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L’impegno comune da parte di gestori, tecnici, operatori, istruttori, deve essere quello di diffondere la cultura della prevenzione e di promuovere la salute all’interno dei centri wellness

Proseguendo ciò che abbiamo iniziato a dire nello scorso articolo (e cioè portare la prevenzione in piazza), dobbiamo immaginarci un percorso che dai concetti arrivi alle iniziative concrete. Già nel precedente numero abbiamo spiegato che parlare di prevenzione in termini realistici vuol dire inserire dei passaggi attraverso i quali arriviamo a produrre prevenzione. Visita medica, chinesiologia (posturologia) e alimentazione sono i primi tre punti che determinano un concetto di prevenzione.
In realtà, per spiegare meglio il concetto di prevenzione sono costretto a fare un passo indietro per far sì che venga assolutamente compresa prima la teoria e successivamente la pratica. Rischiando di ripetermi, non posso fare a meno di sottolineare di nuovo che il concetto di prevenzione parte dalle necessità concrete della gente comune.

Un caso concreto
Recentemente ho gestito il servizio di visite mediche all’interno di una nota azienda multinazionale, la quale sta realizzando un programma benessere per i suoi dipendenti e posso dirvi che su 600 visite realizzate abbiamo riscontrato i seguenti dati:
– il 37,72% ha problemi osteo-articolari (rispettivamente il 22,44% alla schiena e il 14,28% alle cervicali);
– il 23,46% ha dichiarato completa sedentarietà;
– il 15,30% è risultata in sovrappeso;
– il 13,26% ha dichiarato disturbi del sonno;
– l’8,16% ha dichiarato varie intolleranze alimentari;
– il 3,00% ha problemi di ipertensione;
– il 2,00% è risultato cardiopatico.

Da questi dati emergono chiaramente dei segnali: nella popolazione generalmente sana (cioè popolazione senza patologie, solo 2% di cardiopatici) esiste la necessità di intervenire su quelle problematiche non patologiche ma che compromettono il buon stato di salute generale. Se ci impegniamo a parlare sempre di wellness (essere in salute, stare bene) non possiamo fare a meno di andare ad affrontare realmente tutte le problematiche che compromettono il wellness.
I dati che abbiamo rilevato non fanno che confermare la nostra teoria: oggi più che mai occorre intervenire concretamente offrendo alla gente comune iniziative che mirino a superare o a ridurre al minimo quelle problematiche emerse. Lo stress di cui si parla tanto si traduce in disturbi del sonno, in cattiva alimentazione o in intolleranze alimentari, in aumento delle ore di lavoro per poi arrivare ad una completa sedentarietà, sovrappeso e/o a problemi di schiena e di cervicali.
Problematiche osteo-articolari, sovrappeso, ipotonia dei muscoli, stanchezza dovuta al mancato riposo, disturbi anche di pressione sono tutti elementi che vanno nella direzione opposta al wellness.

Perché prevenire?
Fare prevenzione vuol dire combattere e cercare di prevenire tutte le problematiche sopra riportate. Ora possiamo riprendere il discorso proseguendo però su questi punti emersi e quindi i primi 3 passaggi di cui si parlava diventano esclusivamente l’inizio di un percorso preventivo e di salute. Io credo perciò che sia giunto il momento di fare uno sforzo tutti quanti e modificare dentro di noi prima di tutto l’immagine del vecchio centro fitness.
Tutto il settore da anni cerca in qualche modo di fare dei passaggi evolutivi, non posso fare a meno di ricordare che ci sono state delle iniziative positive che hanno spinto verso questo nuovo concetto (società che hanno fornito servizi medici, in realtà hanno cercato di mandare il primo messaggio di prevenzione costruttiva). Quando si cercava di introdurre nei protocolli di vendita i monitoraggi della composizione corporea, si cercava in qualche modo di iniziare un nuovo modo di fare benessere: più scientifico, più serio. Purtroppo il limite di queste iniziative era sempre in noi operatori.
Spesso mi sono sentito dire frasi come “ma la visita è una scocciatura” oppure “deve costare poco, sennò scappa il cliente” o peggio, in grandi realtà “non è nella nostra filosofia, il cliente deve sentirsi libero e felice”.
Ma perdonatemi: che cosa vuol dire “scocciatura, costare poco, libero e felice”? Non è l’apoteosi della superficialità? Non è questa l’immagine di poca professionalità e pressappochismo? Non andiamo dicendo e scrivendo anche sui nostri costosissimi cartelloni e brochure di alta professionalità? Non ci riempiamo tutti di parole e slogan come salute e benessere? Io credo che sia giunto il momento di “resettarci” e stravolgere l’immagine e la realtà di ciò che stiamo vendendo.
Credo che sia giunto il momento proprio di cambiare il messaggio che i nostri centri mandano e di conseguenza la loro organizzazione. Sarà capitato anche a voi operatori del settore come me di avere in famiglia qualcuno che al momento di affrontare una terapia riabilitativa, o il recupero del proprio fisico vi dice: “Bisogna che vada assolutamente da un medico per affrontare seriamente i miei problemi”. TERRIBILE! Vi sbattono sulla faccia proprio il nostro fallimento come operatori del benessere. Se devono parlare di fare un po’ di movimento parlano con noi, ma se si va su problematiche serie allora cambiano interlocutore.

