Gli infortuni nello sport giovanile

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Quali sono le azioni da adottare e le precauzioni da prendere per prevenire i traumi e favorire il recupero del giovane atleta?

Nello sport garantire e sviluppare la capacità di carico dei bambini e degli adolescenti sottoposti ad un allenamento rappresenta un compito essenziale, ancor più che in un atleta adulto. Perché se produciamo discrepanza tra carico di allenamento e capacità di carico, i fattori positivi per lo sviluppo delle prestazioni sportive si possono trasformare rapidamente in fattori negativi.

La capacità di carico sportivo è una funzione dell’organismo, determinata dalla tolleranza dei tessuti e dei sistemi biologici, rispetto agli sforzi e alle prestazioni richieste dalla disciplina praticata. Vuol dire che organismo, struttura e funzione, stressate, possono recuperare dopo la sollecitazione prodotta dal carico di allenamento o di gara.

Per un buon adattamento funzionale e strutturale dobbiamo lavorare con attenzione e tenere presente: il carico di allenamento, la tolleranza di tessuti e sistemi e l’acquisizione della capacità di recupero.

Un buon allenamento non deve superare i limiti della capacità di carico o, quando si presentano, riconoscere e rimuovere le conseguenze di sollecitazioni che rappresentano problemi per la salute. I rischi di alterazione della capacità di carico riguardano soprattutto le articolazioni, particolarmente quando si usano carichi di tipo impulsivo.

Partendo dal principio osteopatico che il corpo è un’unità, l’individuo è visto nella sua globalità come sistema composto da muscoli, strutture scheletriche, organi interni che trovano il loro collegamento nei centri nervosi della colonna vertebrale. Ogni parte costituente la persona (psiche inclusa) è dipendente dalle altre e il corretto funzionamento di ognuna assicura quello dell’intera struttura: dunque il benessere. La struttura governa la funzione quindi la perfezione di ogni funzione è legata alla perfezione della struttura portante, se tale equilibrio è alterato ci si trova di fronte a una disfunzione osteopatica, caratterizzata da una zona corporea in cui è andata persa la corretta mobilità. L’organismo reagirà a tale disequilibrio creando delle zone di compenso e di adattamenti corporei non favorevoli al benessere generale dell’organismo.

Il corpo possiede tuttavia dei meccanismi di autoregolazione e auto guarigione (omeostasi). Quando la normale adattabilità è interrotta, o quando dei cambiamenti ambientali superano la capacità del corpo di ripararsi da sé, può insorgere la malattia.
Le funzioni che interessano la capacità di carico meccanico e quelle generali dell’organismo (sistema immunitario) maturano più tardi delle strutture nervose e delle principali funzioni neuromuscolari. Per questa ragione, nello sport giovanile d’alto livello, sono soggette per un periodo di tempo più lungo alla possibilità di alterazioni.

La notevole variabilità dei parametri della capacità di prestazione in età infantile e nell’adolescenza non deriva soltanto da differenze costituzionali, ma anche dai diversi tempi di crescita dei soggetti della stessa età. (FROHNER, Wagner 2002).

CAUSE ENDOGENE
• Crescita e maturazione
• Stato nutrizionale
• Costituzione
• Deviazioni dalla norma (dismetria degli arti inferiori, deviazioni assiali, tessuto connettivo molto lasso)
• Malattie
• Particolarità psichiche
• Capacità motorie individuali

CAUSE ESOGENE
• Carico di allenamento
• Aumenti improvvisi del carico
• Intensità del carico
• Insufficiente tempo di recupero
• Uso precoce di carichi troppo elevati
• Non utilizzo di adeguate protezioni
• Specializzazione precoce
• Regime di vita da atleta.

Per questa ragione, soprattutto nello sport giovanile di alto livello, istruttori e allenatori non debbono dirigere la loro attenzione solo sui carichi che sviluppano le prestazioni o sulle tecniche sportive, ma soprattutto su una preparazione differenziata. Un ruolo fondamentale hanno le persone che ruotano attorno allo sportivo e le cui decisioni sono determinanti nel ridurre al minimo i fattori di rischio infortunistico.

