Come funziona e quali sono gli importanti compiti svolti dal nostro secondo cervello, ovvero il cervello viscerale? E in che relazione si pone con il cervello cranico? Lo...

Come funziona e quali sono gli importanti compiti svolti dal nostro secondo cervello, ovvero il cervello viscerale? E in che relazione si pone con il cervello cranico?

Lo facciamo da sempre senza chiedercene la ragione. Ma quand’anche ci domandassimo perché mangiamo, la risposta sarebbe semplice: perché, come l’auto ha bisogno della benzina per muoversi, al nostro corpo serve energia per le sue funzioni, l’energia che è contenuta nei cibi. Noi però non abbiamo la spia che si accende e che ci segnala che siamo in riserva, e neppure la lancetta che evidenzia che il serbatoio è pieno. Malgrado questo, la sensazione di fame si presenta periodicamente e, quando siamo sazi, sentiamo il rifiuto per altro cibo. Come mai? In una zona del cervello, chiamata “ipotalamo”, alcune cellule nervose registrano la quantità di zucchero, in particolare di “glucosio”, nel sangue. Quando questa scende al disotto di una certa soglia, le cellule segnalano la situazione, tramite impulsi elettrici, a vari organi e noi percepiamo quella che, complessivamente, è la sensazione di fame. Quando invece abbiamo mangiato a sufficienza, entrano in gioco altre cellule che, con lo stesso meccanismo, sono sensibili all’aumento del glucosio nel sangue: scatta così la sensazione opposta, quella di sazietà.

Tutti però sappiamo che la “pancia” entra in gioco molto spesso in situazioni che con il “pieno” o il “vuoto” non hanno nulla a che fare. Dover parlare in pubblico, sostenere un importante colloquio di lavoro, avviarsi al primo appuntamento amoroso, provocano la classica “stretta allo stomaco”. Non a caso molte antiche culture localizzavano nella pancia, più ancora che nel cervello, la sede delle emozioni e dei sentimenti. Come succede spesso, la sapienza popolare non solo non ha torto, ma è supportata da solide fondamenta scientifiche.

Oltre al cervello contenuto nella scatola cranica, infatti, ne esiste un altro, composto da centinaia di milioni di “neuroni” (più di quanti ne conti il midollo spinale) disseminati lungo il tubo digerente (cento milioni solo nel tenue, ai quali vanno aggiunti quelli nell’esofago, nello stomaco e nel colon). Un’immensa calza a rete che avvolge l’intero apparato e che deriva, dal punto di vista evolutivo, dai primi sistemi nervosi comparsi in animali dalla forma tubolare, che restavano attaccati alle rocce aspettando che la preda passasse davanti. Nei millenni si sviluppò un sistema più sofisticato per le funzioni superiori, ma far passare tutti i collegamenti tra la testa e il resto del corpo avrebbe richiesto un fascio di nervi dal diametro enorme; senza contare che subito dopo la nascita il piccolo deve mangiare, bere e digerire, ed è meglio che queste funzioni fondamentali siano autonome. Il 10° nervo cranico, il vago, che mette in connessione diretta i due “Cervelli” conta solo, si fa per dire, un paio di migliaia di fibre nervose, una vera bazzecola per l’enorme mole di dati che si dovrebbero trasmettere.

I compiti del “Cervello Viscerale”
Il “Cervello Intestinale”, detto anche “Cervello Viscerale o Addominale”, rimase lungo l’intero cammino evolutivo a soprintendere alla digestione, ma attribuirgli soltanto questo ruolo sarebbe estremamente riduttivo. Infatti le sue cellule producono neurotrasmettitori e proteine che contribuiscono al funzionamento del sistema nervoso centrale.

Il “Cervello enterico”, per esempio, secerne sostanze psicoattive che influenzano gli stati d’animo, oppiacei, antidolorifici e persino molecole contenute nei calmanti più diffusi, come la “benzodiazepina”. In particolare, però, produce il 95% della “serotonina”, uno dei principali neurotrasmettitori del sistema nervoso, contenuta nel corpo umano. Questa sostanza è responsabile anche del riflusso peristaltico. Quando il “bolo” alimentare passa nel tubo digerente, i neuroni situati nel tratto interessato si stirano e stimolano le cellule dette “enterocromaffini” a liberare la “serotonina” che, a sua volta, agisce su altri neuroni situati al disotto della mucosa.

Questi comandano alle cellule muscolari di dilatarsi o contrarsi: in questo modo fanno avanzare il “chimo”. Se il riflesso peristaltico si inibisce, magari per una scarsa produzione di “serotonina”, la logica conseguenza è la “stitichezza”; le feci diventano dure perché stazionano troppo a lungo nell’intestino crasso e vengono disidratate. Se al contrario la “serotonina” è troppa, prevale lo stato di eccitazione e si hanno in questo caso scariche acquose (diarrea), perché la peristalsi eccessivamente veloce non dà tempo di assorbire i liquidi.
Per molto tempo si è pensato ad una superiorità del “Cervello Centrale”, ma ormai la scienza moderna è orientata verso un funzionamento autonomo, anche se integrato da entrambi.

La sensazione allo stomaco che si prova sotto stress si spiega con la produzione di ormoni da parte del sistema centrale, che vanno a stimolare i sensori nervosi dell’apparato digerente. Un’altra dimostrazione di questo strettissimo rapporto la si ha durante il sonno, quando entrambi i “Cervelli” non sono sottoposti a stimoli esterni: molto spesso chi ha problemi digestivi soffre anche d’insonnia, e non è sbagliata la credenza popolare secondo cui l’indigestione fa fare dei brutti sogni. Il linguaggio chimico parlato dai due “Cervelli” è lo stesso: infatti i farmaci psichiatrici molte volte hanno effetti intestinali, e quelli gastroenterici agiscono anche sul “Cervello”.

