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La progettazione di un moderno centro fitness deve tener conto di un insieme di aspetti fondamentali, che contribuiscono nella loro totalità al benessere dei fruitori

Il centro fitness ha subito in questi ultimi decenni numerose trasformazioni, cercando di adattarsi alle esigenze dei frequentatori che si traducono alla fine in richieste dei possibili (e sperati) clienti. La trasformazione più recente è quella che riguarda l’evoluzione del centro (che già da “fitness” si è evoluto in “wellness”) in Centro Olistico. Digitando su Google la stringa “centro olistico” con le virgolette, in modo da restringere la ricerca a queste due sole parole in sequenza, compaiono ben 303.000 risultati, tutti relativi a veri centri, con indirizzo e sito internet.

A questi vanno probabilmente aggiunte altre strutture più modeste, che ancora un sito internet non ce l’hanno ma che comunque operano con questa definizione. L’attività esercitata da questi centri è diversificata, ma sempre regolata dall’unione tra la parola “corpo” e la parola “mente”. Ecco quindi che i centri massaggi diventano centri olistici, così come i centri benessere, ma anche quelli dove si praticano arti marziali, o dove si studia la filosofia orientale e si pratica la meditazione.

Significato e origine della parola ‘olistico’

Ma che cosa significa olistico? Leggendo da Wikipedia:

L’olismo (dal greco όλος, cioè “la totalità”, “globalità”) è una posizione teorica, in ambito filosofico e scientifico, contrapposta al riduzionismo, basata sull’idea che le proprietà di un sistema non possono essere spiegate esclusivamente tramite le sue singole componenti ovvero dal punto di vista “olistico”, la sommatoria funzionale delle parti è sempre maggiore/differente dalla somma delle prestazioni delle parti prese singolarmente.

Un tipico esempio di struttura olistica è l’organismo biologico, perché un essere vivente, in quanto tale, va considerato sempre come un’unità-totalità non esprimibile con l’insieme delle parti che lo costituiscono. Ma anche una macchina, in molti casi, non essendo esprimibile come una sommatoria funzionale delle sue parti, deve essere considerata olistica. Di un oggetto che vola, che resta e si muove per aria come un aeroplano, ad esempio, è difficile dire che funzioni come “somma dei suoi componenti”. Esso infatti, come sommatoria funzionale delle sue parti, non sarebbe identificabile con un “oggetto che vola”.

La parola, insieme all’aggettivo olistico, è stata coniata negli anni venti da Jan Smuts (1870-1950), uomo politico, intellettuale e filosofo sudafricano, autore di Holism and Evolution (“Olismo ed evoluzione”) del 1926. Essendo Smuts un convinto evoluzionista, l’olismo è secondo lui anche esprimibile come il frutto strutturale di una “evoluzione emergente”, dove la complessità strutturale che ne deriva in un ente non è riducibile ai suoi aggregati. Secondo l’Oxford English Dictionary, Smuts ha definito l’olismo come «…la tendenza, in natura, a formare interi che sono più grandi della somma delle parti attraverso l’evoluzione creativa».

L’aggettivo è stato usato moltissimo nel campo medico, per definire soprattutto la cosiddetta “medicina alternativa”, una tipologia di approccio alla cura difficilmente definibile altrimenti con un unico termine. In rari casi in passato è uscito dal contesto della salute in senso medico. Ma oggi il concetto di “benessere” inteso come armonia tra corpo e mente si sta sempre più diffondendo in ogni aspetto della nostra vita, uscendo dal ristretto contesto della medicina.

Olismo e fitness

Anche i centri fitness quindi si evolvono cercando di offrire ai propri frequentatori/clienti ciò che maggiormente viene richiesto. Ecco quindi il proliferare di attività nuove o rivisitate, le più disparate, molte delle quali hanno un fondamento estremamente serio ma che avulse dal naturale contesto assumono un aspetto puramente commerciale, a volte privato della necessaria professionalità, che lascia sempre il dubbio che si tratti solo di una mera operazione di marketing invece che la proposta di un nuovo modo di intendere il benessere psico-fisico.

