Chiedilo all’Avvocato #50

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Buongiorno, sono il legale rappresentante di un circolo privato che svolge attività di tipo sportivo fitness e danza artistica con una trentina di attrezzi Technogym e Newform, tutti di mia proprietà. Sono stato denunciato dal proprietario del circolo che, dopo 15 anni di regolari pagamenti, per un disguido di tipo personale, mi ha intentato causa quando ho deciso di cambiare locali, sostenendo di avergli lasciato i locali in disordine etc. Ma non le nascondo che non è la prima causa che subisco da quest’uomo. Volevo chiederle, avvocato: se dovessi malauguratamente perdere la causa (richiesta di 15000 €) e non volendo dargli nemmeno un centesimo in soldi, è possibile chiedere al tribunale il pignoramento degli attrezzi del circolo per parziale/totale contropartita, nell’ipotesi dovesse andar male la causa? Grazie di una sua risposta.

La domanda del lettore, come spesso accade, viene posta in modo generico e succinto. Al fine di poter fornire una risposta quanto più completa possibile in relazione alle informazioni a disposizione è necessario affrontare il problema sotto diversi profili. Va rilevato innanzitutto che una corretta difesa che voglia tener conto delle motivazioni “pretestuose” e “personali” che sottendono una infondata richiesta di risarcimento del danno non possa prescindere dal sottolineare in giudizio la temerarietà della lite stessa al fine di far chiarezza al Giudice in ordine alle reali motivazioni che hanno spinto alla instaurazione del giudizio.

Quanto al merito della questione è necessario prendere le mosse dall’art. 1590 c.c. rubricato “Restituzione della cosa locata” a fronte del quale se è vero, per un verso, che il conduttore ha l’obbligo di restituire la cosa al locatore nello stesso stato in cui l’ha ricevuta, è altrettanto vero che lo stesso conduttore non risponde del deterioramento o del consumo risultante dall’uso della cosa in conformità del contratto.

Ebbene, se, come si presume nel caso di specie, l’uso della cosa è avvenuto in conformità al contratto di locazione, allora difficilmente sarà possibile dare sostegno ad una domanda di risarcimento fondata sul “disordine” rilevato nei locali restituiti dal conduttore al locatore al termine del contratto di locazione. In tal senso si è espressa anche la Corte di Cassazione che con recente sentenza del 2011 n. 24459 ha chiarito che non costituiscono vizi della cosa locata “i guasti o i deterioramenti della cosa dovuti alla naturale usura”. Ed ancora, il fatto che la locazione sia durata molti anni senza alcuna turbativa da parte del locatore, è indice sintomatico di un corretto uso della cosa stessa da parte del conduttore.

Per essere più chiari possono essere utili degli esempi: se il locale era dotato di porte e finestre al momento della locazione dovrà averle anche al momento della restituzione. Se vi erano dei muri divisori non sarà possibile restituire un open space. In merito ai normali deterioramenti invece non si potrà pretendere la tinteggiatura o la pulizia dei locali prima della restituzione. Quanto al disordine, poi, è difficile immaginarlo in un locale vuoto.

Relativamente alla possibilità di pignorare gli attrezzi in caso di esito negativo del giudizio, va rilevato quanto segue. Prima della Legge n° 52 del 2006 gli strumenti, gli oggetti ed i libri indispensabili per l’esercizio della professione dell’arte o del mestiere del debitore rientravano nella categoria delle cose mobili assolutamente impignorabili. La riforma, di cui alla citata Legge, ha sostanzialmente trasferito tali strumenti dalla categoria dei beni “assolutamente impignorabili” a quella dei beni “relativamente impignorabili”.

Tali cose mobili sono ora pignorabili solo se il presumibile valore di realizzo degli altri beni rinvenuti dall’ufficiale giudiziario o indicati dal debitore non appare, al momento in cui si svolgono le operazioni di pignoramento, sufficiente per la soddisfazione del credito e comunque nel limite di un quinto.

Va però segnalato che questo secondo limite non si applica – e quindi i beni mobili di cui si parla sono pignorabili anche interamente – per i debitori costituiti in forma societaria e, in ogni caso, quando nelle attività del debitore risulta una prevalenza del capitale investito sul lavoro. Il limite suddetto non si applica neppure alle associazioni.

Pertanto, alla luce di quanto esposto, nulla potendo valutare in merito alla possibilità di successo della causa per insufficienti informazioni, si conferma la possibilità di pignoramento dei beni nel caso di soccombenza nel giudizio.