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Mezzi e metodi di allenamento, intensità e densità dei carichi possono essere programmati e articolati al fine di offrire un servizio di maggior spessore tecnico ed efficacia. E’...

Mezzi e metodi di allenamento, intensità e densità dei carichi possono essere programmati e articolati al fine di offrire un servizio di maggior spessore tecnico ed efficacia.

E’ di comune uso, da parte degli operatori più scrupolosi del settore, programmare il carico di lavoro. Limitare l’organizzazione e lo svolgimento dell’attività della sala fitness curando solo ed esclusivamente l’aspetto coreografico è però riduttivo e non risponde alle esigenze di un socio sempre più esigente.
Inoltre, sia che si tratti della singola lezione sia che di un programma a medio-lungo termine, per la preparazione di master intermedi o di fine anno, concentrarsi sulla coreografia è demotivante per quella fetta di clientela neofita che si affaccia nei club a stagione avviata e che denota notevoli difficoltà di inserimento a coreografie evolute.
La programmazione dell’attività può essere sviluppata con microcicli settimanali, bisettimali o addirittura con macrocicli mensili. Quest’ultima tipologia di programmazione (macrociclo mensile) può essere sviluppata in due fasi:

– tre settimane di carico
– una settimana di scarico

Periodo di carico
Il primo blocco di tre settimane di carico potrebbe offrire: – modulabilità crescenti o decrescenti dei carichi di lavoro. Per esempio, durante le tre settimane di carico, per migliorare gli aspetti cardiovascolari e/o la tonificazione degli arti inferiori, potremmo così suddividere il lavoro: nella prima settimana, esercitazioni con contrazioni di tipo eccentriche, nella seconda, esercitazioni con contrazioni di tipo concentriche, nella terza settimana, di tipo isometriche, a volte proposte anche a circuito con gli arti superiori.

– possibilità di variare i metodi di allenamento, gli strumenti e le tipologie di esercitazioni allenanti, variando inoltre l’ordine, la durata, la tipologia di contrazione fornendo lezioni varie ed interessanti.
Per esempio, durante le tre settimane di carico, per migliorare gli aspetti cardiovascolari e/o di tonificazione degli arti inferiori, potremmo così suddividere il lavoro: nella prima settimana, esercitazioni ai sacchi, nella seconda, esercitazioni utilizzando lo step, nella terza settimana, attività aerobica a medio impatto, a carico naturale o, in alternativa, potremmo proporre lezioni a circuito tra arti inferiori/arti superiori, dove non è determinante rispettare le battute musicali, ma solo un lavoro in secondi, dove il cliente esegue tante ripetizioni quanto più elevato sarà il suo stato di fitness.
E’  intuitivo che i sopracitati esempi possono essere applicati con la stessa modalità anche nelle esercitazioni di tonificazione a corpo libero e/o con sovraccarico in posizione eretta, decubito prono, supino o laterale.

Periodo di scarico
La seconda fase, denominata settimana di scarico, risulta amio avviso indispensabile perché potrebbe:
– offrire lezioni a basso impatto per un recupero attivo sia fisico che mentale;
– dare più importanza allo stretching che, per motivi di tempo, è sempre proposto in misura ridotta, sia balistico, statico e in classi evolute anche PNF /CRAC;
– consentire lezioni di consolidamento di routine apprese precedentemente (per esempio, posture, tecnica esecutiva, respirazione, ecc.), e un’anticipazione di nuove routine, da inserire nelle successive tre settimane di carico con lo scopo di ottimizzare i tempi a disposizione;
– garantire approfondimenti teorici con un taglio e un linguaggio comprensibile, grazie ai quali potremo dotare il socio di uno strumento utilizzabile anche all’esterno della struttura (fitness, wellness, consigli alimentari ecc.).
Anche se il nostro cliente non è un atleta, l’istruttore deve avere sempre chiare le finalità dei lavori che intende proporre. Ad esempio, risulta determinante sapere se allenando le capacità motorie (capacità organico muscolari, flessibilità, capacità coordinative), gli esercizi proposti sono mirati al miglioramento della forza o della resistenza o, per assurdo, alla velocità, oppure al miglioramento della flessibilità, utilizzando esercizi di mobilità articolare o esercizi per l’estensibilità muscolare (da non confondere con elasticità muscolare).
In ogni caso, non perdendo di vista le molteplici motivazioni che spingono un cliente a frequentare un centro fitness, ovvero, patologie varie (soprappeso, cardiopatie, osteoporosi, rieducazione post-trauma ecc.), socializzazione, anti stress ecc., saremo sempre in grado di offrire la miglior programmazione di allenamento. Affinché questo metodo di lavoro risulti più efficace, il club stesso dovrà essere strutturato in modo che il socio intraprenda, ove ci sia l’esigenza, un percorso che preveda un periodo transitorio in sala pesi mirato ad un “risveglio muscolare”.
Questo passaggio è fondamentale prima che venga indirizzato verso una tipologia di lezione adeguata alle proprie esigenze e al proprio livello di fitness di ingresso (verificato da personale qualificato tramite l’acquisizione dei dati personali, eventuali traumi e una serie di test motori iniziali).
Tutto ciò potrebbe comportare un’ulteriore formazione periodica, ma tale da consentire all’istruttore di raggiungere un livello di preparazione e conoscenza superiore alla media.
La percezione da parte del cliente, che tutte le esercitazioni proposte sono solo il frutto di una diligente programmazione e non lasciate al caso, potrebbe fornirci una risorsa in più per aiutarci a fidelizzarlo e motivarlo con frequenze sempre più assidue per tutta la durata dell’attività.

Gian Paolo Tascio

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