La medicina entra in relazione con lo sport e ci permette di comprendere quanto e come l’attività fisica può essere utile per il nostro organismo L’asma è una...

La medicina entra in relazione con lo sport e ci permette di comprendere quanto e come l’attività fisica può essere utile per il nostro organismo

L’asma è una malattia caratterizzata da dispnea (respirazione difficoltosa) intermittente, secondaria a bronco stenosi (cioè costrizione bronchiale o diminuzione diametro delle vie aeree e conseguente congestione vascolare diffusa: la stenosi varia da momento a momento, sia spontaneamente sia in rapporto alla terapia – J. B. West 1980). Partiamo dicendo che l’attività fisica è un fattore scatenante l’asma nell’80-90% dei soggetti con asma quindi… prestiamo attenzione!

Quadro patologico
Nelle vie aeree troviamo il seguente quadro:
– ipertrofia muscolare liscia. Questa ipertrofia è causata dalla continua contrazione muscolare;
– ipertrofia ghiandole mucose che presentano un muco patologico, denso e poco mobile;
-infiltrazione eosinofila: gli eosinofili sono globuli bianchi (leucociti) coinvolti nelle reazioni allergiche e nella difesa contro le infestazioni parassitarie. Nel sangue, gli eosinofili rappresentano soltanto l’1-3% circa della popolazione leucocitaria; più elevata, invece, risulta la loro concentrazione in quei tessuti esposti ad agenti ambientali, come il tratto digerente, i polmoni, gli epiteli genitourinari ed il tessuto connettivo cutaneo. è a questo livello, infatti, che i linfociti proteggono l’organismo dall’eventuale attacco di parassiti, che combattono rilasciando sostanze in grado di danneggiarli o ucciderli.
Il nome eosinofili deriva dal fatto che i loro granuli citoplasmatici si colorano di rosa-rosso con un colorante particolare chiamato eosina. Esaminando il contenuto di questi granuli, sono state scoperte moltissime sostanze chimiche capaci di mediare le varie reazioni di difesa e regolatorie nelle quali sono coinvolti. Gli eosinofili, ad esempio, sono particolarmente attivi durante le reazioni infiammatorie ed allergiche, dove contribuiscono al processo flogistico e al danno tissutale attraverso il rilascio di sostanze ossidanti ed enzimi tossici. Oltre a favorire le risposte infiammatorie, gli eosinofili hanno anche azione regolatoria.

Eosinofili alti
Il conteggio degli eosinofili nel sangue varia con l’età, l’ora del giorno (bassa il mattino, più alta la sera), l’esercizio fisico, gli stimoli ambientali e, in particolare, l’esposizione allergenica. Seppur importanti per la difesa dell’organismo, gli eosinofili possono produrre danni e stati di sofferenza tissutale per il massivo rilascio delle loro sostanze citotossiche. Un aumento degli eosinofili circolanti (eosinofilia) accompagna molte forme allergiche, tra cui l’asma allergica, la febbre da fieno o l’ipersensibilità a farmaci come l’aspirina – le infestazioni da parassiti (come la malaria), le dermopatie e particolari forme di leucemie. I medici parlano di eosinofilia (eosinofili alti) tutte le volte che la loro concentrazione nel sangue supera i 450/500 per mm³.

Eosinofili bassi

Gli eosinofili vengono prodotti dal midollo osseo, dove rimangono e maturano per 8-10 giorni. Al termine di questa fase, passano nel circolo sanguigno e nel giro di 8-12 ore migrano nei tessuti, dove rimangono alcuni giorni senza più rientrare in circolo.

La conseguenza di questo quadro è una diminuzione del lume delle vie aeree con aumento della resistenza e quindi un aumento del lavoro muscolare. Inoltre se la diminuzione del lume supera un certo livello abbiamo una vera e propria chiusura delle vie con il fenomeno conosciuto come “air trapping” che conduce ad un’esalazione incompleta. Questo perché, ricordiamo, l’espirazione è per lo più un fenomeno passivo che avviene per l’elasticità dei tessuti preventivamente stirati dall’inspiro. La prevalenza dell’asma è del 10% nella popolazione scolastica, con un rapporto femmine maschi di 1:1,5; con l’aumentare dell’età tale rapporto cambia aumentando l’incidenza nelle donne. Può essere scatenata da:
– Inquinamento
– Contatto con prodotti nocivi
– Stress
– Infezioni
– Stimoli farmacologici: aspirina
– beta bloccanti
La capacità vitale è l’escursione volumetrica massima, dalla massima inspirazione alla massima espirazione. Il FEV (Forced Expiratory Volume), volume espiratorio forzato in 1”: volume di aria espirata con forza durante il primo secondo dopo un respiro a pieni polmoni. La capacità vitale forzata (CVF) è il volume totale di gas che può essere espirato dopo un’inspirazione completa.
Le immagini seguenti illustrano il comportamento del tracciato in diversi casi.
La figura A mostra un tracciato normale. Il volume di gas espirato per secondo è di 4l (FEV), il volume totale di gas è di 5l (CVF). Il rapporto normale tra FEV e CVF è dell’80%. La figura B illustra il tracciato in un paziente con sindrome ostruttiva (asma bronchiale). Come si può vedere il FEV è molto ridotto ed il rapporto FEV/CVF si riduce al 42%. Tipico esempio di forma ostruttiva. La figura C mostra invece un tracciato di un paziente con sindrome restrittiva (fibrosi polmonare) dove la CVF si è ridotta ma la maggior parte dell’aria viene espulsa durante il 1° secondo. Tipico tracciato di malattia restrittiva.

