Il nuovo fitness che punta sui servizi

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Il centro fitness si adegua alla nuova richiesta di benessere, approdando a un modello più a misura del cliente

Negli ultimi anni il mondo del fitness ha subito forti cambiamenti, l’avvento di allenamenti funzionali a corpo libero o con semplici attrezzi a scapito delle complesse e costose macchine isotoniche ne è un esempio. Ogni cambiamento è indicativo di un’evoluzione prima di tutto culturale e poi successivamente commerciale. È indubbio ad esempio che oggi il functional training sia un business mondiale, ma il mercato si è orientato in tal senso nel momento in cui a livello intellettuale è cambiata la richiesta di benessere da parte delle persone. Gli studi, la vastità di informazioni reperibili oggi e una maggiore conoscenza da parte della gente, hanno portato, quindi, a rivoluzionare il concetto di star bene che si aveva fino a non molti anni fa. Si è infatti passati da una concezione di wellness puramente estetica, dove era solo lo specchio il metro di giudizio, ad un’idea di benessere più ampia e completa. La bellezza è un principio innato nell’essere umano ed è per questo che la sua ricerca è e rimarrà sempre obiettivo per molti, ma non deve essere il solo focus sul quale porre attenzione, ma piuttosto uno stimolo in più per continuare su una strada composta da tante tappe. Questo cambiamento “generazionale” ha creato un’attenzione diversa da parte di chiunque nei confronti del prodotto fitness, ottenendo come risultato un pubblico più attento e critico. Ora la domanda che ci poniamo è: il mercato del fitness, adesso, riesce a soddisfare una richiesta del genere o no? La mia risposta ad oggi è un “ni”, perché ci troviamo in una fase di passaggio importante e quindi non ancora conclusa. Mi spiego meglio: l’offerta classica di fitness (chiamiamola fitness 1.0) sta lasciando spazio ad un fitness in grado di adattarsi all’evoluzione, ossia il fitness 2.0. Ma cosa si intende per fitness 1.0?

Il fitness di ieri
Classifichiamo con la dicitura “fitness 1.0” tutti quei club che da metà anni ‘80 si sono venuti a creare nel mondo (solo in Italia ce ne sono più di 8.000). In poche parole la palestra che noi conosciamo meglio, con una reception grande e organizzata, piscina, sala pesi, spogliatoi, spa, bar, ristoro, area bambini, sale fitness e magari anche giardini, scuole di ballo, arti marziali e così via. Metrature di almeno 1.500 mq per arrivare a centri più grandi di anche 6.000 mq e oltre! Tutto fantastico ed impeccabile, si potrebbe pensare, invece proprio quest’aumentare i servizi a dismisura ha portato spesso ad un abbassamento della qualità dei servizi stessi, a favore della quantità. Ci si è concentrati sempre di più sull’aspetto estetico e quantitativo del centro e sempre meno su funzionalità e qualità. Con ciò non voglio criticare l’operato di chi ha gestito tali club, perché in fondo era anche l’utente che voleva questo, entrando in un centro e chiedendo se vi fossero idromassaggi, televisori e macchine tecnologiche in grado di far dimagrire senza fare niente. Giustamente il club rispondeva ad una richiesta immatura di benessere da parte del socio, preoccupato più della grandezza o meno dell’armadietto negli spogliatoi che, magari, della sua mobilità articolare insufficiente. I club sono diventati quindi degli spazi dai costi di gestione elevati e, non potendo aumentare i prezzi degli abbonamenti, si è andato spesso a ridurre ulteriormente la qualità dei servizi offerti. Il fitness 2.0 riesce invece a limitare i costi e a sopperire alla richiesta di benessere oggi, in quanto si concentra solo ed esclusivamente sui servizi per star bene, ossia anamnesi del cliente, consulenza alimentare, programmazione di allenamenti personalizzata o per piccoli gruppi e un ambiante “caldo” e accogliente, il tutto gestito da persone del settore, che di solito hanno almeno dieci anni di esperienza sul campo! Credo che il concetto di fitness 2.0 sia il futuro o comunque un’opportunità da tenere in forte considerazione.

Il fitness del futuro
Con “fitness 2.0” si intendono centri fitness di metratura ridotta (max 600 mq), dove è il servizio il core business sul quale si fonda l’attività, ossia ci si preoccupa meno dell’aspetto estetico del club, investendo giusto il minimo per poter garantire ambienti puliti, ordinati e accoglienti. L’investimento maggiore è sulla gestione delle risorse umane che sono sempre di alto livello e sull’ottimizzazione dei protocolli per migliorare l’approccio alimentare del cliente, le tecniche d’allenamento e l’atteggiamento mentale col quale affrontare la quotidianità. Qualità e più servizi ad hoc danno all’utente la possibilità di ottenere RISULTATI in tempi minori rispetto a qualsiasi club di vecchio stampo. All’interno di un centro 2.0 si ha la possibilità di essere seguiti in maniera continua e profonda, aumentando la propria autostima e quindi allontanando il rischio abbandono, che tanto affligge il mercato.
In un centro fitness 2.0, proprio perché lo spazio è ridotto, si sfrutta al massimo ogni angolo, lasciando fuori dalla progettazione le attività non strettamente inerenti, come ad esempio la spa o il ristorante. In poche parole, se decido di farmi un massaggio, vado in un centro massaggi, se decido di mangiare, vado in un ristorante, se decido di migliorare il mio livello di salute psicofisica, vado in un centro fitness.

Non penso che tutto questo comporterà la fine della classica palestra, per due motivi :
1) esiste ed esisterà sempre un pubblico che vive il centro fitness per socializzare, per apprezzare gli spazi ampi e la poliedricità di servizi, anche magari a fronte di minor qualità o risultati lontani.

2) se gestito in maniera differente, ogni centro fitness 1.0 potrebbe riservare uno spazio al 2.0, compiendo così la naturale evoluzione che oggi il mercato richiede.

Per quanto riguarda il fitness 2.0, siamo ancora all’inizio per capire se realmente potrà affermarsi come modello e durare nel tempo, anche se credo che sia rappresentativo di ciò che il futuro del wellness ci riserva, ovvero un prodotto a misura d’uomo, dove l’attenzione maggiore è data al risolvere realmente le problematiche di salute di ogni utente, colmando finalmente quel gap che si è venuto a creare tra chi si iscrive a un club e ciò che il club stesso offre. In una società dove tutto (troppo) è presente in abbondanza, il fitness 2.0 è una scelta vincente, in quanto ha il coraggio e la volontà di togliere il superfluo, piuttosto che aggiungere.

Fabrizio Giovannelli