221

Ho la gestione di una piccola palestra da alcuni anni e stiamo cercando di coprire le spese della ASD nonostante la crisi degli ultimi anni. Mi dicono che attualmente si è aggiunto l’obbligo di dotarsi di defibrillatore. Mi sono informato ma la spesa è elevatissima e non credo di poterlo acquistare. è vero che è obbligatorio e se sì da quando? Cosa rischio se ritardo o ometto l’acquisto?

A presidio della tutela della salute nello svolgimento di attività sportive di natura non agonistica v’è stato, fin dal 1983, il Decreto del Ministero della Sanità (D.M. 28 febbraio 1983) recante norme per la tutela sanitaria di attività sportiva non agonistica. Si trattava in particolare di un testo piuttosto scarno, settorializzato e privo di una adeguata normativa in grado di fornire un effettivo contributo al fine di salvaguardare la salute dei cittadini dediti all’attività sportiva. Il suddetto D.M. è stato abrogato e sostituito dal recente DM del 24/04/2013 (in attuazione dell’art. 7 comma 11 del DL 13/09/2012 n. 158 convertito con modificazioni dalla L. 8/11/2012 n. 189) il quale, falcidiando la precedente normativa, ha introdotto nuove e più dettagliate regole in tema di tutela della salute nello svolgimento di attività sportive.
In particolare, relativamente al profilo che in questa sede interessa, all’art. 7 comma 11 ha imposto “[…] la dotazione e l’impiego, da parte di società sportive sia professionistiche che dilettantistiche, di defibrillatori semiautomatici e di eventuali altri dispositivi salvavita”.
Tale obbligo risponde a chiare lettere ad un’esigenza particolarmente sentita a livello comunitario. La Commissione Europea, infatti, con una comunicazione del 18/01/2011, indirizzata al Parlamento Europeo, al Consiglio, al Comitato Economico e Sociale Europeo, nonché al Comitato delle Regioni, ha inteso tracciare le linee guida necessarie al fine di consentire un pieno sviluppo della dimensione sportiva a livello europeo in armonia con il fine del miglioramento e della tutela della salute attraverso lo sport. Già nel 2008 i ministri dello sport dell’UE avevano adottato informalmente le linee d’azione raccomandate dall’UE in materia di attività fisica e diversi Stati membri hanno basato iniziative politiche nazionali su tali indirizzi. Atteso il legame simbiotico tra la tutela della salute e l’attività fisica, la promozione di quest’ultima rappresentava già parte integrante del Libro Bianco del 2007 recante linee strategiche volte a dar voce a quella volontà di investire nell’attività fisica intesa quale strumento per migliorare la salute (health-enhancing physical activity – HEPA).
L’Italia, come molti altri Stati membri, allineandosi ai criteri guida indicati a livello Europeo, ha inteso rafforzare l’endiadi sport-salute prevedendo, tra l’altro, l’utilizzo di strumenti in grado di sopperire ad eventuali emergenze che potrebbero verificarsi nello svolgimento di qualsiasi pratica sportiva. In tal senso si muove la necessità di prevedere l’obbligo di defibrillatori semiautomatici o di altri dispositivi salvavita da parte delle società sportive sia professionistiche che dilettantistiche.
In particolare, il defibrillatore semiautomatico (automated external defibrillator – AED) è un dispositivo in grado di effettuare la defibrillazione delle pareti muscolari del cuore in maniera sicura, dal momento che è dotato di sensori per riconoscere l’arresto cardiaco dovuto ad aritmie, fibrillazione ventricolare e tachicardia ventricolare. Tale dispositivo è di facile utilizzo in quanto in grado di valutare automaticamente se per il ritmo cardiaco che sta analizzando sia necessaria una scarica ed eventualmente il livello di energia. Fornisce, inoltre, all’utente, attraverso un altoparlante, le istruzioni necessarie.
L’obbligo di utilizzo di tale strumento rappresenta emblematicamente il rapporto a doppio filo che lega l’UE e l’Italia nella individuazione delle norme riguardanti l’organizzazione e la corretta gestione dello sport. La coerenza di tali norme nazionali con la legislazione europea è assicurata dal controllo della Commissione attraverso la valutazione della legittimità degli obiettivi perseguiti dalle regole. Tra gli obiettivi legittimi perseguiti dalle organizzazioni sportive si scorge proprio quello della tutela della salute dei cittadini e pertanto l’utilizzo di semplici strumenti capaci di garantire un certo grado di sicurezza rappresenta senz’altro un ulteriore passo verso la composizione del complesso mosaico d’integrazione comunitaria.
Le conseguenze dell’omissione nell’acquisto dello strumento, ormai imposto dalla legge, si possono inquadrare sotto diversi punti di vista. Quella scontata è di incorrere nelle sanzioni previste dalle norme stesse, come il lettore avrà certamente immaginato.
Forse però non ha valutato che nel caso di decesso di un socio della palestra a seguito di evento ricollegabile causalmente alla mancanza del defibrillatore, come potrebbe essere il decesso a causa di un infarto provocato dall’intensa attività fisica, coloro i quali avessero avuto l’obbligo giuridico di acquistarlo o di verificarne l’esistenza e la funzionalità, risponderebbero penalmente e civilmente dell’evento.
L’art. 589 del codice penale prevede infatti che “Chiunque cagiona per colpa la morte di una persona è punito con la reclusione da sei mesi a cinque anni.” I responsabili così individuati risponderebbero anche del risarcimento del danno in sede civile con tutti i beni di loro proprietà, senza parlare delle implicazioni morali dell’aver contribuito alla verificazione di un tale disastroso evento.
Nonostante la rilevanza della spesa, quindi, l’eventuale omissione nell’acquisto meriterebbe un’attenta riflessione.

Commenta con Facebook

Commenti