L’“attività olistica” non dovrebbe infatti essere considerata una particolare disciplina da proporre, quale ad esempio il massaggio con la campana tibetana piuttosto che con le pietre calde oppure discipline assolutamente serissime come lo yoga o le arti marziali. Un centro non si può definire olistico semplicemente perché, magari a fianco delle tradizionali attività di fitness, ne propone anche altre considerate più o meno “mistiche”.

In sintesi, non basta un’atmosfera di luci soffuse e una candela profumata a trasformare una palestra in un centro che cura il benessere globale di una persona! Il concetto di benessere della persona inserito in un centro fitness è sicuramente molto complesso da sviluppare. Comprende molti e diversificati aspetti, che vanno tenuti tutti in considerazione e, soprattutto, fatti interagire armonicamente tra loro.

Progettare un centro olistico

Uno degli aspetti principali è quello della progettazione del centro, che deve essere compiuta a priori tenendo in considerazione il fine ultimo, cioè quello di riuscire a dare una sensazione piacevole, o anche annullare eventuali sensazioni spiacevoli, a chi lo vive, sia saltuariamente sia in modo continuativo.

E qui torna l’applicazione del concetto relativo all’olismo, poiché la progettazione di un centro è la somma di più componenti che interagiscono tra loro non come singole parti assemblate ma come un tutt’uno. Viviamo in luoghi che molto spesso si riducono a contenitore di oggetti, materiali, attrezzature, componenti inquinanti/inquinati; ci muoviamo in un ambiente ove la matrice naturale-antropica-percettiva esprime quanto di più deleterio per il nostro benessere psicofisico.

Pensiamo solamente alla quantità di flussi di energia elettrica, inteso come movimento di elettroni, presente nella sala cardio di un centro fitness tradizionale. È universalmente noto il fatto che un campo magnetico è formato da una corrente elettrica, cioè da un flusso di elettroni in movimento. Quanti gestori di un centro fitness hanno mai misurato e mappato il campo magnetico generato dalle macchine? O ancora, pensiamo alla qualità dell’aria: soprattutto in una situazione di costante iperventilazione, la qualità dell’aria introdotta nel corpo è importante tanto quanto, se non più, della qualità del cibo. Chi controlla la qualità dell’aria fornita dalla macchina termoventilante? Oppure, la luce. La luce è fondamentale per il benessere dell’organismo, la luce è vita, l’alternanza tra luce e buio sono fattori determinanti per il movimento e per il riposo.

La luce artificiale è una forzatura necessaria, ma proprio in quanto forzatura deve essere valutata con la maggiore attenzione, affinché si avvicini il più possibile alla luce naturale o alla capacità di percezione della luce del nostro organismo.

La prima regola è l’agire per tutelare il paesaggio, ovvero curare l’interazione fra l’ambiente naturale e l’ambiente antropizzato. In particolare va valutata la qualità di ciò che è possibile osservare dal centro e decidere se la percezione visiva va enfatizzata o ridotta. Realizzando una nuova struttura dobbiamo innanzitutto prevedere di assolvere alle regole del risparmio energetico, realizzando un ottimo isolamento termico, posizionando le superfici vetrate a sud e dotandola di un sistema di ventilazione ad alto recupero energetico, arrivando se possibile all’azzeramento dell’utilizzo di caldaie, termosifoni ed impianto di aria condizionata.

Costruire una struttura passiva prevede investimenti maggiorati del 25% ma con risparmi ammortizzati nel tempo. Utilizzare le risorse naturali, prevedendo ad esempio una struttura in legno e pietra, significa realizzare una struttura che ha limitata usura nel tempo, rispetto ad una realizzata con metodiche e materiali tradizionali. Permette di ottenere benefici aggiuntivi in termini di salute, non obbligando all’uso esagerato di deumidificatori a causa dell’assenza di traspirabilità delle pareti, senza rincari sui materiali, evitando così emissione di gas tossici.

I materiali utilizzati devono rispettare lo spirito del luogo, come recita lo spunto tratto da un testo di Norberg-Schulz “Genius Loci”: ogni bacino possiede peculiarità proprie che si identificano ad esempio dal dialetto e dove vengono messi in pratica comportamenti e applicazioni di metodiche legate alle caratteristiche morfologiche e ambientali di una porzione specifica di territorio. La tendenza a mantenere inalterata la tradizione del luogo viene definita “bioregionalismo”.

