Ho un immobile di 100 mq, al centro di un paese, di difficile vendita. Attualmente è adibito a magazzino. Mi converrebbe trasformarlo in piccola palestra? Personal trainer, piccole classi di trx, allenamento funzionale, matwork pilates, ginnastica posturale, pancafit sono i servizi principali che avrei pensato. (A.C.)

È un bell’intento, ma ci sono tre risposte preliminari:
a) Dai un’identità precisa al tuo piccolo club. Su 100 mq, puoi scegliere un personal trainer studio, eventualmente con qualche attrezzo funzionale; o uno studio pilates; o una scuola di danza; ma cerca di non mischiare troppo le cose: con un centro di tale ampiezza, la gente non capirebbe. Puoi pensare anche ad aprire una piccola low cost (esistono franchising che propongono aperture di low cost “tascabili”) ma bisogna verificare se c’è un adeguato bacino d’utenza.
b) Verifica gli oneri per il cambio di destinazione d’uso, poiché credo che l’immobile sia accatastato in maniera diversa da commerciale. Variano da comune a comune (vedi mia risposta nel precedente numero) e in certi casi possono essere elevati.
c) Calcola il tuo bacino d’utenza. Per una palestra si verificano gli abitanti nei comuni posti a 5 minuti (bacino primario) e 10 minuti (bacino secondario) di automobile dal club, calcolando un 9-10% sul bacino primario e un 5% sul secondario. Per un pt studio aggiungerei ai due bacini anche gli abitanti fino a 15 minuti di automobile (il pt studio può essere un luogo per cui si è disposti a fare più strada perché soddisfa esigenze più complesse), ma applicando valori decisamente più bassi (non più dell’1%).
Infine, appronta un business plan per verificare le altre grandezze economico-finanziarie, e in questo ti consiglio di farti aiutare da chi sa maneggiare la materia e conosce il mercato di riferimento.

 

Come posso impostare al meglio il servizio di personal trainer all’interno del mio club? (D. R.)
Ecco alcuni tratti iniziali:
1) La sala attrezzi va pianificata senza una copertura asfissiante da parte dei trainer di sala: molto spesso basta la presenza di uno solo, al limite con un raddoppio nelle ore di punta (almeno per i club con un numero di soci inferiori ai 1000); i clienti vanno resi autonomi nell’uso delle schede di allenamento, ovviamente mantenendo un servizio di cortesia e assistenza continue. In caso contrario, si rischia di “erogare personal training senza farsi pagare”, come avviene troppo spesso scambiando la professionalità con la gentilezza.
2) Vanno scelti trainer professionali, con titoli riconosciuti, una elevata capacità di empatia e comunicazione con il socio e visibili capacità commerciali. Meglio se non siano gli stessi trainer di sala, per differenziare al massimo i due servizi.
3) Si comunica l’inserimento del servizio sia con cartellonistica interna, sia usufruendo di una festa ad hoc o di un open day, sia soprattutto con l’uso pianificato dei social network e del web marketing (il pt può non solo far aumentare i ricavi con i clienti abituali, ma può e deve attrarre nuovi clienti, non va mai dimenticato!).
4) Si rende accettabile il servizio attraverso comunicazioni o promozioni (prove a basso costo, guest pass personalizzati, upgrade di abbonamenti in essere, etc) svolte dal reparto commerciale.
Ultimamente si sta sviluppando il cosiddetto Personal Group: si tratta di allenamenti personalizzati in microgruppi (non più di 4-5 persone) da svolgersi in sala attrezzi. è una tendenza interessante, che abbatte il costo unitario per lezione e favorisce l’emulazione degli altri soci.

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