Chiedilo all’Avvocato #60

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Chiedilo all'Avvocato

 

Gentile avvocato, le spiego in breve il mio caso, sperando che lei possa risolvere il problema. Il 22 novembre del 2011, durante un’attività di arti marziali in palestra, ho subito una frattura alla spalla, che ha portato a 45 giorni di tutore, oltre a tutte le spese per fisioterapia e riabilitazione, quantificabili in circa 1500€. L’allora gestore della palestra, dopo le mie richieste, ha aperto la pratica per un eventuale risarcimento del sinistro da parte dell’assicurazione. Dopo varie vicissitudini e documenti mancanti, oggi, dopo quasi tre anni, il liquidatore dell’assicurazione, al quale ho inviato TUTTI i documenti richiesti completi di diagnosi mediche e spese da me effettuate, mi ha risposto dicendo che, al giorno dell’infortunio, non risultava attiva nei miei confronti NESSUNA copertura assicurativa. La mia domanda è questa: fermo restando che, molto probabilmente, visto che l’infortunio non è avvenuto per negligenze organizzative della palestra ma durante una “normale” attività e che quindi potrei non avere diritto al rimborso, mi aspettavo, da parte dell’assicurazione, una risposta riguardo il rimborso, fosse essa positiva o negativa, ma una risposta. Visto che, invece, non risultavo assicurato, potrei rivalermi sull’allora titolare? La ringrazio in anticipo e attendo una sua cortese risposta. In fede, B.P.


Gentile lettore, la Cassazione ha stabilito che la responsabilità per lesioni nel caso di danno cagionato dall’allievo a se stesso (o ad altri), è di natura contrattuale, atteso che l’accoglimento della domanda di iscrizione, con la conseguente ammissione dell’allievo, determina l’instaurarsi di un vincolo negoziale, dal quale sorge l’obbligazione di vigilare sulla sicurezza ed incolumità dell’allievo stesso (cfr. Cass. Civ, SS.UU., sentenza n. 9346/2002 e n. 858/2008).
L’allievo danneggiato che decide di agire in giudizio per ottenere il risarcimento dovrà soltanto provare che il danno si è verificato nel corso dello svolgimento del rapporto, mentre l’insegnante dovrà dimostrare che l’evento dannoso è stato determinato da causa a lui non imputabile o da caso fortuito. Come accennato in un precedente parere similare, l’insegnante non sarà tenuto al risarcimento del danno se dimostrerà di aver provveduto alla vigilanza degli allievi con la dovuta diligenza, adottando le misure organizzative e disciplinari idonee ad evitare situazioni di pericolo. Peraltro, nel caso di specie deve essere esaminato un ulteriore aspetto, quello del c.d. “rischio sportivo consentito”.
Tale principio parte dal presupposto che chi pratica uno sport accetta di esporsi ad eventi che possono originare un danno. Ovviamente, la soglia “del rischio consentito” varia a seconda della disciplina sportiva, nonché in base all’intensità dell’attività sportiva svolta (ossia a seconda che si pratichi uno sport a livello agonistico o meno oppure a seconda che il sinistro avvenga durante una competizione sportiva oppure mentre si svolge un semplice allenamento).
In pratica, il rischio sportivo consentito permette di rendere lecito qualcosa che normalmente, secondo le regole ordinarie sarebbe considerato illecito. Nel caso di specie il sinistro è avvenuto durante lo svolgimento di un’attività di “arti marziali” che notoriamente rientra nella categoria di discipline sportive in cui lo scontro o il contrasto fisico tra i partecipanti fa parte integrante dell’attività sportiva. Ciò posto, tenuto conto che non abbiamo tutti gli elementi richiesti per poter dare un parere esaustivo, sembrerebbe, sulla base di quanto dichiarato dallo stesso lettore, (“fermo restando che, molto probabilmente, visto che l’infortunio non è avvenuto per negligenze organizzative della palestra ma durante una “normale” attività e che quindi potrei non avere diritto al rimborso”) che l’assicurazione non abbia risarcito il danno in quanto non ha ritenuto che vi siano profili di responsabilità in capo ai proprietari della palestra. Qualora fosse effettivamente così, il nostro lettore non avrebbe diritto ad alcun risarcimento, a meno che, all’epoca dei fatti, fosse in possesso di una polizza personale sugli infortuni che gli consentirebbe di ricevere il risarcimento del danno al di là di eventuali profili di responsabilità in capo ai titolari della struttura sportiva.

STUDIO LEGALE
AVV. ALESSIA POLVERINI
AVV. SIMONA GIUDICI
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