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La ‘colpa’ della scarsa attenzione all’igiene va equamente distribuita tra sistemi di pulizia inadeguati, poca collaborazione dei clienti e insufficiente comunicazione da parte degli operatori

Per una piscina, si sa, l’igiene è fondamentale. In acqua, prima di tutto, ma anche negli spazi circostanti, poiché l’ambiente umido, la temperatura relativamente alta e l’elevato numero di frequentatori in un’area di dimensioni ridotte fanno sì che la prolificazione di microrganismi potenzialmente patogeni sia estremamente favorita.
Inoltre, gli utenti sono particolarmente esposti alle infezioni, trovandosi senza la protezione dei vestiti ed immersi in un mezzo che agevola moltissimo la contaminazione tra un corpo e l’altro. Pensandoci bene, quello della piscina è un ambiente che, se non fosse così piacevole e divertente, scoraggerebbe chiunque a frequentarlo. In fondo non è poi molto diverso da una enorme vasca da bagno nella quale ci si immerge insieme a centinaia di persone sconosciute senza che nessuno apra mai il tappo per scaricarla…

Gli errori degli utenti
Gli standard di garanzia igienico-sanitaria richiesti, a volte pretesi, dai clienti sono sempre più alti, poiché l’informazione e la consapevolezza dei rischi aumentano, così come l’abitudine al controllo degli ambienti che si frequentano. Paradossalmente, però, sono proprio gli utenti a non collaborare come dovrebbero al mantenimento delle condizioni igieniche in piscina. Pensiamo ad esempio alla vaschetta lavapiedi: qualunque gestore potrebbe raccontare gli episodi più curiosi in merito agli sforzi sovrumani fatti dai frequentatori delle piscine per non attraversarla. Prima o poi, è solo questione di tempo, il salto della vaschetta lavapiedi diventerà specialità olimpica. E la doccia? Ne vogliamo parlare? Quante persone si lavano prima di entrare in acqua? La maggior parte di esse non si lava appositamente il giorno prima…“tanto domani vado in piscina e mi lavo lì!”.
Nella vasca ci si lava, è vero, ma insieme a tutti gli altri! Eppure la quantità di batteri, buoni e cattivi, che si possono rimuovere con una doccia approfondita, con il sapone, è davvero considerevole. Facendolo, buona parte delle sostanze organiche rilasciate dai bagnanti in acqua verrebbero rimosse, con un conseguente importantissimo impatto positivo sulla igienicità dell’acqua. Senza contare le buone abitudini igieniche nell’ambiente circostante la piscina: l’utilizzo di ciabatte pulite, destinate solamente a quello scopo e lavate ogni volta che si torna a casa, insieme al costume e agli altri accessori; l’abitudine a stendere un asciugamano sulle superfici prima di sedersi o prima di appoggiare i piedi, l’attenzione a non far cadere capelli per terra ed altri comportamenti che sono consolidati incasa propria, figuriamoci in casa d’altri, ma che in piscina, chissà perché, vengono dimenticati.

Il trattamento dell’acqua
È molto difficile per un gestore, per quanto attento e preparato, mantenere elevati livelli di igiene senza la collaborazione dei frequentatori. Per prima cosa perché i sistemi fisici di trattamento dell’acqua, cioè la filtrazione ed il sistema di ricircolo, vengono da anni totalmente trascurati nella costruzione delle nuove vasche, per ragioni economiche o, in alcuni casi, di pura ignoranza della materia. In questa situazione l’unica possibilità è quella di mettere in campo in modo pesante i trattamenti chimici, in grado di abbattere drasticamente la carica microbica a scapito di un inquinamento di tipo chimico difficilmente misurabile, ma pericoloso quanto, se non di più, l’inquinamento batteriologico che si è cercato di debellare. Da anni alcuni pediatri, prima in Belgio ed ora anche in Italia, denunciano i rischi della esposizione precoce dei bambini al cloro delle piscine. Alcuni studi sembrano dimostrare la correlazione tra seri disturbi all’apparato respiratorio dei bambini molto piccoli con l’esposizione al cloro e ai suoi composti negli impianti natatori, soprattutto in quelli coperti.
Anche nella scelta dei detergenti da utilizzare e dei prodotti per la disinfezione dell’acqua della piscina va posta particolare attenzione,
per salvaguardare la salute degli utenti e degli addetti alla manutenzione. È necessario conoscere l’azione disinfettante dei diversi prodotti utilizzabili, in modo da operare una scelta adatta alle condizioni particolari della piscina, alle modalità di utilizzo e alla condizione di carico inquinante presente. Ogni situazione, infatti, è diversa da un’altra e ciò che va bene in un impianto non necessariamente andrà bene in tutti gli altri. Per non muoversi a caso è indispensabile approfondire l’argomento, dotarsi di un minimo di conoscenza tecnica, per poter analizzare le offerte che provengono dalle ditte fornitrici ed effettuare la scelta più adatta alle proprie esigenze. Un aspetto fondamentale per il mantenimento dell’igiene dei locali circostanti la piscina è la tipologia di attrezzatura utilizzata per pulire.

