Le professioni sportive inerenti sala pesi o personal training sono, nell’ideologia comune, declinate al maschile. Ma in realtà tante donne intraprendono percorsi formativi specifici e scelgono di lavorare nei circuiti delle palestre, con esiti del tutto positivi

Provengono da varie regioni italiane e hanno un passato diverso alle spalle, ma condividono tutte la ‘fissa’ per l’insegnamento. Le donne che abbiamo incontrato si fanno strada nel mondo dello sport con caparbietà, disciplina e lungimiranza, dimostrando ai colleghi ‘maschi’, ma soprattutto a se stesse, che la forza, spesso, consiste in una sapiente miscela di muscoli e intelligenza.

Rossella Pruneti
(Firenze)
Che sia una tipa ‘tosta’ lo si capisce subito. A giudicare dalla sua immagine, Rossella Pruneti sembra una che non ha mai patito il confronto con gli uomini. E la sua storia conferma l’impressione. “Mi alleno dal 1987, ho gareggiato come bodybuilder nella IFBB, ho gestito una mia palestra, lavoro come traduttrice e redattrice specializzata in fitness e bodybuilding. Sono istruttrice di aerobica e di bodybuilding FIF, personal trainer ISSA, Master Trainer Coni-CSEN. Sono giudice nazionale e internazionale di bodybuilding IFBB. Dal 2006 insegno Tecnica di Bodybuilding ai corsi per istruttori Coni-CSEN.
Ho fondato e sono presidente di un’associazione culturale e sportiva dedicata al lottatore e bodybuilder Ray Stern (il primo a creare palestre miste negli USA) con lo scopo di aiutare le persone a migliorarsi per mezzo del fitness e del bodybuilding”. In quanto donna, non pare che la sua carriera abbia incontrato difficoltà. “Penso che si possa affermare davvero che il fitness è tanto donna quanto uomo. La maggioranza delle persone, osservando dal di fuori il bodybuilding e il fitness, pensa che il collegamento tra testa e muscolo sia improbabile, eppure possiamo tranquillamente smitizzare il fatto che per fare palestra non occorra cervello.
Ho notato che sapendosi porre è possibile vincere la ritrosia iniziale dell’interlocutore (socio o cliente) maschile. È tutta una questione di rapporti interpersonali e di gentilezza. Mai trattare l’allievo o il cliente facendolo sentire incapace o fuori forma. È possibile essere obiettivi senza offendere, correggere senza mortificare, insegnare senza salire letteralmente in cattedra. Ciò permetterà ad un’istruttrice di far seppellire gli eventuali (obsoleti) pregiudizi.
È importante poi studiare per allenarsi e per allenare gli altri. Cosa? Tutto. Io cerco di prendere brevetti da più enti perché ogni corso ti arricchisce e ti dà uno spunto d’approfondimento, oppure ti offre un improvviso capovolgimento della tua solita visuale arricchendo anche in quel modo il tuo bagaglio formativo”.

Manola Marras
(Roma)
“Quando scelsi di iscrivermi all’I.S.E.F. tanti anni fa, insegnare anatomia ai ragazzi e avviarli all’attività sportiva erano le mie più grandi aspirazioni. Allora non avrei mai creduto che gran parte della mia vita di insegnante sarebbe trascorsa in sala pesi, tra manubri, bilancieri e attrezzi tecnologici di ultima generazione. E soprattutto non potevo immaginare che questo mondo, così lontano dalla cultura sportiva dell’educazione fisica, mi avrebbe appassionato e riempito di soddisfazione. Ho iniziato facendo la maestra, l’allenatrice e l’istruttrice di diverse discipline, continuando a frequentare corsi e specializzazioni di ogni genere… ma mancava ancora qualcosa.
Mancava la sfida di cimentarmi in un mondo molto lontano da me, fatto di uomini e di pregiudizi e spesso criticato. Forse perché, nell’immaginario comune, la sala pesi ed il body building sono spesso intesi come estremizzazioni dello sport o eccessiva esaltazione del fisico e, di conseguenza, considerati di appannaggio quasi esclusivamente maschile. Comunque sia, decisi di diventare un Personal Trainer Master NBBF. Lavorare in sala era il primo e più importante gradino da affrontare. All’inizio è stato difficile, perché la preparazione fu molto dura. Le ore sui libri e il coraggio di chiedere aiuto proprio ai colleghi che all’inizio mi avevano snobbata, alla fine diedero i loro frutti.
E così sono più di 10 anni che lavoro come PT nella palestra del ‘mio’ circolo, il Sant’Agnese Tennis Club di Roma, che rappresenta l’accademia americana di Nick Bollettieri, in Europa. Io sono dell’idea che oggi il pregiudizio puro e semplice sul sesso femminile sia ormai superato. Quella figura debole e incapace è stata sostituita da una sicura e determinata. La questione fondamentale piuttosto è dimostrare grande preparazione e massima professionalità. Dove c’è la conoscenza, non c’è posto per riserve e discriminazioni”.

