I colori degli ambienti possono essere utilizzati per provocare reazioni e suscitare sentimenti positivi nei fruitori

L’esperienza di ognuno di noi ci dice in modo inequivocabile quanto sia importante il colore per determinare le sensazioni associate ad un oggetto, ad una persona o ad un ambiente. Tutti noi sappiamo bene, poiché lo abbiamo provato, che in un ambiente dove il colore “lo si ritiene gradevole” stiamo meglio, ci fermiamo più volentieri, riusciamo a compiere con esito positivo e con soddisfazione maggiore le attività che svolgiamo.

Ma qual è il meccanismo che ci fa piacere un colore più di un altro? Sicuramente è necessario parlare di un insieme complesso ed interagente di fattori, che spaziano tra la fisica, la chimica, la neurologia, la psicologia. Ma alla base di tutto c’è una considerazione da fare: noi vediamo i colori nel modo in cui siamo abituati a vederli perché siamo esseri umani. Se fossimo mosche vedremmo tutt’altro. Non è quindi il mondo che ci circonda ad essere colorato, ma siamo noi che lo vediamo così.

La percezione del colore ha origine dalla luce bianca che colpisce le superfici degli oggetti. La luce bianca è la somma di tutte le gradazioni cromatiche, mentre quella nera è l’assenza di colore. Gli oggetti colpiti dalla luce a loro volta hanno la proprietà di riflettere tutta o parte della luce che ricevono; più in particolare, la superficie di un oggetto trattiene alcune frequenze luminose e ne riflette altre. Sono queste ultime a determinare il suo colore: per esempio, una superficie appare gialla perché riflette solo le lunghezze d’onda medie e lunghe che corrispondono al colore giallo.

Una superficie appare invece bianca quando riflette tutte le radiazioni che riceve, nera quando le assorbe tutte. La luce riflessa dalle superfici raggiunge i recettori collocati all’interno dell’occhio, i quali, secondo la teoria del fisico inglese Thomas Young (1773-1829), in seguito approfondita dal tedesco Hermann Helmholtz (1821-1894) e da altri studiosi, sono sensibili a tre diverse lunghezze d’onda che corrispondono a tre colori fondamentali: alcuni recettori reagiscono ai colori blu-viola, altri ai verdi e altri ancora ai rossi.

Le diverse onde luminose stimolano quindi i recettori disposti sulla retina all’interno dei nostro occhio e da qui gli stimoli cromatici vengono trasmessi al cervello, che attraverso complesse operazioni di rielaborazione traduce gli impulsi in colori. Possiamo pertanto affermare che è il nostro sistema percettivo a “creare” il colore.

La sensazione associata al colore è soggettiva, diversa per ognuno di noi, diversa al punto che è stato necessario che organismi internazionali come la Commission Internationale de l’Eclairage (CIE) e l’Optical Society of America (OSA) studiassero dei metodi per misurarli in modo da rendere più oggettiva la scala dei colori percepiti dal cervello degli esseri umani. Johann Wolfgang Goethe (1749-1832) elaborò nei primissimi anni del 1800 la sua “Teoria dei colori”, nella quale si contrappose fortemente all’“Ottica” di Newton, sostenendo che il colore non è una componente della luce, ma una funzione soggettiva occhio-cervello, elaborata dall’uomo e non una proprietà intrinseca delle cose e come tale oggettivamente misurabile.

Benché la sua teoria fosse basata su convinzioni di fisica errate, il suo pensiero intese porre al centro dell’attenzione la proprietà soggettiva della percezione del colore, in cui entrano a far parte la psicologia, la simbologia, la spiritualità. Secondo Goethe «Un occhio non avrebbe mai visto il sole se non fosse simile al sole; ugualmente, l’anima non potrebbe vedere il bello, senza divenire essa stessa bella».

