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Una buona manutenzione e un’accurata gestione tecnica della nostra attrezzatura è il modo migliore per prevenire guasti e non avere sorprese

Rieccoci con l’assistenza tecnica alle porte… un buon presagio che per molti sembra una minaccia. Visto che ci rivolgiamo agli imprenditori – che hanno fatto del Fitness il proprio business – abbiamo rivolto loro la domandina: “Perché la vostra auto sì! e i vostri attrezzi ni?”. E tutti, proprio tutti, coloro che in qualche modo hanno risposto alla garbata provocazione, hanno ammesso: “Lo sappiamo bene! A volte siamo presi da altre situazioni che riteniamo prioritarie e delle manutenzioni ci ricordiamo a “macchina rotta” (Ndr. Ormai quando mettete il cartello “In Manutenzione” tutti sanno che si è rotto qualcosa e che state aspettando – magari da giorni – che qualcuno si degni di venire ad aggiustarvelo).
Sì, lo sappiamo, e lo diciamo per l’ultima volta: ci sono molte realtà che hanno preso seriamente in considerazione l’esigenza di mantenere l’efficienza delle proprie attrezzature; e altre meno strutturate, o se vogliamo, impegnate in altre faccende, che per mille motivi trascurano l’aspetto manutentivo, trovandosi poi a fronteggiare guasti, usure eccessive, costi energetici imprevisti (spesso ignorati) e soprattutto disagi per i propri utenti. Riprendendo daccapo: diamogli una regolata! O diamoci una regolata?
Probabilmente l’uno e l’altro. Affrontare con serena consapevolezza l’investimento in manutenzioni – tanto modesto a breve, quanto produttivo a medio termine – è un modo intelligente per salvaguardare i propri beni, il loro valore effettivo; senza dimenticare gli aspetti della sicurezza e dell’immagine del proprio centro.
E da dove si parte quando si affronta la sacrosanta esigenza di prevenire, prima di curare le nostre attrezzature? C’è stato un periodo, che ha fatto epoca, in cui l’esigenza di salvaguardare il business immediato ha focalizzato l’attenzione manutentiva su un attrezzo tanto semplice quanto estremamente sottoposto a infinite sollecitazioni. Esatto! Le bike da Spinning® (o indoor cycling che dir si voglia).
Sicuramente quando la media delle lezioni giornaliere superava le quattro ore, avere due bike ferme per 4/5 giorni significava perdere centinaia di euro; oggi è ancora spiacevole avere bike ferme, meno per quanto riguarda il “lucro cessante” (la media settimanale dei corsi si è abbassata e molti hanno lo Spinning® nell’abbonamento); abbastanza per l’immagine, soprattutto perché i riders appassionati sono anche esigenti e molto spesso ipercritici.
Così, quasi tutti hanno lo “gnaro” che guarda le bike, che tira le catene, che lubrifica le parti di scorrimento e i pattini freno, che riavvita i piedini, che pulisce laddove i nostri esigenti utenti dovrebbero quanto meno dare una passata di straccio per detergere quei litri di sudore con cui inondano le bike.
Poi ci sono quelli che si arrangiano, o che chiedono all’istruttore – che di norma si guarda attorno e cerca a chi scaricare la grana – o che, ahinoi, aspettano ignari il triste evento. La catena si spezza, il pedale si sfila, il movimento centrale si allenta, i freni fischiano come quelli dei vecchi treni a vapore, e badabenbadaben il piantone del manubrio è talmente inchiodato che lo sf…gato di turno – alto 1,90 m – si trova a pedalare in salita nella posizione, francamente scomoda, del discesista.
Beh ci siamo concessi un po’ di satira, ma nemmeno troppa; ben vengano i provvidi interpreti delle manutenzioni fai da te – sulle bike e sui meccanismi semplici resta una pratica spesso funzionale – l’ideale sarebbe comunque mettere anche i tecnici occasionali o interni, nelle condizioni di far bene, di non procurare danni e soprattutto di tutelare gli utenti e i titolari dei centri; perché si sa: finché tutto fila… poi succede un piccolo guaio, le assicurazioni iniziano a fare domande e, a volte, aver fatto mettere le mani su un dispositivo la cui rottura può provocare qualche danno a cose o persone, rischia di innescare spiacevoli situazioni.
Tra le possibili soluzioni di tutela e di efficienza, oltre alla possibilità di rivolgersi agli specialisti qualificati e abilitati (che costano un po’ di più perché oltre alle competenze ti tutelano anche da altri rischi) è sempre possibile formare i propri tecnici interni, consentendo loro: di abilitarsi ai vari livelli, di poter fare le prime diagnosi (con risparmio di tempo e denaro), di crearsi un piccolo kit di “pronto intervento” per le emergenze. Poi, magari periodicamente, fare un bel check-up e decidere se e come proseguire.
Chi è arrivato fin qui, da attento lettore interessato, avrà colto che, tra il serio e il faceto, sono state indicate le principali attività manutentive da eseguire – genericamente – sulle bike da Spinning®; aggiornare i tecnici interni e formare nuovi manutentori è un’altra delle opzioni possibili che ci sentiamo di consigliare.

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