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Spettabile redazione, gestisco una palestra in forma di società ed avevo preso un mutuo per l’acquisto dei locali e un leasing per le attrezzature. Con la crisi ho dato fondo ai risparmi e, quando sono finiti, ho iniziato a ritardare sempre più il pagamento delle rate alle banche che adesso minacciano di pignorarmi l’immobile. Ho sentito che possono sussistere dei crediti nei confronti della banca per effetto dell’anatocismo che potrebbe andare a compensare le mie rate arretrate, è possibile? Inoltre sto iniziando a ricevere delle cartelle da Equitalia che non sono in grado di pagare, possono anche loro pignorarmi l’immobile? Grazie Francesco da Roma

Caro avvocato, amministro un centro fitness e si è reso necessario uno scoperto di conto corrente per fare fronte ai continui ritardi nei pagamenti delle quote da parte dei soci. Ultimamente la banca mi ha chiesto il rientro delle somme e non essendo stato in grado di pagarle ho appena ricevuto un decreto ingiuntivo. Inoltre la banca ha preteso le fideiussioni mie e dei miei familiari, cosa rischiamo? Marco di Napoli

Le e-mail alle quali rispondiamo in questo articolo sono state scelte tra le numerose giunte in redazione sull’argomento. I lettori in realtà si trovano in una situazione che sta accomunando la maggior parte degli italiani. Trattandosi di una materia ormai di interesse generale concentreremo la risposta esclusivamente sulla parte bancaria, cercando di spiegarla nella forma più semplice possibile e rinviando i lettori al sito per gli articoli già pubblicati su Equitalia.
Ho notato che quasi tutti i lettori sono (erroneamente) concentrati sull’anatocismo per spiegare le proprie difese nei confronti della banca.
L’anatocismo consiste semplicemente nel calcolare l’interesse sull’interesse. È chiaro a tutti che un interesse del 10% sulla somma di € 100.000,00 dopo un anno è pari a € 10.000,00. Se lo stesso interesse viene calcolato trimestralmente con anatocismo invece avrò il primo trimestre € 2.500,00 (10%/4 di 100.000) + 2.562,50 (10%/4 di 102.500) + 2626,56 + 2692,23 e così in totale 110.381,29, quindi l’interesse reale, pur calcolando il 10% in entrambi i casi, equivale al 10,38%. Aumentando il tasso di interesse aumentano anche le differenze del calcolo anatocistico. In realtà, per il volume di affari di una palestra, l’anatocismo bancario si concretizza in poche centinaia di euro o, in casi eccezionali di grandi centri fitness, in pochissime migliaia di euro. Non incide quindi in modo significativo sulle situazioni narrate nelle mail. Esiste tuttavia un’altra ben più importante verifica da effettuare relativamente ai propri rapporti bancari che la maggior parte degli utenti trascura ritenendola (ancora una volta erroneamente) rarissima se non impossibile: l’usura. Il reato di usura sussiste quando la totalità degli interessi, commissioni e spese del rapporto supera un determinato parametro fissato dalla legge (La legge stabilisce il limite oltre il quale gli interessi sono sempre usurari). Il reato può tuttavia concretizzarsi anche quando il limite fissato dalla legge non venga superato (Sono altresì usurari gli interessi, anche se inferiori a tale limite, e gli altri vantaggi o compensi che, avuto riguardo alle concrete modalità del fatto e al tasso medio praticato per operazioni similari, risultano comunque sproporzionati rispetto alla prestazione di denaro o di altra utilità). La punizione inflitta dalla legge all’usuraio è la restituzione di qualsiasi somma versata dall’usurato a qualsiasi titolo diverso dal capitale (escluse tasse).

Ora proviamo a raffrontare l’esempio dell’anatocismo con identico caso affetto da usura (sempre € 100.000,00 al 10% di interesse per un anno):

a) Nel primo caso, dimostrato l’anatocismo e ammesso che venga dimostrata la sua illegittimità, nel caso specifico sarebbe possibile recuperare 381,29 euro. Anche se l’anatocismo si fosse protratto per 10 anni avremmo comunque € 3.812,90, somma tutto sommato trascurabile.

b) Nel secondo caso, dimostrata l’usura, che è sempre illegale, sarebbe possibile recuperare 10.381,29 euro oltre alle spese e alle commissioni pagate. Se l’usura si fosse protratta per 10 anni a parità di condizioni avremmo € 103.812,29 oltre a tutte le spese e commissioni.