Se i due Cervelli non si capiscono
Alcune malattie, come la sindrome del Colon irritabile, potrebbero essere dovute a un’incomprensione tra i due “Cervelli” dei quali, in questo caso, è quello addominale a prevalere, almeno dal punto di vista della quantità di impulsi inviati: circa il 90% dei messaggi che i due sistemi si scambiano della pancia. Tra questi ci sarebbero quelli inconsci, dei quali cioè noi non ci rendiamo conto: arriverebbero nel sistema “limbico”, al centro dell’encefalo, un’area deputata a elaborare i segnali negativi eliminando le sensazioni sgradite.

Quando però queste superano una determinata soglia, come succede nel colon irritabile, il paziente avverte i movimenti dell’intestino; lo stesso capita ai depressi e agli ansiosi. Lo stress è il principale imputato per spiegare l’abbassamento di questa soglia: la tensione indurrebbe le “Cellule Enteriche” a produrre “istamina”, che stimolerebbe le “Cellule Nervose” dell’intestino che a loro volta attive su quelle muscolari: la loro contrazione provoca diarrea e crampi addominali. Il segnale torna, tramite il “nervo vago”, al cervello che lo ritrasmette in basso: se lo stress non si riduce, il meccanismo si auto-mantiene e i sintomi cronicizzano.

Il Cervello Addominale sarebbe in grado addirittura di memorizzare queste ansie, utilizzando le stesse sostanze impiegate dal “Cervello” della testa per fissare i ricordi: questo spiegherebbe il legame tra ansia e “colon irritabile”, ma anche il fatto che i bambini che soffrono di coliche hanno una maggior probabilità di sviluppare, da adulti, questa malattia. Se è scontato affermare che fame e sazietà sono una componente determinante del tono dell’umore, si può ipotizzare che atri stati d’animo, tra i quali la classica depressione, nascano nel “Cervello Addominale”. Di sicuro è la testa che raccoglie i dati, li elabora, suscita le emozioni, ma è la pancia che riferisce la sua versione, preparando un profilo emotivo sul quale vanno ad impiantarsi le attività superiori. Non è escluso che sia proprio il “Cervello Addominale” la base biologica dell’inconscio…

Il sistema nervoso enterico è in grado di riconoscere le componenti di un cibo velenose, tossiche o semplicemente sgradite all’organismo. Le memorizza e, quando le identifica, fa scattare una serie di contromisure per eliminarle, scegliendo di solito la via più breve: il vomito se il riconoscimento è precoce, l’accelerazione della peristalsi, con conseguente diarrea, se è più tardivo. Anche senza arrivare a queste misure estreme, è intuitivo quanto sia complesso l’equilibrio tra trasmettitori, eccitatori e inibitori, ormoni stimolanti e secrezioni protettive che sta alla base di ogni digestione: quello che per noi è un piatto di pasta diventa una realtà fatta di milioni di sostanze chimiche da analizzare e da avviare al loro destino.

Non necessariamente, però, l’attività mnemonica del “Cervello Basso” è legata al cibo. Può pensare, ricordare, prendere decisioni, provare sensazioni. E ovviamente può ammalarsi. Per decenni ulcera e dolori addominali cronici sono stati catalogati come disturbi psicosomatici, cioè dalla forte componente emotiva: tutto vero, ma secondo i padri della neurogastroenterologia, una nuova branca della medicina sempre più in auge, il cervello responsabile di questa componente “psichica” è quello intestinale. E alle sue disfunzioni si devono anche, per esempio, la colite e i bruciori di stomaco.

La lotta agli invasori
Un altro compito fondamentale del “Cervello Enterico” è quello di organizzare la lotta agli invasori. Come abbiamo visto, la maggior superficie del corpo esposta all’esterno è quella intestinale. In questo tunnel vivono oltre 400 specie di microrganismi, per la maggior parte necessarie (probiotiche) o semplicemente salutari (flora amica), ma alcune potenzialmente letali per la specie umana. La difesa più efficiente dell’organismo, quindi, deve essere qui: non è un caso che nell’intestino, a livello della mucosa o submucosale, si trovino il 70% delle cellule del sistema immunitario.

Metà delle feci è composta da batteri morti: ciò significa che la colonia intestinale (100 mila miliardi di microrganismi, dieci volte il numero di cellule che costituiscono il corpo umano) è in continuo rinnovamento, visto che il suo peso complessivo è di circa un chilo. I batteri sono fondamentali per la vita e per la salute dell’organismo. La presenza di un genere piuttosto che di un altro rappresenta la differenza tra lo stato di benessere e quello che capita, ad esempio, in una grave diarrea o una sindrome colitica; alcune varietà di batteri favoriscono una buona digestione e persino il ridotto assorbimento del “colesterolo alimentare”. Negli animali in cui viene sperimentalmente impedito lo sviluppo della flora batterica l’intestino diventa tumefatto e infiammato, come nel morbo di “Crohn”, ed è soggetto a infezioni e malattie.

Le cellule adibite al controllo (Neuroni) sono più di quante si possa immaginare: oltre al “Cervello Cranico” c’è il Midollo Spinale e il “Cervello Viscerale” nel sistema “gastro-intestinale.

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