie interminabile di elementi scientifici schiaccianti a supporto di questa posizione. L’aumento del rendimento meccanico del piede scalzo si porta dietro una serie di vantaggi che spaziano da una locomozione ed un controllo del movimento più efficaci, ad un miglior ricircolo venoso, alla prevenzione di patologie da sovraccarico funzionale di tipo ascendente e tanto altro. La tanto blasonata scarpa ginnica protettiva, antitesi delle R’Evolution, ha oggi solo il vantaggio di essere abitudinaria per tutti noi ma si porta dietro una serie importante di svantaggi tecnici tra cui la sua stessa capacità di ammortizzazione e soprattutto lo spessore della suola ne sono l’esaltazione negativa in termini di inefficienza meccanica e sviluppo di patologie da sovraccarico funzionale”.

Allenarsi completamente scalzi o indossando i calzari Akkua: quali sono le differenze?
“Nel laboratorio di ricerca dell’ELAV Institute sono state già effettuate una serie di ricerche biomeccaniche che confermano inequivocabilmente le insignificanti differenze esistenti tra la locomozione a piedi scalzi o indossando le R’Evolution. Segue un grafico a dimostrazione di quanto affermato, ottenuto dalla comparazione di svariate condizioni… l’esempio riportato riguarda una corsa a 16km/h”.

Quanti modelli di calzari Akkua esistono? E per quali scopi sono stati concepiti?
“R’Evolution ha sviluppato tre tipologie di prodotti che spaziano dal Free Time al Fitness al Running, con precise caratteristiche tecniche strettamente legate alla tipologia dell’impegno meccanico.
Citiamo in particolare:
– Ultraleggera, abbandona il concetto di calzatura per abbracciare quello di calza… il piede ritornerà a lavorare per come è stato progettato dalla natura.
– Suola ultrapiatta antisfondamento per garantire massima sicurezza ed efficienza al piede libero.
– Disegno della suola studiato per un adeguato stimolo propriocettivo plantare favorente il controllo meccanico del piede e una piacevole sensazione dimenticata.
– Disegno della suola studiato per favorire l’azione elicoidale del piede che entra a terra nella zona postero-esterna del tallone ed esce da terra nella zona dell’alluce.
– Azione a snodo centrale.
– Svuotamento sotto la volta plantare per sfruttarne al massimo l’efficienza meccanica.
– Punti di ingresso e di uscita dell’appoggio rinforzati.
– Materiale shock-absorber ultrasottile sotto al tallone.
– Perfetta grip grazie al disegno della suola, che nel modello Running consente anche un efficace drenaggio dell’acqua per una perfetta corsa sul bagnato”.

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