L’obesità infantile

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Svariati condizionamenti determinano uno stato di obesità nei bambini. Il corretto approccio in palestra può contribuire ad affrontare il problema

 

Una recente indagine dei Ministeri del Lavoro e della Salute evince che il 23,6% di bambini ed adolescenti risulta in sovrappeso e che il 12,5% del totale è obeso (vedi grafico 1). Tale condizione riguarda maggiormente i soggetti maschili, con un rapporto di 7:10. Il fenomeno è il risultato di un bilancio energetico positivo protratto nel tempo (si introducono più calorie di quante siano necessarie).


I rischi a cui si va incontro
L’obesità ha delle conseguenze (vedi tab. 1) che possono amplificarsi nell’età adulta. Il rischio per un bambino obeso di divenire un adulto obeso aumenta con l’età ed è direttamente proporzionale alla gravità dell’eccesso ponderale. In età prescolare il 26-41% resta obeso, in età scolare tale percentuale sale al 69% toccando l’83% per gli adolescenti.
Un aspetto recentemente studiato è l’adiposity rebound (vedi highlight 1) Gli elementi chiave per la prevenzione ed il trattamento dell’obesità, secondo l’OMS sono identificati nell’alimentazione corretta, nel ruolo delle famiglie e nell’attività fisica.

Tipologie di obesità

Tendenzialmente vengono individuate 2 forme di obesità, indipendenti dai gradi di pericolosità:

– Obesità secondaria le cui cause sono collegate a malattie endocrine ed a caratteri geneticamente trasmessi.
– Obesità essenziale (più diffusa), eterogenea dal punto di vista eziopatogenetico, metabolico ed ambientale.
I possibili meccanismi eziopatogenetici di obesità essenziale sono:
1) Organici: La possibile ingerenza di un difetto termogenico nell’eziologia dell’obesità è cosa controversa. Studi condotti su bambini obesi, che hanno perso molto peso, hanno evidenziato un MET simile a quello dei coetanei normopeso con la stessa % di FM. Quindi la minor termogenesi indotta dall’ingestione di cibo sembra conseguenza dell’eccessiva adiposità più che di un fattore indipendente.

2) Psicologici: Nell’obesità esogena vi sono fattori psicologici, tendenzialmente familiari. Molti obesi hanno una situazione familiare alterata. In particolare la madre gioca un ruolo dominante esercitando un innato controllo sul figlio, spesso incitandolo a nutrirsi in modo abnorme (ipernutrizione come parametro di misura affettivo). Ciò produrrà una resistenza postuma ad una forma di controllo alimentare.
3) Socio-ambientali: se ne possono evidenziare principalmente 3 (vedi tab. 2): sedentarietà, difficoltà socio-economiche ed errato comportamento alimentare.

Tra i 3/5 anni vi è una stretta relazione tra introito calorico di madre e figlio. Le abitudini dei genitori giocano un ruolo fondamentale sul modo di alimentarsi dei figli. Studi americani mostrano una relazione significativa tra quantità di tempo che un bambino passa davanti alla TV e l’eccesso ponderale (vedi tabella 3).


Gli errori alimentari più comuni
1) prima colazione scarsa o assente
2) spuntini assenti o iponutritivi
3) consumo scarso o nullo di verdure e frutta
4) eccessivo consumo di salumi, dolci confezionati e bevande zuccherate
5) cibo da fast food, ad alto contenuto calorico.

L’indice di massa corporea, BMI (kg/h2) è proposto, anche per i bambini, come parametro di riferimento, applicando correzioni inerenti sesso ed età. Pertanto si calcola (vedi tabella 4) se un soggetto è in sovrappeso o obeso in maniera piuttosto matematica.

È possibile acquisire inoltre pliche e circonferenze. Le pliche vengono repertate con il plicometro di Holtain utilizzando, nei bambini, principalmente la formula di Durnin-Womersley, indicata per l’adipe di tipo androide, nelle seguenti sedi:
a. tricipitale: verticalmente tra acromion e olecrano
b. bicipitale:
verticalmente tra acromion e piega antecubitale
c. sottoscapolare: in senso obliquo caudalmente all’apice scapolare
d. sovrailiaca: in senso orizzontale cranialmente alla spina iliaca antero-superiore.
– Le circonferenze sono:
a. braccio: nel punto medio tra acromion ed olecrano
b. vita: triangolo della taglia
c. fianchi: massima circonferenza
– Possono essere inoltre valutati:
a. rapporto WHR: vita/fianchi (>1 nei maschi e > 0.8 nelle femmine)
b. rapporto braccio/coscia (circa 1.1 nei maschi e 0.8 nelle femmine).

Mezzi d’intervento

Il bambino deve poter scegliere il cibo, nel rispetto di un’alimentazione bilanciata. È importante che non giudichi la dieta ipocalorica come un’imposizione. Rilevante è poi la partecipazione della famiglia nel limitare l’introito calorico (max 30% in meno):
a. Fornendo pasti comunque sazianti
b. Limitando il consumo di grassi e proteine di origine animale (1:1 animali/vegetali)
c. Aumentando l’apporto di carboidrati ad alto assorbimento (60% di cui il 10% monosaccaridi)
d. Aumentando l’apporto di fibre.
e. Favorendo un’attività fisica che sia accettata

Condizionamento

La pratica sportiva deve essere proposta in accordo con il bambino. Il trainer, oltre ad avere uno specifico bagaglio tecnico, dovrebbe riuscire ad individuare il giusto iter, e saper, quando necessario, proporlo sotto forma di gioco. È consigliabile la presenza dei genitori almeno per le prime sedute, in quanto risulta importante, per il bambino, avere il loro supporto emotivo, nonché la loro approvazione per quanto egli stia facendo. Il programma somministrato dovrebbe essere strutturato in maniera bilanciata ed efficace (vedi tabella 5).

Ovviamente, è richiesta la supervisione medica, coadiuvata da quella dietologica. Inizialmente è consigliabile far partecipare il bambino ad attività di gruppo, onde evitare un eccessivo carico psicologico e permettergli una libera socializzazione. In una seconda fase, il programma dovrebbe essere parzialmente individualizzato, formando dei gruppi aventi le medesime necessità e condizioni, incitando il raggiungimento di determinati obiettivi.

Francesco Barbato