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Quello che c’è da bocciare e quello che c’è da salvare nei programmi tv dedicati all’obesità In un’epoca globale dove i media sono presenti costantemente nasce spesso l’esigenza...

Quello che c’è da bocciare e quello che c’è da salvare nei programmi tv dedicati all’obesità

In un’epoca globale dove i media sono presenti costantemente nasce spesso l’esigenza di spettacolarizzare tutto, troppe volte anche argomenti molto delicati, riservati e che richiederebbero una conoscenza vasta e dettagliata per essere capiti ed affrontati.

Negli ultimi cinque anni, soprattutto sui canali satellitari, c’è stata “un’orgia” di reality dedicati al dimagrimento e alla trasformazione estrema. Nel primo periodo gli interventi erano quasi totalmente di natura chirurgica (e non mi dite che questo è educativo!). Nel consueto zapping è facile incontrarsi nei più vari format come Adolescenti XXL, Una famiglia a dieta, The Biggest Loser, Extreme Makeover diet edition o il più “nazionale” Tesoro salviamo i ragazzi. A dire il vero questo ultimo, fra quelli visti, mi è sembrato il più ponderato, la missione era esclusivamente educativa e non prevedeva trasformazioni estreme ma una educazione/consapevolezza dei genitori per agire sui figli in maniera ponderata e corretta. Nulla di spettacolare nel forzare fisicamente ed “esteticamente” il risultato finale, dunque. Particolarmente emblematico in questa trasmissione era l’impiego di un’animazione tridimensionale che mostrava il probabile aspetto dei bambini fra 10-20-30 anni, a seconda del regime alimentare e dello stile di vita adottato. Forse anche in questo il nostro italico buon senso nazionale è stato positivo e l’effetto è stata la produzione di un programma con un vero senso pedagogico educativo. Cosa che manca, a mio modesto avviso, nella maggioranza degli altri programmi, anche se esiste certamente un lato potenzialmente educativo, come l’analisi degli aspetti nutrizionali e l’esigenza di cambiare lo stile di vita. Tuttavia il tutto è affrontato in maniera enfatica e spettacolare.

Prove estreme e gare al massacro
Recentemente ho seguito una puntata in cui un personal trainer faceva fare alla sua “vittima” la torre usata dai pompieri per simulare la salita di scale con equipaggiamento indosso e temperatura oltre i 40 gradi. Ora, immaginatevi una signora sui 150 kg, con attrezzatura completa da pompiere (oltre 30 kg di peso) salire su di una scala in situazione di ipertermia. Naturalmente non è riuscita a fare tutti i piani senza sentirsi male… (ma va?), era però costernata per avere deluso il suo personal trainer ed ha voluto riprovare (questa volta senza tutta l’imbragatura) riuscendo nell’impresa.

Fermo restando che i soggetti hanno svolto tutti gli accertamenti cardiologici del caso, vorrei vedere quale personal si azzarderebbe a sottoporre un suo cliente (mi piacerebbe conoscere quale contratto e con quale clausole ha firmato per partecipare allo show) ad una simile antifisiologica prova (fra l’altro non si vedeva traccia di cardiofrequenzimetro). Accanto a questo c’è, in tono certamente maggioritario, tutto l’aspetto legato allo spettacolo dell’attività fisica “estrema”, compresa di pianti, cedimenti, pentimenti e picchi di ritrovato orgoglio. Stessa procedura, ma ancora più spinta, si trova nei reality dove si mettono gli obesi “in gara” per vedere chi dimagrisce di più. Se mi permettete, una vera gara al massacro, che di educativo ha veramente poco, che porta a strafare rendendo quasi impossibile mantenere certe scelte alimentari e di attività fisica nella vita quotidiana. Chi convive e conosce le dinamiche legate al dimagrimento (anche molto meno estremo di quelli visti nei programmi) sa bene che le problematiche principali sono proprio legate alle abitudini del quotidiano. Infatti tutto è relativamente semplice quando si isola il soggetto dal suo ambiente normale e lo si inserisce in un contesto motivante e motivato dove tutto viene pianificato. Il problema è sempre quando il soggetto, dopo un lasso di tempo più o meno lungo (ma comunque di diversi mesi) ritorna alla famiglia, al lavoro, al quotidiano (con il suo carico di stress, tensioni e tentazioni). La statistica ci dice che una grande maggioranza dei casi dove il dimagrimento è stato maggiore del 1,5-3% al mese ha un’alta probabilità di faticare nel mantenere il peso e il nuovo regime alimentare e di vita. Anche volendo ipotizzare un 3% (percentuale molto alta), si avrebbe che con un valore del genere se si parte con un peso da 160 kg il primo mese si perdono circa 4,8 kg, il mese dopo si parte da 155,2 kg ed il 3% equivale a 4,6 kg. Con una progressione di questo tipo significa che alla fine dei 12 mesi il soggetto arriva a 111 kg, quindi ha perso 49 kg, cioè il 30% del suo peso, e vi assicuro che il risultato è a dire poco eccellente e che già richiederebbe grandi sacrifici (soprattutto per il dimagrimento). Occorre anche considerare che il buon senso e la scientificità, senza il “pressing” dei tempi legati ad un programma, suggerirebbero di fare un primo step di dimagrimento, poi è normale avere un rallentamento e quindi si può fare un periodo di “mantenimento” per poi riprendere con una nuova fase di dimagrimento. Aggiungiamo che nella maggioranza dei casi visti in TV era anche previsto, come sorta di “premio” finale, un intervento di chirurgia estetica che poteva essere di riduzione dermica della inevitabile pelle in eccesso ma anche di “ritocco” con lipoaspirazione per avere un ulteriore dimagrimento. Questo è perfettamente lecito ed in molti casi inevitabile dopo che la pelle ha subito una perdita di peso cospicua; ma ancora una volta occorre fare attenzione che l’intervento chirurgico (come era evidente in altre serie) non fosse l’obbiettivo centrale.

