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I farmaci non sono sempre la soluzione: vediamo le nuove strade percorribili proposte dal Movimento per la Salute

Eliana Fortuna, Responsabile Comunicazione del Movimento per la Salute, ci racconta le finalità di questo importante progetto e i suoi programmi ambiziosi: modificare il rapporto tra medico e paziente verso una maggiore responsabilizzazione di quest’ultimo nella scelta del modello di cura.

In cosa consiste il vostro modello alternativo di prevenzione, cura e monitoraggio attraverso l’esercizio fisico?
Movimento per la Salute (MpS) ha preso il via a settembre del 2013, per dare una risposta a un bisogno latente e non ancora soddisfatto, sicuramente non in modo strutturato sul piano nazionale: una domanda di salute, rivolta alla prevenzione e alla cura delle patologie croniche prevalenti, tramite autodiagnosi e monitoraggio digitale. MpS rappresenta una risposta alternativa e/o complementare a quella farmacologica in quanto il medico prescrive esercizio fisico come fosse un farmaco.

Tre sono gli attori del modello MpS: il paziente, il medico, il centro sportivo. Il medico di base, aderendo al progetto, può prescrivere esercizio fisico certificato secondo protocolli scientifici della SIMG, Società Italiana di Medicina Generale, al proprio assistito attraverso un software medicale in collegamento con un centro sportivo ANIF, l’Associazione Nazionale Impianti e Fitness.

Il paziente viene accolto all’interno del centro sportivo da uno staff formato “ad hoc” da MpS e guidato nell’autodiagnosi prima e dopo l’attività fisica, eseguita in totale controllo medico, da remoto: il personale tecnico invia attraverso il software il feedback dell’allenamento al medico in tempo reale. È un primo passo all’interno della “connected health”, che ha letteralmente modificato il rapporto tra medico e paziente verso una maggiore responsabilizzazione dello stesso nella scelta del modello di cura.

Movimento per la Salute ha elaborato un software medicale: quali sono le sue caratteristiche e la sua maggiore utilità?
Il nostro software risponde a dei requisiti di usabilità bidirezionale: da un lato deve essere fruibile per il medico e correlare, in modo semplice e veloce, i dati dell’anamnesi del paziente al suo quadro clinico attuale, dall’altro deve rispondere alle necessità del tecnico sportivo. Abbiamo risolto questa compatibilità attraverso le sinergie dei nostri partner Technogym e Dedalus, leader nei loro rispettivi settori: wellness e medicale.

La caratteristica del software è l’immediatezza con cui elabora un algoritmo in un’interfaccia di facile lettura con cui il medico indirizza ogni paziente verso il suo protocollo di esercizio fisico ideale. Inoltre è utile perché è integrato con un software di derivazione medicale che comunica con l’intera storia clinica del paziente, quindi direi che il maggior vantaggio è la garanzia di sicurezza.

Quali tipi di app dovrebbero essere prescritte dal medico di base? Crede che in Italia questo scenario sia possibile e attuabile?
Il mercato delle app medicali su smartphone e device digitali in Italia è in fase di crescita. Come dice Uwe Diegel, CEO di iHealth, bisogna poi distinguere tra “connected health” e “connected wellness” per non confondere le applicazioni con cui monitoriamo l’attività fisica che rientrano nella seconda, con quelle con cui monitoriamo le patologie croniche in un vero modello di sanità digitale a distanza.

Le applicazioni che dovrebbero essere prescritte sono queste ultime perché permettono di tenere sotto controllo la patologia, razionalizzare la spesa diagnostica e sanitaria tout court, migliorare l’autoconsapevolezza del paziente e la sua qualità della vita. In Italia sono diversi a mio parere i fattori che ritardano questa rivoluzione: il digital divide che ancora non permette a chiunque di accedere al digitale in modo frequente, il ritardo da parte delle vecchie generazioni nell’utilizzo multi – level di smartphone e tablet, un orientamento del sistema sanitario ancora dedito alla cura del sintomo piuttosto che alla sua prevenzione.

Nonostante ciò, la crescente sensibilità verso una maggiore razionalità di spesa pubblica, potrebbe e dovrebbe diventare il volano di un nuovo atteggiamento culturale nei confronti di un mondo ancora poco esplorato. Come per la proposta del farmaco “esercizio fisico”, la prescrizione di un’applicazione può prendere piede solo attraverso il cambiamento culturale del medico stesso, che in prima persona dovrebbe sperimentare le app, prima di prescriverle.

Quali sono le possibili controindicazioni dell’utilizzo di app per monitorare la propria salute?
L’unico impedimento sta nella mancanza di una certificazione univoca per l’attendibilità delle app, dal punto di vista scientifico. Questo però è un problema sentito anche in America: ecco perché è consigliabile che il medico prima di prescriverla ne sia fruitore, anche solo per testarne la credibilità. Inoltre il livello di allerta dipende dalla natura della app: una app che si limita a contare le calorie e ha tenere un diario dei sintomi di una patologia è quasi priva di controindicazioni; una app che aggrega parametri medicali che possono essere modificati da un paziente richiede un maggior livello di vigilanza.

Di seguito alcuni link utili di riferimento
http://www.quotidianosanita.it/lavoro-e-professioni/articolo.php?articolo_id=26620
http://www.jfponline.com/fileadmin/qhi/jfp/pdfs/6207/6207_JFP_Article4.pdf
http://www.partecipasalute.it/cms_2/node/2692

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