Il numero e la tipologia degli infortuni sportivi
I dati riguardanti l’invalidità temporanea e permanente da traumatismi sportivi parlano di numeri importanti. Gli infortuni sportivi verranno ridotti solo con l’adozione di misure opportune che consentono di fare sport bene ed in sicurezza. I dati disponibili parlano di un’incidenza annuale di 290 infortuni gravi ogni 100.000 tesserati. Di questi il 10% è causa di invalidità permanente. L’incidenza maggiore è per soggetti di età inferiore ai 20 anni. Particolarmente importante è l’incidenza dei traumi cranici. Secondo stime italiane, a livello nazionale lo sport è causa ogni anno di 57,8 casi di trauma cranico ogni 10.000 tesserati.

I traumi sportivi sono innumerevoli e variano a seconda della disciplina praticata. Gli studi effettuati dal Wisconsin Medical Journal su atleti di diversi livelli hanno mostrato che il 50% degli infortuni sono di tipo traumatico e il 50% sono causati da sovraccarico. Lo studio effettuato dal D. Fortin e D. Roberts ha analizzato 208 campioni di atleti d’elite che hanno partecipato a gare nazionali. Lo scopo dello studio era valutare il tipo, la gravità e la frequenza degli infortuni.

I soggetti sono stati analizzati attraverso parametri fisici e anatomici: l’allineamento dei segmenti corporei, la stabilità, la flessione e la forza, misurati con test riproducibili. È risultato che per ogni atleta corrispondono 1.32 infortuni. Si è riscontrato anche che i maggiori siti di lesione sono le caviglie, le ginocchia e il tratto lombo sacrale del rachide. Negli ultimi anni, seguenti a questi studi, sono aumentati i casi di dolori alla schiena e di abbandono delle discipline sportive per lombalgia cronica. Tutti gli infortuni si sono verificati durante gli allenamenti, nel periodo in cui gli atleti apprendevano nuovi gesti tecnici e nuove evoluzioni, a differenza della gara in cui non si sono verificati quasi mai.

La patologia primaria che fa insorgere la lombalgia è lo schiacciamento vertebrale a livello L3, L4 e L5, sulle quali si scarica tutto il peso corporeo durante l’arrivo da un salto nell’impatto con il terreno o durante un’evoluzione ginnica ad esempio. La caratteristica che accomuna gli atleti affetti da mal di schiena è la presenza di un’accentuata iperlordosi lombare ai limiti fisiologici, di un irrigidimento dei muscoli paravertebrali, e di un’incapacità ad assumere la posizione di retroversione del bacino. La ripetitività del gesto, la ricerca del mantenimento dell’equilibrio corretto, portano ad un continuo sovraccarico delle stesse strutture muscolari e articolari.

Le cause principali del mal di schiena sono sicuramente due: le posture sbagliate e le cadute. Gli esercizi, in molte discipline sportive, vengono spesso eseguiti a grande velocità e, in caso di caduta, questo accentua i danni al fisico. Se l’atleta non dispone di una buona parete addominale, di glutei e di muscoli lombari molto potenti, per ogni caduta risentirà del colpo esclusivamente sulla schiena.

Abbiamo parlato di tratto lombare, ma ovviamente tutta la colonna, coccige e occipite e le membrane a tensione reciproca (MTR) risentono delle cadute. Ricordiamoci che il filum terminale va a fissarsi sulla faccia posteriore del coccige mediante il legamento coccigeo formatogli attorno dalle tre meningi spinali fuse in un’unica guaina. È chiaro, quindi, che una banale caduta sul sacro avrà ripercussioni, più o meno importanti, a livello della dura madre meningea.

Soggetti più a rischio
Ci sono soggetti che per costituzione hanno una struttura biomeccanica a rischio. È il caso delle persone molto magre, che hanno una minore capacità di assorbimento degli urti nell’area del coccige. Le donne sono colpite dal dolore al coccige cinque volte più di frequente che gli uomini. Spesso può essere la causa scatenante di una nevralgia del pudendo (è un nervo sia sensitivo che motorio, innerva la regione dello sfintere anale, i genitali e del perineo) o di una neuropatia sacrale.

