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Buongiorno, Le scrivo per avere informazioni in merito all’obbligo che il Comune chiede per il capannone per cui stiamo cercando di avere un contratto di locazione. Le spiego: abbiamo trovato un capannone di circa 250 mq, che fino al mese scorso era utilizzato da un ferramenta della catena Brico. Il capannone è accatastato in C4 (mi pare) ed è a norma con impianti elettrici, idraulici e a gas. Noi siamo una asd e volevamo prenderlo in affitto ma il Comune dice che non essendo come destinazione di servizi, ma come laboratorio, bisogna fare il cambio destinazione d’uso a dirigenziale/servizi… Ho letto di tante altre asd che utilizzano capannoni con altri tipi di destinazione (da agricolo ad altro) senza nessun problema. Mi può illuminare su questo? Grazie

Preliminarmente va precisato che per cambio di destinazione d’uso si intende ogni variazione anche di semplice uso con conseguente passaggio tra due categorie che sono funzionalmente autonome dal punto di vista urbanistico. I parametri di riferimento per il mutamento d’uso sono forniti dal decreto ministeriale n. 1444/1968. I Comuni, all’atto della predisposizione di strumenti urbanistici, regolamentano le destinazioni d’uso attenendosi a criteri e modalità fissati dal legislatore regionale il quale, a sua volta, segue le linee guida della legge nazionale. Nel caso di specie, in virtù dei detti parametri si realizzerebbe, secondo il Comune, un cambio di destinazione d’uso. È necessario tuttavia chiarire che la destinazione urbanistica non può essere individuata dai dati catastali il cui contenuto può essere al massimo indicativo non costituendo prova in merito alla stessa. L’unica fonte certa in merito alla destinazione d’uso dell’immobile è quella rinvenibile nel titolo autorizzatorio della costruzione (concessione edilizia) e non quella risultante dai dati catastali come comunemente ritenuto. Peraltro, nel caso di concessioni edilizie rilasciate prima del 1968, non si troveranno precisi riferimenti alle destinazioni d’uso come le intendiamo oggi in quanto sono state definite nel suddetto decreto ministeriale. Inoltre, prima del 1935 non esisteva l’obbligo della concessione edilizia per le aree abitate. Ne discende, a personale avviso dello scrivente, che questi immobili siano ancora oggi a destinazione libera quale che sia la risultanza catastale. Quanto sopra potrebbe chiarire come sia possibile iniziare un’attività in un immobile solo apparentemente privo di idonea destinazione d’uso.

Gentile Avv. Muratori, leggo la Sua interessante rubrica sulla rivista La Palestra e vorrei sapere come devo regolarmi per il mio studio di personal trainer che ho appena aperto. Le persone che vengono da me non sottoscrivono nessun contratto associativo, io emetto fattura come consulenza di libero professionista e volevo capire che responsabilità ho nei loro confronti. Non firmano nessuna liberatoria né portano un certificato medico. Se dovessero avere un malore o un incidente dentro il mio studio che responsabilità potrei avere? Grazie, Barbara

L’istruttore ricopre una posizione di garanzia collegata alle sue qualifiche professionali, pertanto egli è tenuto ad assicurare l’incolumità fisica dei suoi clienti, utenti del suo studio. Ciò implica che il personal trainer, quale titolare degli impianti ed attrezzature di cui fruiscono i clienti, deve adottare tutte quelle cautele idonee affinché non vengano superati i limiti del rischio connaturato alla normale pratica sportiva. Fuori da questi limiti, ovviamente, nessuna responsabilità potrà essere ascritta al personal trainer nel cosiddetto “caso fortuito”, ovvero nell’ipotesi in cui il malore o l’incidente si verifichino solo casualmente nello studio dell’allenatore ma non siano stati provocati né da un’azione dello stesso né dalla sua imperizia. In ogni caso è possibile stipulare una polizza assicurativa per la copertura della responsabilità civile, avendo cura di leggere con grande attenzione e più volte tutte le clausole contrattuali ed in particolare le “esclusioni di garanzia”. Nonostante il costo della polizza, se limitata alla sola copertura della problematica segnalata dal lettore, sia relativamente contenuto, è facile sottoscrivere polizze che assicurano rischi inesistenti per l’assicurato o, peggio, che annoverino tra le esclusioni di garanzia proprio quelle situazioni che più preoccupano il professionista e che, nella maggior parte dei casi vengono evidenziate solo dopo l’accadimento del sinistro per giustificare il diniego al risarcimento del danno.

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