Appare di solare evidenza come l’eventuale applicazione di usura al rapporto vada a rimettere completamente in discussione le posizioni. Nei casi di usura dimostrata, infatti, non è raro constatare come le posizioni di debitore e creditore possano invertirsi. Accade alle volte che l’importo che deve essere restituito a titolo di interessi spese e commissioni possa superare quanto richiesto e che l’imprenditore si trovi ad avere un inaspettato saldo attivo da ricevere invece che da pagare alla banca. Questo accade facilmente in conti correnti esistenti da molti anni o in mutui e leasing con rate arretrate non pagate ma non lontani dalla loro naturale scadenza (€ 100.000,00 al 10% per 10 anni in usura = € 103.812,29 oltre spese da recuperare per il correntista).
In tema di usura sono state pubblicate, anche in tempi recentissimi, numerose sentenze che hanno fatto (inspiegabilmente) scalpore. In realtà queste sentenze si limitano semplicemente a confermare quanto già scritto a chiare lettere nella legge che, ad avviso dello scrivente, non necessita di interpretazione alcuna.
L’art. 646 del codice penale spiega chiaramente che “Per la determinazione del tasso di interesse usurario si tiene conto delle commissioni, remunerazioni a qualsiasi titolo e delle spese, escluse quelle per imposte e tasse, collegate alla erogazione del credito”. Appare quindi evidente, anche a chi è privo di qualsiasi cultura giuridica, come viene determinato il tasso da confrontare con i limiti fissati dalla legge.

Ma come posso verificare se il mio rapporto di conto corrente, mutuo, leasing, prodotto derivato o altro è affetto da usura e se, quindi, sono stato destinatario di illegittimi prelievi?
La risposta è difficile perché nei casi di usura la stessa è abilmente mascherata e potrebbe essere sotto i vostri occhi senza che possiate accorgervene anche dedicando molte ore allo studio dei vostri contratti e della normativa. Per chi volesse cimentarsi, proviamo a dare qualche indicazione limitandoci, per motivi di spazio e di semplicità, ai mutui.
Un esame del solo tasso applicato sarà ben difficile possa rivelare usura ma se avete letto con attenzione fin qui saprete che a quel tasso vanno aggiunte le “commissioni, remunerazioni a qualsiasi titolo e delle spese, escluse quelle per imposte e tasse”. Quindi nel calcolo dovranno essere aggiunte al tasso le spese di perizia sull’immobile, le assicurazioni, le commissioni, le more e persino le commissioni di incasso su ogni singola rata (a volte proprio questi pochi euro fanno la differenza). Dovranno essere sommate anche le spese eventuali, quelle di cui non è certo il futuro pagamento, perché il reato di usura si consuma non solo al momento della consegna degli interessi e delle commissioni ma anche in quello della loro promessa (Chiunque… si fa dare o promettere, sotto qualsiasi forma, per sé o per altri, in corrispettivo di una prestazione di denaro o di altra utilità, interessi o altri vantaggi usurari…).
Se avrete calcolato correttamente tutte le spese, avrete un tasso di interesse, ben diverso da quello nominale, da confrontare con il tasso soglia di usura.
Ricordiamo che è possibile verificare l’usura non solo in tutti i casi di rapporti attualmente esistenti ma anche in tutti quelli che sono terminati da non più di 10 anni, ovvero in tutti quelli in cui l’ultima operazione si è svolta negli ultimi 10 anni.
Spero di aver dato qualche cognizione in più ai lettori, in particolare a quelli che ci hanno scritto, che tuttavia non sarà sufficiente alla risoluzione dei loro problemi. Sarà quindi opportuno che si rivolgano ad un professionista esperto della materia al fine di valutare le opportune strategie difensive. In particolare ricordo al lettore che ha ricevuto il decreto ingiuntivo che il termine per proporre l’eventuale opposizione è di 40 giorni che, tuttavia, scadrà solo il 25 ottobre p.v. per effetto del periodo di sospensione feriale.

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