Messaggi positivi
Di tutta la variegata valanga di proposte televisive in atto, il messaggio positivo è certamente che “volere è potere”, ma anche che l’alimentazione da sola è un’arma spuntata se non è accompagnata dall’attività fisica. Altro punto che emerge, e che solo in parte viene affrontato, è la grande importanza del fattore psicologico motivazionale. Alla base di un’obesità, infatti, c’è certamente uno stile di vita che ha poi portato ad un dismetabolismo, ma probabilmente ancora prima c’è tutto un costrutto mentale che occorre affrontare e sviscerare per ricostruire dall’inizio un rapporto positivo con il corpo e con il cibo.
Alla fine si ritorna a quello che diceva il compianto Emilio They: “Il problema non è a che peso si arriva, ma a che peso si rimane…”. Il difficile è il mantenimento dove lo stimolo al metabolismo ed il giusto atteggiamento mentale sono determinanti.

Il body mass index per valutare grasso e obesità

Il Body Max Index (BMI) è un parametro che si calcola dividendo il proprio peso per il quadrato dell’altezza (espressa in metri). Quindi per una persona alta 1,7 m che pesa 150 kg si avrà: 150 : (1,7 x 1,7) = 51,90. Si fa riferimento alla seguente tabella:
Nel nostro esempio si ha un risultato di gravemente obeso. Un primo calcolo grossolano di previsione si potrebbe fare con una proporzione facendo 150 : 51.9 = x : 30 (dove 30 è un valore di BMI inserito nella tabella al livello di “semplice” sovrappeso).
Il risultato è 86,7, un valore forse non di “peso forma” ma certamente molto più gestibile ed accettabile.
Sulle grosse obesità il BMI è ancora molto usato, mentre altri metodi adottati nelle palestre come la psicometria sono poco efficaci, così come l’impedenziometria, se utilizzata su soggetti ben al di fuori degli standard di riferimento può commettere grossi errori.
Quindi rimane ferma l’importanza di conoscere massa magra e massa grassa, ma questo soprattutto quando la persona ha già effettuato un primo importante step di dimagrimento. Oltre a ciò gli studi ci dicono che, anche indipendentemente dalla composizione corporea, già il semplice peso contribuisce negativamente alle aspettative di vita, come da tabella tratta da uno studio pubblicato sul Lancet nel 2009.

Marco Neri

Potete travare diversi approfondimenti ai seguenti link:

http://www.muscolarmente.com/obesita-in-italia

http://www.huffingtonpost.it/pietro-migliaccio/dieta-ipocalorica-una-que_b_1933930.html?utm_hp_ref=italy

http://www.aidap.org/positive/aida.nsf/fd3c74c671cf6b18c1256877004b7d69/a8b5f0d92f8d0adec125760e0058f71f?OpenDocument

http://www.aidap.org/positive/aida.nsf/7a4ed1b50ae71c68c12567de0040cdcc/42297f3aa2f709154125688900383047?OpenDocument

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