La pulizia degli ambienti
Si sa che per garantire la sicurezza è indispensabile che i pavimenti siano antisdrucciolo e questa caratteristica è inversamente proporzionale alla facilità di pulizia. Per pulire correttamente la pavimentazione è necessario utilizzare macchinari quali idropulitrici, lavasciuga e monospazzola. Quest’ultimo attrezzo in particolare è molto importante, poiché è praticamente l’unico in grado di rimuovere le incrostazioni di grasso imprigionato dal calcare dovuto alla presenza di acqua, in profondità nelle scanalature delle piastrelle antisdrucciolo.
Il problema è dato dal fatto che questa pulizia approfondita non si può eseguire mentre la piscina è aperta al pubblico ed i momenti durante la giornata nei quali è possibile operare interventi di manutenzione sono sempre più rari. Per questa ragione spesso le operazioni di pulizia approfondite vengono rimandate e si arriva ad un punto di non ritorno, davvero difficile da recuperare.
La necessità di effettuare trattamenti dell’acqua corretti da tutti i punti di vista, non solo microbiologici, è ormai imprescindibile. Ma visto l’elevatissimo carico organico portato in acqua dai bagnanti l’impresa sembra impossibile. Le piscine non hanno più giornate di chiusura nelle quali effettuare pulizie più approfondite, addirittura non c’è modo di pulire durante l’attività, poiché gli spogliatoi sono perennemente occupati, gli spazi molto spesso sono insufficienti e mal distribuiti, impedendo di fatto una separazione tra i percorsi “a piedi nudi” e quelli “a piedi calzati”. In questa situazione è chiaramente impossibile mantenere un livello di igiene accettabile.

Educare l’utenza
Che fare, dunque? Non c’è altra soluzione che lavorare sull’educazione dell’utenza. È fondamentale far capire a chi frequenta la piscina che un comportamento corretto è garanzia di igiene per tutti, anche per chi lo mette in pratica. Siamo un popolo anarchico, ormai si sa, ed i divieti hanno molto spesso su di noi un effetto contrario a quello voluto. Ma siamo anche un popolo di entusiasti e se giustamente motivati possiamo fare cose inaspettate. Quindi bisogna lavorare molto sulla comunicazione, in modo chiaro e diretto, chiedendo “per favore” e non imponendo regole che non possono essere condivise. È necessario prima di tutto rendere confortevole ciò che vorremmo tutti facessero.
Un esempio: a che temperatura è l’acqua della vaschetta lavapiedi? Come possiamo pensare che la gente ci entri volentieri se è gelata come quella di un torrente di montagna e fuori ci sono 40 gradi? E la doccia? Via quelle fastidiosissime ed inutili fotocellule che servono solamente a spruzzare qualche inutile goccia (e qui le ASL hanno responsabilità innegabili…) ed installiamo delle comode docce calde a bordo vasca, in modo da consentire di lavarsi con calma ed in modo confortevole una volta entrati. Creiamo uno spazio per togliersi le scarpe prima di entrare negli spogliatoi, in modo che il pavimento resti più pulito.
Lasciamo a disposizione dei copriscarpe per gli accompagnatori che hanno dimenticato le ciabatte. Non facciamo pagare l’acqua della doccia, altrimenti è difficile pretendere che la si usi! Chiediamo collaborazione, senza pretenderla, distribuendo ai bambini, che sono gli unici in grado di educare i propri genitori, divertenti opuscoli a fumetti che illustrino l’importanza di lavarsi prima di entrare in acqua. E, soprattutto, diamo il buon esempio! Nessun istruttore/direttore/gestore/tecnico della ASL/operaio o altro dovrebbe MAI farsi vedere con le scarpe nei luoghi dove non è consentito. Gli istruttori dovrebbero SEMPRE fare la doccia prima di entrare in acqua, possibilmente insieme ai propri allievi, e dovrebbero sempre indossare la cuffia. In fondo, basta ricordare che la piscina serve per nuotare, per divertirsi, per giocare, ma non per lavarsi. Ci siamo sufficientemente evoluti per capire che in un luogo pubblico, nel quale si entra necessariamente a contatto stretto con persone sconosciute, bisogna presentarsi puliti.

Rossana Prola


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