Gli effetti curativi delle spezie

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Da oggetto di scambio per aprire nuove rotte commerciali, a nutraceutici che possono prevenire o curare delle patologie. Quanto ne sapete sulla vita delle spezie?

Le spezie sono sostanzialmente derivate da alcune varietà di piante aromatiche, provenienti per lo più da paesi tropicali. Di queste si utilizzano parti diverse; a seconda del tipo di spezia, la corteccia, gli stimmi, i semi, i fiori, i frutti, le bacche, le radici perché, a seconda della specie, varia la parte più aromatica della pianta. Le spezie sono utilizzate principalmente come additivi per dare sapore a una pietanza, per profumarla e colorarla, ma possono anche servire nella conservazione del cibo (questo fattore ultimamente da alcuni studi sembra però essere smentito). Le spezie hanno trovato largo utilizzo anche in preparati medicinali, nei rituali religiosi, oppure anche nei prodotti cosmetici. Le spezie si distinguono dalle erbe da cucina perché in genere non sono fresche, ma vengono più comunemente usate essicate e si trovano in commercio sotto diverse forme:
– intere: sono le migliori perché conservano l’aroma più a lungo – in polvere: sono più pratiche, ma perdono l’aroma più velocemente
– in pasta: sono più pratiche ma molto più deperibili
– gli estratti: anche se pratici, sono spesso prodotti di sintesi, quindi di cattiva qualità.

Storicamente le spezie hanno sempre avuto un ruolo importante sin dalla loro scoperta e da sole giustificavano l’apertura di nuovi canali commerciali. La cucina antica, a differenza di quella moderna, si basava soprattutto sulla mescolanza di sapori e ciò era supportato dalla convinzione che fosse molto sano ed equilibrato il cibo che contenesse in sé tutte le qualità nutrizionali ed in cui tutti i sapori fossero presenti. Il cuoco doveva combinare e modificare il gusto naturale dei cibi in qualcosa di nuovo, diverso, attraverso la mescolanza dei sapori, l’uso di coloranti e il massiccio ricorso a salse e spezie.
La scienza medica medievale inoltre attribuiva un ruolo importante al processo digestivo: si riteneva infatti che il “calore” generato dalle spezie aiutasse la “cottura” del cibo nello stomaco, favorendone l’assimilazione. Infine, a causa del loro costo proibitivo, le spezie rappresentavano anche un vero e proprio status symbol della cucina di corte: era un segno di distinzione abbondare nel loro utilizzo, nella preparazione dei cibi dei banchetti e nelle feste.

Spezie e medicina
Al giorno d’oggi le spezie sono alla portata di tutti e il loro utilizzo si è diffuso enormemente anche nei paesi occidentali, anche se il loro utilizzo è abbastanza marginale nella nostra cucina, più a favore del sapore naturale del cibo. Si dovrebbe fare anche un pochino di chiarezza riguardo alle spezie e non mettere tutto insieme in un calderone. Esistono spezie, erbe aromatiche, miscele di spezie e condimenti derivati da spezie, come risulta dalla tabella.
Per quanto riguarda i condimenti, in Italia, oltre al pepe, consideriamo condimento anche il sale (cloruro di sodio). Questo prodotto è molto utilizzato sulle nostre tavole e in piccole quantità è anche benefico, soprattutto per le persone in buona salute e per gli sportivi, mentre invece per persone con alcune problematiche legate alla funzione renale o ormonale e di conseguenza al riassorbimento dei liquidi, si deve usare con moderazione o addirittura eliminarlo. Si sente anche molto correlare sale da cucina e ipertensione arteriosa, ma diciamo che il sale incide direttamente sulla pressione solo ove vi sia una delle problematiche elencate sopra. Due parole anche a riguardo di un altro condimento che ha preso piede nel nostro paese e che inconsapevolmente ingeriamo molto spesso nei prodotti industriali, che è il glutammato monosodico ovvero il sale dell’acido glutammico.
In oriente è molto usato per insaporire i cibi e in industria è utilizzato come conservante con la sigla E621. A questo additivo vengono attribuite molte proprietà non benefiche come il sovrappeso, la degenerazione maculare della retina, la sindrome metabolica, l’ipertensione e sembra che venga anche associato al diabete. Un tempo questa molecola era ricavata da un tipo di alghe, ma ora, visto il suo forte utilizzo, l’industria lo ricava da colture di lieviti fatte fermentare sulla melassa di barbabietola.
C’è chi giura sulla sua innocuità, altri invece lo considerano un additivo da mettere fuori legge. Le spezie, per la maggior parte, derivano da piante esotiche e vengono prodotte in oriente poiché provengono dalle foreste pluviali, ma alcune possono essere coltivate semplicemente anche a casa nostra. A incentivare il loro utilizzo non è solo la prelibatezza di associare le spezie alle nostre ricette ma anche la medicina. Sì, proprio così; in questi anni si sviluppano molte ricerche nel campo della medicina e della farmacologia, anche andando a rivedere testi antichi che attribuivano alle spezie grandi proprietà curative e ne consigliavano l’utilizzo, ora la medicina ne suffraga l’efficacia con spiegazioni scientifiche e ci si sta spingendo verso vere e proprie ricerche per valutare l’efficacia terapeutica e preventiva di alcune di loro su svariate problematiche patologiche del nostro millennio.
I componenti di alcune spezie sembrano avere molte proprietà: dagli antiossidanti agli antitumorali e semplicemente facendone uso si ipotizza la prevenzione di alcune patologie. Anche la ricerca farmacologica sta cercando di sviluppare dalle spezie nuovi farmaci per curare e prevenire molte forme patologiche. Due spezie particolarmente sperimentate sono:

– Curcuma:
utilizzata in cucina per accentuare la colorazione dei piatti. La curcuma è una spezia che ritroviamo nella miscela denominata “curry”. Alla curcumina presente nella radice di Curcuma longa vengono attribuiti molti effetti in letteratura e recentemente degli studi di laboratorio sui ratti attribuiscono a questa spezia molti effetti (anti infiammatorio; miglioramento di diabete e nefropatie; antitumorale per tumori alla prostata; una dieta ricca di curry fa dimagrire; stimola il sistema immunitario).

– Peperoncino: anche questa spezia utilizzata in cucina per dare quel gradevole sapore piccante ai cibi ha alcune proprietà benefiche, seppure messe in discussione. Infatti esistono ricerche che dimostrano che la capsacina, l’alcaloide principale responsabile della sensazione di piccante, è in grado di indurre le cellule tumorali del cancro alla prostata a innescare il processo di apoptosi (ovvero l’autodistruzione cellulare). Un’altra ricerca invece ha dichiarato che troppo peperoncino può infiammare la prostata.
Ovviamente gli obbiettivi di queste due ricerche erano diversi e comunque il giusto sta nel mezzo, cioè nell’equilibrio che ricerchiamo. In futuro le spezie daranno la possibilità a case farmaceutiche di commercializzare nuovi prodotti curativi, per vari sintomi e patologie. Intanto che le case farmaceutiche ricercano nuovi prodotti, noi curiamoci tutti i giorni mettendo un po’ di fantasia, gusto e innovazione in ciò che cuciniamo, per attuare tutti i giorni effetti protettivi e curativi con le spezie. E anche questa volta, come sempre, si può dimostrare che il cibo è il miglior farmaco che abbiamo. Se lo usiamo bene ci fa del bene, se lo usiamo male…

Iader Fabbri