138

I corsi di difesa personale dimostrano che la semplicità e l’immediatezza di reazione permettono di togliersi da spiacevoli situazioni Sapersi difendere è una reale e concreta necessità della...

I corsi di difesa personale dimostrano che la semplicità e l’immediatezza di reazione permettono di togliersi da spiacevoli situazioni

Sapersi difendere è una reale e concreta necessità della società moderna. Quali sono le motivazioni che spingono una persona, e più nello specifico una donna, ad affrontare un corso di difesa personale?
• La paura di non saper reagire ad un’aggressione
• La paura di non sapere difendersi
• La paura di se stessi (poca convinzione delle proprie capacità).

Il corso
I corsi sono rivolti alle donne di qualsiasi età. Il lavoro fisico può essere affrontato da chiunque senza difficoltà, indipendentemente dell’età, grado di allenamento e struttura fisica.
Il programma affronta ogni aspetto della sicurezza:
• Prevenzione
• Comportamento in caso di aggressione
• Tono della voce
• Controllo della paura
• Tecniche di difesa personale

La prevenzione
L’arma numero uno è la prevenzione. Vengono analizzate con i partecipanti tutte le situazioni a rischio, dati consigli su come comportarsi in auto, in treno, a piedi, ecc. Si prendono in considerazione pregi e difetti delle “armi occasionali” e degli strumenti difensivi che si possono avere sempre a disposizione (chiavi, spazzole, penne a sfera, spilloni fermacapelli). Viene data molta importanza agli “spazi personali” e al linguaggio del corpo (sia dell’aggressore che dell’aggredito). Si allena il colpo d’occhio, il riflesso istintivo e la visione periferica. Gli allievi impareranno a sviluppare una mentalità difensiva che porteranno con sé per tutto il resto della vita.

Comportamento in caso di aggressione
Il secondo step è l’atteggiamento verbale o “difesa verbale”, dove si insegna ad affrontare il confronto verbale con l’ipotetico aggressore. Si illustrano le posizioni e il linguaggio del corpo, le posizioni da assumere (posizioni di avvertimento) che, unite ad una difesa verbale, possono scoraggiare l’aggressore dal mettere in atto le sue intenzioni. Il linguaggio del corpo è una particolarità che non siamo più portati ad “ascoltare”… tanti piccoli particolari ci possono mettere in guardia, se osservati in chi abbiamo di fronte. Il modo di atteggiarsi, il portamento delle spalle, il modo di muovere le mani o di nasconderle, l’atteggiamento della testa o dello sguardo… sono tutti campanelli che ci dovrebbero fare capire se le intenzioni di chi ci sta davanti non sono positive. Altrettanto importante è il nostro modo di comportarci nel momento dell’aggressione. Un comportamento sicuro e non di sottomissione spiazzerà il malintenzionato. Questo non vuol dire che lo dobbiamo sfidare, se siamo importunati da un molestatore con atteggiamento da “bullo” non dobbiamo provocarlo con reazioni verbali che possono farlo arrabbiare: il “bullo” va in cerca di pretesti per “legittimare” le proprie violenze. Limitiamoci ad ignorare l’importuno, cercando di sviare cambiando strada o proseguendo diritti per il nostro percorso come se non esistesse, cercando nel frattempo un’eventuale via di fuga. Diverso è il caso se la molestia avviene in pubblico, ad esempio in autobus, in un locale o supermercato: in questo caso è consigliabile svergognare il molestatore o l’aggressore con un “giù le mani” (o altra espressione del genere) per attirare l’attenzione dei presenti ed indurre l’aggressore ad allontanarsi.

Tono della voce
La voce è uno strumento molto importante per la difesa personale, a patto di usarla con attenzione e prontezza a seconda delle circostanze (parlando o gridando). Nella difesa personale il tono della voce ha diverse funzioni e viene usato per:
– calmare l’aggressore: parlare con tono tranquillo, assumendo un atteggiamento accomodante e trovando le giuste argomentazioni talvolta scoraggia sul nascere una situazione potenzialmente pericolosa.
– chiedere aiuto: invocare aiuto o comunque attirare l’attenzione di altre persone e/o passanti può avere effetto frenante sul potenziale aggressore.
– emettere grida: accompagnare i vostri colpi di difesa con grida (tipo arti marziali) avrà il duplice effetto di fornire a voi il coraggio psicologico e di demoralizzare l’aggressore. Non si deve invece gridare “aiuto” per due motivi: per non fargli capire che avete paura e perché alcuni studi hanno dimostrato che chi sente gridare aiuto spesso non interviene per paura o per evitare grane. Molto meglio gridare, per esempio, “al fuoco!” per sperare che qualche soccorritore intervenga.

