Gent.mo Avvocato, mi permetto di disturbarla per esporle quanto accadutomi oggi. Frequento una palestra di Perugia e mi sono già sottoposta a visita con rilascio di regolare certificato. Ho deciso di portare al baby club della palestra anche mio figlio Tommaso di anni 8 che, sottolineo, non prenderà parte a nessuna attività fisica, ma frequenterà il baby club solo per disegnare e/o giocare alla play station. Mi è stato richiesto obbligatoriamente il certificato medico di sana e robusta costituzione. Strano, ho detto io, visto che Tommaso non frequenta nessun tipo di attività. Oggi mi sono recata dal mio medico per chiedere il certificato e lui, senza neppure visitare il bambino, ha scritto 3 righe e mi ha chiesto Euro 35. Incredibile, no? Ho chiesto subito al Dottore come facesse a chiedermi tale importo senza avere neppure visitato il bambino e lui mi ha risposto che è obbligatorio farsi pagare. Gli ho risposto che mi sembra strano visto che il medico che avevo in precedenza non mi ha mai fatto pagare niente e soprattutto ho subito lamentato il fatto di non aver nemmeno visitato il bambino. Ho chiesto poi ricevuta di tale certificato e il dottore ha detto che me la preparerà, staremo a vedere…

Le chiedo quindi 2 cose:
1) è obbligatorio chiedere da parte della palestra il certificato medico per potere solo frequentare il baby club, senza fare attività?
2) il dottore è obbligato a chiedere un corrispettivo per certificati di tale portata? E soprattutto può farlo senza nemmeno aver visitato il bambino?
In attesa di un cortese riscontro, porgo distinti saluti.
Non mi risulta che la normativa attualmente in vigore imponga al gestore di un centro fitness l’obbligo di richiedere ai clienti il certificato medico c. d. di sana e robusta costituzione dei figli quale condizione necessaria per la frequenza del baby club. Del resto una norma in tal senso apparirebbe svuotata di qualsiasi logica in quanto, come osservato dalla lettrice, il bambino non svolgerebbe alcuna attività. Relativamente alla redazione del certificato è ovvio che il medico non possa rilasciare il certificato senza una visita medica, tuttavia è prassi diffusa, specialmente per il medico di famiglia, rilasciare le certificazioni sulla base della conoscenza clinica del paziente. Questo perché, in realtà, il dottore ha già visitato più volte il destinatario del certificato e ben può attestare la sana e robusta costituzione. Quanto all’obbligo di rilasciare il certificato dietro corrispettivo, ad oggi il rilascio del detto certificato è gratuito limitatamente ai Giochi della Gioventù ed attività sportiva scolastica. Negli altri casi, dunque, il medico ha la facoltà e non certo l’obbligo di chiedere il corrispettivo.

Gentile avvocato, sono responsabile di una palestra costituita come A.S.D., vorrei chiedere se con la nuova normativa riguardante la tracciabilità dei pagamenti è necessario effettuare versamenti per importi superiori a Ä 1000, come es. pagamento canone di locazione, che fino ad oggi è stato pagato in contanti, emettendo un assegno da un conto intestato all’associazione, o può essere comunque effettuato da un conto a nome del presidente o del vicepresidente o altro socio dell’associazione stessa? Ringraziando anticipatamente porgo cordiali saluti.


L’articolo 12 del decreto legge n° 201 del 6 dicembre 2011 non lascia dubbi al riguardo. Prevede la folle riduzione, relativamente all’uso del contante per i pagamenti, ad importi inferiori a mille euro. Astenendomi, in questa sede, dall’analizzare le ulteriori disastrose conseguenze per la nostra economia (e per il fisco) a seguito di tale provvedimento, vi confermo il divieto del pagamento in contanti per importi pari o superiori ai mille euro. È altrettanto sconsigliabile procedere al pagamento da conti correnti diversi da quello dell’associazione. In caso di verifica fiscale potrebbe essere contestata la riconducibilità dell’attività a soggetti diversi, con conseguente perdita di tutti i benefici che la forma associativa consente.

Buongiorno Avvocato, un anno fa la nostra palestra è stata oggetto di verifica fiscale da parte della guardia di finanza. Da alcuni giorni ci è arrivato l’amaro verdetto: alla luce di quanto emerso da vari questionari inviati ai nostri soci, è risultato che circa il 50% non fosse a conoscenza della nostra natura giuridica. Pertanto secondo la guardia di finanza perdiamo i diritti di associazione sportiva con la conseguenza di dover pagare circa 20.000,00 Euro di IVA risultanti dai quattro anni (2007 – 2010) visionati. Avendo l’associazione chiuso in negativo gli ultimi bilanci, le chiedo chi dovrebbe pagare tale importo se la società ne è sprovvista.  E se viene dichiarato fallimento i soci sono responsabili personalmente? Ringraziamo anticipatamente.


Dalla domanda si percepisce che il 50% dei soci abbia risposto correttamente dimostrando la propria consapevolezza al questionario inviato dalla Guardia di Finanza. Mi complimento per il risultato perché è una percentuale particolarmente alta. Peraltro non è dato sapere cosa abbia risposto l’altro 50%. È evidente che assume diversa rilevanza la semplice ignoranza della forma associativa rispetto alla convinzione dell’esistenza di quella societaria. Quanto rappresentato, da solo, non appare assolutamente idoneo a determinare la perdita dei benefici della forma associativa né le sanzioni descritte. Qualora il fondo comune dell’associazione non fosse sufficientemente capiente per garantire il pagamento delle obbligazioni contratte, sarebbero personalmente e solidalmente responsabili le persone che hanno agito in nome dell’associazione con la totalità del proprio patrimonio. Quanto sopra, a prescindere da qualsiasi dichiarazione di fallimento, non essendo quest’ultima condizione necessaria all’esistenza della responsabilità patrimoniale. Per addivenire ad una dichiarazione di fallimento, comunque, dovrà essere riconosciuto all’associazione lo status di imprenditore commerciale, dovrà essere dichiarato lo stato di insolvenza, dovranno essere raggiunti i limiti delle condizioni oggettive e soggettive di fallibilità. L’associazione in questione, nonostante la scarna rappresentazione del lettore, difficilmente potrà soddisfare tutte le condizioni necessarie previste dalla legge ed incorrere nella dichiarazione di fallimento.

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