Serietà e professionalità
Cosa vuol dire questo, che ora dobbiamo modificare i nostri centri in ospedali? ASSOLUTAMENTE NO! Vuol dire che tutti noi dobbiamo diventare più seri e professionali e cercare di dare più risposte ai clienti. Essi cercano salute e benessere, noi dobbiamo organizzarci per dargliela. Sicuramente tra gli operatori del nostro settore ci sono tantissimi professionisti, ma sempre più difficilmente riescono a dimostrarlo. I metodi di lavoro, i protocolli da proporre devono puntare a questo obiettivo: dare programmi di salute e benessere.
Se i centri riescono a fare una sterzata verso questo grande e diverso obiettivo riescono anche a chiedere il giusto compenso. Per riassumere tutto quanto detto, occorre partire da che cosa un centro fitness vuole offrire ai suoi clienti. È perciò una questione iniziale di comunicazione: tutti i messaggi che vengono lanciati devono puntare sul concetto di prevenire e combattere! Cartellonistica, modulistica, brochure e volantini fino alle tessere devono portare i giusti messaggi di prevenzione. Per esempio “la sedentarietà porta a disturbi di carattere cardiovascolare…” oppure “il movimento aiuta a dormire meglio” e così via.
Il settore commerciale deve parlare di questo, non di promozioni e sconti sugli abbonamenti. Durante il primo approccio le domande devono essere: “Come si sente? Riesce a scaricare le sue tensioni?” e successivamente portare il cliente a desiderare un percorso di salute. Il settore tecnico, infine, deve essere pronto ad elaborare programmi insieme ai medici per motivare il loro lavoro e l’attività del cliente. Insieme ai medici vuol dire un altro nuovo (ma vecchio) argomento: il lavoro di squadra. La tanto decantata professionalià passa attraverso un’immagine di estrema serietà da parte degli operatori, pertanto gli istruttori devono lavorare con i dati raccolti dai medici e successivamente richiesti ai clienti.
Se dopo la visita medica viene rilasciata un’analisi dello stato di forma del cliente, l’istruttore non deve fare altro che richiederla al momento del primo incontro per elaborare il programma di allenamento. In caso contrario, tutto ciò che viene esaminato dal medico perde totalmente di valore e manda un messaggio sempre di superficialità in quello che viene proposto. Non è colpa del cliente se non vuole più fare la visita al club, egli non percepisce il valore aggiunto proprio perché esso si perde nei corridoi del centro e non arriva mai dove deve arrivare.
L’istruttore, a sua volta, deve abbandonare la vecchia professione di “guardiapalestra”. Quel passeggiare in palestra con le mani dietro la schiena annuendo verso nessuno con lo sguardo verso il nulla non ha più senso. Il ruolo di istruttore è una professione e come tale deve essere vista: studiare, elaborare, monitorare monetizzando ciò che offre.
Ecco che la professione cresce, ecco che muore l’offensiva immagine per tutti noi che l’istruttore è solo un tipo muscoloso che parla con le belle ragazze. Tutto il settore wellness deve ricostruire la sua immagine, tutti i professionisti che vi lavorano devono modificare la loro immagine, cambiare prospettiva verso la salute vera, il benessere vero, in poche parole verso una prevenzione.

Fabio Swich

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