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Come funziona il cervello e da dove prende le informazioni di qualità che gli servono per effettuare movimenti precisi e per consumare meno energia?


Il solo motivo per cui i mammiferi possiedono un cervello e un complesso sistema nervoso è per il movimento. Tutte le nostre azioni hanno impiegato migliaia di anni per divenire raffinate come le conosciamo.

La spinta biologica all’evoluzione è sempre stata quella di cercare la migliore strategia per la sopravvivenza, estrinsecata in due direzioni simili ma opposte: la ricerca di nuove calorie per il sostentamento e la fuga dall’essere, a nostra volta, calorie per i predatori.

Come funziona il cervello?

L’evoluzione per la biomeccanica umana ha dovuto sempre rispondere a due fattori: la sicurezza e il risparmio energetico. Il cervello riceve informazioni dal corpo sotto forma di segnali elettro-chimici che arrivano da parti diverse: dagli organi di senso (occhio, orecchio, pelle, lingua, naso), dal sistema propriocettivo e da tutto l’insieme delle terminazioni nervose aperte disseminate nel tessuto connettivo. Questo insieme di messaggi viene elaborato dal cervello per comprendere la direzione di spostamento, la velocità, la posizione che il corpo ha nello spazio, la diversa collocazione delle sue parti e per preparare il movimento o l’azione successiva.

cervello

Una questione di vibrazioni

Possediamo recettori sensoriali in tutto il corpo ma sono stranamente concentrati in alcune aree, il palmo della mano e la pianta dei piedi. Sulla pelle della pianta dei piedi abbiamo recettori che sono sensibili allo stiramento della pelle, alla pressione superficiale e profonda, alle vibrazioni. È interessante notare come l’80% dei recettori plantari sia sensibile alla vibrazione.

Il nostro cervello rileva le forze di impatto, che subiamo ad ogni contatto col pavimento, attraverso le vibrazioni. Rilevare le forze di impatto ci consente di attenuarle e di usarle come fonte di energia.

Una soluzione c’è

Il cervello è importante anche per memorizzare dati. La memoria ha due caratteristiche che sono interessanti nel nostro caso: la memoria chimica e la memoria fisica. La memoria chimica è rappresentata da tutte quelle facilitazioni sinaptiche che avvengono quando apprendiamo un gesto o lo ripetiamo.

Immagina un fiume che dapprima è un rigagnolo e che all’incedere della stessa azione, cresca fino a diventare un fiume in piena. Ripetendo una poesia o una canzone oppure il dritto a tennis o qualunque altra azione alimentiamo il fiume, appena cessa lo stimolo torna il rigagnolo, magari poco più grande.

Per allargare il letto del fiume e creare dei cambiamenti permanenti, fisici, dobbiamo ripetere la stessa azione a lungo nel tempo, questa è la memoria fisica.

pianta del piede

Per i piedi funziona nello stesso modo

È sufficiente creare un’attivazione da scalzi, lunga abbastanza per far memorizzare le vibrazioni al sistema, in modo che possa ricordarle anche quando poi indosserà le calzature. Noi di Sport Evolution utilizziamo il Barefoot Training con i suoi esercizi di attivazione, fatti di attivazione muscolare, atterraggi, salti e spostamenti laterali, per far adattare il cervello alla superficie dove ci muoviamo. Ogni superficie vibra in maniera diversa, è importante far “sentire” il pavimento al cervello così che possa attenuare le forze di impatto e sfruttare l’energia che ne ricava per fare il passo successivo. Una sola superficie non vibra, il cemento. Quando ci muoviamo sul cemento, una sola cosa può salvarci: la forza.

 

Sensi inibiti

I recettori sensoriali diminuiscono con l’avanzare dell’età e la loro soglia di attivazione si alza, questo significa che serve uno stimolo più grande per far partire il segnale verso il cervello. Non è soltanto l’età a peggiorare la conduzione dello stimolo, anche la mancata e costante inattivazione dei recettori ne provoca l’invecchiamento precoce. Indossando le calzature, i calzini, inibiamo o riduciamo questi messaggi sensoriali e mettiamo a rischio le preziose informazioni che partono dal piede al cervello.

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