Chiedilo all’Avvocato #06

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Egregio avvocato, Le scrivo per sollevare un problema (e trovare spero la soluzione) che molti centri sportivi potrebbero avere. Sono titolare di un centro fitness di circa 500 mq, impostato come società in accomandita semplice già dal 1998 e, nel mese di febbraio 2011, ho ricevuto la visita in pieno pomeriggio di una squadra di 8 finanzieri, 4 in divisa e 4 in borghese i quali, dopo essersi presentati ed esibito l’ordine di servizio, mi hanno subito chiesto se possedessi farmaci in palestra; alla mia ovvia negazione, hanno iniziato a guardare nelle vetrine dove ho esposto gli integratori alimentari, avendo regolare licenza di vendita (essendo possessore di partita iva e abilitazione alla somministrazione di alimenti e bevande, con annesso angolo bar in palestra). Mi è stato chiesto dove possedessi eventuali fatture di acquisto e la provenienza della merce stessa; dopo aver soddisfatto in tutto e per tutto le loro richieste, di botto mi hanno chiesto di visionare il personal computer presente nel mio ufficio. Sono andati alla ricerca dei file contenenti presunte diete ed hanno trovato “solo” 10 documenti contenenti delle indicazioni alimentari. Hanno voluto acquisire i file e una volta stampati e controfirmati, ho preteso che sul verbale fosse riportato che “i documenti in questione riportavano dei semplici consigli alimentari finalizzati ad uno stile di vita sano e attinente al tipo di attività fisica svolta, consigli che sono riportati su ogni rivista del settore e non, e abbondantemente elargiti sul web alla digitazione della parola dieta”. Dopodiché sono andati via senza ulteriori verifiche di genere diverso. La cosa più curiosa è stato il fatto che, alla medesima ora del medesimo giorno, un’analoga squadra si è presentata nella palestra di mia moglie sita in un paesino vicino al mio ed hanno svolto la medesima procedura con l’acquisizione di 16 file. Essendo tali file intestati ad altrettanti individui, la Guardia di Finanza ha successivamente convocato in caserma tutti i nominativi e chiesto loro se avessero sborsato un compenso per tali consigli, a che titolo fossero stati elargiti e da quale parte fosse stata avanzata la proposta di seguire tale schema. Nessuno dei clienti ha dichiarato di aver pagato delle somme per il rilascio di tale documento e che era stata loro espressa richiesta voler avere qualche sommaria indicazione per ottenere ulteriori benefici oltre l’allenamento. In poche parole… due mesi arriva la notifica che il GIP ha stabilito la data del processo da celebrarsi nel mese di dicembre 2011, avendo a noi contestato i reati penali di “esercizio abusivo della professione di dietologo (art. 348 c.p.), biologo, nonché del reato continuato (art. 81 c.p.)”. Può dirmi come venir fuori da questo delicato ed increscioso problema ? Attendo con ansia Sue indicazioni e La ringrazio in anticipo.

L’art. 348 c.p punisce il reato di esercizio abusivo di una professione regolamentata. Ha natura di norma penale cosiddetta “in bianco” poiché il precetto penale è integrato da altre disposizioni, non di natura penale, che definiscono i confini dell’esercizio di determinate professioni. Ai fini della consumazione del delitto di esercizio abusivo di una professione non è richiesto il compimento di una serie di atti riservati ad una professione per la quale sia richiesta una particolare abilitazione ma è sufficiente un’unica prestazione professionale. Altrettanto irrilevante è la gratuità della prestazione erogata o il concorrente assenso del destinatario. Il contemporaneo intervento nella palestra di sua moglie è da considerarsi affatto curioso. Entrambi sono probabilmente avvenuti a seguito di una segnalazione o una denuncia di irregolarità. Dalla narrazione dei fatti, tuttavia, non appare chiaramente alcun esercizio abusivo della professione di dietologo. Ancor meno, di quella di biologo e neppure quella di dietista (anche se non contestata) non potendo considerare attività consumativa del reato la semplice elencazione su un file di generiche attività di buon senso.

Buongiorno avvocato, le scrivo per avere gentilmente dei chiarimenti riguardo la dicitura da scrivere sul foglio iscrizione di un centro Fitness. Al momento la mia dicitura è “Autorizzo il trattamento dei dati personali ai sensi della L.675/96”. Vorrei sapere se è sufficiente o se devo apporre delle modifiche. Grazie.

La legge n° 675 del 31 dicembre 1996 è stata la prima legge istitutiva della disciplina della Privacy in Italia. Successivamente i precetti della suddetta legge sono stati riassunti ed integrati nel Decreto legislativo n° 196 del 30 giugno 2003, conosciuto anche come codice o testo unico della Privacy. Non è necessaria alcuna formula sacramentale per l’autorizzazione all’uso dei dati personali né è richiesta l’individuazione della specifica norma di legge. Non è quindi importante l’aspetto formale quanto, invece, quello sostanziale del consenso, ovvero cosa la parte è chiamata a permettere. Sarà quindi indifferente indicare la legge 675/96 e successive modifiche piuttosto che il Dgls 196/2003 o anche omettere qualsiasi riferimento legislativo in quanto non richiesto. È di grande importanza, invece, la descrizione della finalità del trattamento e l’elencazione dei diritti degli interessati che sono chiaramente descritti dall’articolo 13 e 7 dell’ultima norma. L’interessato o la persona presso la quale sono raccolti i dati personali devono quindi essere informati in merito alle finalità e le modalità del trattamento cui sono destinati i dati, alla natura obbligatoria o facoltativa del conferimento dei dati e alle conseguenze di un eventuale rifiuto di rispondere. Devono altresì essere informati dei soggetti o delle categorie di soggetti ai quali i dati personali possono essere comunicati o che possono venirne a conoscenza in qualità di responsabili o incaricati e l’ambito di diffusione dei dati medesimi e di tutti i diritti previsti dall’articolo 7 della stessa legge. Alla luce di quanto argomentato è necessario che il lettore verifichi con chiarezza quali trattamenti possono rendersi necessari per i dati e, all’esito, provveda a stilare una appropriata e personalizzata autorizzazione da sottoporre ai propri soci o clienti.