Controllo della paura
La paura è uno stimolo inconscio del nostro essere vivi… della nostre emozioni… non si può insegnare a non avere paura, però si può insegnare a controllarla. Dobbiamo accettare la paura e tenerla come prudente compagnia. Bisogna accettare di avere paura in una situazione di pericolo, convivere e controllarla. Dobbiamo accogliere il sentimento della paura perché, se analizzato, non è un’espressione negativa. La domanda è: come si reagisce a questo sentimento? Spesso la paura ci impedisce di pensare a sangue freddo per analizzare la situazione, e talvolta ci paralizza bloccando tutti i muscoli. Dobbiamo far sì che la paura diventi un sentimento POSITIVO. La paura è in grado di produrre effetti opposti a quelli della completa perdita di mobilità fisica e mentale, può suscitare in noi l’adrenalina che renderà i nostri movimenti più veloci, forti e precisi, aumenterà la nostra soglia del dolore, incrementerà la nostra determinazione. All’interno dei corsi tutto questo viene studiato e provato dai partecipanti, sottoponendoli ad aggressioni improvvise dove non dovranno reagire ma cercare di vivere il sentimento fino in fondo e provare a controllarlo. Si studiano mentalmente situazioni di pericolo o aggressione ad occhi chiusi, visualizzando l’aggressore e tutta la dinamica dell’azione, cercando di immedesimarsi al massimo nella scena fino ad uscirne vincitori. Le nostre paure saranno diventate le nostre reazioni. Si insegnano tecniche di rilassamento e concentrazione, in modo da aumentare l’armonia tra la parte razionale e quella emotiva dei partecipanti, permettendo un migliore autocontrollo nei momenti decisivi di pericolo. Si insegnano tecniche di difesa personale tra i partecipanti, in modo da abituarsi ad usare qualsiasi oggetto a disposizione per difendersi, per aumentare la cognizione del proprio corpo, di quello che siamo in grado di fare se riusciamo a controllare le reazioni psico-fisiche… con un conseguente aumento dell’autostima in noi stessi e nei propri mezzi. Alla fine si scoprirà che paura e lucidità possono tranquillamente convivere, qualora ci si dovesse trovare in circostanze difficili la mente sarà attenta e lucida, pronta a trovare la soluzione giusta per la situazione.

Tecniche di difesa personale
Dopo che tutto il resto ha fallito, il prevenire l’aggressione, l’approccio verbale deciso, non ci rimane che la “difesa fisica”. Le tecniche di difesa personale applicabili sono molteplici dal Ju-Jitsu, Judo, Kick Boxing, Krav Maga, da in piedi a terra, ma ricordiamoci che l’efficacia della difesa personale sta nella semplicità delle tecniche. Si insegneranno tecniche di colpo portate con oggetti casuali della vita quotidiana, con mani, gomiti e ginocchia. Non si insegnerà a “picchiare” ma a creare il diversivo per prendere tempo, scappare, chiamare aiuto. All’aggressione, l’allievo deve capire che la soluzione migliore è reagire con la massima DETERMINAZIONE, come se fosse in gioco la vita stessa. Se ci si trova in una situazione dove è in pericolo la propria incolumità, è molto importante sapere dove colpire. Il corpo umano è una bellissima macchina con tante funzionalità e capacità, ma anche con tanti punti deboli ed è lì che dobbiamo andare a colpire per una difesa efficace.

Quali sono le zone più vulnerabili?
– ZONA OCULARE, colpire l’occhio provoca dolore, lacrimazione, offuscamento della vista.
– ZONA AURICOLARE, colpire l’orecchio può provocare un dolorosissimo shock al timpano.
– ZONA NASALE, colpire il naso provoca forte dolore, lacrimazione, fuoriuscita di sangue e, se il colpo è particolarmente violento, può provocare perdita di sensi.
– BOCCA, LABBRA, DENTI, MASCELLE, i colpi in queste zone sono molto dolorosi e, talvolta, se particolarmente violenti, provocano la perdita dei sensi.
– GOLA, molto doloroso e pericoloso il colpo alla gola, quindi molto efficace.
– DITA DELLE MANI, molto delicate specialmente il mignolo, si provocano fratture dolorosissime col minimo sforzo, e rendono difficoltoso in chi le subisce, in questo caso l’aggressore, l’uso delle mani.
– NUCA, dietro le orecchie e le zone immediatamente vicine sono molto delicate e sensibili.
– TESTICOLI e VESCICA, la zona inguinale è molto delicata, colpi in queste zone possono essere talmente dolorosi da portare a perdita di conoscenza.
– GINOCCHIO, bersaglio ideale perché facilmente colpibile, se il colpo è ben assestato si può provocare difficoltà motoria nell’aggressore con conseguente facilità nell’aggredito di andare a cercare aiuto.
Ai partecipanti verrà insegnato a non essere vittima passiva e che la semplicità ed immediatezza di reazione permettono di togliersi da spiacevoli situazioni.
La scelta dei corsi in palestra sicuramente deriva dal voler dare alla clientela un servizio sempre migliore, offrire all’utente qualcosa di utile che non sia fine solo all’ora di lezione ma che serva nella vita quotidiana, dare all’utente una visione diversa della realtà. Quando avviene un’aggressione non siamo alla fine ma all’inizio, da come si reagisce e ci si comporta andranno bene o meno bene le cose e la situazione evolverà a nostro favore se saremo determinati e convinti delle nostre capacità. Il ritorno, inutile dirlo, è l’approccio che il cliente avrà con la disciplina marziale che viene praticata in palestra, approccio che porterà all’approfondimento della disciplina stessa con uno o più potenziali iscritti.

Manuele Mazza e Cristian Poletti,
Maestro Cintura Nera 5° dan JuJitsu

Commenta con Facebook

Commenti