313

Al di là della confusione nata con il Decreto Balduzzi e successivi, il certificato medico può rappresentare un’occasione per migliorare la propria immagine

Il certificato medico rappresenta da sempre un problema nei centri wellness. Non si capisce perché, si tratta di una cosa semplicissima che fa parte comunque da sempre della cultura della prevenzione e dello sport, eppure nei centri wellness e/o fitness è sempre motivo di lunghe e (permettetemi la parola) inutili polemiche. Proviamo allora a rimettere ancora una volta a posto le cose.

Ludico motoria, non agonistica, agonistica, sono (per ora) le tre diverse definizioni del certificato medico per definire la salute di un cliente/paziente. Tutti noi sappiamo il “delirio” che è scoppiato dall’ormai famoso Decreto Balduzzi per passare poi al successivo Decreto “del fare” dell’agosto 2013 alla conferma definitiva del Ministro Lorenzin.

Obbligatorio o no, associazioni sportive o SrL, medico generico o specialista??? Che fare?
Il decreto parla chiaro: se il centro è costituito in una società SrL non necessita del certificato, se si tratta di un’associazione sportiva allora sì e ci vuole quello definito di “idoneità non agonistica”; per attività competitive ci vuole quello di “idoneità agonistica”.

Il certificato di attività ”ludico-motoria” lo può rilasciare qualsiasi medico, l’idoneità “non agonistica” viene rilasciata da medici di base per i loro assistiti (che spesso si rifiutano), pediatri per i loro assistiti (idem), medici specializzati in medicina dello sport e medici aggregati alla Federazione Medico Sportiva.

Nelle linee guida poi si parla di monitoraggio cardiaco là dove viene svolta attività cardio-vascolare intensa, ma dove? Nei centri in associazione sportiva, e quelli in Srl?
Tralasciando il certificato di attività agonistica che è di semplice comprensione, la prima domanda ovvia che sorge spontanea è: come si fa prevenzione se la differenza la fa il tipo di ragione sociale? Nelle associazioni si può stare male e nelle SrL no? Un bravo giovane medico ancora generico non può monitorare la salute di un cliente?
Direi allora che superando tutte queste domande provocate da questa sciocca classificazione, è meglio partire da altri punti:
1. prevenzione
2. aspetto commerciale
3. iniziativa di marketing

Prevenzione
Viene messo per ovvi motivi al primo posto. Al di là delle classificazioni, penso che l’aspetto preventivo sia di fondamentale importanza. Tutti noi sappiamo che nei centri si pratica attività aerobica, spinning, si corre sui tappeti e si sollevano pesi. Chi definisce cosa far fare e soprattutto come? Poco tempo fa è mancato un altro giovane sportivo giocando a rugby, già visitato eppure con evidenti problemi cardiaci, figuriamoci se si accolgono centinaia di persone che si buttano a fare attività di tutti i tipi senza controllo.

Siamo tutti d’accordo che prima di gettare un cliente nell’arena del fitness è meglio avere un certificato che dia un benestare sulla sua salute? Ciò mette molto più al riparo il centro da eventuali incidenti sul campo. Un cliente che mentre solleva un bilanciere si blocca urlando per un’ernia non dichiarata, può causare problemi di tipo assicurativo e legale al legale rappresentante.

Se l’ernia è stata rilevata dal medico e segnalata sul certificato, mette tutti a posto. Così vale per un iperteso che va in sauna o per un cardiopatico che corre sul tappeto.
Non è più importante tutto ciò della corretta classificazione del certificato? Non è forse più importante che per rilasciare un certificato si rispetti un protocollo medico utile per la salute? Eseguire un’anamnesi clinica, rilevare i valori pressori e monitorare il cuore con un ecg (anche se a riposo) possono fornire molti dati interessanti su familiarità, traumi ed eventuali problematiche cliniche come pressione e cuore o di tipo ortopedico.

A questo tipo di protocollo semplice ma essenziale si possono aggiungere altri esami strumentali a scelta ma sempre utili ad arricchire l’acquisizione dei dati sensibili. L’analisi della composizione corporea, un esame posturale, la saturazione dell’ossigeno con un semplice ossimetro che valuta lo scambio gassoso, ecc…

Aspetto commerciale
Una visita medica con un buon protocollo è un ottimo strumento di prevenzione per la salute dei propri iscritti, ma anche un ottimo strumento commerciale. Dalla visita medica si può ricavarne un utile, in quanto il centro può definire il prezzo con una percentuale per il centro stesso. Fatto salvo che il medico professionista deve essere retribuito quanto meno in modo dignitoso, dalla visita medica si può appunto ricavarne un piccolo utile che serve sempre.

Mi è capitato di sentire frasi come “Ma noi dalla visita medica non vogliamo guadagnare” per poi ritardare i pagamenti per mancanza del liquido già incassato ed utilizzato, oppure “per quel che ci guadagno, meglio non farla” perdendo così al contempo il controllo sui propri iscritti e un utile economico.

Trovo tutto ciò un po’ stupido! Se un centro ha 1000 iscritti e, tolto un reale 30% che porta il certificato da fuori, sottopone i suoi iscritti a visita medica, ottiene il controllo sul restante 70% ricavandone da 10-15, anche 20 € a visita. Ciò vuol dire da 7.000 € fino a 14.000 € di utile netto che può servire per pagare un collaboratore.
Alla visita di idoneità poi possono scaturire nuove proposte abbinate ad essa: una visita dietologica, ortopedica, estetica. A questo si aggiunge che spesso può essere un pretesto commerciale per poi chiudere il contratto di vendita. Non trovo che questo sia inutile!

Vantaggio di marketing
Quando un centro propone una visita medica in sede, ottiene diversi vantaggi:
1. può coinvolgere più facilmente il nuovo cliente
2. offre un servizio in più arricchendo così il suo listino di servizi
3. dà un’immagine del centro migliore.

Come abbiamo già detto, il cliente visitato è sicuramente più propenso ad iscriversi, ed il centro offre un’immagine più seria: “Nel nostro centro, ci prendiamo cura dei nostri clienti indipendentemente dalla normativa prevista”.

Uno studio medico, pulito, ben attrezzato con un medico in camice non può che migliorare tutta la sua immagine. Puntare ad una modulistica di livello, con cartella clinica brandizzata, ciò può essere motivo di orgoglio per il commerciale il quale può vendere ulteriori servizi traendone un incremento di fatturato e di provvigioni.

Conclusione
Ecco che allora, indipendentemente dal tipo di certificato, un centro può lavorare seriamente e migliorare immagine e fatturato portando prevenzione ai suoi iscritti. Richiedere sempre il certificato, offrire il servizio in sede, promuoverlo con convinzione e sostenerlo dando una buona immagine di organizzazione, serietà, e qualità pretendendo ovviamente qualità del servizio anche da parte del professionista medico e dall’organizzazione che lo propone.

Commenta con Facebook

Commenti