La maggior parte delle attività quotidiane che svolgiamo è all’insegna della rapidità, dell’automatismo e dell’irriflessività. Lo sguardo è continuamente sollecitato, la fretta una compagna fissa. Manca il tempo; manca lo spazio… soprattutto quello personale che, molto spesso, inizia e si conclude in una fruizione sincopata di un display di un cellulare utilizzato per gestire compiti, impegni, relazioni sociali.

Così, molti di noi – per parafrasare le parole di Linda Stone – vivono in uno “stato di attenzione parziale continuo” che ci rende meno consapevoli e meno in grado di cogliere o discernere le opportunità più semplici.
A questa visione, lo stress generato dal bisogno di immediatezza e di comfort zone, si accosta al consumo illimitato di internet e dell’oggetto cibo, utilizzati come espedienti per sedare le nostre angosce, ansie, frustrazioni.

In una società sempre più tecnologicamente agiata, il cambio di rotta – come quello verificatosi negli ultimi anni – per richiamare l’attenzione dell’utente medio della palestra, si è giocato nella costruzione creativa di diverse tipologie di allenamento (Kettlebell, TRX, Cross-fit, Zumba e via dicendo) con l’intento di sollecitare la motivazione in chi, nel tradizionale allenamento in palestra – fatto spesso di una noiosa combinazione di manubri, bilancieri, cavi e macchine – non carpiva esperienze reali ed eccitanti o, quantomeno, distraenti.

La formula giusta per allenarsi con soddisfazione e andare avanti nel lungo periodo, tener conto delle emozioni come sostengo (e ribadisco) da anni, l’allenamento migliore esiste nella misura in cui lo stesso venga mantenuto nel lungo periodo; è quello che, in altri termini, corrisponde alle maggiori sensazioni a livello emotivo.
Anche se, a fianco di queste originali pratiche allenanti, essenziale è la “cura” di quello stimolo interno (chiamato volgarmente forza di volontà) che guida – soprattutto con una manipolazione mentale visiva – alla scelta dell’attività fisica come procedura necessaria al raggiungimento del proprio obiettivo (spesso quello di apparire pronti per l’estate o sentirsi bene al cospetto del proprio corpo).

Una competizione (anche solamente con sé stessi) può rappresentare quell’incentivo indispensabile per raggiungere la propria meta; l’obiettivo si trasforma in una calamita, energicamente ci attrae ad esso. I rituali e le abitudini, in questo frangente, ricoprono un compito essenziale. Il caffè poco prima dell’allenamento, un certo tipo di musica o un particolare tipo di riscaldamento rappresentano semplici rituali per preparare la mente all’arduo dispendio energetico.

Per dare “motivazione” alle nostre giornate non basta solamente l’allenamento migliore, ma il miglior allenamento in base alle nostre predisposizioni. Lo sport praticato nell’infanzia o qualsiasi altra attività che stimoli il nostro immaginario (detto in parole chiare, “che faccia muovere il sangue al solo pensiero”) alla conquista dell’obiettivo prestabilito (principale motore motivazionale), rappresenta quella sana passione, coltivata e arricchita di particolari soggettivi. Così possiamo scegliere di mescolare due discipline diverse (nuoto e allenamento con i pesi), alternandole; o complementari (es. cross-fit e arti marziali), oppure dedicarci ad una semplice e lunga passeggiata, se quel giorno il tempo è tiranno o il desiderio dell’allenamento non è al massimo.

Allenarsi grazie alle tecnologie
In ogni caso, creare il nostro obiettivo (es. il fisico ideale o il gesto atletico da raggiungere)
è il primo passo per il successo. Il secondo è la scelta del metodo o strumento necessario per raggiungerlo (il nostro allenamento o pratica sportiva ideale). Il terzo sono le competenze necessarie per permetterci di conquistare la nostra meta (apprendere l’esecuzione del corretto gesto atletico).

In questa prospettiva, quella che viene definita motivazione o forza di volontà, è solo una conseguenza, e non un’arida imposizione. Ma oltre agli esempi di allenamento citati (dal TRX al Cross-fit) importante è non escludere opportunità che il progresso della tecnica offre, dato che il nostro bisogno di immediatezza (quella relazione immediata che, tramite un click, consente di avere un mondo virtuale dentro casa senza accorgersene) dipende fortemente dall’ipermediazione (tutto ciò che consente di generare immediatezza, come la grafica digitale, ovvero quello che possiamo fare interfacciandoci con uno schermo, sia di computer o cellulare);  cosicchè, in questa nuova relazione con la realtà, strumenti che abbinino il fitness al cyberspazio possono risultare utili agli individui più “refrattari” all’allenamento.

Ne sono esempi la cyberbike – nient’altro che una bicicletta collegabile ad un monitor che consente di fare esercizio e giocare allo stesso tempo – e il personal trainer virtuale, che tramite un’App permette la scelta di un largo database di esercizi, nonché un percorso personalizzato, da poter effettuare dentro le mura domestiche. Ma si pensi anche a tutte le tecnologie per l’educazione motoria o l’attività fisica che consentono l’esposizione ripetuta ad un compito e l’esercizio dello stesso.

Tecnolgie che permetteranno di generare e potenziare le proprie competenze atletiche tramite l’attuazione del learning by doing (‘imparare facendo’), sia per quanto concerne gli esperti che vorranno integrare e implementare i propri allenamenti, sia in chi inizia timidamente a muovere i propri passi in palestra.

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