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Il giudizio sullo stato nutrizionale di un atleta deve basarsi sulle valutazioni antropometriche, ematochimiche ed ormonali e sullo studio del dispendio energetico
La stesura di un piano nutrizionale per uno sportivo amatoriale o di élite deve adattare la richiesta dell’atleta alle esigenze ed al fine che ci vogliamo proporre. In particolare, nella Nutrizione dello Sport, il nutrizionista deve porsi come primo fine la salute degli atleti che a lui si rivolgono e, partendo da questo presupposto, raggiungere quei target che in genere vengono individuati nella Nutrizione dello Sport, vale a dire:
• Diminuzione della massa grassa, se essa risulta essere in eccesso
• Mantenimento e/o incremento della Massa Grasso Priva (massa muscolare in particolare)
• Ottimizzare il dispendio di energia sfruttando al meglio i substrati energetici organici (glicogeno muscolare ed epatico) e quelli introdotti con gli alimenti e/o i supplementi durante la performance
• Facilitare il recupero dopo lo sforzo
• Modulare i processi infiammatori che si formano “fisiologicamente” durante l’attività fisica e che possono sia influire sulla performance che favorire in qualche modo gli infortuni muscolari.

Per raggiungere questi obiettivi, ci sembra che sia assolutamente da evitare redigere un piano nutrizionale prescindendo da una serie di valutazioni anamnestiche, ematochimiche e ormonali, antropometriche e di valutazione del dispendio di energia che saranno d’ausilio nel personalizzare al massimo il trattamento sia alimentare che eventualmente di supplementazione/integrazione.

Da un punto di vista metodologico, possiamo individuare i seguenti step:
– Valutazione anamnestica
– Indagini ematochimiche
– Valutazione del dispendio energetico
– Valutazione antropometrica

Indagine Anamnestica Nutrizionale
L’indagine anamnestica nutrizionale risulta fondamentale per valutare le abitudini alimentari dell’atleta, le sue preferenze alimentari, la quantità e qualità dei macro e micronutrienti (carboidrati, proteine, grassi , vitamine, sali minerali) e se l’atleta utilizza correttamente le forme alimentari in rapporto all’allenamento o alla competizione. In conclusione, se è sensibilizzato sul rapporto alimentazione/performance sportiva. Il colloquio risulterà utile anche nella valutazione su come l’atleta presti attenzione ad una corretta idratazione e servirà al medico anche per individuare la possibilità di cogliere precocemente eventuali sintomi di disturbo dell’alimentazione.
Altra cosa importante sarà quella di valutare alcuni segni e/o sintomi di eventuali intolleranze alimentari, ad esempio reazioni cutanee e/o generali (cefalea, stanchezza, stipsi) relative alla ingestione di un determinato alimento o di gruppi alimentari.

Esami Ematochimici – Ormonali – Stress Ossidativo
Gli esami ematochimici di routine saranno utili per valutare la normalità della glicemia, della funzione epatica tramite le transaminasi e le gamma GT, del colesterolo totale ed HDl, della sideremia, fattore poi determinante della anemia da carenza di ferro frequente negli atleti.
Le valutazioni ormonali non possono prescindere, a nostro avviso, dalla valutazione della funzione tiroidea tramite il dosaggio di FT4 – FT3 – TSH. La funzione tiroidea è indice indiretto dello stato metabolico del nostro organismo, atteggiamenti dietologici non corretti (ad esempio diete restrittive nei primi giorni di ritiro oppure durante l’anno in atleti sovrappeso) possono portare ad una “risposta” della funzione tiroidea di “difesa metabolica”, con diminuzione della produzione degli OT e aumento del TSH e, come dimostrato dalla letteratura scientifica, aumentata produzione di rT3 (ormone di risparmio metabolico). Altro dato da non sottovalutare risulta poi come la patologia tiroidea sia endemica in Italia e, pur se la popolazione da testare è anagraficamente giovane, non si possa escludere la maggiore probabilità di patologie tiroidee (es. tiroiditi autoimmuni) con alterazioni funzionali, come ad esempio un ipotiroidismo che potrebbero influenzare negativamente la performance, oppure l’associazione con altre patologie come le fibromialgie autoimmuni che possono spesso associarsi alle tiroiditi autoimmuni mettendo a rischio l’apparato muscolare. Gli altri ormoni che possono essere utili ai fini di valutare ed eventualmente prevenire lo stato di fatica dell’atleta sono rappresentati dai dosaggi del cortisolo ematico e del testosterone; infatti il rapporto T/C è stato, ed è da sempre, indicato come “indice” funzionale degli stati di over reaching e overtrainig nello sport.
Da sottolineare poi il fatto che la valutazione dell’ormone steroideo può essere effettuata anche nella saliva, evitando dunque il fastidio del prelievo ematico. Inoltre, il dosaggio dell’ormone steroideo sulla saliva permetterebbe di valutare la frazione veramente attiva dell’ormone. La valutazione dell’ormone della crescita (GH) spesso “stressata” dagli articoli on line o su riviste di settore è secondo noi di scarsa utilità pratica in quanto di difficile valutazione a seconda delle diverse fasce di età e potrebbe portare a facili e pericolose ipotesi di deficit di ormone somatotropo (GH) con innesco del fenomeno doping di utilizzo del GH a scopo correttivo di questi presunti deficit, con grave rischio per la salute degli individui sottoposti a tale pratiche illecite (maggior rischio di sviluppo di neoplasie).
I radicali dell’ossigeno ROS sono prodotti fisiologicamente durante i normali processi metabolici e la loro potenziale azione dannosa sulle membrane cellulari viene “tamponata” da un complesso sistema antiossidante messo in atto dal nostro organismo. Nell’attività sportiva si ha indubbiamente un’aumentata produzione di citochine infiammatorie e di radicali liberi legati ai processi metabolici indotti dallo sforzo fisico cui non sempre si contrappone una “risposta antiossidante”. Quando l’equilibrio tra fattori pro-ossidanti e fattori antiossidanti viene alterato a favore dei primi, si crea una situazione fisio-patologica definita “stress ossidativo” che può influire sia sulla performance che sulla predisposizione agli infortuni di natura muscolare. La valutazione dello stress ossidativo non è semplice, pochi sono i test sui liquidi biologici, soprattutto ematici ed urinari ma anche salivari che possono dare informazioni utili ai fini che abbiamo precedentemente esposto.
La valutazione dei radicali liberi nel sangue (DRoms) delle capacità antiossidanti (Oxy Test) e delle riserve antiossidanti (malondialdeide urinaria) può esser proposta come base di valutazione della presenza di uno stress ossidativo ma deve essere a nostro avviso interpretata in senso dinamico con prelievi seriati e programmati durante il periodo di allenamento e gara (stagione agonistica se l’atleta è uno sportivo professionista). Questo per identificare eventuali fenomeni di “adattamento dei sistemi di ossidazione e antiossidazione”, come spesso avviene all’inizio della ripresa dell’attività agonistica, che rendono inutile l’utilizzo ormai usuale di prodotti multivitaminici ad azione antiossidante. In questo caso i droms agirebbero come fenomeni di stimolo alle difese antiossidanti, processo che verrebbe invece inibito dall’uso non razionale dei prodotti antiossidanti.

Si rimanda al prossimo numero la continuazione dell’articolo, con la trattazione delle intolleranze alimentari.

Fabrizio Angelini

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