Come poter insegnare l’arte della danza a bambini di età prescolare ricorrendo al gioco e alla fantasia

Lavorare a contatto con i bambini e insegnare loro nel giusto modo non è semplice! Bisogna avere una buona preparazione, rimanere sempre aggiornati e cercare di non lasciare nulla al caso; l’improvvisazione non è una buona consigliera, soprattutto perché siamo in un’età di grandissime evoluzioni morfologico/funzionali che possono dare grandi vantaggi ma anche grandi problemi.
Sono stata allieva in una scuola di danza classica per 18 anni e da 6 anni pratico l’insegnamento. Mi sono diplomata in Modern-Jazz e ho frequentato diversi stage, seminari e corsi dando particolare importanza allo studio dei bambini, come lavorare con loro, dal gioco danza alla propedeutica, dalla sbarra a terra alla tecnica inserendo anche nozioni di Pilates, disciplina che mi ha aiutato tantissimo per quello che riguarda la postura, già dai primi anni di danza. La tecnica che utilizzano gli adulti infatti può essere riportata anche ai bambini, inserendola a piccole dosi e in maniera divertente.

Come si può insegnare giocando?
La capacità di attenzione di un bambino in età prescolare si limita a un tempo ridotto. Ecco perché, se si cerca di affrontare un discorso fatto di spiegazioni difficili, il bambino tende a stancarsi e a chiedere subito: “Maestra quando si gioca”? Per i piccoli entrare nella sala di danza deve sostanzialmente essere un divertimento. Sta quindi a noi insegnanti rendere la danza un gioco e far sì che inizino ad amarla in tenera età. Ecco perché in molte scuole di danza, compresa la mia, si parla di “Gioco-Danza”, perché è solo così che il bambino resta attivo, si diverte e allo stesso tempo impara a danzare. Ma come si fa ad insegnare danza giocando? Il tutto sta nella fantasia dell’insegnante che deve coniugare disciplina e divertimento introducendo dei piccoli e semplici movimenti, specifici della danza, ma attraverso il gioco. Solo in questo modo il bambino risponde attivamente a quanto richiesto dall’insegnante e con il passare delle lezioni diventa il protagonista di giochi che sarà in grado di eseguire sempre meglio, migliorando costantemente la tecnica e continuando a divertirsi in modo spensierato.

Alcuni esempi di Gioco-Danza
Molto importanti nella danza sono la musica, lo spazio e il corpo. Bambini così piccoli non hanno spesso la concezione di cosa significhi una direzione rispetto ad un’altra, di quale sia la differenza tra riga e fila o tra stretto e largo, di come si gestisca il tempo dettato dalla musica o di come si possa avere consapevolezza del proprio corpo. Ecco perché si dà grande valore a questi elementi, cercando di introdurli con piccoli giochi.

– La Musica: grazie a brani musicali con diverse cadenze, studiati apposta per la propedeutica, è semplice far capire al bambino le diverse sfaccettature che può avere la musica. Infatti, quando questa sarà lenta e scandita, i bambini cammineranno con semplicità nella stanza, cercando di battere i piedi sui battiti della musica, quando invece questa si farà incalzante, dovranno riuscire a mantenere il tempo dovendo anche inserire la corsa o i balzi. Stessa cosa viene richiesta con dei brani che intervallano suoni dolci, dove i bambini dovranno muoversi come nuvole, a suoni pesanti dove i bambini potranno per esempio muoversi come soldatini. E così via con suoni lenti e veloci, oppure bassi e alti o ancora con delle pause dove i bambini dovranno inventarsi delle pose statiche che oltre a risvegliare la loro fantasia, stimolano anche l’equilibrio.

