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Il digiuno consente un periodo di depurazione dell’organismo ed è accettato come terapia che favorisce il miglioramento della prestazione psicofisica

 

Il digiuno o anche il parziale digiuno, inteso come approccio terapeutico detossinante, è una tecnica che dà ottimi benefici.

In questo articolo non è mia intenzione incentivare il digiuno come pratica indiscriminata, ma piuttosto illustrare ciò che si può trovare in letteratura riguardo una tecnica antica e datata che può essere utilizzata come metodo di depurazione. Ovviamente gli studi che vengono proposti sono studi monitorati ed eseguiti per periodi più lunghi, per valutare le modifiche fisiologiche che questo tipo di privazione porta al proprio organismo.

Per ottenere una depurazione non sono necessari periodi sperimentali, ma, sempre sentito il parere e sotto il controllo del proprio medico curante, i periodi che vanno dalle 12 alle 24 ore sono più che sufficienti per indurre l’effetto voluto. Inoltre tengo a precisare, prima di lasciarvi alla lettura, che con il digiuno non si dimagrisce assolutamente e questo è dimostrato anche dalla “lista delle conseguenze del digiuno”: la prima delle conseguenze di questa pratica è il rallentamento del metabolismo, a scapito del dimagrimento, visto che per perdere peso bisogna ottenere proprio l’effetto contrario.
Nel corso dell’ultimo decennio stiamo assistendo a una continua ricerca del benessere fisico e psichico, attraverso l’osservazione della natura e delle nostre origini. Insieme alla “medicina alternativa” e ad altre tecniche che cercano di dare input positivi per un’auto guarigione, troviamo uno dei più antichi metodi terapeutici: il digiuno. Studi recenti sul funzionamento del sistema immunitario dimostrano che consumare cibo durante una malattia infettiva limita le capacità di difesa, rallentando l’attività dei leucociti, le cellule che difendono l’organismo.

Due approcci al digiuno

Possiamo delineare due diverse correnti di pensiero: da una parte gli igienisti e medici naturisti e dall’altra i fisiologi e i biochimici che studiano sperimentalmente il digiuno. Studi fatti su animali e volontari prestatisi ad equipe di ricerca hanno tutti dato esiti positivi. Durante il digiuno, il nostro corpo ha bisogno sia di fonti energetiche sia di materia organica per riparare l’usura continua degli organi che normalmente sono iperattivi.

Numerosi ricercatori hanno osservato che, grazie all’“intelligenza somatica”, l’organismo guida un’autolisi delle nostre riserve, in base alla loro importanza e alla loro funzionalità vitale. Quindi il nostro corpo prima consuma le nostre riserve energetiche, poi attinge agli organi, con ordine inverso alla loro importanza nell’economia generale dell’organismo e solo alla fine vengono intaccati quelli vitali. Possiamo supporre che durante un digiuno tutti i tessuti subiscano un processo di autolisi con versamento dei prodotti di questa nel sangue e che i tessuti attivi assumano il materiale liberato da tutte le altre cellule del corpo, in modo da mantenere il loro peso a spese di tutte le altre.

Digiuno e attività fisica

A molti può sembrare strano, ma è possibile praticare attività fisica a digiuno, senza avere grosse variazioni di performance. L’attività fisica più adatta in queste condizioni è quella di carattere aerobico, in quanto si possono mobilizzare i grassi per ottenere energia che possa consentire un’attività di durata, mentre le prove di potenza (specialmente quelle esplosive) avranno un inevitabile calo.

Anche se è possibile digiunare senza riposare o addirittura aumentando l’attività fisica e mentale, spesso con risultati eccezionali, se la finalità del digiuno è quella terapeutica, il riposo è determinante per ottenere rapidi benefici.

Un altro dato da tenere in considerazione per capire bene l’intelligenza somatica è la reazione del metabolismo che viene abbassato subito nei primi due giorni di digiuno. Consumate tutte le riserve di glicogeno depositate nel fegato e nei muscoli, l’energia viene prelevata per l’80-90% dai grassi e secondariamente dalle proteine il 10-20%. Negli stadi finali, a mano a mano che il grasso diventa scarso, l’energia deriva in quantità progressivamente crescente dall’ossidazione delle proteine. Fino a quando è possibile, le proteine vengono economizzate, come dimostra la graduale diminuzione di escrezione di azoto nei lunghi digiuni. Si calcola che in una persona con riserve di grasso normali lo smantellamento muscolare per la creazione di energia inizia nonprima di una ventina di giorni.

La riduzione di volume o di tono muscolare all’inizio di un digiuno è dovuta alla perdita delle riserve di glicogeno muscolare che si riacquisteranno non appena si tornerà ad un’alimentazione equilibrata (esperimenti hanno addirittura dimostrato che se ne potrà immagazzinare di più rispetto a quello di partenza).

Le conseguenze del digiuno sono innumerevoli. Portiamo alcuni esempi:

  • l’abbassamento del metabolismo;
  • l’autolisi delle riserve di grasso e di tutte le cellule estranee e parassite del nostro corpo (come batteri, cellulite, cisti, ecc. che vengono smantellate e utilizzate come sostanze nutritive per gli organi vitali);
  • la sensazione di abbassamento della temperatura dovuta ad una concentrazione di sangue maggiore negli organi interni rispetto alla circolazione periferica (nonostante la temperatura rimanga spesso costante);
  • il miglioramento dei sensi, che durante il digiuno si affinano.

La prima paura di una persona che affronta un digiuno è quella di sentirsi più debole. Questa sensazione di debolezza appare solo in alcuni casi, mentre la maggioranza dei soggetti che attuano questa pratica risponde positivamente aumentando la sensazione di forza e vigore fisico e mentale. I primi tre giorni sono sempre i più difficili: superato questo breve periodo, si inizia ad avere una sensazione di ripresa, data anche dalla grande quantità di tossine espletate e dalla perdita del senso di fame. Ovviamente il corpo, utilizzando le riserve di grasso durante il digiuno, produce una notevole perdita di tessuto adiposo e quindi un dimagrimento. In questa situazione, il corpo tesaurizza tutti i sali minerali e li ridistribuisce in maniera equilibrata: l’intelligenza somatica sostituisce il sodio all’interno dei tessuti e lo sostituisce con il potassio.

Ecco perché si dice che il digiuno ringiovanisce. Un gruppo di specialisti, diretto da F.G. Benedict, studiò minuziosamente il digiuno di trentuno giorni fatto all’interno dell’Istituto e compiuto da M.A. Levanzin di Malta, un convinto naturista che voleva dimostrare agli scienziati la possibilità e l’efficacia di un lungo digiuno. Lo specialista incaricato delle analisi del sangue concluse con queste parole il suo lungo e dettagliato studio: “In un individuo normale da tutti i punti di vista, la cui attività fisica e mentale è ridotta, il sangue, dopo trentun giorni di digiuno, considerato nella totalità dei suoi elementi, non evidenzia alcuna modificazione fisiologica degna di nota”.
Frequentemente è stato notato come i valori ematochimici in persone sane o non perfettamente sane possano inizialmente uscire fuori dalla norma per poi tornare a valori migliori di quelli iniziali: è l’effetto delle tossine che dai tessuti si riversano nel sangue per poi essere eliminate. Quello del digiuno nella cultura delle civiltà passate è sempre stata una pratica utilizzata, ma con questo non deve essere una procedura auto prescritta senza l’autorizzazione e l’assistenza del proprio medico o specialista.

Iader Fabbri


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