Può essere quindi l’origine di disturbi di incontinenza, di vaginismo e di dolore durante il rapporto sessuale, oltre che di infiammazione generalizzata nell’area pelvi-perineale. Il coccige dopo un trauma da caduta può spostarsi in una posizione di estrema angolazione acuta o deviare da un lato. A questo punto i rapporti tra muscolatura, ossa e sistema nervoso entrano in tilt. Se il coccige inizia a far male in maniera seria, il corpo cerca il modo di evitare il dolore, modificando la propria postura.

In età puberale, durante il processo di maturazione, sono a rischio soprattutto i margini anteriori dei corpi vertebrali, un pericolo che non esiste in età adulta. Si può affermare che, se vi è un’insufficiente formazione dei muscoli erettori del dorso, sono possibili alterazioni di tipo osteocondritico dei corpi vertebrali. Conoscere quale sia lo sviluppo normale della muscolatura offre la possibilità di proporre azioni preventive prima che inizi la fase delicata di maturazione della pubertà. La massa muscolare nei giovani atleti (circa 21%) è chiaramente minore che negli adulti (circa 40-50%).

In generale però il sistema possiede una buona elasticità funzionale. Le fibre muscolari sono più sottili, elastiche, il tessuto muscolare è ricco di acqua (con una minore quantità di proteine contrattili) e il tono muscolare meno elevato. I muscoli flessori presentano un potenziale di forza maggiore rispetto agli estensori. Per questa ragione un’azione diretta al controllo e al rafforzamento dei muscoli estensori non soltanto è importante per la postura eretta, ma anche per il corretto sviluppo dei corpi vertebrali.

Lo sviluppo del muscolo come “organo di senso” cioè delle sue componenti propriocettive, si completa già precocemente, a circa setto-otto anni, mentre occorrono ulteriori dieci anni affinché il muscolo completi la sua maturazione come organo che produce lavoro meccanico. Se ne può dedurre che nell’età infantile i carichi che producono affaticamento NON rappresentano una base che serve a produrre adattamenti fisici progressivi anzi presentano rischi per un apparato locomotorio e di sostegno non ancora maturo.

Lo sviluppo fisico e psichico, le abitudini alimentari, le deviazioni dalla norma, l’instaurarsi precoce di squilibri muscolari, l’insufficiente capacità di recupero, sono fattori che elevano nel 30-40% il rischio di alterazioni dello stato di salute (Gudrun Frohner, Wolfgang Tronick, Istituto per le scienza applicate dell’allenamento, Lipsia 2006).

LINEE GUIDA
Fondamentale sarà per minimizzare i rischi:

– Pianificare un allenamento a lungo termine sufficientemente flessibile, che cioè si basi sull’acquisizione di capacità e abilità e che tenga presente le diversità nella capacità di carico a seconda dell’età dell’atleta

– Programmare la preparazione fisica generale e l’allenamento specifico, in modo differenziato

– Effettuare un riscaldamento generale e specifico adeguato dei grandi apparati e sistemi dell’organismo

– Utilizzare il principio del carico graduale

– Usare carichi compensatori come parte conclusiva dell’allenamento, attraverso esercizi di stabilizzazione posturale e di scarico attivo

– Realizzare periodici check up medici (possibilmente due l’anno) e test per misurare l’efficienza fisica generale e speciale, i presupposti muscolari, le abilità tecniche

– I risultati debbono essere elaborati e coordinati dal TEAM che assiste l’atleta per un’ulteriore costruzione dell’allenamento

– Verificare e rimuovere le cause che hanno prodotto traumi o problemi dovuti alle conseguenze di carichi errati, con la partecipazione al “trattamento” da parte sia dell’allenatore che del preparatore atletico, che devono lavorare in sinergia

– Garantire la prevenzione di traumi ed infortuni attraverso l’utilizzo delle PROTEZIONI, se previste dalla disciplina.