Lisa De Cesare
(Aosta)
Per Lisa l’insegnamento è una necessità, un moto interiore che parte da lontano… “Ho iniziato a praticare sport fin da piccolissima, per me lo sport è una passione grandissima e voglio trasmetterla agli altri, l’attività fisica è la cosa più semplice che si possa fare per mantenersi in salute. Mi sono diplomata all’I.s.e.f. e laureata in Scienze Motorie. Ho iniziato a lavorare in una palestra facendo le pulizie per spiare come si allenava la gente (all’università non lo insegnano). Ho continuato aiutando gratuitamente i preparatori atletici delle squadre di serie A in diversi sport, per imparare come lavoravano. Sono diventata preparatrice atletica, istruttrice in sala corsi, poi in sala attrezzi, infine personal trainer.
Da due anni mi dedico esclusivamente all’home personal trainer, che mi consente di instaurare maggiori rapporti personali col cliente, così stretti che, se ci si dimostra preparati e competenti, non si perdono più. Le persone richiedono di essere allenate e di essere in forma, ma hanno bisogno anche di qualcuno che le ascolti e le capisca, non solo di una macchina che elenchi loro gli esercizi da eseguire”.
Quali sono i passaggi obbligati da superare per intraprendere la professione? “Aggiornarsi, studiare tanto e sempre, dall’anatomia e fisiologia umana ai metodi e tecniche di allenamento, dall’alimentazione all’antropometria, dalla traumatologia ai disturbi metabolici. Bisogna avere una preparazione oltre che tecnica e pratica anche medica, perché la prima richiesta delle persone non è più quella di avere i muscoli, ma quella di stare bene sia fisicamente che psicologicamente”.

Anna Cantoni

(Parma)
“Ho cominciato a lavorare in questo settore più di dieci anni fa, quasi per caso. Frequentavo la facoltà di lettere e filosofia, materia in cui ho conseguito la laurea a pieni voti e, come molti studenti, facevo piccoli lavori. Nel frattempo frequentavo una palestra. Avevo un lungo background come ballerina classica prima e come karateca poi. Frequentavo una classe di ginnastica aerobica e la mia insegnante mi consigliò di fare un corso di formazione per istruttori per poter fare qualche sostituzione. Mi innamorai subito di questa splendida professione, dell’insegnamento, della possibilità di essere costantemente a contatto con persone anche molto diverse tra loro, della facoltà di dare un po’ di benessere agli altri.
Successivamente due incontri cambiarono radicalmente la mia vita. Dapprima conobbi Igor Castiglia, importantissimo e famoso presenter internazionale, al tempo atleta Nike. Il suo esempio mi portò a comprendere che questa professione non era più un hobby, bensì ciò che volevo fare nella mia vita. Successivamente un’importante multinazionale del fitness aprì un club nella mia città. Ecco il secondo incontro fondamentale: Paolo Grosso, allora direttore tecnico nazionale dell’azienda, oggi amministratore delegato di Fitathome, azienda leader nella consulenza fitness, mi propose di fare la personal trainer.
Secondo e definitivo colpo di fulmine. Ho avuto la fortuna di visitare e studiare in molti paesi stranieri, confrontandomi con le realtà esistenti. Oggi faccio la personal trainer e sono formatrice. È un lavoro che richiede passione e dedizione quasi totali. Bisogna costantemente studiare e tenersi aggiornati sulle tendenze, senza dimenticare il necessario lavoro di marketing di se stessi per promuoversi ed essere commercialmente competitivi”.
È difficile, per una donna, diventare istruttrice di sala? “Diventarlo è molto semplice, riuscire a fare di questa la propria professione un po’ meno… Per ciò che riguarda la sala pesi la difficoltà maggiore, a mio parere , è essere credibili nei confronti del pubblico maschile: spesso l’uomo giudica una donna come non in grado di poter insegnare a raggiungere l’ipertrofia muscolare. Paradossalmente un’altra difficoltà che accomuna sia l’attività di istruttore di sala pesi che quella della sala corsi è creata dal pubblico femminile stesso, spesso più propenso ad avere un istruttore di sesso maschile. Con i colleghi, invece, non ho incontrato difficoltà”.

Matilde De Marchi
(Torino)
Matilde ha seguito un percorso più propriamente “femminile”, legato soprattutto alla danza, ma ha sempre puntato in alto, a obiettivi professionali ambiziosi. “Ho iniziato come danzatrice e coreografa, dopo aver conseguito una borsa di studio della CEE ho completato la mia formazione come operatore teatrale negli anni ottanta. Dagli anni novanta in poi ho frequentato scuole di formazione negli Stati Uniti ed in Inghilterra. Nel 2006 ho conseguito la laurea in Scienze Tersicoree presso la Libera Università di Danza e Teatro di Mantova. Nel 1981 ho fondato Arkè, centro di formazione per la danza e la preparazione fisica.
Il mio lavoro si distribuisce tra i corsi di Pilates, ginnastica musicale, la danza (tecniche del ‘900), i corsi di Gravity di gruppo ed il Personal Training. Non ho incontrato nessun tipo di difficoltà in quanto donna e non mi sono dovuta scontrare con particolari pregiudizi, anzi la mia sensibilità femminile mi aiuta nell’affrontare e comprendere gli aspetti, anche personali, degli allievi”. Che consiglio daresti a una ragazza che volesse intraprendere la strada dell’insegnamento sportivo? “Non gettare la spugna alle prime difficoltà, perseverare nello studio, nella formazione e nell’aggiornamento di qualità, partendo con la convinzione che se si vuole insegnare, non bisogna mai smettere d’imparare”.

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