Chiedilo all’Avvocato #46

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Buongiorno, sono un laureato in Scienze Motorie. Gestisco da anni un centro fitness all’interno di un palazzetto dello sport (struttura comunale) e ad oggi ricevo rimborso direttamente dalla ASD costituita dal comune stesso. Mi stanno proponendo, in quanto chiuderanno la ASD, di aprirne una io e di prendere la piena gestione del centro fitness. Alcuni commercialisti però mi hanno riferito che fino ad oggi la situazione era anomala e il comune stesso rischiava una sanzione per evasione fiscale. Mi hanno consigliato, nel caso in cui gestissi direttamente io la palestra, di aprire una partita iva ed emettere quindi ricevuta fiscale sugli incassi. Secondo Lei esiste invece una possibilità di aprire una ASD e quindi non emettere ricevuta fiscale ed essere tutelato dalla legge per non incorrere in sanzioni? Con la ASD è ritenuta esente da iva la sola quota associativa oppure anche i vari abbonamenti mensili e trimestrali che i soci pagano?

Gentile lettore, per la parte fiscale relativa alle ASD nonché per i rischi connessi all’eventuale gestione, la rinvio agli articoli 2010/2011 che potrà trovare sul sito. Sicuramente potrà costituire una ASD per la gestione del centro. Non è purtroppo corretto fare una valutazione di convenienza tra ASD ed altro soggetto giuridico (quale la ditta individuale) in quanto la prima non ha fine di lucro mentre la seconda sì. Per quando la lettera dica ben poco della situazione del lettore sarebbe opportuno valutare anche soluzioni alternative, quali la gestione della ASD già esistente e della quale il lettore dovrebbe essere socio.

Gentilissimo Avvocato, le scrivo per sottoporle un quesito che mi arrovella su una questione che non trovo giusta. Sono stata iscritta a una palestra e causa inutilizzo per alcuni mesi, sono riuscita ad avere un bonus di recupero di due mesi. Trovato questo aggiustamento, riecco che mi chiedono un nuovo certificato medico perché superati i 12 mesi. Il classico certificato di attività non agonistica. Io sono parecchio arrabbiata. Per soli due mesi dovrei buttar via soldi per un certificato che non mi servirà in futuro… è assurdo. Ho tentato di trovare un accordo ma la palestra vuole il certificato. Mi sembra impossibile che non ci sia una soluzione! Oltretutto leggendo sul web vedo che tali certificati non sono obbligatori. Le sarei molto grata di avere un suo parere. Angela P. da Milano

Cara Angela, solitamente le palestre fanno sottoscrivere un contratto che nessuno legge mai, anzi spesso ci si dimentica anche di averlo firmato. Del resto di solito neanche i gestori delle palestre sanno cosa c’è scritto. Da un’attenta lettura, tuttavia, nascono sempre interessanti (o seccanti) sorprese. Potrebbe regolare, per esempio, gli obblighi relativi al certificato o l’eventuale franchigia esistente per rinnovarlo dopo la scadenza. Nella maggior parte dei contratti è previsto almeno un mese di franchigia per la consegna del certificato successivo. In alternativa potresti chiedere il nuovo certificato in due copie (il costo non cambierebbe perché il certificato è lo stesso). Scaduto il mese, potresti usare lo stesso certificato (ovvero la sua copia originale) per iscriverti in un’altra palestra.

Egregio Avvocato, ho dei problemi con dei soci della mia palestra che si attardano dopo l’orario di chiusura, anche molto a lungo, incuranti dei miei richiami. Sostengono, peraltro, che devono recuperare con questi ritardi un giorno di chiusura imprevisto della palestra. Posso fare qualcosa dal punto di vista legale per indurli ad uscire entro l’orario di chiusura?

Un ritardo di alcuni minuti sull’orario di chiusura è sicuramente tollerabile in qualsiasi centro sportivo, specialmente se tale ritardo non è intenzionale né ripetuto in ogni circostanza. Quando, invece, il ritardo è intenzionale e le persone si trattengono nei locali contro la volontà di chi ne ha la disponibilità, l’atteggiamento è illecito e costituisce il reato di violazione di domicilio, peraltro con l’aggravante del concorso di più persone. Contrariamente a quanto comunemente ritenuto, infatti, si incorre nella consumazione del reato non solo con l’introduzione nel domicilio contro la volontà dell’avente diritto ma anche rifiutandosi di uscirne, pur essendo entrati con il consenso.