L’utilizzo di materiali e tecniche tradizionali va preservato o in alcuni casi ricostruito, evitando di spazzarlo via con un’azione di appiattimento su di una metodica costruttiva generalista, ma evitando anche di affidarsi a tecniche lontane dalla tradizione locale, proposte dai “media” e da promozioni pubblicitarie. In Cina si applicò il feng-shui, in India il Vatsu. Esperienze importanti per la conoscenza, senza dubbio ricche di spunti, ma legate al clima, alle tradizioni di luoghi che genererebbero nell’applicazione riportata a priori forti contrasti con le abitudini nostre. Vanno inoltre evitate le emissioni nocive.

Sole, vento e acqua sono finalmente utilizzabili a costi accettabili per generare calore ed energia, per incrementare l’autonomia e ridurre la dipendenza dai prodotti fossili inquinanti. Il luogo in cui si staziona e/o si transita costituisce la base che la persona utilizza per le sue azioni quotidiane, e deve essere in sintonia con la natura che ci ospita e con le energie che provengono dal cosmo (pensiamo per es. alla semplice influenza che offre la luna sulla vegetazione, ma anche sul nostro umore) per favorire il corretto svolgimento delle funzioni intellettuali e fisiche.

I punti fondamentali

Riepilogando, dieci sono gli orientamenti per gestire al meglio la realizzazione di un edificio sano:

  1. Analisi del sito. Verifica delle fonti inquinanti in genere (chimiche, acustiche, elettromagnetiche).
  2. Indagine qualitativa. Applicazione delle metodiche geobiologiche, per la verifica sulla degenerazione del sito.
  3. Progettazione. Orientamento tecnico con visione olistica dell’intervento, non inteso come mero obiettivo ingegneristico, ma gestione armonica del paesaggio.
  4. Elementi strutturali. Permeabili alle energie naturali e non alteranti il campo magnetico naturale. Muratura e pareti divisorie: traspiranti e termocoibenti, igroscopiche e fonoassorbenti e con buona capacità termica.
  5. Tetto coibentato, ventilato, traspirante, ma soprattutto copertura verde.
  6. Intonaci. Malte a base di calce o terra cruda prive di additivi sintetici.
  7. Infissi. Legno, legno/plastica riciclata, trattamenti con olii lacche e cere naturali, evitare l’utilizzo di strutture in alluminio energivoro alla produzione.
  8. Impianti tecnici. Elettrico: realizzato in modo da ridurre o eliminare i campi elettromagnetici. Riscaldamento: sistemi ad irraggiamento laterale che mantengono inalterata l’umidità dell’aria Idrosanitario: tubature che non rilascino sostanze, utilizzare apparecchiature per vitalizzare e decalcificare l’acqua. Recupero e riutilizzo dell’acqua piovana. Autogestione delle acque di scarico attraverso sistemi di fitodepurazione (si consideri per strutture che abbiano anche spazi verdi o aree private a parcheggio).
  9. Finiture. Trattamento dei pavimenti, delle travi e tinteggiature delle pareti con soli prodotti naturali e traspiranti.
  10. Arredamento e accessori. Presenza di legno massello e tessuti naturali. In questa voce rientrano anche i temi del colore e quindi dell’armonia degli ambienti considerati colore-forma-atmosfera.

Riservandomi di approfondire ogni aspetto specifico in articoli successivi, vorrei chiudere esortando i gestori dei nuovi centri olistici a riflettere sul vero significato del termine, interiorizzando il fondamentale concetto che l’uomo non è solamente la somma delle parti di cui è composto ma è un organismo complesso costituito da un inscindibile insieme nel quale ogni componente deve mantenersi in equilibrio. E quindi non esistono “discipline olistiche”, ma esistono forse “situazioni olistiche” nelle quali è possibile praticare anche sollevamento pesi insieme ad esercizi di meditazione, a patto che ciò che si fa venga compiuto in armonia. E rendere concreta questa armonia è la vera sfida per chi voglia davvero proporre qualcosa di nuovo.

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