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La flora batterica può pesantemente influenzare sul peso corporeo, sulla facilità di ingrassare e sulla capacità di assimilare il cibo

Che dire, più tempo passa e, parlando di sovrappeso ed obesità, più si aggiungono tasselli in un puzzle quanto mai complesso dove i fattori che entrano in gioco aumentano costantemente di numero. All’inizio si parlava solo di calorie con calcolo del consumato e dell’introdotto, poi ci si è lanciati sull’indice glicemico, in seguito perfezionato e completato dai concetti di carico glicemico e di indice insulinico degli alimenti (vedi articoli nei numeri precedenti). Già con queste carte in tavola la faccenda si fa complicata, ma ultimamente ci sono fattori che danno nuove chiavi di lettura. Il primo è legato alla nutrigenetica e nutrigenomica, scienze relativamente nuove che offrono certamente nuove prospettive, campi in continua evoluzione e sui quali sono certo che nei prossimi anni ci possa essere un cospicuo avanzamento della ricerca e con essa delle risposte ed interpretazioni che si possono dare ai test.

Il “peso” della flora batterica
Ma in ordine di tempo un nuovo tassello è stato introdotto. Che alla base del sovrappeso e/o obesità ci siano una serie di problematiche multifattoriali (fra cui tutte quelle prima citate) è una realtà indubbia, ma il coinvolgimento della flora batterica intestinale era una ipotesi non ancora avanzata. L’obesità comporta un’azione infiammatoria organica importante e spesso si associa a tutte le problematiche della sindrome metabolica. Questo quadro è stato confermato dai ricercatori in diversi studi (uno dei più famosi è quello di Jeffrey Gordon della Washington University School of Medicine di St Louis). In questo studio pubblicato su Nature hanno analizzato le caratteristiche della flora batterica intestinale di soggetti magri e obesi.
I risultati sono stati estremamente interessanti in quanto è emerso che nei soggetti obesi esiste un’alterazione fra le due principali specie (i Batteroidi ed i Firmicuti). Negli obesi i Firmicuti sono estremamente più numerosi. Questi microrganismi si alimentano prevalentemente del cibo indigerito e producono sostanze semplici come zuccheri e acidi grassi.
A sostegno di quanto appena detto, i ricercatori Ivana Semova e John Rawls dell’Università del Nord Carolina hanno dimostrato, in uno studio sull’assorbimento dei grassi nell’intestino dei pesci zebra (ideali per lo studio in quanto trasparenti) che nei pesci colonizzati prevalentemente da Firmicuti c’era un assorbimento abnorme ed accelerato dei grassi rispetto a pesci senza la colonizzazione specifica. A questo punto è facile formulare l’ipotesi di come la flora batterica possa pesantemente influenzare sul peso corporeo, sulla facilità di ingrassare e sulla capacità di assimilare il cibo.
Nella flora intestinale di soggetti obesi, rispetto a quelli magri, non cambia il numero totale di batteri ma cambia drasticamente il rapporto fra Batteroidi e Firmicuti. Nei casi di obesità la flora batterica alterata a favore dei Firmicuti sembra favorire anche particolari meccanismi capaci di causare meccanismi di infiammazione sistemica e soprattutto di insulino-resistenza. Riducendo l’apporto alimentare dei grassi e soprattutto dei carboidrati si assiste nel tempo ad un naturale ripristino del giusto rapporto fra la flora batterica. Esiste quindi una relazione diretta fra squilibri alimentari, aumento di peso e modificazione della flora batterica, analogamente tale rapporto si ripristina manipolando la razione alimentare.

Cambiando l’ordine degli addendi…
Ma la domanda che si sono posti i ricercatori è se il dimagrimento poteva essere indotto invertendo l’ordine dei fattori, cioè se alterando i rapporti fra Firmicuti/Batteriodi si poteva favorire l’aumento e il calo di peso. In uno studio del 2004 realizzato sui topi si è visto come, trasferendo Firmicuti all’interno di topi magri (che ne hanno un numero molto basso), si registrava nel giro di poco tempo un veloce e costante aumento di peso. Viene quindi spontaneo pensare che, su soggetti obesi, l’introduzione di Batteroidi possa favorire significativamente il dimagrimento. Va segnalato come, in uno studio sui topi, una supplementazione con dei L Crispatus (ceppo del Batteriodi) abbia migliorato notevolmente la tolleranza al glucosio ma, nel breve periodo non abbia registrato differenze significative nel calo di peso.

Il corredo genetico
In realtà siamo agli inizi delle potenziali applicazioni di questa scoperta; anche perché non sono chiari molti punti, uno fra questi è legato alla domanda se la dotazione di Firmicuti dipenda, oltre che dalle abitudini alimentari, anche dalla predisposizione genetica.
Uno studio pubblicato su Nature nel 2009 da Salzman e collaboratori dimostra come ci sia un legame diretto tra espressione di peptidi antimicrobici e modificazione del microbiota intestinale. In questo studio si denota come la mancanza di un gene codificante per l’a-Defensina5 (le Difensive, nelle loro varie forme, sono dei “regolatori” delle varie forme batteriche in quanto denominati appunto Peptidi antimicobici). La mancanza di questo fattore antimicrobico porta alla modificazione della flora intestinale, inducendo la predominanza di specie appartenenti alla famiglia dei Firmicuti rispetto ai Bacteroidi. Da questa osservazione si può desumere che il tipo di alimentazione e lo stile di vita rimangono fattori centrali per il controllo del peso (e della flora batterica) ma contemporaneamente esiste una predisposizione genetica che comunque porta (in condizioni favorevoli) a squilibrare i batteri a favore dei Firmicuti. Capisco la delusione da parte di chi si aspettava che ci fosse già una “formula magica”; ma nella ricerca non è mai così. Vedo invece in modo positivo il fatto che ancora una volta si centralizzi l’efficacia di un intervento dimagrante su corrette strategie alimentari e intensa e costante attività fisica. Certamente ci sono ampie possibilità di potenziare l’azione andando a ribilanciare gli equilibri fisiologici; ma si tratta solo di interventi “ottimizzatori”. Il resto va fatto con la nostra volontà e la costante dedizione.

Marco Neri con la collaborazione di Alexander Bertuccioli

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