E’ importante sapere che dopo 10’ di attività fisica il soggetto potrebbe avere un attacco d’asma, così come dopo 7 ore (probabilità dell’80-90%). E’ utile avvertire il cliente in modo che non si spaventi: avverrà un adattamento che farà scomparire questi avvenimenti. L’attività fisica alza la tolleranza all’asma: quindi se prima di fare attività si può presentare un attacco d’asma con il 50% del VO2max, facendo attività alzo questa soglia. In buona sostanza, chi pratica attività fisica ha bisogno di stimoli più intensi per avere un attacco. Dobbiamo parlare di EIA: Exercise Induced Asma o asma da sforzo, che non è un particolare tipo di asma ma l’esercizio fisico è semplicemente uno dei fattori scatenanti, similmente alle infezioni respiratorie. Per sottolineare tale concetto è più spesso utilizzato il termine di broncospasmo indotto da esercizio fisico (EIB) in sostituzione del termine EIA. Perché c’è l’EIA? La cause sono due:
– Perdita di liquidi
– Freddo: l’aria fredda e secca può scatenare asma in coloro che fanno attività fisica perché irrita e gli atti respiratori aumentano.

Questi due fattori conducono ad un danno al tessuto alveolare con effetti tipo liberazione di istamina (mediatore chimico dell’infiammazione) e variazione della concentrazione di AMPc (composto derivante dall’adenosintrifosfato; agisce come intermediario e attivatore in molti processi metabolici). Questi conducono ad un edema delle pareti e ad una contrazione della muscolatura liscia. Gli eventi in sequenza sono: poco dopo l’inizio dell’esercizio c’è una bronco dilatazione per l’aumento delle catecolamine e diminuzione del tono vagale (il tono vagale è lo stato di eccitazione del sistema parasimpatico che, insieme all’attività antagonista del tono simpatico, mantiene l’equilibrio neurovegetativo dell’organismo; per esempio, l’attività vagale favorisce la digestione e l’assorbimento intestinale, in quanto aumenta la secrezione gastrica e la motilità intestinale e rilascia lo sfintere pilorico; regola lo svuotamento della vescica; rallenta il battito cardiaco; stimola la secrezione delle ghiandole lacrimali e salivari ecc.): 1) Assistiamo così ad un aumento della FEV e della PEFR (picco di flusso espiratorio) 2) Successivamente avviene una bronco costrizione e quindi calano FEV e PEFR (15%) con il punto più basso circa 3-10’ dopo l’inizio dell’esercizio 3) Questi valori tornano a livelli normali dopo 60’ (alcuni pazienti necessitano di farmaci per il ritorno alla normalità). Il picco di flusso espiratorio (PEFR) rappresenta la velocità massima con cui l’aria può essere espulsa dai polmoni dopo una inspirazione completa. La misurazione del picco di flusso consente una valutazione quantitativa della resistenza delle vie aeree ed è una metodica semplice e riproducibile. La misurazione del picco di flusso può essere utilizzata per valutare la gravità dell’asma e per controllare la risposta al trattamento farmacologico. Il misuratore di picco rappresenta perciò un mezzo estremamente pratico per monitorare la patologia asmatica e offre ai pazienti una maggiore autonomia operativa. Se associato ad una adeguata preparazione del paziente può migliorare in modo significativo il trattamento della malattia.
L’attività con i pesi non è pericolosa così come non dà miglioramenti.
Vediamo alcuni punti importanti:
– La durata è irrilevante
– Bene sport intermittenti
– Intensità del 50-85% del VO2max o 65-90% della FCmax (intensità decisamente alte) inizialmente per 15’ poi fino a 60’ (dati American Sport Medicine)
– Bene lavoro a circuito controllando l’intensità in base al suo stato asmatico.

Nella prescrizione dell’esercizio nell’asmatico dovremo allora:
1) Rispettare un’intensità di allenamento tale da superare la soglia allenante cardiorespiratoria quindi > 50-85% VO2max o 65-90% FCmax
2) Proporre un training intervallato 10-30” con 30” rec (ma possiamo anche spingerci a 40-60” con 60-90” rec)
3) Eseguire sempre una forma di allenamento progressivo.

Si consiglia l’uso di Beta2 agonisti 5/10’ prima dell’esercizio se dopo 3/4 allenamenti il soggetto ha sempre attacchi post esercizio. Essi, in forma di aerosol, agiscono in 60” con efficacia fino a 2 ore (sentire il parere del medico). Caffè e coca cola hanno un effetto bronco dilatante perché hanno le metilxantine che danno broncodilatazione. Attenzione a consigliare attività in acqua in quanto il cloro è irritante per le vie respiratorie. Scambiarsi informazioni con il medico curante è una cosa fondamentale per la salute del nostro cliente e per la buona riuscita dell’allenamento.

Manuele Mazza

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