Il colore in architettura e nel fitness
Data questa premessa è possibile comprendere come anche in architettura lo studio del colore sia una scienza complessa, che non può prescindere dalla psicologia e anche dalla spiritualità. I colori degli ambienti possono essere utilizzati per provocare reazioni e suscitare sentimenti, così come la loro stessa assenza (pareti bianche o nere). Ma queste emozioni potranno essere percepite in misura diversa da persone diverse. Inoltre, sarà necessario tenere conto dell’interazione della luce: durante il giorno, se l’ambiente è ricco di luce naturale, la percezione sarà molto diversa rispetto a quella della sera, quando l’ambiente verrà illuminato da luce artificiale. La luce artificiale può diventare essa stessa colore, contribuire cioè a variare la percezione a seconda di come viene proiettata.

I colori principali (i colori dell’arcobaleno) sono: Rosso, Arancione, Giallo, Verde, Blu, Indaco e Violetto. I primi tre sono colori caldi, il verde è un colore di transizione (si ottiene mescolando blu e giallo) mentre gli ultimi tre sono colori freddi. In generale ai colori caldi vengono associati sentimenti focosi e passionali, sensazioni che aumentano i battiti cardiaci e risvegliano l’attenzione. Ai colori freddi invece viene associata la sensazione di calma ed ispirano riflessione.

In un centro fitness quindi i colori non andrebbero scelti in base ai gusti personali del proprietario o dell’architetto, ma tendendo conto delle sensazioni che suscitano nella maggior parte delle persone. In una piscina, ad esempio, si tende ad utilizzare il colore azzurro o il blu perché richiama il colore dell’acqua, ma un colore scelto tra le tonalità calde aiuterebbe maggiormente a non sentire freddo. Allo stesso modo, in un ambiente dove si effettua attività di cardiofitness, un colore molto caldo, tipo il rosso, potrebbe risultare fastidioso a chi già sta sudando con i battiti cardiaci alle stelle.

Dal punto di vista puramente architettonico, esistono piccoli trucchi ed accorgimenti per rendere più accoglienti stanze dal soffitto molto alte oppure troppo basse, ambienti troppo piccoli o troppo grandi. Il giusto equilibrio può essere raggiunto con il contrasto di toni caldi e freddi. I colori caldi (giallo, rosso ed arancio) hanno la capacità di creare un avanzamento dello spazio dando l’impressione di avvicinarsi all’osservatore, quelli freddi (blu, violetto e verde) lo allontanano.

Alcuni esempi
Pertanto se il soffitto risulta troppo alto, si può dipingerlo di scuro ed accostarlo a pareti chiare in modo da avere una percezione dello spazio più a dimensione d’uomo. Se a questa scelta cromatica associamo anche un pavimento con tonalità simile a quella del soffitto, avremo un ulteriore effetto ottico di ampliamento della stanza. Se il soffitto è troppo basso, e quindi esiste un difetto di proporzione, si può dare l’illusione di un’altezza maggiore scegliendo un colore chiaro per il soffitto e scuro per le pareti. Con questa soluzione la stanza risulterà anche più luminosa.

Se abbiamo necessità di allungare una stanza poco profonda possiamo predisporre una tinteggiatura dalla tonalità fredda per la parete di fondo, dando così profondità. Al contrario, se la dipingiamo con colore caldo, otteniamo un restringimento della stessa. La scelta dei colori, invece, andrebbe fatta considerando l’emozione che vogliamo suscitare nell’utente che frequenta quel particolare ambiente. Un’area relax, ad esempio, non dovrebbe essere scura o nera, come spesso invece si vede. Il nero non è associato alla notte e quindi al riposo, ma all’assenza di colore. Il nero è nulla, vuoto, aridità, morte. Come ci si può rilassare in un ambiente simile? Molto meglio un colore chiaro, scelto tra le tonalità del blu e del viola.

Se l’ambiente non deve subire interferenze emozionali esterne, come ad esempio un corridoio oppure uno spogliatoio, il bianco va benissimo: tutti i colori messi insieme! È allegro ma non si nota, amplifica la luce ed illumina da solo. Il colore agisce in modo potente sul benessere dell’individuo. La scelta del colore di un ambiente va fatta quindi con molta cura, basandosi su considerazioni diverse da quelle meramente estetiche. È necessario approfondire il significato del sentimento che un colore può suscitare in un determinato contesto e cercare di individuare quale sentimento vorremmo che l’utente del nostro centro provasse stando in un determinato ambiente.

 

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