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Per proporre agli utenti delle palestre allenamenti personalizzati e tarati sulle esigenze del singolo è bene porre domande mirate e concentrarsi anche sul passato della persona.

Il momento del primo ingresso in palestra di un nuovo iscritto, specie se non ha alcuna esperienza specifica precedente, può essere vissuto con una certa dose di ansia, a causa del disorientamento iniziale, il senso di inadeguatezza, la mancanza o la scarsa conoscenza delle attività svolte all’interno ecc. tutto è completamente nuovo, dagli spazi di cui è costituito il centro sportivo alle persone che ci lavorano, fino agli altri avventori che sanno magari già muoversi con disinvoltura all’interno della struttura.
Il compito estremamente delicato del personale presente in palestra, dalla receptionist all’istruttore, è quello di gestire l’accoglienza del nuovo iscritto in modo da creare immediatamente quel clima positivo in cui egli possa superare il disagio iniziale ed interloquire serenamente con chi cercherà di introdurlo al nuovo allenamento.
E’ di fondamentale importanza per l’istruttore rendere il più possibile aderente alle caratteristiche del soggetto ed alle sue aspettative il programma d’allenamento,rifuggendo da schede standardizzate e concentrandosi sulle necessità del suo interlocutore.
Il colloquio preliminare con il nuovo iscritto rappresenta così uno strumento validissimo in mano all’istruttore che in questo modo otterrà almeno tre risultati: la possibilità di acquisire quelle informazioni necessarie per personalizzare il programma d’allenamento; l’occasione per instaurare un rapporto interpersonale con il nuovo frequentatore, conquistando la sua fiducia; ed infine la sensazione di massima professionalità generata non soltanto nell’interlocutore di quel momento ma anche in chi, presente in sala, si accorge del modus operandi dell’istruttore stesso.
L’obiettivo della personalizzazione dell’allenamento viene raggiunto se si riescono a raccogliere alcune importanti indicazioni che passano anche attraverso l’“Anamnesi sportiva e traumatologica”.

L’indagine conoscitiva
L’anamnesi è quell’indagine sui trascorsi sportivi e traumatologici di un soggetto, simile a quella effettuata dal medico che ne attesta l’idoneità, ma che diventa assolutamente determinante anche per l’istruttore che da questi dati fa scaturire delle scelte altrimenti impossibili. In definitiva questa indagine contribuisce ad inquadrare meglio quel determinato soggetto, caratterizzato dalla sua unicità.
In sostanza ci si informa su:
– La pratica attuale di eventuali altre attività motorie e sportive.
– La pratica precedente di eventuali altre attività motorie e sportive.
– I traumi, di valenza medico sportiva, eventualmente subiti.
– La presenza di eventuali para-dismorfismi.

Gli sport del presente
Informarsi sulle altre attività motorie o sportive che eventualmente si stanno praticando è importante per comprendere come queste possano integrarsi con le attività in palestra, in un’ottica di preparazione atletica agli stessi oppure di compensazione degli squilibri determinati da alcune discipline sportive. Proviamo ad ipotizzare il caso di un giovane che si iscrive in palestra ma che, nel contempo, gioca a livello agonistico a calcio con i suoi 2/3 allenamenti alla settimana più la partita nel week end.
Occorre sapere se la sua scelta di frequentare la palestra nasce dall’intenzione di migliorare le sue condizioni di forma, attraverso l’incremento delle capacità motorie specifiche, con l’obiettivo di migliorare la performance sul campo, oppure se il desiderio è quello di optare per un lavoro di compensazione per lavorare su quei distretti meno coinvolti dal suo allenamento principale.
Il compito dell’istruttore non sarà semplice, dovendo integrare i due allenamenti e cercando, da un parte, di evitare un eccessivo carico di lavoro, che potrebbe non essere adeguatamente smaltito per lo scarso recupero tra le varie sedute delle due attività; e dall’altra di non compromettere le capacità prestative del soggetto nel suo sport principale.
Si immagini il caso di un giocatore impegnato nel ruolo di attaccante, che ha quindi la necessità di effettuare in gioco sprint da 20/30 metri ad altissima velocità, che in palestra allena gli arti inferiori con esercizi che possono rallentare la forza veloce dei principali muscoli interessati, compromettendo di conseguenza la sua prestazione in campo.

