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Gentile avvocato, sono responsabile di una palestra fitness a Pescara, costituita sotto forma di associazione dilettantistica. Trovo difficoltà a farmi presentare, annualmente, il certificato medico di sana e robusta costituzione fisica, soprattutto per il costo dello stesso. All’atto dell’iscrizione, per cautela, faccio firmare il foglio d’iscrizione nel quale è inserita la frase: “Dichiara di godere di sana e robusta costituzione fisica e di essere idoneo per la pratica dell’attività ginnico sportiva non agonistica come da idonea certificazione medica in proprio possesso che si riserva di produrre al più presto e, comunque, non oltre 15 giorni dalla data d’iscrizione, consapevole che, in difetto, l’associazione non assumerà alcuna responsabilità al riguardo.” Gradirei sapere se questa dichiarazione mi solleva da ogni eventuale responsabilità. In attesa di pronto riscontro, la ringrazio.

L’obbligatorietà della certificazione sussiste attualmente per gli alunni delle scuole nell’ambito delle attività organizzate dagli Istituti, per i partecipanti ai Giochi della Gioventù e per chi svolge attività organizzata dal Coni o da società affiliate o riconosciute anche se non sono considerati atleti agonisti. Non esiste, allo stato, alcuna normativa che obblighi i centri fitness a richiedere il certificato medico di idoneità all’attività sportiva per quanto riguarda il fitness. Al contrario, anzi, alcuni provvedimenti normativi regionali si preoccupano proprio di precisare il contrario. Il fine dichiarato è quello di evitare che il cittadino possa essere vessato da adempimenti burocratici non strettamente necessari. La dichiarazione di cui sta richiedendo la sottoscrizione appare effettivamente ben strutturata. Ritengo, tuttavia, che non la metta completamente al riparo da qualsiasi azione di responsabilità. Qualora fosse dimostrato un nesso causale tra la mancata visita ed il danno eventualmente subito, non è escluso che possa essere dichiarata anche la corresponsabilità dell’associazione. Del resto l’alternativa sarebbe quella di avere un medico in sede per i controlli sul posto di tutti gli associati che acconsentano a sottoporsi a visita, sicuramente molto oneroso anche per palestre di rilevanti dimensioni. Per la sua tranquillità, le consiglio di stipulare una polizza di assicurazione che la terrà indenne da qualsiasi richiesta di risarcimento per colpa, anche diversa da quella per cui ha formulato il quesito. Le consiglio altresì di leggere integralmente tutto il contratto di assicurazione e le relative “condizioni generali”, ovvero di farsi assistere nella stipula del contratto da un professionista competente e privo di rapporti di lavoro con la compagnia stessa. Eviterà così di ricevere, in caso di sinistro, la comunicazione che lo stesso non è in garanzia per qualche clausola o esclusione di cui non aveva avuto, fino a quel momento, alcuna consapevolezza.

Salve, sono il presidente di una A.S.D. Vi scrivo per sapere se all’interno di un’associazione sportiva dilettantistica è possibile aprire un negozio di integratori sportivi e quali autorizzazioni sono necessarie. Qualora fosse possibile, gli introiti dell’attività commerciale sono da considerarsi indipendenti da quelli dell’A.S.D. o vanno a sommarsi ai guadagni di quest’ultima? Per quanto riguarda le tasse relative all’attività commerciale, esse corrispondono a quelle di una qualunque attività commerciale o vi è qualche differenza considerando il fatto che il negozio si trova presso un’A.S.D.? La ringrazio anticipatamente.

L’attività svolta nei confronti dei soli associati all’ASD non è considerata attività commerciale, purché conforme alle finalità istituzionali ed è possibile attuarla all’interno dei locali dell’associazione. I ricavi ottenuti dalla fornitura di merci o servizi agli associati hanno lo stesso vincolo di destinazione d’uso delle quote pagate e non possono essere distribuiti. Il trattamento fiscale riservato è ben diverso da quello di un’attività commerciale ed è regolato principalmente dalle leggi 398/91 e 289/02 . La Disciplina è forfettaria a fine anno sul fatturato, con un reddito imponibile del 3 per cento dei ricavi. Ciò significa che l’importo totale della tassazione a fine anno (IVA esclusa) sarà di poco più del 1% dell’incassato. Sicuramente molto lontano da quanto previsto per una normale attività commerciale. Per quanto riguarda l’IVA, invece, la ASD potrà recuperarne forfettariamente il 50%. Oltre alle agevolazioni fiscali, sono previste importanti facilitazioni per la tenuta dei documenti. Le agevolazioni previste dalle leggi citate sono garantite a condizione, tra l’altro, che l’attività sia svolta solamente nei confronti degli associati, con rinuncia all’apertura al pubblico. Le problematiche fiscali relative alle ASD sono state trattate anche nei numeri 33 e 34 della rivista.

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