«L’uomo è un animale sospeso fra ragnatele di significati che egli stesso ha tessuto» Max Weber

A partire dalla storia della pittura, il ritratto è stato il cardine e il centro. Suo fine era quello di celebrare il “fuori”, l’aspetto esteriore delle persone rappresentate – soprattutto di figure di rilievo all’interno di una società – e di fissarne l’intima originalità e unicità in una tela. Successivamente la fotografia ha sequestrato alla pittura questa peculiarità. Ma dalla loro nascita, l’intento è rimasto lo stesso: la cattura immortale dell’immagine in un istante.

Sottomessa all’intenzione della macchina o dello strumento, il pensiero di colui che veniva raffigurato, in una differente prospettiva rimandava alla domanda: «come (tu) mi vedi?». Esistono molteplici sfumature che disegnano tale circostanze in tutte le sue forme e svariate capacità simulatorie. Ad esempio, nel ritratto di Anna Achmatova (foto sotto) è raffigurato un volto aristocratico, con profilo sontuoso, irregolare, misterioso, pensieroso, femminile, dominante. Ma soprattutto una donna provvista di una gioventù sgargiante e di una seduzione suprema. Aspetti questi che, come quelli dell’apparenza, dell’esteriorità, dell’eleganza e del fascino, negli ultimi decenni sono stati ricercati da chi gradiva mantenerli più a lungo possibile, mostrando qualità estetiche piacevoli, camuffando il proprio declino biologico.

AnnaAchmatovaSono sempre più frequenti gli articoli sui giornali e le riviste, le interviste e le ricerche che accendono i riflettori sulla questione Anti-aging. Nella percezione comune – specificamente nei nostri valori – si sta introducendo in modo sempre più prepotente il concetto di immutabilità. Così l’invecchiamento viene visto come una mutazione non ricercata, ma imposta, che violenta il rapporto tra valori – o ideali – e realtà. Da qui ogni mezzo e metodo (creme anti-rughe, trattamenti per capelli, chirurgia plastica, ecc.) utilizzato per allontanare i segni del tempo… come se invecchiare non facesse più parte della vita, e il rischio che l’ossessione possa insinuarsi e diventare una compagna fissa: il supremo narcisismo di giornate corredate da precise statistiche di perdite organiche (il 24 marzo il primo capello bianco) o la percezione di eventi inesistenti (come rughe d’espressioni irreali) non lascia spazio al non-pensiero, allo stare al mondo senza preoccupazioni.

Tu come mi vedi?

Con l’età, lo sviluppo tumultuoso della personale presa di coscienza si collega soprattutto ai giudizi a livello sociale, come quelli degli amici che, prontamente, tra ironia e sarcasmo, evidenziano maggiormente le nostre “mutazioni”. La loro pressione comunicativa amplifica la nostra già alterata percezione che potrebbe esporre a maggior stress anche in vista di una identità fisica che non corrisponde più alle nostre aspettative e alle nostre abitudini percettive.

Rimanendo ben saldi su quest’ottica, e ricollegandoci al discorso iniziale ancor più sottilmente, «come (tu) mi vedi?» potrebbe rappresentare il preludio di: «quanti anni dimostro?». Dunque, solo con una scelta equilibrata alla prospettiva Anti-aging possiamo evadere da ogni dissonanza tra noi e il nostro contesto, e tra noi stessi.

Questa scelta consiste nell’evitare di rimanere incastrati tra il calcolo di grammi di macronutrienti o essere esclusi a livello sociale, solo perché si ha il terrore di consumare certi alimenti. Una scelta equilibrata comprende un armonioso rapporto con un corpo che si trasforma col tempo, senza imporgli il sigillo dell’immutabilità. In primis prendere coscienza del cambiamento e porre i rimedi adeguati: la palestra, ad esempio, può rappresentare un tempio di giovinezza; in base alle nostre predisposizioni o esigenze potremmo scegliere l’allenamento idoneo a scaricare lo stress e le tensioni nonché “stimolare” le nostre giornate. L’utilizzo di determinati integratori (come un buon multivitaminico, il ginseng, il resveratrolo e via dicendo) può sostenerci in questo obiettivo. Sotto il profilo dell’atteggiamento mentale, come ci insegna la saggezza popolare, “lasciare che tutto scorra”, “lasciare che le cose accadano”. Contrastare ma non forzare.

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