I muscoli che compongono la cuffia dei rotatori danno un contributo fondamentale alla stabilizzazione dell’articolazione scapolo-omerale. Ma se non funzionano a dovere?

Quella che comunemente viene chiamata spalla è meglio definirla complesso articolare scapolo-omerale, poiché l’omero è vincolato nei suoi movimenti da due altre ossa: la clavicola e la scapola. Queste formano una catena cinematica chiusa di ben cinque articolazioni meccanicamente coordinate, in rapporto tra di loro mediante muscoli, tendini e legamenti.
Il noto libro del dottore A. Kapandji “Fisiologia articolare” (Monduzzi Editore), descrive tali articolazioni distinguendole in tre vere e due false. Per articolazione vera si intende l’insieme delle parti terminali di due o più ossa (mantenute in reciproco rapporto da mezzi legamentosi) cui sono consentiti movimenti di vario tipo e grado, mentre le articolazioni definite false sono dei veri e propri piani di scorrimento (tabella 1).
Il complesso articolare della spalla sacrifica la stabilità alla mobilità. Un soggetto normale in assenza di limitazioni funzionali alla spalla può muoversi in più di 16.000 posizioni ad un grado di differenza l’una dall’altra. La grande mobilità del complesso articolare della spalla, associata alla possibilità di ottime espressioni di forza, fa sì che la stessa sia spesso esposta, in numerose attività sportive, a traumi a carico delle strutture anatomiche che la compongono.

La cuffia dei rotatori
Cuffia dei rotatori è il termine usato in anatomia per indicare il gruppo di muscoli della spalla che danno il più importante contributo alla stabilizzazione dell’articolazione scapolo-omerale, cioè al mantenimento della testa dell’omero all’interno della cavità glenoidea.
I muscoli che compongono la cuffia dei rotatori sono:
• muscolo sottoscapolare
• muscolo sovraspinato
• muscolo sottospinato
• muscolo piccolo rotondo.

La sindrome da conflitto
La patologia classificata come sindrome da attrito acromioomerale o “impingement”(dall’inglese to impinge, ledere) è stata scoperta da Charles Neer nel 1972. Lo studioso vide che durante l’elevazione del braccio in rotazione interna sul piano della scapola l’inserzione del sopraspinoso e il capo lungo del bicipite vengono in conflitto con il becco acromiale anteriore e con il legamento acromiocoracoideo.
Questa patologia rende meno efficiente la funzione dei muscoli della cuffia dei rotatori come depressori della testa dell’omero durante le attività sopra la testa, il che peggiora la situazione. Neer ha diviso tale sindrome conflittuale in tre stadi clinici le cui manifestazioni patologiche si susseguono nel tempo:
edema infiammazione, fibrosi e tendinite, speroni ossei e rottura (tabella 2).
I soggetti con sindrome da “impingement” presentano dolore alla spalla, ipostenia muscolare e parestesie all’arto superiore.
Il trattamento conservativo
Come spesso accade nella risoluzione delle problematiche a carico dell’apparato locomotore, se non vi sono lesioni alle strutture con conseguente necessità di intervento chirurgico, il trattamento conservativo è di solito molto efficace.
Esso comprende una combinazione di varie strategie terapeutiche, alcune di competenza strettamente medica o fisioterapica, ed altre incluse in un programma riabilitativo ben organizzato. Obiettivi del processo di rieducazione funzionale sono la scomparsa del dolore, il pieno recupero della mobilità articolare e il ripristino del tono muscolare.
Nella tabella 3 sono riportate le linee guida da seguire in palestra nella rieducazione funzionale della sindrome da conflitto.

Luca Franzon


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