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La frequenza delle infiammazioni e/o dei traumi varia a seconda dello sport. In questa sede faremo riferimento alle flogosi (processi infiammatori) frequenti

I tendini sono strutture attraverso le quali le forze sviluppate dai muscoli scheletrici sono trasferite alle ossa. Hanno forma di cordoni o nastri rotondi o ovali in sezione trasversale, costituiti da tessuto connettivo regolare e denso. Tenacemente inseriti ad ossa e periostio, sono leggermente elastici e possono essere stirati del 6 – 10% senza subire danno. Il rapporto vascolare è rado, infatti sono bianchi. Tuttavia, l’apporto ematico non è insignificante: vi sono piccole arteriole provenienti dal muscolo adiacente, accompagnate da vene e vasi linfatici. Lo spessore che un tendine raggiunge alla fine dell’accrescimento dipende dalle sollecitazioni muscolari subite.

“Sovraccarico”, questo sconosciuto…
Le lesioni da sovraccarico sono di difficile diagnosi e trattamento. Causate da intensi carichi ripetitivi, determinano nel tempo adattamenti abnormi che portano a microscopiche lesioni del sistema muscolo – scheletrico. Per esempio esercizi ripetuti su un unico asse di movimento, senza tener conto la globalità/tridimensionalità della quale siamo caratterizzati. I fattori determinanti possono essere intrinseci (deficit posturali, paramorfismi, dismorfismi, ecc.) ed estrinseci (errori di allenamento, errori tecnici, equipaggiamenti e terreni inadeguati, ecc.).

Che cosa è l’infiammazione?
Rappresenta la risposta del corpo ai danni tissutali causati da schiacciamento, sfregamento, carichi ripetuti o sovraccarichi e traumi esterni. Al trauma si associa sanguinamento, che causa gonfiore e aumento della pressione. Sia i fattori intrinseci che estrinseci contribuiscono alla reazione infiammatoria di guaine tendinee, di tendini, di inserzioni muscolari, delle borse e del periosteo. L’infiammazione può inoltre essere una risposta a infezioni batteriche. Nello stesso tempo limita, ostacola l’infezione e stimola la guarigione.

Ahi che male… e il dolore?
Il dolore è un meccanismo che ci protegge dai traumi, consente di reagire adeguatamente, con caratteristiche differenti in relazione alla tipologia. L’adeguata interpretazione è il punto di partenza per un approccio idoneo.

Patologie tendinee
Frequente problema nell’universo sportivo. Soprattutto quando il programma di allenamento non tiene conto della supercompensazione. Se queste patologie sono trascurate, diventano problemi che cronicizzano. La minima contrazione, contrattura muscolare o solo di poche fibre muscolari aumenta la tensione tendinea. Nel caso in cui lo sforzo subito dal tendine è continuo, troppo intenso (o i due casi insieme), si instaura la classica infiammazione che altera la funzione del tendine e del suo sistema di scivolamento. Esistono numerosi stadi nella lesione funzionale. Le forme più gravi lo indeboliscono fino alla rottura. Le tensioni che vi operano nel tentativo di autocorrezione lo sollecitano inevitabilmente. Sono di debolissima intensità ma costanti, esso potrebbe adattarsi con estrema facilità se non venissero a sovrapporsi degli sforzi fisici. La tendinite è una conseguenza dello sforzo fisico intenso e/o ripetitivo.

Le alterazioni tendinee
Il termine clinico applicato alle strutture tendinee dolenti (tendine, guaina sinoviale, borsa adiacente) è tendinite. In seguito a trauma, esiste una limitata risposta infiammatoria. Le alterazioni sono correlate ad un processo degenerativo, il quale progredisce con il tempo, quando le strutture tendinee iniziano a perdere la loro elasticità. Risultato finale è l’ipotrofia. Le cause contribuenti sono: insufficiente apporto di O², ridotto nutrimento, variazioni ormonali, infiammazione cronica, età. La degenerazione è secondaria a ripetute trazioni, fatica, debolezza e a possibili alterazioni vascolari. Le rotture spontanee (97%) sono precedute da alterazioni patologiche. Le modificazioni tendinee associate a degenerazione e non ad infiammazione sono spesso localizzate in zone scarsamente vascolarizzate (il tendine di Achille ha una vascolarizzazione ridotta). A causa dell’insufficiente circolazione sanguigna, ci sarà una scarsa risposta infiammatoria e ridotta capacità riparativa.

I quadri patologici sono 4
1) Peritenonite
2) Peritendinite con tendinosi
3) Tendinosi
4) Tendinite.
Nome comune proposto per le condizioni dolorose è TENDINOPATIA.

Diagnosi differenziale, valutazione posturale e consigli utili
Ciò che assume importanza in qualunque alterazione della normale fisiologia, manifestata con il segno clinico più comune quale il dolore, è opportuno che venga analizzato da più fronti. Oltre ad eventuali indagini diagnostiche (ecografia, xerografia, scintigrafia e risonanza magnetica) è indispensabile porsi un interrogativo: perché il tendine in questione ha “deciso” di infiammarsi? Perché alla spalla sinistra quando sono destrimane? La risposta risiede in un’opportuna valutazione posturale osteopatica, che tiene conto della fisiologia articolare e delle possibili influenze che derivano dall’organizzazione fasciale del nostro organismo, che rappresenta un continuum senza soluzione di continuità. Obiettivo sarà, quindi, rimuovere la causa scatenante. In ottica preventiva bisognerà eliminare i freni prima di “costruire” un mezzo ad elevata cilindrata. Quindi? Mobilità articolare e flessibilità sono i nostri imperativi.

Andrea Bertino

Potete travare un interessante approfondimento su:

http://www.youtube.com/watch?v=oUkmYRnHm9I&feature=related

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