Egregio Avvocato, ho le idee poco chiare in merito alle forme societarie utilizzabili per poter gestire una palestra. Ultimamente mi è capitato di vedere una pubblicità di una palestra che recava vicino al nome la sigla “ltd” invece delle sigle che sono abituato a vedere come “srl” o “asd”. È stata fatta qualche riforma del diritto sportivo o societario che prevede questo nuovo tipo di società? Quali sono le forme di società che potrei utilizzare per aprire e gestire la mia attività?

Gentile lettore, la sigla che ha visto e che ha destato la sua curiosità non è più così rara da incontrare nel nostro paese. Il significato della sigla “ltd” è “limited” ed è l’equivalente della nostra srl in Inghilterra, Scozia, Irlanda, Cipro oltre che in altri paesi. È probabile che si tratti di una società costituita in una di queste nazioni ed operante in Italia. In effetti nulla osta, nel nostro ordinamento, che una società costituita all’estero possa legittimamente svolgere la propria attività nel nostro paese, anche in modo esclusivo, ovvero senza esercitare più alcuna attività nel paese di provenienza. Tale situazione sta incoraggiando sempre più imprenditori verso questo tipo di scelta.
Nel momento in cui la rivista sarà in distribuzione forse sarà possibile costituire società in Italia in una nuova forma, la S.r.l. semplificata. Tale forma societaria prevede alcune agevolazioni, come la possibilità della costituzione con un unico euro di capitale sociale. Per contro è riservata solo a chi non abbia compiuto i 35 anni di età, richiede che sia amministrata esclusivamente da soci, è vietata la cessione di quote a chi è privo dei requisiti e la capitalizzazione massima deve essere inferiore ai 10.000,00 euro. È inoltre richiesto, come per le altre S.r.l., la costituzione per atto pubblico, ovvero con l’intervento (ed i costi) del notaio. Appare di solare evidenza come anche questo sforzo fatto dal nostro legislatore si appalesi assolutamente insufficiente a pareggiare l’enorme svantaggio nei confronti degli altri paesi europei. È una mera illusione la possibilità di iniziare l’attività con un euro di capitale poiché i soli costi di costituzione, considerando imposta di registro, diritto camerale, tassa di concessione e vidimazioni sono di almeno 500,00 euro, oltre le competenze notarili. La S.r.l. semplificata quindi, nonostante le aspettative che nascono dalla sua denominazione, è ben più complessa nella sua costituzione e nella sua gestione delle altre società esistenti in Europa. Costituendo una società in un altro paese, infatti, non si avrebbero i costi del notaio né alcuna delle limitazioni della S.r.l. semplificata e la gestione sarebbe estremamente alleggerita. Questi sono solo alcuni dei motivi che spingono molti imprenditori ad avvalersi delle forme societarie previste da ordinamenti diversi dal nostro.
Per quanto riguarda le forme societarie utilizzabili per la gestione della sua attività, ha solamente l’imbarazzo della scelta, dalla società a responsabilità limitata, eventualmente semplificata ove ricorressero i presupposti, alle società di persone quali società in nome collettivo o in accomandita semplice, senza considerare tutte le forme previste dagli ordinamenti esteri. Qualora il “fine di lucro” non fosse lo scopo fondamentale dell’attività, ovvero fosse disposto a rinunciare a qualsiasi distribuzione di dividendi, troverà certamente più interessante la costituzione di una srl sportiva per le rilevanti agevolazioni fiscali. In alternativa alla forma societaria, in particolare in presenza di palestre di dimensioni ridotte, sarà opportuno valutare forme associative, con particolare riferimento all’associazione sportiva dilettantistica. Quest’ultima prevede agevolazioni fiscali paragonabili a quella della società sportiva ma con adempimenti di gestione decisamente semplificati.

Sono il presidente di una associazione e ho gravi motivi fondati per proporre l’esclusione di un socio fondatore facente parte tutt’ora del consiglio direttivo. Volevo capire la prassi da seguire in questi casi e le modalità esatte da adottare. Vi ringrazio anticipatamente dell’aiuto.

La disciplina relativa all’esclusione di un socio, anche fondatore, è generalmente contenuta nello statuto dell’associazione stessa. Qualora l’atto taccia sul punto, sarà necessario far riferimento alle norme del Codice Civile. In questo caso sarà applicabile l’art. 24 anche alle associazioni non riconosciute. Nell’assenza di qualsiasi previsione statutaria, la competenza a deliberare sull’esclusione dell’associato spetterà all’assemblea, senza possibilità di voto per l’associato oggetto di esclusione. Quest’ultimo però avrà la possibilità di impugnare la delibera di fronte all’autorità giudiziaria nel termine di sei mesi dalla notificazione e in caso di successo potrebbe ottenere l’immediata reintegrazione nell’associazione.
Il lettore non ha indicato in cosa consisterebbero i “gravi motivi” a fondamento della sua richiesta. L’esclusione del socio, in ogni caso, è consentita solo in casi rilevanti, come ad esempio la conduzione di un’attività palesemente contraria allo scopo dell’associazione, anche se non espressamente previsti dalla legge o dallo statuto.

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