– Lo spazio: è essenziale dare ai bambini dei punti di riferimento nella stanza, come lo specchio, le finestre, la porta, lo stereo. Ancora meglio se le pareti della stanza vengono legate ad una figura: possiamo farlo semplicemente appendendo al muro un disegno che può essere un animale o un oggetto. Questo perché è indispensabile che i bambini, quando ricevono un comando di spostarsi verso una determinata zona della stanza, sappiano a quale zona ci riferiamo, ad esempio “giriamoci tutti verso il gatto” intendendo per “gatto” la parete dove questo disegno è stato appeso. Questo metodo è utile soprattutto se si deve studiare una rappresentazione che andrà riprodotta in un altro luogo; in questo modo riportare il “gatto” sulla parete del nuovo spazio dove ci si deve esibire farà sì che i bambini riproducano nella loro mente la sala di danza e riconoscano più semplicemente dove devono dirigersi. Si possono inoltre creare giochi per stimolare il loro apprendimento sulle formazioni: per esempio, dopo aver spiegato cosa significa una riga, una fila, una diagonale o la formazione di un cerchio, si può provare a richiedere una alla volta queste formazioni e far sì che da soli provino a ricreare quanto spiegato. Questo insegna a sapersi organizzare e a lavorare in gruppo. Per i piccoli allievi più intraprendenti si può anche provare a collegare ad esempio la formazione del cerchio al battito delle mani, la formazione di una diagonale al battito dei piedi sul pavimento e così via.

– Il corpo: si può cominciare facendo una divertente interrogazione chiedendo ai bambini se conoscono i nomi delle diverse parti del corpo per poi passare a dei giochi che possano divertirli, dal momento che l’anatomia non è di certo molto spassosa per loro. Si può formare un cerchio e a turno dovranno dire il nome di una parte del corpo e chiedere ad una compagna di avvicinarsi al centro per mettere in contatto la parte del corpo richiesta. È un lavoro divertente e costruttivo che fa conoscere i bambini tra di loro e li mette a confronto. Un altro gioco divertente è quello di individuare nella stanza una calamita che può essere una parete o il pavimento; l’insegnante dirà il nome di una parte del corpo e i bambini dovranno essere attratti da questa calamita con la parte del corpo richiesta.

Una lezione tipo
Gli anni scorsi, per rendere ordinato l’ingresso nella sala di danza, chiedevo alle bambine di creare un trenino mettendo semplicemente le mani sulle spalle della compagna. Quest’anno, per diverse ragioni, non da ultima il fatto che alcune bambine molto piccole avessero grosse difficoltà nel lasciare la propria mamma ad attenderla, ho creato un vero e proprio trenino dipingendo degli scatoloni in cartone, con finestre e ruote, in maniera tale che a coppie entrassero nei vagoni e tutte assieme ci si recasse in sala lasciando le mamme ad attendere “in stazione”. E così ogni mese ho creato una storia diversa per creare ogni volta una sorpresa e rendere tutto sempre divertente.
Una volta entrati nella sala, si forma un cerchio e ci si presenta perché, soprattutto all’inizio dell’anno, ci possono essere volti nuovi nella classe; è quindi necessario creare ordine e dare tranquillità alle nuove arrivate per farle sentire subito parte del gruppo. Io personalmente cerco sempre di tenere una musica di sottofondo, che renda piacevole restare nella sala. La lezione inizia solitamente con lo studio della musica e dello spazio, anche divisi in gruppi perché possano sentirsi importanti nel ballare di fronte ad un piccolo pubblico con applauso finale. Con l’aiuto delle pause sulla musica, o fermando io stessa il brano, richiedo delle pose statiche, dapprima inventate da loro, poi con particolarità richieste da me, come ad esempio in equilibrio su una gamba, distesi a terra o con mimiche facciali, per poi passare agli “animali e oggetti danzanti”, ovvero figure mobili e immobili che vengono insegnate in precedenza e che sono legate a dei veri e propri movimenti di danza o comunque utili per il riscaldamento del corpo e per il rinforzo. A seguire, cerco l’approccio di coppia, facendole lavorare sul corpo della compagna come se fosse una bambola per poi finire con un bel lavoro di gruppo in cerchio sedute a terra per cercare di lavorare sull’allungamento, sul rinforzo muscolare, sulla respirazione, spesso con l’utilizzo di oggetti che possano sempre rendere divertente anche un momento importante di studio come questo. Finita la lezione, ci si saluta con un inchino ed un applauso per poi uscire nuovamente col trenino che ci riaccompagna in stazione dove ci aspettano le mamme.
E se prima le bambine temevano di salutare la mamma per entrare a lezione, ora è il contrario, sono dispiaciute di lasciare la sala di danza per dover tornare a casa. E per un’insegnante questa è la più grande soddisfazione. Così come sentirsi dire dai genitori che le proprie figlie ogni giorno chiedono se è il giorno di venire a danza, che a casa parlano sempre della maestra e ricevere ogni volta dei disegni meravigliosi.

Marika Ferrarini

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