Gentile Avvocato, sono il vice presidente di un’ASD sportiva, in alcune ore del giorno io e un altro mio collaboratore prestiamo servizio come istruttori in questa associazione e per queste abbiamo mensilmente un rimborso spese. Il mio dubbio sorge per il documento di valutazione rischi come associazione: siamo tenuti ad averlo? Grazie, attendo una sua delucidazione in merito alla questione. Alberto

Gli adempimenti delle Associazioni sportive dilettantistiche (ASD) in materia di sicurezza nei luoghi di lavoro sono previsti dal D.Lgs. n.81/2008. A prescindere dall’applicazione integrale o meno del citato Decreto, risulta doveroso evidenziare l’obbligo in capo alle Associazioni di assicurare la sicurezza all’interno dell’impianto sportivo dove viene svolta l’attività. Nel caso in cui l’Associazione si serva della collaborazione di lavoratori subordinati, associati in partecipazione con apporto di lavoro, collaboratori occasionali accessori, collaboratori coordinati e continuativi, si renderà necessario espletare tutti gli adempimenti previsti dalla legge.
Diversamente – come nel caso che ci occupa – qualora l’Associazione si avvalga esclusivamente della collaborazione di: lavoratori autonomi (titolari di partita iva e lavoratori occasionali), volontari e percettori di compensi sportivi, dovrà esclusivamente fornire ai collaboratori dettagliate informazioni sui rischi specifici esistenti negli ambienti in cui sono chiamati ad operare e sulle misure di prevenzione e di emergenza adottate in base all’attività espletata e, con riferimento ai soli lavoratori autonomi, dovrà valutare “l’idoneità tecnico professionale” dei collaboratori in relazione ai servizi affidati (è bene precisare che la suddetta normativa può variare di regione in regione sulla scorta di quanto previsto dall’art. 117 della Costituzione, posto che la materia rientri nella competenza legislativa regionale).

Buongiorno avvocato, sono una ragazza di 35 anni che ha subito un infortunio in palestra mentre faceva zumba… Ho messo male il piede saltando e con la consultazione di medici tramite radiografie e risonanze l’esito è stato che ho i legamenti del crociato anteriore rotti più parte del menisco e devo sottopormi a intervento. Il problema è che ho scoperto che la palestra non ha assicurazione e non so come devo procedere essendo anche una libera professionista. Non posso lavorare e ho già avuto dieci giorni di riposo prima dell’intervento seguito poi da tre mesi minimo di riabilitazione. Volevo sapere cosa devo fare grazie.


Nei casi di infortunio in palestra, l’iscritto danneggiato ha diritto al risarcimento sia del danno biologico che di quello morale, proprio come accade per gli incidenti automobilistici. In merito si cita la sentenza della Suprema Corte di Cassazione n. 858/2008. In tali circostanze le responsabilità possono ricadere per diverso titolo sia sul proprietario della palestra (responsabilità contrattuale) sia sull’istruttore/istruttrice (responsabilità da contatto sociale). Volendo soprassedere per motivi di spazio sulla responsabilità dell’istruttore (che può risultare differente a seconda che l’insegnante lavori come dipendente oppure come libero professionista all’interno di una struttura che lo ospita) è bene precisare che il proprietario della palestra può essere sicuramente chiamato a risarcire il danno subito da un proprio iscritto.
Invero, fra il cliente e “la palestra” già dal momento dell’iscrizione si intende concluso un vero e proprio contratto, sebbene atipico poiché non specificatamente disciplinato dal Codice Civile. L’iscritto dietro il pagamento di una somma di denaro acquista il diritto di usufruire della palestra e di essere seguito da un istruttore che abbia la dovuta preparazione professionale e sia in grado di valutare a priori l’utilità dell’esercizio che fa eseguire e la concreta capacità dell’ “allievo” di affrontarlo senza rischi.
In tali ipotesi, quindi, l’iscritto rimasto infortunato all’interno dei locali della palestra, per ottenere il risarcimento, dovrà provare che il danno si è verificato nel corso dell’attività fisica e nei locali della palestra. Mentre il titolare della palestra dovrà provare “a sua discolpa” che l’infortunio si è verificato accidentalmente, per esclusivo comportamento imprudente del cliente, e comunque per cause non imputabili alla palestra e all’istruttore. Nel caso in esame, la mancanza di elementi non ci consente di esprimere un’opinione netta in ordine alla pretesa risarcibilità del danno, dal momento che non è dato sapere se il sinistro è avvenuto mentre effettuava un esercizio particolarmente complesso ed intenso, ovvero banale, di semplice esecuzione. È chiaro che in quest’ultimo caso la responsabilità del sinistro potrebbe discendere da una mera disattenzione della cliente e non da una responsabilità dell’insegnante e conseguentemente della palestra.

STUDIO LEGALE
AVV. ALESSIA POLVERINI
AVV. SIMONA GIUDICI
Via Cola di Rienzo  n. 28- 00192 Roma
Tel 063612686 – Fax 063216438

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