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Gli avvocati Alessia Polverini e Simona Giudici rispondono ai tanti quesiti di ordine legale che ruotano intorno al mondo dei club sportivi e delle palestre. Potete inviare le vostre domande scrivendo a: avvocato@lapalestra.net

 

Mi sono affidata a un personal trainer che ha predisposto la scheda personale degli allenamenti da seguire durante la settimana. Volevo sapere se potevo rivolgermi a lui anche per farmi consigliare una dieta da seguire.

Gentile lettrice, per poter analizzare la questione è opportuno delineare le specifiche competenze della figura in esame. Il Personal Trainer è un professionista laureato in Scienze motorie, formato per essere in grado di supportare dal punto di vista tecnico ed emozionale gli sportivi o semplicemente gli appassionati del fitness grazie all’elaborazione di allenamenti mirati al raggiungimento dello scopo prefissato con il cliente. Ovviamente il Personal Trainer non può prescrivere piani alimentari da seguire o addirittura diete, ma deve al più limitarsi ad elargire consigli per condurre una vita sana ed evitare di vanificare gli obiettivi raggiunti con l’allenamento. Infatti, chiunque, non abilitato, prescriva una dieta incorre nella condotta penalmente rilevante di cui all’art. 348 c.p., nella specie esercizio abusivo della professione medica. Ciò in quanto la prescrizione di una dieta è un atto riservato esclusivamente al medico che può far assumere anche farmaci. Alla luce di quanto premesso, si consiglia di usare i necessari accorgimenti al fine di tutelare la propria salute.

Avv. Alessia Polverini

Salve Avvocato, sono il proprietario di una palestra di Castelfranco Veneto in provincia di Treviso (società sportiva dilettantistica a responsabilità limitata). Volevo chiederle cortesemente un giudizio e una sua opinione su un fatto a me accaduto. Alcuni giorni fa sono venuti a “trovarmi” due dipendenti ulss intimandomi di chiudere la sauna al pubblico nel mio centro in quanto non in possesso di un centro estetico al mio interno. Inoltre mi hanno avvisato che se avessi voluto proseguire con l’attività sauna all’interno della mia palestra, oltre ad una certificazione d’estetista, avrei dovuto provvedere a delle modifiche strutturali del locale; motivando il tutto che l’estetica che ora non ho, e non ho intenzione di avere, deve essere indipendente dalla palestra come locali (spogliatoio, ingresso, sala d’attesa). Capisce bene che oltre a delle spese ingenti, dovrei rivoluzionare completamente il layout del centro. Quello che le chiedo è se può delucidarmi in merito a normative che trattino questo argomento, magari anche con cartaceo allegato. Ringraziandola fin d’ora per la sua disponibilità e la sua attenzione, resto in attesa di una sua risposta in merito e le porgo i miei più sinceri saluti. 

Gentile lettore, la questione che è stata sottoposta alla mia attenzione non è di semplice soluzione, in quanto nel tempo si sono susseguite una serie di sentenze del Tar volte a dirimere l’annosa questione relativa all’interpretazione della legge 4 gennaio 1990, n. 1. che disciplina l’attività di estetista e le relative norme di attuazione regionali. L’interrogativo può riassumersi in questi termini: la mera presenza e messa a disposizione dei frequentatori del circolo e della palestra di saune e/o bagni turchi configura o meno l’esercizio di un’attività di estetista. Sul punto alcune sentenze del Tar hanno inteso rispondere positivamente ritenendo che la sauna e in analogia il bagno turco, essendo inseriti quali strumenti di lavoro nell’allegato della legge 4 gennaio 1990 n. 1, debbano essere utilizzati solo da coloro che siano muniti dell’apposito diploma. Mentre una recente sentenza del 10 gennaio 2017 n. 46 del Tar Piemonte ha di fatto ribaltato tale interpretazione, precisando: “se l’esercizio dell’attività di estetista può per legge avvalersi anche dei trattamenti forniti da saune e bagni turchi, non perciò l’attivazione di tali locali senza connesse prestazioni e trattamenti di carattere estetico costituisce esercizio dell’attività di estetista (cfr. T.A.R. Veneto, II, 28 novembre 1989, n. 1411; T.A.R. Toscana, II, 22 aprile 1998, n. 332), il  provvedimento di diffida emesso dal Comune, in mancanza di qualsiasi indizio del concreto svolgimento di un’attività corrispondente a quella prevista dall’art. 1 l. n. 1/90 e dall’art. 2 L.R. n. 54/1992 tale da richiedere la presenza di personale dotato della specifica qualifica professionale, risulta affetto dai denunciati vizi di violazione di legge ed eccesso di potere per difetto assoluto dei presupposti” (così  anche TAR Piemonte, sez. II, 15 aprile 2010 n. 1945; Id., sez. II, 29 gennaio 2016 n. 156). Per quanto riguarda la normativa da applicarsi nello specifico è la legge 4 gennaio 1990, n. 1 nonché la legge regionale di attuazione del Veneto la n.29 del 27/11/ 1991.

STUDIO LEGALE
AVV. ALESSIA POLVERINI
AVV. SIMONA GIUDICI
Via Cola di Rienzo  n. 28- 00192 Roma
Tel 063612686 – Fax 063216438

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