Gli sport del passato
Anche conoscere gli sport praticati in passato è importante al fine della programmazione dell’allenamento in palestra. Risulta utile sapere a quale livello si sono praticati gli sport segnalati (agonistico o amatoriale) e per quanto tempo, in quanto sono indicativi dello sviluppo di alcune capacità motorie, di eventuali predisposizioni fisiche, della capacità di apprendimento motorio e dell’abitudine all’allenamento sportivo.
Tutti elementi che aiutano a comprendere anche quali modificazioni sono probabilmente state indotte a livello sia fisiologico che morfologico. Si pensi ad esempio al ciclista che dopo molti anni di pratica si iscrive in palestra presentando alcune caratteristiche peculiari di questo sport: arti inferiori più sviluppati di quelli superiori e del tronco, una postura tendente all’accentuazione della cifosi dorsale ed alla riduzione di quella lombare ecc.
In questo caso l’obiettivo può essere quello di armonizzare il tono-trofismo muscolare di tutto l’apparato locomotore, ripristinare una corretta postura e magari potenziare alcune capacità condizionali meno interessate dallo sport praticato in passato.

I traumi subiti
Sapere poi se un individuo ha subito nella sua vita dei traumi, specie se di interesse ortopedico, ci permette di conoscere i limiti di un allenamento in palestra, le necessarie attenzioni del caso o ancora la possibilità di un intervento da realizzare con una kinesiterapia adatta.
Questa è la tipica situazione in cui si deve impostare un programma di rieducazione funzionale che richiede senza dubbio delle competenze specifiche da parte dell’istruttore. Al contrario, invece, se si tratta di un trauma pregresso, in parte anchesuperato ma che potrebbe presentare dei rischi in un allenamento con i sovraccarichi, non dobbiamo essere certi di una segnalazione spontanea da parte dell’interessato.
Non per negligenza ma spesso perché si tratta di un problema antico, dimenticato, oppure perché non si ritiene possa essere importante per il lavoro che si andrà a fare in palestra.
Questo è il motivo per cui nell’anamnesi è necessario informarsi anche su questo aspetto della storia sportiva della persona per la quale dovrà essere elaborato un programma.
Molti esercizi, infatti, presentano delle controindicazioni proprio nei soggetti che hanno problemi di tipo ortopedico, a causa di traumi pregressi o semplicemente di una particolare predisposizione. Solo per fare qualche esempio, possiamo considerare l’ipotesi di un soggetto con un’instabilità delle articolazioni scapolo omerali a cui sono specificamente controindicati esercizi che prevedono il raggiungimento di una posizione in iperabduzione, iperestensione ed iperextrarotazione delle spalle.
Ecco allora che un esercizio come il lento dietro diventerebbe una “bomba ad orologeria” per un soggetto predisposto, per l’elevata probabilità di provocare una lussazione dell’articolazione impegnata. Oppure immaginiamoci un individuo reduce da una lesione al legamento crociato anteriore dell’articolazione del ginocchio, non ancora completamente risolta, che esegue la leg extension, particolarmente controindicata in questi casi.
Esercizio peraltro efficace, invece, in altre ipotesi di ricondizionamento muscolare. E ancora, possiamo pensare a quanto possa essere controindicato uno squat per una persona con compressione vertebrale.

Deviazioni della colonna vertebrale
Eventuali para-dismorfismi, infine, sono trattati non tanto come impedimenti alla pratica di un’attività sportiva ma, al contrario, come uno stimolo a ricercare la soluzione più adatta alle particolari necessità, evitando grossolani errori di impostazione della tabella d’allenamento.
Un vizio posturale, tipico di molti soggetti in età evolutiva, può essere corretto con un trattamento ginnastico specifico che tenga in considerazione le possibili cause e l’evoluzione dello stesso. Ma anche la presenza di un dismorfismo, che non può essere direttamente trattato in palestra, può imporre delle scelte obbligate nell’individuazione di quegli esercizi indicati in alcune circostanze e controindicate in altre. Si pensi, per esempio, ad un soggetto con dorso curvo e, tra le possibili conseguenze, ad una riduzione della mobilità dell’articolazione scapolo omerale.
Il risultato è che alcuni esercizi, privi di controindicazioni per altri individui con una completa mobilità, imporrebbero in questa ipotesi dei fine corsa articolari stressanti, assolutamente da evitare. La differenza rispetto agli altri punti dell’anamnesi è che la presenza di eventuali para-dismorfismi, anche non segnalata dall’interessato, può essere direttamente individuata dall’istruttore attento.
Da quanto osservato è possibile pertanto sostenere che l’elaborazione di un programma di allenamento personalizzato non può prescindere dalla conoscenza anche di questi dati, essenziali per inquadrare ogni singolo caso in tutte le sue caratteristiche, là dove l’obiettivo è quello di ottenere il massimo risultato riducendo al minimo i rischi connessi a scelte inadeguate.

Dario Sorarù

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